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A cura di: Ing.Phd. Federico Mattia Visconti
Con la tecnologia prefabbricata si assiste al proliferare
di soluzioni tecnologiche, relative principalmente all’impiego di
partizioni leggere stratificate, che dal punto di vista della “Fisica
Tecnica” rispondono alle diverse sollecitazioni
(termica, igrometrica ed acustica) sfruttando proprietà fisiche
proprie, con caratteristiche prestazionali anche molto
diverse rispetto alle tecnologie tradizionali basate sull’impiego
di calcestruzzo e mattone. Rinunciando a prender posizione su determinate
tecnologie rispetto ad altre, questo articolo vuole essere uno scritto
a preludio di successivi
approfondimenti che prenderanno in esame le diverse tematiche della fisica
tecnica relativamente ai sistemi di involucro.
Grande enfasi verrà riservata al confronto delle diverse tecnologie
in relazione agli specifici contesti ambientali ed alle
differenti esigenze di utilizzo, sottolineando le differenze tra soluzioni
prefabbricate “tipo” e soluzioni tradizionali basate sul mattone.
Un’attenzione particolare sarà posta sull’importante
questione della sinergia tra i vari elementi costituenti il “sistema
involucro”, che risulta essere cruciale per la comparsa di ponti
termici ed acustici in grado di inficiare pesantemente la qualità
dell’intero edificio. È possibile individuare tre macrotematiche
di approfondimento, relative al solo ambito disciplinare della “Fisica
Tecnica”, scegliendo di non considerare gli ambiti specifici della
statica e dell’ergotecnica:
1. trasmissione del calore;
2. trasporto del vapore in mezzi porosi;
3. acustica.
Tutte e tre le istanze contemplano la medesima partizione e dunque la
medesima stratigrafia di elementi.
Il successo di una tecnologia sta proprio nel riassumere nello stesso
“pacchetto” alte prestazioni in ognuno dei campi sopra citati,
relativamente alle specificità di utilizzo considerate. In questo
testo vengono sintetizzate le modalità di comportamento di alcune
tecnologie di riferimento, concernenti i sistemi di chiusura verticale
opachi, focalizzando l’attenzione sul ruolo di alcuni materiali
largamente diffusi. Questioni più specifiche saranno oggetto dei
successivi approfondimenti.
In alto: museo alf lechner a ingolstadt – architetto fischer.
Il padiglione degli anni ’50, originariamente usato per la produzione
di
Automobili, è stato trasformato in spazio espositivo. Su tre lati
la facciata originaria è stata rivestita in pannelli di alluminio
con intercapedine per gli impianti; sul lato nord, dove si trova l’accesso
principale, all’originaria facciata
senza bucature è stata anteposta una struttura in vetro e acciaio.
Sotto: curve di temperatura in una parete tradizionale in mattoni
(a sinistra) e in una parete leggera prefabbricata (a destra). Le trasmittanze
termiche specifiche sono pari rispettivamente a 0,443 e 0,233 w/m2k. Sebbene
lo spessore della parete prefabbricata sia inferiore di 10 cm
rispetto alla parete in mattone, la sua trasmittanza termica è
circa pari alla metà.
Trasmissione del calore
Isolamento termico
In base al secondo principio della termodinamica l’energia termica
si trasferisce spontaneamente da un ambiente
caldo ad un ambiente freddo.
L’energia termica trasmessa per unità di tempo è direttamente
proporzionale alla differenza di temperatura tra i due
ambienti ed è inversamente proporzionale alla resistenza termica
fornita dal setto di separazione.
Le modalità di trasmissione dell’energia termica in una chiusura
opaca, come noto, comprendono i fenomeni della
“conduzione”, della “convezione” e dell’
“irraggiamento”, che coesistono tutti o in parte in una chiusura
opaca.
Una delle tipologie di chiusura più comunemente utilizzate nella
prassi edilizia “tradizionale” è costituita da:
• una tramezza interna in mattoni (forati) intonacata su uno o su
entrambi i lati;
• un’intercapedine d’aria eventualmente riempita di
materiale isolante (lana di vetro, lana di roccia, ecc.);
• una tramezza interna in mattoni (forati) intonacata su un lato
o su entrambi i lati.
Per questa definizione tipologica, per gli spessori comunemente utilizzati,
il contributo maggiore di riduzione della
potenza termica è dato dallo strato di materiale isolante.
Esso possiede una “trasmittanza termica” [W/m2K] circa 10
volte inferiore rispetto al mattone forato. Questo significa
che per ottenere con il solo mattone il medesimo isolamento termico offerto
dallo strato di isolante, il suo spessore
deve essere 10 volte superiore. Per chiusure tipo costituite da 12+8 cm
di mattone e 5 cm di isolante, la “resistenza
termica specifica” [m2K/W] dello strato di isolante è quasi
tre volte quella degli strati in mattoni. È dunque immediatamente
possibile considerare come, esclusivamente dal punto di vista dell’isolamento
termico, sia possibile
sostituire i 20 cm di mattone con 2 cm di materiale isolante, risparmiando
ben 18 cm. Rinunciando all’utilizzo del mattone e sostituendolo
con rivestimenti leggeri (cartongesso, legno, ecc.), i sistemi prefabbricati
possono conseguire
isolamenti termici importanti con spessori di gran lunga inferiori rispetto
ai sistemi “tradizionali”.
Inerzia termica
Una questione di grande importanza, che raramente viene considerata in
maniera sufficientemente esauriente anche a causa della relativa complessità
dei modelli matematici atti a descrivere il fenomeno, è quella
dell’inerzia termica di un elemento tecnico, ovvero la capacità
che ha un elemento di ritardare nel tempo la sua risposta alla sollecitazione
termica. Lo sfasamento temporale che può essere fornito da un materiale
dipende dalla sua Capacità Termica, parametro [J/K]. Essa è
il prodotto tra il Calore Specifico [J/kgK] di un materiale (rappresentativo
dell’energia che
deve essere fornita ad un kg di materia per aumentarne la temperatura
di un grado) e la sua Massa [kg].
È evidente come lo sfasamento temporale offerto da un elemento
sia tanto maggiore quanto più alti sono il Calore
Specifico e la Massa del materiale che ne è costituente.
Le condizioni climatiche dei paesi del sud Europa e dell’Africa
hanno tradizionalmente favorito lo sviluppo di sistemi edilizi concepiti
per sfruttare appieno le proprietà inerziali degli elementi costituenti.
Tra gli innumerevoli esempi si pensi ad una chiesa romanica, caratterizzata
da muratura piena di notevole spessore
e da poche finestre, ai Dammusi di Pantelleria o agli edifici berberi
scavati nella roccia, che sfruttano l’enorme inerzia
termica fornita dal terreno. Negli esempi considerati, sfruttando il comportamento
inerziale delle chiusure, è possibile
conseguire condizioni di benessere in luoghi molto caldi.
Al contrario chiunque possegga una casa in pietra in una zona montana
sa quanto sia lento ed oneroso riscaldare l’edificio, a causa proprio
dell’elevata inerzia termica dei muri, che necessitano anche dei
giorni per poter essere opportunamente riscaldati. Inoltre un muro in
pietra abbisogna di uno spessore notevole per conseguire il livello di
isolamento termico raggiunto da un sistema leggero di ben più piccolo
spessore.
Relativizzando il problema alle tipologie costruttive attuali, i sistemi
leggeri prefabbricati sono generalmente dotati di un comportamento inerziale
trascurabile, che rende queste tecnologie particolarmente adatte per località
montane e per tutti quei contesti (sia residenze che uffici, che industrie)
in cui sia gradita un’immediatezza di risposta alla sollecitazione
termica unitamente ad elevati standard di isolamento; è il caso
questo di contesti in cui sia previsto un uso importante dell’impianto
di condizionamento, per cui sia necessario massimizzare l’isolamento
dell’edificio per minimizzare il consumo di energia.
Trasporto del vapore in mezzi porosi
Dipendentemente dall’umidità relativa, il vapor d’acqua
contenuto nell’aria è caratterizzato da una determinata
pressione detta pressione parziale di vapore.
La differenza di pressione del vapor d’acqua tra un ambiente interno
e l’esterno determina il noto fenomeno fisico della “migrazione
del vapore”, fenomeno di trasporto della massa di vapore dall’ambiente
caratterizzato dalla maggiore pressione di vapore a quello a minor pressione
di vapore. La migrazione del vapore può interessare fenomeni di
condensa nella misura in cui la pressione parziale di vapore all’interno
della muratura, o su una delle superfici, eguagli il valore della pressione
di saturazione alla temperatura considerata.
È questo un problema che caratterizza solitamente la condizione
invernale, in quanto si raggiungono differenze notevoli tra la temperatura
dell’ambiente interno e quella esterna e dunque tra le pressioni
parziali di vapore corrispondenti. La legge matematica che caratterizza
il fenomeno migratorio è analoga alla legge di Fourier della conduzione
termica.
Per pareti piane, in assenza di condensazione, la pressione parziale di
vapore diminuisce dunque linearmente
all’interno del continuo solido. Se la diminuzione di temperatura
all’interno della parete è tale da far sì che la pressione
di saturazione del vapore a quella temperatura superi il valore calcolato
tramite la legge di migrazione, si ha formazione di condensa.
Fenomeni di condensa si presentano con maggiore facilità in pareti
multistrato caratterizzate da materiali dal coefficiente conduttivo molto
diverso, soprattutto nella misura in cui i gradienti di temperatura più
significativi avvengono negli strati più vicini all’ambiente
interno. Il cosiddetto isolamento “a cappotto” consente di
minimizzare il problema della condensa, cosiccome l’utilizzo di
tecnologie dotate di un volume isolante molto maggiore rispetto agli strati
di rivestimento (come è il caso delle strutture leggere prefabbricate).
Nella pagina precedente: esempio di parete esterna ad elevato isolamento
acustico. L’accoppiamento di materiali massivi eterogenei, unitamente
alla presenza di elementi porosi e guaine smorzanti, garantisce prestazioni
acustiche di rilievo (potere fonoisolante superiore a 60 db).
Nella pagina precedente: dettaglio di facciata della bayerische
Vereinsbank. Stoccarda, behnish & partner.
Il progetto di ristrutturazione che ha comportato il rifacimento
Della facciata principale ha avuto come obiettivi principali:
- il miglioramento del microclima interno
- la diminuzione dei consumi energetici
- un buon livello di luce diurna
Per conservare il carattere della vecchia facciata, ovvero un manto di
vetro con una facciata di vetro che diffonda la luce, gli architetti
Hanno voluto la ricostruzione di una facciata sempre a doppia pelle. Il
livello esterno è composto da lamelle in vetro regolabili ed apribili.
Sul guscio interno i parapetti esistenti in elementi prefabbricati in
calcestruzzo sono stati isolati e rivestiti con lamelle orizzontali in
legno; sopra di essi sono stati inserite imposte di legno apribili.
Acustica
La capacità di una partizione di conseguire un determinato isolamento
dai rumori aerei, è funzione di una complessità di fenomeni
fisici interagenti tra di loro.
Il modello matematico più noto per lo studio dell’isolamento
acustico è la cosiddetta “legge della massa”, secondo
la quale la percentuale di energia acustica abbattuta da una partizione
monostrato è direttamente proporzionale alla sua massa ed è
tanto maggiore quanto più alta è la frequenza considerata.
La legge della massa cade in condizioni di risonanza (ad esempio quando
è raggiunta la frequenza di coincidenza),
per frequenze discrete in corrispondenza delle quali il potere fonoisolante
si riduce sensibilmente.
La legge della massa non è inoltre applicabile per pareti multistrato;
in questo caso l’abbattimento dell’energia
sonora è determinato dalla sinergia tra i vari strati, che contempla
fenomeni di mutua risonanza e la cui previsione dal punto di vista analitico
necessita di modelli di calcolo complessi.
Con le strutture prefabbricate leggere è possibile conseguire isolamenti
opportuni con masse inferiori rispetto ai sistemi “tradizionali”.
Una partizione leggera ben progettata dal punto di vista acustico deve
prevedere un notevole disaccoppiamento
acustico tra le masse in gioco, tramite l’utilizzo di materiali
eterogenei, caratterizzati dalle frequenze di risonanza (e di coincidenza)
il più possibile diverse. L’utilizzo dell’isolamento
termico consente inoltre un significativo smorzamento dell’energia
sonora in transito nelle intercapedini. Studi recenti dimostrano come
sia solitamente più efficace riempire l’intercapedine con
materiale poroso solamente parzialmente, a beneficio di un’ulteriore
mezzo (l’aria) che grazie alla differente impedenza consente il
verificarsi di ulteriori fenomeni di riflessione interessati dunque dalla
dissipazione di energia principalmente da parte del materiale isolante
stesso.
Conclusioni
La gestione delle tre macrotematiche riassunte in questo articolo presenta
una complessità tale che il reale successo
di una tecnologia costruttiva si rende possibile solamente tramite un
approccio olistico, finalizzato sin dal principio alla gestione di tutte
le problematiche (con l’inclusione del problema statico e di quello
ergotecnico).
Tanto più alte sono le richieste prestazionali quanto più
attento deve essere lo studio di sistemi atti a riassumere,
in un pacchetto apparentemente semplice, una pluralità considerevole
di istanze. Le moderne tecnologie della prefabbricazione rendono possibile
il raggiungimento di risultati buoni o ottimi, che devono comunque essere
valutati alla luce delle specifiche esigenze dell’utenza.
Il progredire della tecnologia prefabbricata lascia prevedere direzioni
di sviluppo tali da far fronte alle esigenze di un’utenza sempre
più diversificata. È il caso della questione dell’inerzia
termica, per cui è possibile pensare ad
una tecnologia della prefabbricazione che ricorra all’utilizzo di
elementi dotati di buona capacità termica o che preveda
l’ibridazione dei sistemi leggeri con tecnologie più tradizionali
(anche recuperando concettualmente le logiche costruttive antiche riscontrabili
nell’architettura vernacolare, con lo scopo di beneficiare dei punti
di forza di una varietà di filosofie costruttive).
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