| Il
risparmio: responsabilità del committente
Lo si è “scoperto” solo recentemente: la fonte di energia
che si reperisce con maggiore facilità non deriva da nuove centrali
ipertecnologiche, non da nuove materie prime sinora inesplorate.
L’abbiamo già proprio sotto mano: è il risparmio.
L’idea non è nuova, ma è nuovo il modo in cui la si
può applicare. Ormai è da tutti accettato che le automobili
debbano consumare e inquinare il meno possibile.
Le classificazioni “Euro 1”, “Euro 2”, ora “Euro
4”, e già si preparano i nuovi standard superiori, indicano
il grado in cui i motori riducono l’emissione di sostanze nocive.
Certo, gli edifici non si muovono, non corrono in strada, non rombano,
tuttavia consumano energia per il riscaldamento ambientale e dell’acqua.
L’edilizia (sono dati Onu del 2003) consuma il 50% del totale dell’energia
prodotta.
Come i nuovi motori per autotrazione, così anche le nuove case
dovranno ridurre le emissioni.
In Europa dal 2002 vige la Direttiva 91/CE sul rendimento energetico dell’edilizia:
dal 2005 è stata recepita nell’ordinamento italiano col decreto
legislativo 192.
Tale direttiva stabilisce tra l’altro che la compravendita delle
abitazioni deve essere accompagnata da un certificato sul rendimento energetico
della proprietà immobiliare.
Quindi, tanto più una casa evita sprechi, tanto maggiore sarà
il suo valore nel tempo. L’occasione per compiere le opere di ammodernamento
necessarie c’è: ogni anno infatti si producono o ristrutturano
centinaia di migliaia di edifici.
Come procedere? Qui entra in gioco l’industria della prefabbricazione:
gli elementi di cui si compongono gli edifici prefabbricati sono prodotti
in azienda, con un controllo di qualità accurato quanto molto difficilmente
si può consentire in un’opera realizzata solo in cantiere.
Il futuro delle costruzioni sta nelle tamponature e rivestimenti prefabbricati,
dotati di capacità coibente certificata.
Così si compie il primo grande passo per il risparmio energetico.
Gli altri seguono in successione logica: adeguato orientamento, l’uso
dei pannelli solari, le pompe di calore, gli accumulatori di calore…
Anche in Italia da anni esistono
criteri di riferimento precisi, per esempio lo standard Casa Clima, da
tempo adottato in Alto Adige dove si costruiscono edifici con un consumo
medio annuo di 30 KWh/mq, contro i 300 KWh/mq consumati da un edificio
costruito negli
anni del “boom” edilizio. Non si richiede un solo elemento,
come per esempio una caldaia nuova, ma una serie di accorgimenti pensati
assieme. Anche questa è una lezione che si apprende dalla prefabbricazione.
E oggi riscopriamo
anche come tutti questi accorgimenti faranno sì che le case siano
sempre più in armonia con la natura, e quindi anche più
belle e vivibili, oltre che energeticamente efficienti.
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
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