Tratto da:
99idee Tech
Ville e Case Prefabbricate N° 011
Editoriale
Di Baio Editore

La Biennale di Venezia: Un'architettura senza limiti

Alla Biennale di Venezia 2004 è apparso ormai chiaro. Le costruzioni in calcestruzzo, tirate su con i casseri secondo un disegno razionalista a comporre strutture che si sviluppano in linee rette ortogonali, sono ormai avviate sulla china discendente. Non scompariranno, ma l'architettura di oggi parla un linguaggio diverso, nuovo, denso di emozioni e di rapidità. Espressivo non della stasi ma del flusso. Nuove tecniche stanno prendendo il sopravvento. Gli edifici in mostra a Venezia erano ricchi di ondulazioni, dalle forme inconsuete. Le produzioni "alla Gehry", non sono più realizzazioni di cantiere: sono il frutto di un processo industriale che parte dal disegno architettonico, passa alla produzione di pezzi - in acciaio, vetro, calcestruzzo precompresso, ecc. - preparati in fabbrica e montati in loco. Il cantiere diventa il luogo dell'assemblaggio di elementi realizzati altrove per comporre l'edificio, come un grande puzzle tridimensionale. Siamo arrivati ad avere ditte che preparano migliaia di pezzi, tutti diversi, per montare strutture
straordinarie la cui forma è una variazione continua: è il caso dell'ardito "velabro" in vetro e acciaio composto da triangoli geodetici che sovrasta il viale centrale della nuva Fiera di Milano progettata da Massimiliano Fuksas.


Nelle foto: Eden project, realizzato dal gruppo Grimshaw con la collaborazione dello scultore Peter Randall-Page. Un'architettura che ricerca i ritmi universali presenti in molte forme naturali. La struttura in legno è realizzata in collaborazione con lo studio di ingegneria statunitense Anthony Hunt Associates.
Jyrki Tasa, Casa Moby Dick. Espoo, Finlandia, completata nel 2003 (foto Jussi Tainen). All'insegna della leggerezza.

O dei blocchi in pietra che compongono le arcate - le più lunghe mai realizzate al mondo in questo materiale - progettate da Renzo Piano per il santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo. La prefabbricazione si è diffusa, si avvia a diventare il modo di costruire più usato nell'architettura contemporanea. Un tempo l'edificio prefabbricato era il "capannone" industriale, oppure il "casermone" abitativo a stecca, diffuso nei paesi retti dai regimi del "socialismo reale". Denunciava subito il suo essere "fatto in serie". Appariva immediatamente come alcunché di spersonalizzato
e privo di carattere. Sapeva di omogeneità, di assenza di forma, di assenza di progettualità: lo si vedeva come una "scatola" da abitare, triste e uniforme. Allo stesso tempo la prefabbricazione si ingentiliva nel diffondersi delle villette unifamiliari: col loro stile "canadese" dai tetti a falda, costruite in legno. Graziose: ma anch'esse - un tempo - ripetitive. Ma questo tipo di prefabbricazione si sta ormai anch'esso riducendo, poiché ha subito un'evoluzione speculare a quella che ha interessato gli edifici realizzati con la tecnica ormai tradizionale delle colate di calcestruzzo nei casseri.


Nella foto: EMBT/RMJM, Parlamento scozzese, Edimburgo (foto Brian Sweeney, 2003). La superficie rigata con la sua capacità di evolversi diventea parete accogliente e ricca di suggestione.

La prefabbricazione di oggi è diventata duttile, adattabile, capace di rispondere a ogni esigenza. Chi fa prefabbricazione, da un lato lavora sempre più con criteri da grande industria, dall'altro ha trovato la capacità di soddisfare ai progetti più arditi. E' in questa nuova temperie tecnica e culturale che anche il legno è tornato in auge.
Perché il legno - oggi lamellare, un tempo massello - è sinonimo di prefabbricazione. Infatti prefabbricate sono le assi tagliate nella giusta dimensione per esser collocate, le une accanto alle altre, nelle pareti delle abitazioni: da sempre.
Se oggi il legno torna prepotentemente sulla scena dell'architettura, è proprio grazie al nuovo modo di costruire prefabbricando. La Finlandia ha dedicato al legno tutto il suo padiglione alla Biennale di Venezia 2004, intitolato ad
Alvar Aalto. Mostrava edifici per uso pubblico e privato: strutture culturali, chiese, scuole, bar, abitazioni. E la sala da concerto Sibelius e Centro congressi di Lahti (progetto di Kimmo Lintula e Hannu Tikka) è un edificio alto e maestoso con struttura in legno, vetro e acciaio. Tutto prefabbricato. Perché se l'edificio eretto con gettate di cemento in cantiere ha i suoi limiti, la prefabbricazione sembra non averne. Si pensi solo alle diverse architetture-scultura
progettate da Frank Gehry. Le complesse strutture che reggono queste forme che sembrano accartocciarsi su sé stesse da un lato e dall'altro svilupparsi in volute dal respiro fantasioso, sono tutte realizzate con elementi prefabbricati su misura. "Non c'è più un'unica strada che conduce al futuro - ha scritto Arata Isozaki, citato nella Biennale di Venezia 2004 - ognuno si cerca la propria". Ma tale ricerca è possibile solo grazie a questo genere di nuova industria della prefabbricazione. Che oggi fornisce i mezzi perché la genialità si possa esprimere nei modi più diversi. Che cosa vuol dire tutto questo per l'evoluzione del progetto delle case unifamiliari? Innanzitutto, che queste saranno ormai sempre più realizzate con la prefabbricazione. Un tempo si poteva cercare di distinguere l'edificio in muratura da quello prefabbricato. Poi questa distinzione si è fatta difficile. Da tempo ormai i prefabbricati hanno raggiunto una qualità architettonica e tecnica che li mette sullo stesso piano, con prestazioni allo stesso livello - se non a un livello superiore - degli altri edifici più tradizionali. A scorrere l'elenco degli edifici in mostra a Venezia sarebbe difficile trovarne qualcuno che non sia concepito per essere costruito con questa tecnica. Nel padiglione del Cile vi sono molti edifici razionalisti in legno o legno e cemento e acciaio, aperti alla natura, ben caratterizzati proprio grazie alle caratteristiche offerte dalla prefabbricazione.


Nelle foto: Edouardo Souto De Moura. Due case a Ponte de Lima, Portogallo (2001-02). Gli edifici si appoggiano
al pendio, come occasione di completamento delle sue superfici, quasi non avessero radici.
Bruno Stagno, Edificio Holcim SA, San Rafael, Alajuela, Costa Rica, completato nel 2003. Torna la tenda come completamento del costruito, elaborata in forme originali. (Le immagini sono tratte da "Metamorph", catalogo della 9. Mostra internazionale di architettura di Venezia. Edizioni Marsilio)

Nel padiglione irlandese ci ha colpito la capacità di inserire nel contesto naturale edifici di carattere industriale realizzati in legno o elementi prefabbricati di calcestruzzo. Nel padiglione lettone si mostravano strutture che per leggerezza e trasparenza ben si inserivano nel centro di città storiche come Riga... In futuro vedremo la prefabbricazione prendere decisamente il sopravvento. Perché questa è la tecnica nuova del costruire. Che consente un ventaglio amplissimo di possibilità. Che agisce con una serie di materiali diversi (se il legno la fa da padrone, non mancano le realizzazioni in acciaio, in pannelli di fibra, e spesso si realizzano commistioni tra materiali diversi). E proprio questa libertà è una delle carattericaratteristiche della nostra epoca. Non crediamo che derivi dal gusto puro e semplice del distinguersi dagli altri. Ma dal desiderio di rispondere ai propri intimi desideri: per concretizzare quel che l'animo detta e la sensibilità suggerisce. Per sentirsi autenticamente a casa propria, non in uno spazio preso a prestito da altri. Perché oggi si possono avere case caratterizzate e personalizzate come mai si sarebbe potuto con le tecniche tradizionali. E' questo che abbiamo appreso, alla Biennale di Venezia 2004: il futuro c'è già. E' già stato, per così dire, "prefabbricato".