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Gli Stili nell'architettura sacra

APPENDICE 1
Di Baio Editore

3. Costruzione di chiese nuove.

Una volta esclusi, quale per un motivo, quale per un altro, i ripieghi di ingrandimento che abbiamo accennati, non resta che un partito a prendersi, il più radicale: costruire ax novo; e qui bisogna incominciare dall'esser persuasi di due cose: che si deve edificare una Casa di Dio, e che questa deve poter durare dei secoli. Bando quindi alle grettezze: si pensi bene, si ponderino tutte le circostanze, si preveda tutto il previdibile secondo la umana prudenza; ma una volta iniziata l'impresa, avanti con santo coraggio, che l'aiuto di Dio non mancherà a chi si adopera unicamente per lo zelo della sua casa.

Ai lavori sul terreno però devono precedere serii e compiuti studi a tavolino; anzitutto intorno alla capacità della nuova chiesa, da calcolarsi sul numero della popolazione presente, e sul progressivo aumento proporzionale che subirà per almeno cinquant' anni ancora; non si sbaglierà a stare piuttosto larghi nel computo, e sarà utile per questo consultare le statistiche demografiche della propria regione, essendo questo calcolo preliminare la base su cui stabilire l'area da occupare, le dimensioni dell'edificio, e quindi la relativa spesa preventivata.

Riguardo alla questione economica, non abbiamo che a raccomandare di studiar bene il piano finanziario dell'opera, per non trovarsi davanti a dolorose sorprese ed a consuntivi raddoppianti la cifra del preventivo: si consultino persone esperte, si prendano informazioni dai luoghi ove recentemente furono edificate nuove chiese, e si badi di non fare dei salti nel buio.

Piuttosto, quanto al modo di raccogliere la somma necessaria, sarà preferibile fondarsi principalmente sui ricchi, i proprietarii, i. possidenti del luogo, oppure sulle offerte minute e sulle prestazioni personali del popolo, dei meno abbienti?

Ecco, a dire schietto il nostro parere, ci sembra che sia da far conto in prevalenza sulla popolazione, pur non trascurando il contributo dei signori, che essendo di maggior entità può tornare utile per dei pagamenti rilevanti a scadenza fissa. La chiesa infatti accoglie più poveri che ricchi, e quando tutti, operai e contadini, giornalieri e proletarii, uomini e donne, hanno dato il loro obolo, mese per mese, settimana per settimana, hanno concorso con l'opera loro individuale ai lavori di sterro, al trasporto dei sassi, dei laterizi, dei legnami, della calce, con quello slancio volonteroso che distingue le nostre popolazioni di Lombardia; entrando poi nel nuovo tempio si sentono di più in "casa loro", e contemplandone le mura ricordano che sono sòrte mattone sopra mattone per merito dei propri sforzi, e ne provano un legittimo orgoglio.

Se invece la chiesa fosse opera quasi esclusivamente dei signori, oppure donata di colpo da una sola generosa famiglia, ci sembra che il popolo non potrebbe sentirvisi a suo agio, non saprebbe pregarvi con l'ingenua sua fede il Padre universale, il Datore d'ogni bene senza accettazioni di persone. Sarà un'opinione soggettiva., ma ci sembra giustificata, e chi ha esperienza pratica di simili intraprese ci darà certamente ragione.

Un' ultima avvertenza é che non, si comincino assolutamente i lavori, se prima non si ha disponibile e liquida
almeno la metà della spesa preventiva: fiducia nella Provvidenza, si, ma anche una prudenza illuminata, perché si tratta di assumersi gravi responsabilità morali e civili verso impresarii, fornitori, operai, che non devono correre l'alea di sussidi sperati ma ancora incerti. Assicurata una metà, il resto verrà in seguito, e si potranno soddisfare senza soverchie ansie le obbligazioni di giustizia verso i salariati.

Altra preoccupazione importante é la scelta dell'architetto.

Per carità, non si affidi l'incarico di fare il disegno d'una chiesa nuova ad un capomastro, per quanto abile e coscienzioso: i Macciacchini e gli Antonelli, che senza il diploma ufficiale in architettura seppero elevare dei bellissimi edifizi, sono assai rari, e un bravo capomastro sarà prezioso per interpretare e tradurre in atto il progetto tecnico, ma non si pretenda di più da. chi di più non può dare. Nemmeno poi un architetto qualunque sarà il più adatto alla bisogna, anche se abbia dato prova della sua genialità costruttiva in bei palazzi o in graziosi villini: é necessario uno specialista in edifizi sacri, un artista che, credente e praticante, sappia che deve costruire un tempio e non una casa, senta l'influenza della religione sull'arte, conosca la storia dell'architettura sacra e sia capace di ispirarsi alle opere sublimi dei nostri maggiori per la propria concezione, e sopmatutto che rispetti ed eseguisca le prescrizioni della liturgia.

Fortunatamente, di questi architetti cattolici ne abbiamo parecchi (fra cui anche qualche sacerdote e religioso), ciascuno con un'impronta personale e ben diversa, ma' tutti già favorevolmente conosciuti per edilizi sacri anche di grande mole, e ad essi si potrà ricorrere con piena fiducia sotto tutti i rapporti.

Che se invece si preferisse incoraggiare qualche giovane artista ancora alle prime armi, il quale desideri affermarsi con un lavoro di polso per conquistarsi una posizione, si faccia pure, e sarà un'opera buona; ma non si trascurino le precauzioni del caso, sorreggendolo con assennati consigli, indicandogli chiese già esistenti e lodate da cui trarre l'inspirazione, e sottoponendo il progetto prima di eseguirlo all'approvazione di esperti nell'arte, oltre che a quella, sempre necessaria, dell'autorità civile ed ecclesiastica.
E siamo alla questione più importante di tutte quale lo stile da scegliersi, fra i tanti passati alla storia dell'arte sacra?

Qui entriamo in un campo ove hanno grande valore le preferenze individuali, le inclinazioni proprie di ciascuno verso l'uno o piuttosto l'altro degli stili architettonici; e in fatto di opinioni o simpatie personali, non si può dare una precisa indicazione. Non é però da trascurare un fattore di gran peso nella scelta, che é l'entità della somma disponibile o prevista, in proporzione alla vastità dell'edificio da costruirsi: se i fondi sono, abbondanti e la chiesa non troppo spaziosa, ben diversi saranno i criterii direttivi da quando con scarsi capitali si deve elevare un tempio assai vasto, e lo scegliere uno stile, piuttosto che un altro può dare una differenza ben rilevante nel preventivare la spesa necessaria.

Oltre a ciò, può influire nella decisione anche il gusto regionale; perché, per i Tedeschi, act esempio, non v'é altro stile possibile per una chiesa, fosse pure un umile oratorio, che il gotico; mentre il senso d'arte italiano preferisce, anche per tradizione, il classico od il barocco. E allora? Quale consiglio daremo in tanta incertezza di opinioni Se fossimo interrogati direttamente in proposito, non esiterenuno a rispondere così: volete una chiesa vasta, semplice, e in tutto rispondente alle sapienti norme ecclesiastiche tanto dal lato liturgico quanto da quello artistico?

Scegliete lo stile basilicale, che ci richiama alla fede robusta ed all'arte ancora primitiva dei primi secoli
, facendoci quasi vivere della vita di quel tempo. L'unico inconveniente é che lo stile delle basiliche non é sentito dalle nostre popolazioni, che lo trovano freddo, muto, troppo discordante dall' anima moderna, e non sanno gustarne il profondo e severo linguaggio. Volete invece una chiesa non troppo ampia, ma lieta, armonica, parlante all'occhio ed al cuore del popolo? Attenetevi allora allo stile lombardo, sia quello arcaico di S. Ambrogio, di S. Babila e di Rivolta, sia quello, più agile ed elegante, che nel secolo XV per opera dei Solari ci diede, fra altro, S. Maria della Pace recentissimamente ridonata al culto. TJn bell'esempio del primo stile é la chiesa della nuova parrocchia di Legnanello, costruita dall'arch. ing. Cecilio Arpesani: e come modello del secondo citeremo la splendida chiesa di Verderio Superiore, eretta dall'arch. Enrico Combi su disegni del nob. Fausto Bagatti-Valsecchi.

Un vantaggio non disprezzabile, comune ai due stili basilicale o lombardo, é il relativo minor coto in confronto a tutti gli altri stili, i quali richiedono una decorazione ricca e fastosa, senza della quale sono privi di vita e d'espressione. Il basilicale invece ed il lombardo, hanno un organismo speciale, logico, che per se potrebbe stare anche senza ornati, o almeno può benissimo attendere ad essere sobriamente decorato quando, liquidate tutte le spese della Çostruzione muraria, venissero disponibili altri fondi; il che, per una chiesa che devo sorgere con le oblazioni dei parrocchiani, é una ragione che può pesare discretamente sulla bilancia della scelta delle tele.

Fatta però (a decisione dopo maturi ed esaurienti studi preliminari, vorremmo che lo stile preferito fosse applicato puro, senza modificazioni personali e concetti soggettivi, che ne sviserebbero la fisionomia e ne altererebbero le caratteristiche.
E vero che ogni artista vede le cose (ome dietro ad un prisma, e d alle sue concezioni un impronta individuale; ma noi preferiamo sempre una buona ricostruzione fedele di un dato stile di una data epoca, a delle ibride mescolanze di elementi diversi raccozzati senza unita e tenuti insieme senza logica. Si dirà che la fantasia dell'architetto non si deve costringere nelle pastoie di un arido convenzionalismo, obbligandolo a fare una fedele riproduzione di monumenti già conosciuti; e noi ricordiamo ancora una volta che siamo in tema di architettura sacra, dove non é lecito sbizzarrirsi in ardite invenzioni, e che ogni caso é meglio aver una buona. copia che..., un mediocre originale.
Avverta finalmente l'architetto di una chiesa di badare ad evitar i nascondigli, percche tutti i fedeli devono poter vedere il celebrante all'altare e udire comodamente il sacro oratore da qualunque punto dell'ambiente; a questo scopo, ai pilastri quadrati preferisca possibilmente le colonne, sempre meno ingombranti per l'occhio e per l'orecchio, e che danno all'edifizio un senso di maggior leggerezza.

Studi inoltre con cura la collocazione e l'ampiezza delle finestre, perché la luce arrivi in abbondanza nell'interno onde non sembri di entrare in un sotterraneo, e l'aria circoli liberamente per le aperture rinnovandosi di continuo anche in occasione di affollamento.

Infine la distribuzione delle varie parti del fabbricato sia organica, logica, coordinata alla loro peculiare destinazione ed alle esigenze del culto: così l'altare, centro di tutta la liturgia, deve essere isolato, proporzionato alla vastità della chiesa, con un presbiterio abbastanza ampio per lo sviluppo delle funzioni solenni; il coro sia sfogato, comodo per le ufficiature, e acustico in modo che il canto liturgico si spanda agevolmente per la chiesa; l'organo si ponga o sul presbiterio o meglio in coro, non mai sulla controfacciata che deve essere libera da ogni ingombro; il pulpito sarà ben collocato quando sia in tal luogo che la voce dell'oratore si diffonda dappertutto, senza destare echi, o sgradevoli risonanze; i confessionali siano razionalmente disposti lungo le pareti perimetrali, non troppo nascosti né eccessivamente in vista, ad evitare qualunque inconveniente; la sagristia non disterà soverchio dall'altare, e possibilmente si costruisca sul lato meridionale della chiesa, perchè l'umidità prodotta dalla mancanza di sole non danneggi i sacri arredi; il campanile non sarà costrutto isolato, salvo che per ragioni eccezionali, e abbia comunicazione diretta con la sagristia meglio che col presbiterio, per la comodità dei segnali con le campane.

Tutto insomma in una chiesa deve essere ragionato, e niente ha da sembrare buttato là a caso: l'abilità di un architetto si rivela non tanto nella grandiosità o nell'eleganza dell'assieme, quanto nella sapiente disposizione dei particolari; e bella si dirà quella chiesa che, amorosamente studiata in tutti i membri del suo organismo, ispirata da alto concetto d'arte unito ad un'armonica praticità, meglio darà l'idea di quella celeste Gerusalemme, Ç perspicua cunctis et omnibus clara é, dove tutto é ordinato in numero, peso e misura, e dove la Ecclesia dei fedeli eternerà gli splendori del culto divino.

12 PantaIinl Mie Sacra.