Tratto da:
Gli Stili nell'architettura sacra

CAPO VII
STILE NEO-CLASSICO
Di Baio Editore

1. II neo-classicismo in arte,

Dopo il turbine della Rivoluzione Francese, che spazzò via tutte le frivolezze e le galanterie del secolo XVIII, si sentì il bisogno anche in arte di ristabilire qualche cosa sulle rovine del passato, dl dar vita a qualche concezione che caratterizzasse la nuova epoca della civiltà europea, che s'iniziava sotto la stella del Bonaparte; ma in quel periodo di rilassatezza degli spiriti succeduta alle violenti convulsioni dell'intera società, non si seppe trovare un'idea nuova, geniale, e si tornò al classico di Grecia e di Roma. Gli scavi di Ercolano e Pompei allora Iniziati, gli scritti su l'arte antica del Mengs, del Winckelmann, del Lessing, le pubblicazioni d'architettura romana del Piramesi, e più che tutta la volontà dispotica del Primo Console che voleva lasciare traccia dl sè anche nella storia dell'arte, diedero origine allo stile neo-classico, che essendo imposto più che rispondente alla mentalità della società d'allora, riuscì corretto, fedele alle regole di Vitruvio, ed alle tradizioni palladiane, ma freddo, convenzionale, glacialmente muto. Era il momento in cui Antonio Canova ritraeva Napoleone come un semidio dell'Ellade, e tutta l'arte risente di questa artificiosità, di questa rievocazione forzata di una genialità che non trovava eco negli animi e nei cuori. Lo stile impero cadde col tramontare dell'astro che l'aveva, fatto nascere, e il romanticismo innalzerà poi quel grido spontaneo e naturale : " Chi ci libererà dai Greci e dai Romani? ".