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3. Ii barocco in Italia.
L'antesignano del barocco a Roma fu Carlo Maderno (1556-1629), di Capolago
(secondo altri di Bissone) sul lago di Lugano, l'autore del S. Andrea
della Valle or ora ristaurato, anche per la facciata che si attribuiva
a Carlo Rainoldi, e della facciata di S. Susanna ; ma l'opera principale
del Maderno è il compimento della basilica Vaticana, della cui fronte
dice il Serra nel suo recentissimo Manuale di storia dell'arte: -
Essa è una delle più brutte manifestazioni del barocco, e se
non fosse a tutti nota, sarebbe pietoso ufficio il tacerne. L'eccessivo
sviluppo orizzontale, l'aspetto massiccio e ingombrante delle enormi colonne,
la miseria del timpano di coronamento, le linee inanimate e monotone delle
finestre, delle porte, delle nicchie aperte in tutta la superficie danno
alla fabbrica una pesantezza, una volgarità, una glacialità
che non riescono a ravvivare nè l'aerea linea della cupola michelangiolesca,
nè il titanico popolo di statue ergentisi sulla loggia È.
Assai migliore invece è il maestoso colonnato che In due ampi semicerchi
forma la piazza dl San Pietro, unica al mondo, e questo ci richiama il
nome del principe dei barocchi, il Buonarroti del Seicento, Giovanni Lorenzo
Bernino (1598-1680). .11 - cavalier Bernino È, come si chiamava
egli stesso, di Napoli, è l'artista che riempie di sè tutto
il secolo XVII, l'architetto e scultore ufficiale dei Papi e dei sovrani
di Spagna, d'Inghilterra e di Francia. Oltre al suo capolavoro del colonnato
di S. Pietro, formato da 284 colonne rafforzate da 84 pilastri, con 96
statue sull'attico balaustrato sorretto dalla larga trabeazione, si devono
a lui il baldacchino in bronzo nell'interno della basilica, ,la Scala
regia in Vaticano, le chiese di S. Andrea e di S. Silvestro al Quirinale,
e quella di Castel- gandolfo.
Fu suo scolaro e implacabile rivale Francesco Borromini di Bissone (1559-1667),
artista dalla fantasia vivace e sbrigliata, ma privo di potenza inventiva
e animatrice, col quale ti barocco incomincia a delirare dopo le geniali
concezioni del Bernino. Del Borromini sono la bizzarra chiesa di S. Carlo
alle Quattro Fontane, il fantastico campanile di S. Andrea delle Fratte,
e la migliore delle opere sue, la facciata di S. Agnese in piazza Navona.
Ricordiamo ancora
in Roma Carlo Rainoldi (1611-1691), ingiustamente dimenticato, autore
di S. Maria in Campitelli con un magnifico coronamento a frontoni nella
facciata; il gesuita Andrea Pozzi o del Pozzo (1642-1709), da Trento,
che scrisse un trattato dl -prospettiva per i pittori ed architetti, e
ideo il fastosissimo altare, dl S. ignazio nella chiesa del Gesù,
la cui facciata è di Alessandro Algardi; e l'altro gesuita Grassi,
che fece il progetto della chiesa dl S. Ignazio su disegni del Domenichino;
e il fiorentino Alessandro Galilei (1691-1737'), che si affermò con
la grandiosa facciata di San Giovanni Laterano. Citiamo infine le facciate
barocche di S. Maria della Pace di Pietro Berrettini da Cortona, dei SS.
Vincenzo ed Anastasio, di S. Maria in Vallicella, di S. Antonino dei Portoghesi,
ecc.
A Napoli il barocco ebbe per principale rappresentante Cosimo Fanzaga
(1591-1678) di Clusone bergamasco, la cui attività come scultore
e architetto si estrinsecò per oltre mezzo secolo in moltissimi edilizi
sacri; principali fra essi il bellissimo chiostro della Certosa di S.
Martino, e dopo il 1631 anche l'interno della medesima, la chiesa di S.
Maria della Sapienza, la ricchissima cappella di San Gennaro nella Cattedrale,
ecc. A lui va pure l'onore di aver rifatto la splendida chiesa monumentale
della celebre abbazia di Montecassino, per incarico ricevuto nel 1 640
da Domenico Quesnada. Napoli Inoltre nei secoli XVII e XVIII costruì
e riedificò una quantità straordinaria di chiese, tra le quali
ci limiteremo ad accennare quella di S. Maria Donnaregina, solennemente
consacrata nel 1649, la grandiosa Annunziata, rifatta dal Vanvitelli nel
1764 e compiuta da suo figlio nel 1782, e il S. Filippo del Girolamini,
opera di Giovanni Battista Cavagna con facciata dl Ferdinando Fuga.
A Venezia osserviamo il barocco in S. Nicolò di Tolentino, lavoro
del vicentino Scamozzi, scolaro del Sansovino e seguace del Palladio ;
In S.. Moisè, in S. Maria del Gesuati, e nelle chiese dello Spirito
Santo, di S. Pietro di Castello, dell'Ospedaletto, di Gesù Maria
e Giuseppe, nel campanile dei SS. Apostoli. Ma dove questa architettura
sfoggia tutta la sua esuberanza delle sue trovate è a S. Maria della
Salute, incominciata da Baldassare Longhena di Maroggia nel 1 631 e non
ancora compiuta nel 1660. E' su pianta ottagonale con sei cappelle disposte
a ventaglio e sporgenti dal muro perimetrale, e legate da grandi mensoloni
alla grande cupola centrale sormontata da un lanternone; sull'abside si
eleva una seconda cupola più piccola, fiancheggiata da due campanili.
La chiesa all'interno si presenta chiara, semplice e armonica; all'esterno
poi appare sontuosa, animata, pittoresca, con effetto scenografico aumentato
dal riflesso delle acque della laguna, che ne moltiplica i contrasti di
luce e di tinte con più forte risalto di chiaroscuro.
Tornando a Mi/ano, vi troviamo un barocco vigoroso ed energico nella chiesa
di S. Giuseppe (1607-30), nell'interno pittoresco di S. Antonio (1630)
e di S. Maria alla Porta (1652), opere di Francesco Maria Richino (1583-1658);
nel cortile e nella chiesa dell'Ospedale Maggiore, lavoro di Fabio Mangone,
dal 1 617 architetto del Duomo; nella facciata di S. Maria della Passione
(1692), costrutta non troppo felicemente dall'architetto Rusnatl e decorata
a profusione da statue e scolture nel principio del Settecento; e l'imponente
S. Alessandro, ricostruito nel 1 602 su disegno del barnabita Lorenzo
Binago, con facciata Interamente rifatta nel 1905. In Lombardia rammentiamo
la trasformazione in barocco della chiesa di S. Cecilia a Como, il Duomo
nuovo di Brescia (secolo XVII), la chiesa delle Grazie a Cremo (1630),
e quella di S. Teresa a Mantova.
A Bologna gli esempi del barocco sono: la cattedrale di S. Pietro, ridotta
all'aspetto presente dal 1605 in avanti per opera del barnabita Giovanni
Ambrogio Magenta; la chiesa di S. Salvatore, costruita dallo stesso fra
il 1 605 e il 1620; l'interno del - Corpus Domini È, del
bolognese Gian Giacomo Monti (1620-1692); e specialmente il grandioso
santuario della Madonna di S. Luca, eretta da Carlo Francesco Dotti su
un monte poco lontano dalla città, al quale si arriva per mezzo di
un portico di 635 archi.
In Firenze si notano: l'ampia facciata di S. Firenze, eretta nel 17 1
5 da Ferdinando Ruggeri; l'altra di S. Gaetano, sorta dal 1 604 al 1 648
per opera di Matteo Nigetti e d'altri; infine l'interno della SS. Annunziata
(secolo XVII), con un superbo soffitto in legno dorato che copre interamente
l'unica e vasta navata della chiesa.
A Genova, città dove il barocco trionfa in tanti palazzi eretti dai
seguaci di Galeazzo Alessi, sono degni d'osservazione: l'interno di S.
Siro, trasformato quale ora si vede da Andrea Vannone verso il 1675 ;
pure l'interno di S. Maria delle Vigne, .e la SS. Annunziata, ricchissima
di marmi, dipinti e dorature, con belle colonne scanalate e magnifici
capitelli.
Termineremo la nostra rapida corsa a Torino,
dove il barocco trovò larga eco, se non le sue migliori affermazioni,
massime per opera del Guarini e dello Juvara. La più originale delle
costruzioni sacre del padre teatino modenese Camillo Guarino Guarini (1624-1683)
è la cappella della Santa Sindone nella cattedrale, ardita e curiosa,
con delle sovrapposizioni decrescenti nell'interno della cupola che ricordano
le volte complicate dell'architettura moresca. Altro notevolissimo monumento
barocco del Guarini è la chiesa di S. Lorenzo, ottagonale a lati
panciuti, con una vera selva di colonne e una cupola assai slanciata a
fasce intrecciate; e dello stesso autore è pure la chiesa della Concezione.
Al messinese Filippo Juvara (veramente egli si firmava Juvarra), che visse
dal 1 685 al 1735, si devono la facciata di S. Cristina, il celebre e
divotissimo Santuario della Consolata, e la famosa basilica di Superga
sul colle omonimo, con un pronao solennemente classico in contrasto con
la leggiadria e la eleganza della cupola e dei campanili. Ancora in Torino
citiamo la chiesetta del - Corpus Domini È, ricostrutta
da Ascanio Vitozzi nel 1 607 con aggiunte dell'Alfieri, che ha una graziosa
facciata e un altare fastosissimo nell'interno, ad una sola navata; la
chiesa di S. Carlo gemella della S. Cristina, architettata da Carlo Castellamonte
con bella e pittorica facciata del Grossi (1824); la Trinità (1606)
dell'orvietano Vitozzi; la chiesa e il convento delle Cappuccine (1624);
la Madonna degli Angeli (1631); S. Francesco da Paola (1632); S. Teresa,
architettata da Andrea Costaguta con facciata dell'Aliberti (1764); la
chiesa e il convento delle Convertite (1672). In Piemonte l'opera barocca
più grandiosa è il Santuario dl Mondovì, iniziato da Ascanio
Vitozzi nel 1596 e proseguito da Francesco Gallo, che nel 1733 vi innalzò
una immensa cupola, la terza in Italia per vastità dopo S. Pietro
e S. Maria del Fiore, con la più ampia superficie curva dipinta che
esista. Del Gallo sono pure da ricordarsi la chiesa dei Martiri e la Cattedrale
a Mondovì, e la Madonna di Murazzano, che non ebbe un compimento
pari alla maestosità degli inizi. Notiamo infine il Santuario di
Crea in Monferrato, ampliato e trasformato in barocco nella prima metà
dei secolo XVII.
11 Pantalini: Arte Sacra.
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