Tratto da:
Gli Stili nell'architettura sacra

CAPO, V.
STILE. DEL RINASCIMENTO
Di Baio Editore

3. giganti dell'età dell'oro.

Si chiama l'età dell'oro del rinascimento l'ultimo quarto del secolo XV e il primo del XVI, quando l'arte 'raggiunge il' suo apogeo, illustrata dai nomi immortali - di Bramante, Michelangelo, Raffaello, Leonardo; è un'epoca unica nella storia, in cui mercè un complesso di favorevoli circostanze e per l'appoggio munifico di intelligenti mecenati si assiste ad una splendida fioritura di opere, che sfideranno I secoli e formeranno sempre l'ammirazione dei cultori dei bello.
Il Bramante e i braman teschi. Banche nato nel 1444, Donato di Angelo Bramante, oriundo di Fermignano presso Urbino, appartiene al Cinquecento perchè a cinquantasei anni, venuto a Roma, egli si rinnovò in un secondo stile suo proprio, che per alcuni è il migliore o almeno il più ricco di ispirazione e di concetti.

Donato Bramante
Michelangelo
Raffaello Sanzio

il primo periodo della sua vita artistica si svolse in Lombardia, ove gli si attribuirono moltissime opere, di cui la maggior parte furono poi riconosciute di suoi scolari o imitatori, od al più costruite sopra suoi disegni. Fra quelle accertate per sue, citiamo in primo luogo il battistero di S. Maria presso S. Satiro in Milano, elegante ottagono decorato da sculture del Caradosso; poi il portico rimasto incompiuto nella canonica della basilica di S. Ambrogio, con delle colonne assai originali e una purezza di linee veramente armoniosa; infine il grande pronao nella facciata di S. Maria Nuova ad Abbiategrasso, che ricorda il S. Andrea di Mantova per la grandiosità delle proporzioni. Non è invece dei Bramante, come fu a lungo creduto, la gigantesca cupola di Santa Maria dell'e Grazie, adorna dl gallerie, di finestre, di una svelta lanterna e di elegantissimi motivi ornamentali che non diminuiscono la imponenza e severità della .ardita costruzione, impostata sopra un quadrato donde sporgono tre absidi decorate esternamente a stemmi e medaglioni in marmo.

S. Satiro in Milano
Santa Maria delle Grazie
Ludovico il Moro

Dopo la caduta di Lodovlco il Moro, nel 1499, Bramante si recò a Roma, ove diede un saggio della sua seconda maniera col tempietto di San Pietro in Montorio sul Gianicolo, costituito da una cella rotonda circondata da un portico decorativo, di un effetto realmente e romanamente monumentale. Altre opere che si possono ritenere eseguite dal Bramante nel suo soggiorno in Roma sono il chiostro di S. Maria della Pace, il coro di S. Maria del Popolo, e il vastissimo cortile del Belvedere in Vaticano, dove il caratteristico nicchione rammenta la facciata di S. Maria Nuova ad Abbiategrasso. Ma dove il Bramante esplico le sue migliori energie fu nella riedificazione della basilica di S. Pietro, a lui affidata da Giulio Il, che ii 1 8 aprile ne benedisse la prima pietra, dopo un'interruzione di mezzo secolo dalla morte di Nicolò V, che ne aveva dato incarico all'Alberti ed a Bernardo Rosellino. Nè per la - grandissima e terribilissima fabbrica È si richiedeva un ingegno meno potente di quello del Bramante, il quale, demolitane la metà già iniziata, immaginò un piano semplice e grandioso insieme, cioè una croce greca con i bracci chiusi da absidi a deambulatorio, sormontata da una vasta cupola b da quattro altre minori, e appoggiata a quattro torri. La morte del pontefice mecenate e dell'artista impedì la realizzazione del progetto, che sotto i successivi architetti Raffaello, il Sangallo Baldassare Peruzzi, Michelangelo, il Maderno e il Bernino fu sostanzialmente modificato, trasformandone la pianta a croce latina come oggi si vede, con perdita nell'effetto generale, perchè l'esuberanza della decorazione impedisce all'occhio di percepire l'ampiezza colossale dell'assieme.

San Pietro in Montorio sul Gianicolo
Belvedere in Vaticano

Fra i numerosi seguaci del Bramante In Lombardia ricordiamo Giovanni Battacchia o Battagio da Lodi, che iniziò in questa città quel gioiello del rinascimento che è la chiesa dell'Incoronata, proseguita da Lazzaro Palazzi e da altri,, ed a Crema il Santuario di S. Maria della Croce Bartolomeo Suardi, detto ii Bramantino, più noto come pittore, che eresse il vestibolo di S. Nazaro a Milano; Giacomo Dolcebuono, autore dell'interno del santuario di S. Maria presso S. Celso a Milano; Giovanni Antonio Amadeo, l'architetto della Cappella Colleoni a Bergamo e della facciata della Certosa di Pavia ; i fratelli Rodar! di Maroggia, che lavorarono con Florio di Bontà e Pietro da Breggia alla cattedrale di Como, poi al duomo di Lugano ed al Santuario della Madonna di Tirano in Valtellina ; l'ignoto autore della caratteristica facciata della Madonna dei Miracoli a Brescia (l438-l50O) ; infine tutta quella illustre pleiade d'artisti che collaborarono alla Certosa di Pavia e al Duomo di Milano, cioè: Giacomo da Campione, Andrea, Cristoforo e Guiniforte Solari, Cristoforo e Antonio Mantegazza, Benedetto Briosco, ecc. ecc. A Roma poi continuarono le tradizioni del Bramante i suoi allievi e successori Baldassare Peruzzi di Siena e Raffaello, il quale della propria abilità costruttiva lasciò testimonia la Cappella Chigi in S. Maria del Popolo.

S. Celso a Milano
Sagrestia nuova di S. Lorenzo

Michelangelo. - li più degno continuatore dell'opera: di Bramante è il Buonarroti, l'e uomo dalle quattro anime " come io chiamò il pindemonte, ingegno formidabile e multiforme, carattere fiero e sdegnoso, che visse solo per l'arte e s'innalza gigante sulla folla di artisti del Cinquecento. Come architetto costruì dapprima in Firenze la Sagristia nuova di S. Lorenzo, o cappella dei Sepolcri Medicei, usandovi largamente 1' ordine corinzio; poi, chiamato a Roma dopo la morte di Antonio da Sangallo, ebbe nel 1547 l'incarico di condurre a termine i lavori di S. Pietro. Qui egli tornò al disegno primitivo del Bramante, svisato dai Sangallo, da Raffaello, dal Peruzzi, da fra Giocondo veronese, e fra mille difficoltà riuscì ad impostare quella - immensa e terribile macchina " che è la cupola, il suo capolavoro architettonico, che però fu compiuta da Domenico Fontana di Melide, sotto Clemente Vili. Per la basilica egli, come già Bramante, voleva la croce greca, ma ai tempi di Paolo V trionfò l'opinione di quelli che esigevano la croce latina, eseguita poi da Carlo Maderno. Furono inoltre disegnate da Michelangelo in Roma la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, e la grandiosa S. Maria degli Angeli, bellissima costruzione ad una sola navata, comprendente i ruderi delle imponenti terme di Diocleziano. Di lui come architetto dice il Melani che " è colorito e immaginoso ; move le linee, spezza i frontoni, toglie durezze .... Il suo esempio dominò il resto del secolo XVI e tutto il successivo ". onde senza volerlo egli fu il progenitore dei barocchi.