Tratto da:
Gli Stili nell'architettura sacra

CAPO, V.
STILE. DEL RINASCIMENTO
Di Baio Editore

2. Ii architetti del Quattrocento,

II - Brunellesco. Filippo di ser Brunellesco, fiorentino (1377-1446), chefu anche orafo e-.scui-, tore, fu detto dai Vasari - " donato dal cielo per dar nuova forma all'architettura ". ed -è infatti il principale rappresentante dell'architettura 'primitiva del rinascimento. il primo edificio eh' egli eresse è l'ospedale di S. Maria degli Innocenti in piazza dell'Annunciata, che con hi sua loggia decorata da tondi di Andrea della Robbia è una delle fabbriche-più deiicate di Firenze. Vengono poi la chiesa di S. Lorenzo e la relativa sagrestia, ritenute la più bella espressione dell' architettura. italiana del 400, forse però superate nella grazia delle linee dalla Cappella dei Pazzi nei chiostro di S. Croce, in cui lavorò per la parte decorativa anche Giuliano da Majano. Più originale. ed organica come pianta è la chiesa di S. Spirito, rifatta sui disegni del maestro dopo un incendio nel 1471; ma l'opera a cui è maggiormente legato il nome del Brunellesco è la famosa cupola di S. Maria del Fiore, meraviglia di ardimento costruttivo per l'epoca in cui fu voltata; è vero che nei lavori ebbe parte anche il Ghiberti, e che la lanterna fu innalzata solo nel 1461 da Giuliano da Majano, ma è certo che il merito principale rimase ancora al Brunellesco, che trovò il modo dl elevare senza armatura fissa la grande cupola, alta 90 metri e dei diametro di 42, che ha per rivale soltanto quella di S. Pietro in Vaticano. Molte altre opere furono attribuite al Brunellesco; ma se può essere suo il secondo chiostro di S. Croce, bisogna escludere invece che egli abbia messo mano nel rifacimento della Badia presso Fiesole, e nella costruzione della Loggia di S. Paolo in piazza S. Maria Novella.

Brunellesco. Filippo di ser Brunellesco, fiorentino (1377-1446)
S. Maria del Fiore,

Leon Battista Alberti. - Uno degli spiriti più armoniosi e completi del rinascimento e detto - il Vitruvio fiorentino È, 1' Alberti (1404-1472), considerato qui solo come architetto, è l'autore della facciata della chiesa di S. Francesco a Rimini, più nota col nome di Tempio Malatestiano, perchè dai superbo e paganeggiante Sigismondo Malatesta dedicato a sè ed alla "diva Isotta ", Rimasta Incompiuta nella parte superiore, reca nell'inferiore quattro colonne poggianti su alto stilobate e racchiudenti tre archi, un cornicione sopra i capitelli, e sei ocuIi: con questa semplicità di mezzi li geniale artista seppe trarre effetti d'una grandiosità veramente romana, che non si trovano invece nella facciata di S. Maria Novella a Firenze, dove le due grandi volute che raccordano la parte superiore coi fianchi diedero forse l'idea di quel motivo architettonico, eternamente ripetuto poi nel barocco. Pure all'Alberti si devono il S. Sebastiano e il magnifico S. Andrea di Mantova, costruiti sotto la direzione di Luca Fancelii ma su disegni e piani del maestro, che se non vennero sempre fedelmente tradotti, ci mostrano però la preoccupazione, comune ai costruttori del quattrocento, di ridurre l'organismo architettonico ad una armonia musicale; la grande rassomiglianza poi dei S. Andrea di Mantova con la basilica Vaticana ha fatto pensare a parecchi scrittori d'arte che il Bramante si sia ispirato all'Aiberti per la sua colossale concezione.
Il Michelozzi. Chiamato dal Melani - un grande rapsoda della nuova architettura È, Michelozzo Michelozzi, seguace del Brunellesco (13961472), lavorò in Toscana dapprima, dove eresse il convento di S. Marco con la graziosa biblioteca, la semplice ma elegante Cappella de' Medici in S. Croce, e la Cappella dell'altare, con volta a cassettoni, nella chiesa di
S.Miniato al Monte. Più però che per queste sue opere, egli è meritamente celebre per la Cappella Portinari da lui costruita in S. Eustorgio a Milano, con materiale laterizio all'esterno secondo la tradizione, lombarda,.- e- riccamente decorata nell' interno dagli affreschi di Vincenzo Foppa recentemente restituiti alla luce.
Passò quindi in Dalmazia e nel mezzogiorno d' Italia, portando dappertutto il nuovo verbo, e gettando i semi che sarebbero poi germogliati nell'arte bramantesca.

Ghiberti
Leon Battista Alberti
Tempio Malatestiano

- Le dinastie di artisti. - Il Quattrocento novera intere famiglie di artisti, massime scultori e ar-. chitetti insieme, che per parecchie generazioni, lavorarono collettivamente, succedendo alle famose, corporazioni dei Maestri Comacini, Antelami e Campionesi, le cui tradizioni non poterono sostenersi al contatto dello spirito individualistico del, rinascimento. Le' più note, oltre alle famiglie veneziane dei Bon, dei Rizzo o Riccio, dei Bregno, furono i da Majano, i Sangallo ed i Lombardo,, Tra I primi si distinsero i fratelli Giuliano e Benedetto, l'uno già citato come collaboratore del Brunellesco, e che avendo iniziato la sua carriera come costruttore con la cappella di Santa Fina a S. Gemignano, fu poi architetto-capo, del duomo di Faenza, e diresse i lavori del Santuario dl Loreto; l'altro ha legato il suo nome al vaghissimo portico di S. Maria delle Grazie presso Arezzo, dagli archi eleganti che sostengono un cornicione fortemente sviluppato a tetto assai sporgente, attraverso i quali si apre l'orizzonte sconfinato della lieta campagna toscana. Il più insigne rappresentante dei Sangallo fu Giuliano (1445?- 1516), che lavorò in Roma sotto Paolo Il e Leone X, ma la, cui opera più importante è la Madonna delle Carceri a Prato, croce greca sormontata da una cupola cinta da gallerie, che ricorda la Cappella dei Pazzi e quella de' Medici a Firenze, ma con spiccata espressione dl magnificenza trionfale. Un'amplificazione di S. Maria delle Carceri la Madonna dl S. Biagio a Montepulciano, opera di un altro dei Sangallo, Antonio detto il Vecchio, a out si attribuisce anche la navata maggiore della chiesa dell'Annunciata ad Arezzo.

chiesa di
S.Miniato al Monte
Sangallo fu Giuliano (1445- 1516)

I Lombardo lavorarono specialmente a Venezia, dove crearono una speciale architettura, detta appunto- " lombardesca ", che non si deve confondere con la lombarda e con quella del rinascimento in Lombardia. -Veramente i'-Lombardo erano Solari di casato, e furono così soprannominati per essere oriundi dl Carona sul lago di Lugano, e fra essi il più celebre -fu Pietro di Martino, a cui si deve la S: Maria dei Miracoli e la Scuola di S. Marco, ora Ospedale civile, con la più ricca ed artistica porta del rinascimento esistente in Italia. Insieme ai Lombardo collaborarono agli edifizi veneziani di-questa -epoca il milanese Antonio Abbondi detto Scarpagnino, un Bartolomeo Bon bergamasco, un Gianni Buora di Osteno, ed altri continuatori delle tradizioni artistiche comacine. ¤