| Tratto da: Gli Stili nell'architettura sacra |
CAPO, V. STILE. DEL RINASCIMENTO |
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| Di Baio Editore | |||||||||||||||||||
| 2. Ii architetti del Quattrocento,
Leon Battista Alberti. - Uno degli spiriti più armoniosi
e completi del rinascimento e detto - il Vitruvio fiorentino È,
1' Alberti (1404-1472), considerato qui solo come architetto, è
l'autore della facciata della chiesa di S. Francesco a Rimini, più
nota col nome di Tempio Malatestiano, perchè dai superbo e paganeggiante
Sigismondo Malatesta dedicato a sè ed alla "diva Isotta ",
Rimasta Incompiuta nella parte superiore, reca nell'inferiore quattro
colonne poggianti su alto stilobate e racchiudenti tre archi, un cornicione
sopra i capitelli, e sei ocuIi: con questa semplicità di mezzi
li geniale artista seppe trarre effetti d'una grandiosità veramente
romana, che non si trovano invece nella facciata di S. Maria Novella a
Firenze, dove le due grandi volute che raccordano la parte superiore coi
fianchi diedero forse l'idea di quel motivo architettonico, eternamente
ripetuto poi nel barocco. Pure all'Alberti si devono il S. Sebastiano
e il magnifico S. Andrea di Mantova, costruiti sotto la direzione di Luca
Fancelii ma su disegni e piani del maestro, che se non vennero sempre
fedelmente tradotti, ci mostrano però la preoccupazione, comune
ai costruttori del quattrocento, di ridurre l'organismo architettonico
ad una armonia musicale; la grande rassomiglianza poi dei S. Andrea di
Mantova con la basilica Vaticana ha fatto pensare a parecchi scrittori
d'arte che il Bramante si sia ispirato all'Aiberti per la sua colossale
concezione.
- Le dinastie di artisti. - Il Quattrocento novera intere famiglie di artisti, massime scultori e ar-. chitetti insieme, che per parecchie generazioni, lavorarono collettivamente, succedendo alle famose, corporazioni dei Maestri Comacini, Antelami e Campionesi, le cui tradizioni non poterono sostenersi al contatto dello spirito individualistico del, rinascimento. Le' più note, oltre alle famiglie veneziane dei Bon, dei Rizzo o Riccio, dei Bregno, furono i da Majano, i Sangallo ed i Lombardo,, Tra I primi si distinsero i fratelli Giuliano e Benedetto, l'uno già citato come collaboratore del Brunellesco, e che avendo iniziato la sua carriera come costruttore con la cappella di Santa Fina a S. Gemignano, fu poi architetto-capo, del duomo di Faenza, e diresse i lavori del Santuario dl Loreto; l'altro ha legato il suo nome al vaghissimo portico di S. Maria delle Grazie presso Arezzo, dagli archi eleganti che sostengono un cornicione fortemente sviluppato a tetto assai sporgente, attraverso i quali si apre l'orizzonte sconfinato della lieta campagna toscana. Il più insigne rappresentante dei Sangallo fu Giuliano (1445?- 1516), che lavorò in Roma sotto Paolo Il e Leone X, ma la, cui opera più importante è la Madonna delle Carceri a Prato, croce greca sormontata da una cupola cinta da gallerie, che ricorda la Cappella dei Pazzi e quella de' Medici a Firenze, ma con spiccata espressione dl magnificenza trionfale. Un'amplificazione di S. Maria delle Carceri la Madonna dl S. Biagio a Montepulciano, opera di un altro dei Sangallo, Antonio detto il Vecchio, a out si attribuisce anche la navata maggiore della chiesa dell'Annunciata ad Arezzo.
I Lombardo lavorarono specialmente a Venezia, dove crearono una speciale architettura, detta appunto- " lombardesca ", che non si deve confondere con la lombarda e con quella del rinascimento in Lombardia. -Veramente i'-Lombardo erano Solari di casato, e furono così soprannominati per essere oriundi dl Carona sul lago di Lugano, e fra essi il più celebre -fu Pietro di Martino, a cui si deve la S: Maria dei Miracoli e la Scuola di S. Marco, ora Ospedale civile, con la più ricca ed artistica porta del rinascimento esistente in Italia. Insieme ai Lombardo collaborarono agli edifizi veneziani di-questa -epoca il milanese Antonio Abbondi detto Scarpagnino, un Bartolomeo Bon bergamasco, un Gianni Buora di Osteno, ed altri continuatori delle tradizioni artistiche comacine. ¤ |
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