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3. Lo stile archiacuto in
Italia,
Le caratteristiche che abbiamo descritte nel paragrafo precedente corrispondono
perfettamente al monumenti gotici d'Oltralpe, massime in Francia e nella
Germania; ma quando lo stile archiacuto, italiano d'origine, tornò
fra noi per opera dei Cisterciensi, non potè a meno che modificarsi
più o meno profondamente secondo le regioni ove si svolse, sia
per le mutate condizioni del clima, sia per i diversi criterii con cui
gli architetti italiani dovevano concepire ed estrinsecare quello stile
secondo le tradizioni artistiche nazionali. Mentre nel settentrione d'Europa
era necessario dare una grande inclinazione ai tetti delle cattedrali
per favorire lo scioglimento delle copiose nevicate, e abbondare nelle
aperture per dare all'interno la maggior copia di luce possibile, il bel
cielo e il clima temperato d'Italia permettono che si modifichi l'eccessiva
altezza delle navate e delle volte, sviluppando l'elevazione degli edifizi
sacri sul triangolo equilatero,, e riducendo al minimo l'uso dei grandi
archi rampanti che talora, come a Bourges, facevano assomigliare una cattedrale
allo scafo di una nave puntellata pel varo; e permettono altresì
che, restringendosi le finestre, sia lasciato largo spazio sulle pareti
all'applicazione della decorazione murale a colori, che doveva dare così
valido impulso alla rinascenza della pittura italiana. La genialità
poi degli architetti nostrani, ben lontana per indole dalla rigidezza
matematica tedesca e dal convenzionalismo francese, doveva dare al gotico
in Italia una grazia, un' armonia tutta sua propria, conferendogli una
speciale fisionomia ed un carattere affatto distinto. Lo sviluppo del
coro. non è più così rotto e frazionato in tante
cappelle poligonali, ma diviene più, semplice, più sobriamente
elegante; le navate centrali non si slanciano ad altezza prodigiosa, ma
divengono più proporzionate e regolari; le grandi torri colossali
non soffocano più la facciata, ma danno luogo a svelti campanili
Isolati; I pilastri esterni di contrafforte si addossano ai fianchi in
forma di lesene, con economia di spazio e guadagno per l'estetica; le
nervature e gli archivolti, invece dei profili acuti dell'arte settentrionale,
offrono campi spaziosi atti a ricevere un' ornamentazione policroma; una
grande importanza infine continua ad avere il tiburio sull'incrocio delle
navi, che darà poi motivo agli architetti del Rinascimento di voltare
quelle famose cupole, in cui rifulge il genio del Buonarroti e del Brunellesco.
Queste sono le caratteristiche dello stile gotico italiano, così
a torto misconosciuto anche da autori nostri, che dappertutto vorrebbero
trovare le tracce dell'influenza straniera e la mano di architetti d'Oltralpe.
Passando ora ai monumenti, incomincieremo, sulla scorta del Melani, da
quelli meno noti e quasi mai citati, mentre per la purezza del gotico
primitivo sono più degni d'osservazione e di studi che non gli
altri da essi derivati. Alla fine del secolo XIII e nella prima metà
del successivo, sorsero In Italia le abbazie dei Cisterciensi di Fossanova
presso Piperno (1187-1208),.. di: Casamari presso Alatri, consacrata nel
1207; db 5 Martino al Monte Cimino presso V1terbo, di; Valvisciola in
quel di Velletri, e le tre abbazie dette di Chiaravalle, cioè:
quella presso Milano; (1221) con stupendo chiostro, d Castagnola nelle
Marche, e di Chiaravalle d'Arda o della Colomba: (Piacenza), anch'essa
con un chiostro molto bello. Aggiungiamo anche l'abbazia di Settimo presso
Firenze, quella di S. Nicolò a Girgenti. posteriore al 1219, le
chiese dei Cisterciensi a Orvieto e Toscanella, la Badiazza presso Messina,
tutte quasi ignorate, e pur troppo ridotte in cattive condizioni. Merita
però uno speciale rilievo la ex-chiesaabbaziale di S. Galgano,
nel comune di Chiusdino presso Siena, che nell'imponenza delle sue rovine
(provvidamente afforzate nel 1902). è uno degli esempi più
puri del. gotico primitivo, ed è figlia di Casamari e madre del
duomo Ai Siena, come questo lo è del duomo d'Orvieto. Iniziata
in torno al 1224, sarebbe stata consacrata nel 1268, e certa era officiata
nel 1287, quantunque i lavori siano continuati fino al secolo XIV; al
presente non ne restano in piedi che i muri perimetrali, perché
le volte crollarono interamente, e
per molti anni la splendida abbazia fu interamente, abbandonata agli insulti
del tempo.
Da S. Galgàno veniamo al duomo di Siena che ne è la derivazione,
e la cui storia solo recentemente fu ricostruita con esattezza cronologica.
Dovuta ai migliori artisti senesi, ai quali si aggiunsero poi Nicola Pisano
e suo figlio Giovanni, pare che se ne incominciasse la facciata nel 1284
quindi,,,-dopo lunghe sitazioni, dal 1356 in avanti si. lavoro. alacremente
a dargli conipimepto ;- certo dal 1259 al 1268 vi lavorarono artisti cisterciensi,
-e nel. secolo XIV vi i costruì allato il magnifico S. Giovanni,
o Battistero, ti cui interno pare si debba a Tino di Camaino (1314-20),
e la facciata sorse nel 1382 su disegni del pittore Giacomo di Mina del
Pellicciaio recentemente (1900-0 I) ebbe un generale ristauro per cura
dell'architetto senese A. Socini. Pure a Siena vanno citate le chiese
di S. Francesco (molto trasformata nel corso dei secoli),. di S. Ago.
stino -di -S Domenico, semplici ma belle,- e di mattoni scoperti all'esterno.
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Milano, Abbazia di Chiaravalle |
Duomo di Orvieto |
Orvieto possiede nella sua cattedrale una delle fabbriche
gotiche già famose in Italia, la cui costruzione si attribuisce
ad un monaco benedettino, ira Benvignte di Perugia, su disegno di Arnolfo
di Cambio. A lui sarebbe succeduto nella direzione dei, lavori l'architetto
e scultore senese Lorenzo Maitani (1272-1330), sostituito a sua volta
dal figlio Vitale. La facciata è, almeno in parte, del Maitani
padre, e; come quella di Siena, ha tre porte a imbuto sormontate da cuspidi
triangolari, che si ripetono l sommo delle tre campate, frammezzate da
eleganti guglie; nel centro della facciata, spicca un bel rosone a traforo,-
e nella parte inferiore, le pareti- . fra le tre porte sono ricoperte
da finissimi bassorilievi con scene scritturali, ove su l'opera di vani
artisti educati alla scuola pisana signoreggia la mano del celebre Andrea
da Pontedera, detto Pisano.
Un altro esempio classico del gotico Italiano è la tripla basilica
di S. Francesco ad Assisi, Iniziata nel 1228 e consacrata da Innocenzo
IV nel 1253. Il Vasari, seguito da molti altri, la vorrebbero di un Jacopo
Tedesco, ma dal documenti risulta che almeno della chiesa superiore l'architetto
sarebbe il monaco francescano Filippo da Campello, capo dei lavori nel
1252-53. La chiesa inferiore è una vera e propria cripta, contenente
la tomba del Serafino d'Assisi, e priva di grande valore artistico; quella
di mezzo, grave e severa, è celebre per I grandi affreschi giotteschi
negli spicchi della volta e per la ricca decorazione policroma; la superiore,
snella e ardita, reca sulle pareti laterali una serie dl scene della vita
del Santo, dovuta al pennello immortale dl Cimabue e dl Giotto da Bondone.
A Firenze lo stile gotico è rappresentato mirabilmente da S. Maria
del Fiore, da S. Maria Novella e da S. Croce. La prima, o cattedrale venne
finora attribuita ad Arnolfo di Lapo o più esattamente di Cambio,
mentre in realtà si deve principalmente a Francesco Talenti, incaricato
dl fondare una nuova chiesa ingrandendo quella dl Arnolfo detta di S.
Reparata; a lui successero Giovanni di Lapo Ghini e Andrea Orcagna, e
Benci di Cione oriundo da Como, ed altri ancora. Lo stile decorativo all'esterno
e nell'abside di S. Maria del Fiore è affatto originale, basato
sulla. policromia dei marmi toscani, e basterebbe la sola porta "
della mandorla " di Nicolò d'Arezzo a formare la gloria di
un artista; l'interno invece è corretto, ma freddo e disadorno,
in desolante contrasto con la ricchezza dell'esteriore; la fac-
ciata, oggetto dl lunghe discussioni sul coronamento monocuspidale o tricuspidale,
è opera moderna di Emilio De Fabris, inaugurata nel 1887 e arricchite
dl belle imposte bronzee nel 1903. Il magnifico campanile, detto di Giotto,
fu bensì Iniziato con la posa della prima pietra nel 1334, ma due
anni dopo, morto il celebre artista, vi furono addetti Andrea Pisano e
il sunnominato Francesco Talenti. Della famosa cupola parleremo fra le
opere del Rinascimento. - S. Maria Novella, che nell'esterno appartiene
al lombardo, è opera di una serie d'architetti domenicani del secoli
XIII e XIV; fu incominciata nel 1278-79 su altra chiesa del 1246, incorporandovi
un altro edificio anteriore, ed è un bell' esmpio dl puro stile
ogivale. - Santa Croce è la più grande fra le chiese gotiche
dell'ordine francescano, e se ne attribuisce il disegno ad Arnolfo dl
Cambio. Costruita dal 1293 al 1383 e rlstaurata nel 1860, serve di Pantheon
per gli Illustri fiorentini, e vi hanno artistici mausolei Michelangelo,
Dante. Vittorio Alfieri, Nicolò Machiavelli, Galileo ed altri molti.
A Pisa abbiamo anzitutto il bellissimo Camposanto, sulla piazza della
cattedrale, lungo edificio rettangolare a grandi finestroni traforati,
che danno luce a un largo porticato ricco dl monumenti storici ed archeologici,
e ricingono uno spazio erboso già usato come sepoltura e ripieno
di terra trasportatavi dai Luoghi Santi dl Palestina. Fu disegnato nel
1278 da Giovanni Pisano figlio dl Nicola, e per la leggiadria dell'architettura
e la santità dei ricordi è un edificio altamente suggestivo.
Troviamo quindi quell'elegantissimo gioiello che è la chiesetta
di S. Maria della Spina, lungo l'Arno presso il Ponte Nuovo, un vero cofanetto
a vaghissimo lavoro, in cui si sente l'arte e la maestria dei due Pisani.
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S. Petronio di Bologna |
Duomo di Milano |
Citiamo ora di volo il grande S. Petronio di Bologna, che
ricorda S. Maria Novella, e la cui prima idea fu data da maestro Antonio
di Vincenzo, morto nel 1405, il magnifico S. Francesco, pure a Bologna,
che vuolsi eretta dagli architetti frà Marco e Giovanni da Brescia
(1236-63); l'interno dei SS. Giovanni o Paolo e di S. Maria Gloriosa dei
Frari a Venezia, già citate nello stile lombardo; pure l'interno
della Certosa di Pavia, basato anch' esso sul triangolo equilatero, con
un curioso esempio di volte zoppe, riccamente decorate a ornamentazione
policroma, coi piloni a fascio è bei capitelli delicatamente scolpiti;
e veniamo finalmente al più splendido monumento gotico italiano,
cioè al Duomo di Milano.
" El principio dil Domo de Milano fu nel anno 1386 ". è
scritto su di un piccolo marmo appena varcatone l'ingresso, ma già
anche prima di quella data si lavorava per una nuova chiesa in sostituzione
della vecchia S. Maria Maggiore, e il senso dell'iscrizione è che
in quell'anno si ripresero i lavori con slancio, e fervore, per iniziativa
dell'arcivescovo Antonio di Saluzzo, mirabilmente secondato da tutto il
popolo, e assai poca invece dal duca Gian Galeazzo Visconti, al quale
invece si deve unicamente la erezione della Certosa di Pavia, iniziata
dieci anni dopo. Chi fu l'architetto del Duomo? Non 1 si sa, e probabilmente
esso non fu concepito da un' unica mente, bensì, secondo le tradizioni
dei Maestri Comacini, fu il frutto degli studi dl parecchi artisti, che
insieme delinearono la pianta e l'elevazione del colossale edificio. Certo
è che essi furono tutti italiani, come risulta da un verbale del
1.388, dove sono menzionati i maestri Marco Fri-xone, Jacopo Fusina, Zeno
e Bonino, tutti da Campione, un maestro Simone da Orsenigo, i maestri
Guarnerio da Sirtori, Ambrogio da Melzo, Pietro da Desio, Filippo Orino.
Rodolfo da Cinisella, Antonio da Troenzano e il fabbro Gasparolo de' Birago;
e se nei registri della Fabbrica compaiono talora degli inzenerii stranierI,
come i tedeschi Enrico Arler di GmŸnd detto il Gamodia e Giovanni
da Fernach, ed i francesi Nicola de Bonaventis e Giovanni Mignot, risulta
pure dagli stessi libri che venivano qui chiamati per dare il loro parere,
criticavano tutto e tutti, e poi erano rimandati " pro factis suis
". Successivamente troviamo addetti alla grande impresa Giovanni
de' Grassi, Andrea degli Organi da Modena col figlio Filippino, Bernardo
da Venezia, i Solari durante il secolo XV, e dopo il 1490 Giovanni Antonio
Amodeo e Gian Giacomo Dolcebuono. Con tutto ciò, si seguiterà
a dire da alcuni scrittori d'arte che il Duomo di Milano è in stile
gotico nordico, e ricorda assai da vicino i modelli ,tedeschi! Nel 1550
il famoso Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi compie la cripta e il
battistero, dà il disegno del magnifico pavimento a tarsia in marmo,
e presenta dei progetti di facciata nel suo stile barocco che allora trionfava;
nel 1577 S. Carlo Borromeo ne celebra la consacrazione; dal 1765 al 1769
si innalza da Francesco Croce lo splendido tiburlo con la guglia. maggiore,
e solo nel 1805, per impulso di Napoleone I su disegno di Zoia ed Amati
si compie quella facciata che ora si vuol riformare sullo stile generale
del tempio, non ostanti le rumorose opposizioni di alcuni, mosse più
per motivi personali che per elevati criteri d'arte. Disposto a croce
latina, il Duomo di Milano misura in lunghezza 148 metri, con una larghezza
di 61.50 nella facciata e di 88 fra le testate della nave trasversale;
larga m. 17, è alta m 48; la cupola è alta 68 metri, il
pinnacolo con la statua dorata della Vergine arriva a m. 108; ed infine
si numerano all'esterno 98 guglie minori e 2000 statue, oltre a più
che 4000 nell'interno. Da questi dati si può fare una idea della
magnificenza di tale vera montagna di marmo, sorretta da cinquantadue
giganteschi piloni con' capitelli formati da un giro di nicchie contenenti
statue di santi sotto eleganti tempietti, su cui si ergono le eleganti
volte decorate a chiaroscuro formate dalle nervature diramantesi dai piloni.
L'abside, poligonale, ha dei grandissimi finestroni a vetrate dipinte,
le quali sono pure applicate a tutte le finestre perimetrali, dando una
storia compiuta della pittura sul vetro dal 1400 a tutto il secolo XIX.
.Se si aggiunge a tutto questo ii prezioso tesoro di arredi sacri, di
paramenti, di arazzi, di lavori in bronzo, in marmo, in argento, che si
conserva nel Duomo, si vedrà facilmente che la cattedrale di Milano
è tale un monumento da rendere celebre la città che lo possiede,
ed è degno di essere diligentemente visitato ed osservato In tutte
le sue part!, per degnamente apprezzano nell' inestimabile suo valore.
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