|
8. L'architettura cosmatesca.
Premesso subito che adoperiamo, tanto per intenderci, una denominazione
comunemente usata dopo il Boito ma impropria, aggiungiamo che anzichè
d'architettura, si dovrebbe meglio parlare dl decorazione, e che questo
genere speciale di piccoli ed eleganti edifizi ornati a intarsi in marmo
prese Il nome dalla famiglia del Còsmati o Cosimàtl che
dir si voglia, fiorita in Roma dal 1150 aI 1300, mentre In realtà
nei secoli Xll-XIV altri insigni marmoraril romani si distinsero per I
loro artitlci lavori. Tralasciando di parlare delle cattedre, del ciboril,
dei monumenti sepolcrali e altre opere minòri, restringeremo la
nostra osservazione ai chiostri, come quelli che più interessano
l'architettura, e diremo poi una parola degli amboni, che sono parte integrante
della costruzione di una chiesa.
Chiostri. - Due magnifici esempi di chiostri a Intarsiature marmoree abbiamo
in Roma, ambedue falsamente attribuiti ai Còsmati: l'uno, quello
di S. Paolo fuor delle mura, iniziato sotto l'abbate Pietro da Capua nei
1193, appartiene infatti ad un - magister PetrusÈ che lo finì
verso II 1241, durante ii governo dell'abbate Giovanni dl Ardea; l'altro,
quello dl S. Giovanni in Laterano, meno vasto ma non meno elegante del
primo, fu lavorato da due artisti padre e figlio Vassalletto, uno dei
quali viveva certamente nel 1263. Un altro bel chiostro simile, e contemporaneo
del precedenti di Roma, esiste nell'antico monastero di S. Croce a Sassovivo
presso Foligno, opera di un Pietro de Maria sulla fine del secolo XIII.
Notevoli pure, benchè di diversa architettura, il chiostro dl S.
Sebastiano a Gravina con piloni lombardi a fascio, e quello celebre dei
Cappuccini ad Amalfi, 'a colonnine binate reggenti degli archi a sesto
acuto bellamente intrecciate. A Benevento vedasi anche il chiostro di
S. Sofia, con delle sculture anteriori al mille. Per quelli di Monreale,
Palermo e Cefalù, ne parleremo nel paragrafo seguente coi monumenti
siciliani.
|
|
Chiesa S. Claudio vicino a Spello (sec.
XI o XII) |
La splendida basilica di S. Angelo in
Formis |
Amboni. - Una fisionomia particolare hanno i pulpiti dl questa epoca,
che preludiano già all'arte dl Nicola e Giovanni Pisano, ma se
ne distinguono per l'ornamentazione prevalentemente a intarsio marmoreo
e mosaico, nella quale erano maestri i Còsmati sopra citati. Fra
gli amboni di questo genere citeremo quello di Ravello, dei 1130, con
la figurazione di Giona profeta ingoiato e restituito dal cetaceo; superato
però per ricchezza ed eleganza dall'altro, pure di Ravello, sorretto
da sei colonne a spirale intarsiata poggianti sul dorso di altrettanti
leoni, con parapetto e scala d'accesso a vaghi disegni intrecciati e mosaici,
opera dei 1272 di un Nicola di Bartolomeo da Foggia. Altro ambone con
colonne e leoni di tipo frammentario è quello della cattedrale
di Benevento, ove nella parte anteriore dei 'parapetto compaiono già
tre belle statuette addossate ai pilastrini.
|
di S. Margherita a Risceglie, Lecce.
|
A colonne bensì, ma prive dei soliti leoni sono i
pergami di S. Miniato, dal plutei quadrati a ornati geometrici, e di Salerno,
nel quale le quattro colonne portano una specie di tiburio a quattro archi
schiacciati con sculture simboliche, reggente l'ambone dai caratteristici
Intarsii cosmateschi, lavoro del 1175.
|