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3, L'architettura lombarda
in Milano.
La basilica ambrosiana. - Il tipo più spiccato della basilica prettamente
lombarda, cioè coi pilastri a fascio e le volte a crociera, è
il S. Ambrogio, monumento amorosamente studiato dai dotti, massime nella
seconda metà del secolo XIX, e intorno al quale forse non è
ancora detta l'ultima parola. Infatti, sulla grave questione che riguarda
l'epoca della costruzione della basilica ambrosiana nella forma presente,
si hanno due opinioni diverse, entrambe sostenute da autorevoli scrittori.
La prima attribuisce il S. Ambrogio odierno al secolo IX, per opera dei
Benedettini ai quali fu allora affidato, sull'area dell'antica basilica
primitiva del secolo IV; e questa è la persuasione di Dartein,
Gaetano Landriani e Luca Beltrami. La seconda invece distingue non due,
ma tre basiliche successive: la originaria a colonne, affatto scomparsa,
altra pure a colonne del 784 e dopo li terremoto del 11 17, e la presente
a pilastri dalla prima metà del secolo XII a noi; e ditale parere
sono, con gli stranieri von Eitelberg e Kiuger, gli italiani Cordero,
L. Ambiveri, Raffaele Cattaneo, Alfredo Melani e Diego Santambrogio.
Noi però, convinti degli argomenti dei sostenitori della prima
opinione, riteniamo che non è proprio necessario portare fino a
tre li numero delle costruzioni succedutesi nel S. Ambrogio, e che nel
secolo IX era già sufficientemente delineato fra noi lo stile lombardo,
da non aver bisogno di attribuire l'odierna basilica ad una tarda manifestazione
del medesimo, malamente ricopiata su modelli d'oltralpe. L'esame diretto
dell'edificio col risultato delle ultime ricerche, e i dati forniti dai
documenti sincroni, fanno escludere la tesi di una doppia riedificazione
della basilica ambrosiana nei secoli IX e XII, ispirata a due diversi
tipi monastici, che non trova alcun riscontro nelle memorie e nelle vicende
del monumento.
Dalla vita di S. Ambrogio noi rileviamo che egli dal 386
al 388 eresse una basilica dedicata ai SS. Gervasio e Protasio, di cui
aveva scoperto allora le preziose reliquie; ed in essa, detta subito dal
popolo - ambrosiana È dal nome del santo fondatore, egli medesimo
ebbe sepoltura nel 397, vicino alle sacre spoglie dei martiri, come in
vita aveva desiderato e disposto. Venuti nel 783 ad officiare la basilica
I Benedettini, che abitavano l'attiguo monastero ora ospedale militare,
essi prolungarono l'unica abside primitiva per formare il coro, vi aggiunsero
ai lati due absidi minori, e nel fianco meridionale vicino alla facciata
elevarono il proprio campanile, detto ancora oggi del monaci.
Si arrivò così all'824, quando si pensò di sostituire
l'antica basilica a colonne con copertura a capriate scoperte, secondo
la tradizione romana, con un'altra sul tipo lombardo che si era venuto
formando per opera dei Maestri Comacini, con tre navate, pilastri a fascio,
volte a crociera, tiburlo e pilastri esterni dl contrafforte ; Angilberto
II (824-860) vi eresse il nartece d'ingresso, al quale poi Ansperto (861-881)
addossò il grande atrio a portici per sepoltura dei monaci ; e
finalmente dal 1128 al 1144 si costruì sul fianco settentrionale
un secondo campanile, ad uso esclusivo dei canonici per le officiature
capitolari.
SI ha così, diligentemente controllata sui manoscritti dell'archivio,
la serie delle principali fasi costruttive della basilica ambrosiana quale
oggi si vede, alle quali sono da aggiungersi per la storia del monumento
: le vicende del tiburio, originariamente mancante come è provato
dallo spessore dei quattri pilastri della crociera eguale a quello degli
altri delle navate, e costrutto dapprima ottagonale con pennacchi a gradini
di raccordo con gli archi di sostegno, ma coperto da un semplice tetto
a travature, poi rialzato internamente a cupola rafforzando insieme i
pilastri e gli archi della crociera poi la deformazione in due volte a
sesto acuto della campata a crociera sopra l'ambone, dopo il crollo avvenuto
nella seconda metà del secolo XII, e che durata fino al 1 862 cagionò
forse delle confusioni nella determinazione dell'epoca di costruzione
della intera basilica ; I mutamenti avvenuti nel ciborio dell'altare,
con quattro rare colonne di porfido egiziano, che appoggiate in origine
su basi a livello del pavimento, furono in seguito sepolte con esse fino
a una certa altezza, quando Angilberto rialzò il piano del presbitero
per sottrarre i corpi dei
santi patroni a possibili trafugamenti, impiantandovi sopra il famoso
altare di Volvinio in oro, smalti e pietre preziose, e nel 1870 vennero
rialzate con tutto il ciborio e raddrizzate sull'asse della basilica dal
quale deviavano ; finalmente la costruzione della cripta, aperta tra il
770 e l'836, ma rifatta nello stato presente verso il 1775.
Quanto all'organismo costruttivo del S. Ambrogio, oltre a quanto abbiamo
detto per incidenza, sono da notarsi: la irregolarità della pianta,
che non è rigorosamente rettangolare; la particolarità della
facciata di comprendere anche Il nartece, mediante una grande galleria
superiore che collega quelle interne; la presenza dl grandi matronei sulle
navate minori, destinate alle donne e che servono tuttora nei giorni di
maggior affollamento; la robustezza dei pilastri polistili, donde si diramano
gli archi e le nervature delle volte; la armonia delle tinte derivante
dal contrasto fra I mattoni scoperti, e le parti in pietra o rivestite
a calce. Nulla poi diciamo della decorazione pittorica, del grandioso
mosaico nella conca dell'abside e di tutta le ornamentazione in scultura,
che esulano dal nostro campo puramente architettonico.
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Famoso altare di Volvinio |
S. Maria in Aurona
alcuni capitelli nel Museo archeologico |
Altre chiese in Milano. Per non parlare della chiesa a
tipo basilicale di S. Maria in Aurona, eretta nel secolo VIII
sull'area dell'odierno palazzo della Cassa dl Risparmio, e di cui rimangono
soltanto alcuni capitelli nel Museo archeologico che indicano il motivo
del pilastri polistili prettamente lombardi, citeremo in Milano alcune
chiese di questo stile, che passate per varie vicende attraverso i secoli,
recentemente (dal 1 850 in poi) riebbero la loro fisionomia primitiva.
Tali sono: la chiesetta di S. Celso, di cui si ha memoria fino dal secolo
IX, che fu riedificata alla fine del X per opera dei Benedettini, rimaneggiata
intorno alla metà del cinquecento, e ristaurata nel 1851 con arretramento
della facciata, la quale reca una bellissima porta a pilastri e colonnette
archivolti istoriati e architrave scolpito a figure, con battenti del
1634 il S. Simpliciano, fondata nel secolo IV e rifabbricata nel IX dai
Benedettini Cluniacensi a tre absidi (forse anche con matronei), a cui
fu aggiunta la navata transversa nel secolo XII e la cupola nel 1582,
con facciata in mattoni scoperti e bellissime finestre bifore e trifore,
recante tracce di attaccatura di un atrio che poi non si sa se fu veramente
costrutto; il S. Eustorgio, ritenuto del secolo IV in origine e rifatto
nel VII o VIII, poi rimaneggiato in diverse epoche, con facciata ristaurata
nel 1862 sullo stile del secolo XIII, e bel campanile lombardo;
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S. Simpliciano |
S. Cristoforo sulla Ripa di P. Ticinese
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il S. Babila, che si vorrebbe la più antica chiesa
dl Milano, ma che le forme architettoniche rivelate dal 1886 in poi fanno
ritenere del secolo XI, con archi, volte, tiburio, abside e decorazione
scultoria assai affini a quella basilica ambrosiana; il S. Gottardo nel
palazzo reale, di cui non rimane d'antico che la parte absidale e il leggiadro
campanile del 1335; ii S. Calimero, con protiro nella facciata e poco
felicemente ristaurato nell'interno; il S. Giovanni in Conca, già
sorgente sulla piazza omonima e di cui non sussiste che la fronte, arretrata
e ricostrutta nel 1880 ; il S. Pietro in Gessate e le due chiese abbinate
con unica facciata di S. Maria Incoronata, che attendono ancora sapienti
restauri, come pure la chiesetta di S. Cristoforo sulla Ripa di P. Ticinese,
la elegante S. Maria della Pace, recentissima mente ridonata al culto,
la Chiesa Rossa presso la Conca Fallata, e S: Maria di Casoretto fuori
P. Venezia; infine le facciate con ornati in terra cotta di S. Maria del
Carmine e di S. Marco, ambedue moderne, in cui fa capolino l'arco acuto
come elemento decorativo, accennando già alla comparsa dell'architettura
ogivale.
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