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2. L'architettura
bizantina in Italia,
Generalmente si ritiene che da Costantinopoli l'arte bizantina è
passata in Italia per la dominazione imperiale nell'esarcato in Ravenna,
e che gli artisti orientali si siano ispirati alla S. Sofia nel costruire
le chiese sul tipo bizantino. L'esame però e la storia dei monumenti
bizantini in Italia ci mostra, che a Milano ed a Ravenna esistevano già;
degli edifici anteriori cronologicamente a quelli di Bisanzio, tanto che
il Melani li aveva raggruppati in una sua opera sotto il titolo speciale
di stile milanese-ravennate, denominazione poi abbandonata nella quarta
edizione del suo Manuale di architettura italiana. Noi quindi ripartiremo
anche qui la trattazione secondo il criterio regionale e non cronologico,
parlando prima dei monumenti milanesi, quindi del ravennati, e da ultimo
dei veneziani, che realmente più risentono l'influenza dell'arte
di Costantinopoli.
Monumenti di Milano. Parlando del S. Lorenzo, che a prima vista riesce
un enigma dal lato stilistico, per la strana mescolanza e sovrapposizione
di elementi affatto diversi, il Mongeri, pur riconoscendo che in origine
non è che l'adattamento a chiesa del calidarium delle grandiose terme
di Massiminiano Erculeo, opina che alla sua trasformazione abbia presieduto
un architetto della scuola di Bisanzio, uno di quelli fors'anche che lavoravano
ai monumenti ravennati nel periodo dell'esarcato; altri poi asserirono
senz'altro che il S. Lorenzo non sia che una copia del S. Vitale, non
avvertendo che dopo la consacrazione di questo, avvenuta nel 547, Milano
era ancora in piena rovina per la distruzione di Uraia (539), e che nel
periodo successivo sotto i Langobardi l'arte rimase in assoluta decadenza.
La verità; è che, al contrario, il S. Vitale è una riduzione
in piccolo del S. Lorenzo del primo tipo, quando cioè questo aveva
ancora la cupola emisferica romana su base quadrata, sostituita poi da
altra lombarda ottagonale con pennacchi a gradini (come a S. Ambrogio
ed a Chiaravalle), dopo l'incendio del 1124, e rifatta in forma ovoidale
da Martino Bassi dal 1574 al 1591. Ciò è confermato altresì
dall'esame della pianta dei due monumenti, confrontati con il S. Sergio
di Costantinopoli, e ad ogni modo le grandi esedre con portici al piano
terreno e loggia a quello superiore sono una disposizione prettamente
romana, già; adottata nelle terme e nel tempio di Minerva Medica.
Pure a Milano abbiamo un edifizio con la caratteristica bizantina della
cupola emisferica su pianta quadrata con pennacchi di raccordo, nella
poco nota basilica Fausta in S. Ambrogio, detta anche S. Vittore in ciel
d'oro, o S. Satiro; piccola basilica a tre navi in cui il santo vescovo
depose i corpi del fratello Satiro e del martire Vittore, e dl cui oggi.
non resta che la tribuna con la sottostante cripta. Degna di studio è
la tecnica costruttiva della cupola, edificata in laterizio con file concentriche
di anfore in terra cotta entranti l'una nell'altra con la punta inferiore,
allo scopo di alleggerirne al massimo possibile il peso gravante sui quattro
pilastri angolari della tribuna.
La ricca decorazione a mosaici su fondo d'oro è certo posteriore
alla costruzione, non oltre però i primi anni del secolo V, mentre
la basilica è certamente del secolo IV. é da. notarsi la forma
dell'abside, che semicircolare all'interno diventa poligonale all'esterno
con carattere schiettamente latino: la cripta, architettonicamente, presenta
nulla di rilevante.
Monumenti di Ravenna. Tralasciando di parlare del S. Apollinare in Classe
e del S. Apollinare Nuovo, che appartengono ancora allo stile basilicale
romano, salvo alcuni particolari e la ricca decorazione in mosaico, il
primo monumento bizantino di Ravenna in ordine cronologico è ti mausoleo
di Galla Placidia, eretto nel primo quarto del secolo V, e assai bene
conservato. A pianta semplicissima in forma di croce latina, su quattro
vigorosi pilastri si voltano degli arconi reggenti alla loro volta la
cupola decorata a stelle d'oro su fondo azzurro. La decorazione in mosaico
richiama quella della basilica Fausta, e il mausoleo che presenta un aspetto
piuttosto grave non contiene che i sarcofagi in pietra di Galla, Costanzo
suo consorte, e Valentiniano Ill loro figlio.
Ma il monumento più bizantino di Ravenna è. il famoso S. Vitale,
che fatto innalzare da Giuliano Argentario per ordine dell'arcivescovo
Ecclesio dal 521 al 534, fu consacrato dall'arcivescovo Massimiano nel
547, e recentemente ristaurato dal 1898 al 1904 da Corrado Ricci. Ridotta
alla ricostruzione grafica originale, prima delle manomissioni operatevi
in diverse epoche, riproduce la disposizione generale del S. Lorenzo nel
primo periodo cristiano, e come questo offre delle grandi nicchie con
portici a terreno e logge superiori. La pianta è ottagonale, e l'edificio
è coronato da una cupola a struttura romana in laterizio, come nella
basilica Fausta; cioè ad anfore fino a metà; altezza, e a tubi
in terracotta rientranti e disposti in lunga spirale, nella parte superiore
della calotta. Su tutte le pareti, gli archi, i sottarchi, le volte splendono
magnifici mosaici, che con la rarità; e il candore dei marmi delle
colonne e dei capitelli dà; all'edificio un'impronta di ricchezza
e un' armonia di colori veramente mirabile. Particolare degno di osservazione
nel S. Vitale, come a S. Apollinare Nuovo, sono i pulvini, specie di piramide
tronca capovolta e sovrapposta ai capitelli come un sopralzo dei medesimi,
richiesti architettonicamente dal fatto che i peducci degli archi, invece
che a pianta quadrata, sono a sezione rettangolare per lo spessore aumentato
dei muri, e quindi se appoggiassero direttamente sui capitelli quadrati
ne sporgerebbero all'infuori con effetto antiestetico: a questo inconveniente
rimediano appunto i pulvini, che si dissero elemento prettamente bizantino
mentre sono affatto italiani d'origine, tanto è vero che a S. Sofia
di Costantinopoli, donde avrebbero dovuto derivare, non si trovano che
otto pseudo-pulvini come eccezione.
Monumenti di Venezia. Date le grandi comunicazioni marittime della Repubblica
veneta col Levante, era naturale che come nell'industria, nel commercio,
e (pur troppo) nei costumi, anche nell'arte si facessero sentire le influenze
orientali, tanto più vive quanto più si facevano strette le
relazioni con l'impero greco di Bisanzio. Per questo, allorquando nel
1052 si pensò a ricostruire dalle fondamenta una grande basilica
in onore di San Marco (sul luogo di. quella a tipo latino già; innalzata
da Giustiniano Partecipazio nell' 829, all'arrivo da Alessandria d'Egitto
delle ceneri del Santo evangelistae martire, e ristaurata da Pietro Orseolo
dopo l'incendio del 976 ), se ne tracciò la pianta a croce greca
dal doge Domenico Contarini, e nel 1071 Domenico Selvo inaugurava lo splendido
tempio a cinque cupole principali, oltre ad altre minori, che forma ancora
oggi il vanto della regina dell'Adriatico. Lo stile bizantino però ,
a contatto coll'anima artistica italiana, ha guadagnato in leggerezza
ed eleganza, e basta osservare per convincersene i cinque archi tondi
al sommo della facciata terminanti con leggiadra curva in punta, e le
snelle cuspidi a tempietto che vi sono intercalate, che preludiano già;
alle candide guglie dello stile archiacuto. Per cinque porte, ornate di
una selva di colonnette in marmi greci e orientali e sormontate da lunette
a mosaico si entra nel nartece, che si prolunga ad angolo retto a. sinistra,
mentre a destra lo spazio corrispondente è occupato dal battistero;
qui il fulgore dell'oro rilucente dal fondo dei mosaici onde tutte le
pareti e la volta sono rivestiti predispone alle meraviglie dell'interno,
ove infatti nella scarsa luce le figure dei Santi in ricche vesti insieme
alle varie tinte dei marmi formano una vera sinfonia di colori, ove l'occhio
si perde estatico e l'animo si eleva. spontaneo alla preghiera. All'ingresso
del coro senatorio una pergula in marmo formata da colonne sostiene una
cornice, su cui quattordici statue marmoree si allineano ai fianchi di
un grande crocifisso in lastra d'argento dorato: ai due lati stanno due
amboni sostenuti da colonne, dei quali quello in cornu evangelii è
sormontato da un secondo ambone coronato da una cupola a spicchi. Tutto
il resto della basilica, altari, cripta, coro, battistero, sfoggia la
medesima magnificenza, facendo del S. Marco di Venezia un monumento unico
al mondo della religione e dell'arte.
Ancora a Venezia sono edifici bizantini il duomo di Torcello, costruito
nel 641, rifatto nel 697 e ristaurato nell'864 e nel 1008; S. Fosca. pure
a Torcello; la chiesa di Murano, rifatta in parte con materiali vecchi
nel secolo XI; vi sono da notarsi le scolture delle transenne e dei capitelli,
ove la. grazia delle volute corinzie è trattata con la. rigidità;
bizantina.
Citiamo pure come appartenenti allo stile che stiamo studiando la basilica
eufrasiana a Parenzo, con atrio quadrato a. colonne, il duomo di Grado,
del secolo VI, quelli di Aquileia e di Caorle, ambedue del primo quarto
del secolo XI, e il S. Dcnato di Zara, tempio rotondo che ricorda il S.
Vitale di Ravenno, ora museo civico ricchissimo di frammenti ornamentali
bizantini.
Infine, edifici sacri moderni ispirati all'arte di Bisanzio sono la cattedrale
di St. Front a Perigueux, che presenta la stessa ossatura architettonica
del S. Marco, e la. basilica votiva del S. Cuore a. Montmartres presso
Parigi.
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