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4. Le basiliche all'aperto.
Epoca precostantiniana. - Già anche prima di Costantino, abbiamo
visto che negli intervalli di relativa tranquillità fra l'una e l'altra
delle persecuzioni generali erano sorte in Roma e altrove delle chiese
all'aperto, sparite poi successivamente per i decreti degli ultimi imperatori
pagani, massime di Diocleziano. A quelle di cui si è fatto cenno
dl volo, aggiungiamo la piccola chiesa consacrata da papa S. Callista
I sul luogo di una locanda, già taberna meritoria o casa di riposo
pei veterani, che ampliata e riscostrutta parecchie volte, è ora
la basilica di S. Maria in Trastevere. Ad Orlèansville in Algeria
furono scoperti gli avanzi di una grande basilica rettangolare sacra a
S. Reparata, con cinque navate divise da file di pilastri, con la singolarità
di avere due absidi comprese nel perimetro rettilineo dei lati minori,
una delle quali occupata dall'altare, l'altra servente ad uso di battistero:
naturalmente, gli ingressi erano laterali, praticati nei due lati maggiori
del rettangolo, e a chi ne volesse trarre un argomento per sostenere l'adattamento
a luogo di culto delle basiliche, si potrebbe mostrare la stessa disposizione
nel duomo romanico di Worms, e in parecchie altre cattedrali di Germania.
La tradizione attribuisce inoltre a S. Elena, madre di Costantino, l'erezione
in Treviri; sua residenza, dl una basilica ad una sola navata, ed anche
di una seconda a tre navi, che ora trovasi incorporata nell'insieme del
duomo di quella città. Tale opinione, sostenuta da autorevoli scrittori,
sarebbe confermata dalla tecnica essenzialmente romana della costruzione,
specialmente nelle finestre ad arco su due file sovrapposte.
Basiliche Costantiniane, o della pace. Quando, sugli inizi del secolo
IV, si pensò a consacrare con l'erezione di basiliche I luoghi illustrati
dalla morte o dalla sepoltura dei martiri più insigni, venne spontanea
l'idea di collocare l'altare proprio al di sopra della tomba, per continuare
la tradizione liturgica delle messe anniversarie nei cubicoli cimiteriali;
fu necessario quindi abbassare il livello del suolo fino il piano del
sepolcreto, come si fece per S. Agnese fuor delle mura, alla quale si
scende tuttora per una scala marmorea di 45 gradini. In seguito papa Damaso
proibì questi lavori di scavo, per timore di danneggiare i cimiteri
sottostanti, e allora sul luogo del sepolcro si costruì una cripta,
detta confessio, alla quale corrispondeva nel piano della basilica sovrapposta
il presbiterio con l'altare: per poter poi contemplare e venerare la tomba,
si praticò nel muro della cripta un apertura, detta fenestella confessionis,
per la quale si passavano i pannilini che si volevano santificare al contatto
con le sacre reliquie.
Delle basiliche ccstantiniane altre sono fuor delle mura, e quindi sopra
i cimiteri, altre invece nel perimetro interno della città. Fra le
prime, ricordiamo la già citata basilichetta dei SS. Sisto e Cecilia
all'ingresso del cimitero di Callisto: è una cella a tre absidi (trichora)
usata per agapi e adunanze, e come prima fermata dei pellegrini che scendevano
nelle catacombe; ristaurata dal De Rossi nel 1881, è adorna sulle
pareti di frammenti di lapidi con iscrizioni, che fanno degna corona al
busto del sommo archeologo cristiano, e per la sua importanza storica
ben meritò di essere chiamata dal cardinale Parocchi " la cappella
Sistina dei cimiteri ".
Prima in ordine cronologico fra le basiliche urbane della pace è
Santa Pudenziana, già oratorio privato in casa del senatore Pudente,
e costruita in parte sopra le volte terrene del palazzo: vi furono aggiunte
posteriormente altre due navate, poi scomparse, subì varie successive
trasformazioni, e della costruzione primitiva a basilica conserva quasi
soltanto la grande abside di forma speciale, col prezioso musaico che
ne adorna tutta la tazza.
Citiamo quindi in ordine di tempo: S. Giovanni in Laterano, la cattedrale
di Roma, la metropoli della cristianità, madre e capo di tutte
le chiese dell'Urbe e dell'Orbe eretta da! 314 al 335, ristaurata recentemente
sotto Leone XIII, ma che sotto la mescolanza dei diversi still non lascia
scorgere quasi nulla dell'aspetto originario; S. Agnese extra muros sulla
via Nomentana fuori di P. Pia (da non confondersi con l'altra S. Agnese
di piazza Navona), ricostruita nel 600 su! tipo primitivo, ove già
compaiono i matronèi, o gallerie superiori sulle navate minori
per le donne; S. Maria Maggiore, o S. Maria ad praesepe, o S. Maria della
Neve, o basilica Liberiana, la prima dedicata in Roma alla Vergine secondo
la nota tradizione, e consacrata da papa Liberio nel 384; S. Lorenzo e.
m., fondata da Costantino ma sotto Onorio III raddoppiata mediante l'aggiunta
di una seconda basilica con voltamento di pianta, in modo che l'antico
nartece d'ingresso è ora un retrocoro dietro il presbiterio; la
basilica di S. Pietro in Vaticano, già successa ad una chiesa primitiva
sulla tomba del principe degli Apostoli, una magnifica costruzione su
i cui particolari non sono d'accordo gli archeologi, ma che doveva essere
degna dell'alta sua destinazione, e che per molteplici vicende divenne
poi l'attuale iniziata da Nicolò V e proseguita da' suoi successori
coll'opera dei massimi artisti del rinascimento; infine S. Paolo extra
muros, l'ultima cronologicamente del secolo IV perchè terminata
nel 408, alla cui erezione concorsero quattro imperatori, tre d'Occidente
ed uno d'Oriente, costrutta in forma frammentaria con le spoglie della
basilica Emilia, risorta splendidamente dalle rovine dell'incendio avvenuto
nel 1823 e arricchita di recente da un magnifico atrio quadrato a colonne
monoliti in granito.
Basiliche postcostantiniane. Anche quando la Corte imperiale lasciò
Roma per Bisanzio, si continuarono ad erigere basiliche, sul tipo primitivo,
con le modificazioni portate dalle condizioni nuove della società.
Fra esse, è notevole la soppressione della nave transversale o
transetto, cessato lo scopo a cui serviva di sede della Corte, e questa
innovazione la si trova per la prima volta a S. Maria in Cosmedin, che
si vorrebbe trasformata in chiesa da S. Dionigi mezzo secolo prima di
S. Giovanni In Laterano, e che certo fu ristaurata in forma basilicale
da Adriano i nel 782. Viene poi il S. Clemente, che fino al 1858 fu ritenuto
ii tipo più perfetto e conservato delle basiliche latine dopo Costantino,
ma che le scoperte archeologiche di quell'anno e dei successivi hanno
riconosciuto come una ricostruzione di Pasquale lii (1099-1 118) con lo
spoglio di una basilica più antica sottoposta, ornata di preziosissimi
affreschi anteriori al secolo IV. Ancora in Roma abbiamo pure la S. Prassede,
fondata nell'822 da Pasquale I in onore della figlia di Pudente e racchiudente
2300 corpi di martiri con insigni reliquie della Passione.
Fuori di Roma, le due chiese di S. Apollinare in Classe e S. Apollinare
Nuovo a Ravenna sono ancora sul tipo tradizionale delle basiliche romane,
salvo alcuni particolari secondarii, come il pulvino sopra i capitelli,
di cui parleremo nello stile bizantino.
In Lombardia possiamo studiare lo stile basilicale in alcuni monumenti
o conservati o ristauratì, che valgono a darcene un' idea compiuta
e precisa. Così in Milano abbiamo il magnifico S. Vincenzo in Prato,
da pochi anni ridonato al culto in tutto lo splendore della forma originaria.
Fuori di Milano meritano di essere visitate la chiesa parrocchiale di
Arsago, vicino a Somma, e specialmente la basilica di Agliate, fondata
probabilmente da S. Dazio vescovo di Milano (530-552) che ne era nativo,
e che è forse il modello più puro della basilica latina a tipo
frammentario.
Caratteristiche dello stile basilicale. - La pianta di una basilica è
rettangolare allungata, dovendo dar l'idea di una nave, la mistica navicella
di cui Pietro è il timoniere e gli Apostoli i remiganti ; vi è
premesso un prònao o nartece, addossato alla facciata e sorretto
da una fila dl colonne coperte da un tetto spiovente anteriormente; al
di sopra di questo, continua la facciata, la quale non è una costruzione
a parte con organismo proprio, come dal rinascimento in poi, ma è
un semplice muro, ornato di affreschi o mosaici, seguente la linea dello
spaccato, e quindi a tre o cinque spioventi secondo il numero delle navate.
Spesso, i! nartece è continuato su tre altri lati da portici, in
modo da formare un cortile quadrato, l'atrio dei penitenti, con in mezzo
una fonte (càn (aro o paradiso), per le abluzioni rituali prima di
partecipare alle adunanze di culto.
Dall'atrio tre o cinque porte secondo i casi davano accesso alle navate,
a destra per gli uomini, a sinistra per le donne, prolungantisi fino all'arco
trionfale che le divideva dal presbiterio, arco sorretto da due grandi
colonne e ornato da mosaici con scene bibliche o simboliche. Al di là,
una navata transversale, dotta transetto, dava alla pianta della basilica
la forma di croce, e nel mezzo sorgeva l'altare, isolato, elevato su gradini,
e coperto da un ciborio sorretto da quattro colonne in marmo prezioso.
Dietro l'altare, si sfondava l'abside semicircolare, con la cattedra vescovile
e un sedile continuo corrente all'intorno sulle pareti per il clero.
Le navate erano divise da file di colonne, che talora portavano un architrave
rettilineo, altre volte reggevano direttamente per mezzo di archi interposti
le pareti della navata centrale, traforate superiormente da finestre,
mentre nelle navate laterali, più basse, i muri formavano il perimetro
della basilica. La copertura delle navate era a travatura con capriate
scoperte, il tutto sormontato dal tetto che dal culmine longitudinale
si spezzava in due, quattro o sei spioventi secondo il numero delle navate.
Sotto l'altare, che era unico dapprincipio per ogni basilica, non essendovi
allora ancora nè la triplice abside (posteriore sempre all'8OO),
nè le cappelle laterali, costrutte assai più tardi, era praticata
la confessione o cripta, con la tomba di qualche martire insigne, e il
piano dell'altare finiva a destra e a sinistra verso il popolo in due
amboni, per la lettura dei libri sacri e la predicazione. Quando poi,
nell'epoca postcostantiniana, scomparve il transetto, e si costrusse invece
nella navata centrale la solea, o piano rettangolare rialzato cinto da
transenne, per il coro dei cantori, allora l'ambone vi fu trasportato,
con una o due scale d'accesso, e vicino il candelabro in marmo per il
cereo pasquale.
Confrontando questa descrizione con quanto abbiamo detto sulla disposizione
liturgica e architettonica negli oratori privati e nei cubicoli cimiteriali,
si scorge subito che è sempre lo stesso piano fondamentale, quantunque
arricchito e sviluppato come lo permettevano le mutate condizioni della
Chiesa e della società.
5. Pantalini: Arte Sacra.
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