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4. L'architettura romana.
Oscurissime ed intessute di favole sono le origini di quella Roma, che
se fu chiamata caput mundi e " la città eterna " per
la potenza a cui assorse nel corso dei secoli e per l'importanza avuta
nella storia della civiltà, pei cattolici è inoltre la "
città santa ", perchè ivi è il centro della
religione " u' siede il successor del maggior Piero )).
Per quanto però i primi giorni di Roma siano involti nelle leggende,
noi sappiamo da Virgilio che a formarne i primi abitatori concorsero elementi
latini, sabini ed etruschi, onde la pop olazione che ne risultò ebbe
in sè medesima e l'energia del Lazio, e l'austerità della Sabina,
e la gentilezza dell'Etruria. Certo che la civiltà di Roma fu rude,
forte ed aspra, propria di uomini pratici e sopratutto politici, che furono
eminentemente colonizzatori e legislatori, estendendo le loro aquile vittoriose
col diritto della forza sino ai confini del mondo d'allora.
Un tale popolo, naturalmente, non era adatto a creare una grande arie,
intento com'era all'opera di conquistare e dominare la terra ma da ciò
al negare ai Romani un'arte loro propria volendoli tributarii in fatto
d'arte dell'Etruria prima e della Grecia poi, ci corre assai. Sono innegabili
nella produzione artistica romana le influenze etrusche ed elleniche,
che furono trasformate però ed immedesimate con l'indole e lo spirito
del Popolo romano, il quale seppe dar vita ad un'arte sua propria, stampandovi
l'impronta del suo carattere assimilatore per eccellenza.
Ciò che ritardò lo sviluppo di quest' arte con una fisionomia
particolare, fu il fatto che presso i Romani l'esercizio delle arti liberali
era tenuto a vile, e considerato come occupazione dei servi e al più
dei liberti solo l'architettura militare era apprezzata come degna dei
cavalieri o della nobiltà, e sole eccezioni si notano nei primi secoli
di Roma il patrizio Fabius pictor, che trecento anni prima di Cristo decorava
il tempio della Salute, e più tardi un Lucio Ostilio, il quale si
procacciò con la pittura tale popolarità, che fu eletto console.
Ora noi considereremo nella storia dell'arte romana tre epoche ben distinte
la prima, che va dalle origini al 146 a. C., nella quale sono esclusivamente
artisti etruschi che lavorano nella Roma dei re; la seconda, dalla conquista
greca al secolo Ill dopo C., in cui si sviluppano la cultura ed il gusto
ellenici, raggiungendo il loro epogeo nell'epoca imperiale da Augusto
ai Flavii; la terza, di decadenza, dal secolo Ill alla metà del V
dell'era volgare, in cui le infiltrazioni barbariche preparano e compiono
la corruzione della lingua, della letteratura e dell'arte, mentre sulle
rovine del paganesimo si svolgono gli inizi della gloriosa arie cristiana.
I caratteri essenziali e distintivi dell'architettura romana sono dal
Melani così compendiati l'uso degli archi e delle volte, la sovrapposizione
degli ordini, la maestosa grandiosità delle masse. Veramente l'arco
e la volta erano già stati impiegati in Oriente, e già ne vedemmo
l'applicazione nell'arte assiro-caldea, che gli Etruschi avevano imitata
in Italia; ma fu solo in Roma che quegli elementi costruttivi acquistarono
un vero carattere nazionale, e permisero al genio latino di accoppiare
il colossale delle masse con l'armonia delle proporzioni, costruendo degli
edifizi che sfidarono i secoli e ancor oggi ci riempiono di meraviglia.
Agli archi ed alle volte era naturale che andasse
accoppiata la colonna per l'ornamentazione dei templi e delle basiliche,
ed essa, a preferenza ionica e corinzia, acquista dimensioni alquanto
modificate, e talora viene allungata sovrapponendola a piedestalli, talvolta
invece prende forma di pilastro a scopo puramente decorativo. Anche il
capitello greco subisce in Roma una geniale trasformazione, mediante la
fusione della flora ornamentale corinzia con le due robuste volute dell'ordine
ionico, per la quale si ottiene l'intento di aggiungere ricchezza e fasto
all'insieme della costruzione.
Quanto alla sovrapposizione degli ordini, assai utilmente usata in Roma,
noi vi troviamo impiegati i tre ordini architettonici della Grecia, cioè
il severo dorico nel primo piano, l'elegante ionico nel secondo, e il
fastoso corinzio nel terzo, ai quali talvolta si mescolava il toscanico,
che insieme formavano quel complesso classico di bellezza e robustezza,
a cui si ispirarono poi gli artisti del Rinascimento per le loro meravigliose
creazioni.
Riguardo ai materiali usati nell' architettura romana, essi variano assai,
e vanno dal tufo peperino verde ai mattoni e ciottoli fortemente cementati,
dal caratteristico travertino giallo del Lazio ai ricchi marmi greci e
orientali largamente importati sotto l'impero.
é da notare finalmente l'abbondanza dei monumenti, sui quali lo
studioso d'arte può rivolgere tuttora la sua attenzione, non solo
in Roma, ma anche in tutte le regioni ove la dominazione romana portò
la sua influenza : monumenti che malgrado i vandalismi dei Barbari e le
manomissioni dal Medio Evo rimangono tuttora in piedi più o meno
ben conservati, e talora ristaurati con amorosa cura dei dotti, mentre
anche da quelli ridotti in rovina si rivela tuttora la passata grandezza.
Venendo ora ai varii generi d'architettura in particolare, troviamo anzitutto
nei templi la disposizione generale comune agli Etruschi, arricchiti spesso
da un pronao a filari dl colonne. I più degni di nota fra quelli
ancora esistenti, o che furono trasformati, sono: il tempio della Fortuna
Virile, oggi S. Maria Egiziaca, e quello della Concordia, edificato da
Camillo nel Foro e ricostruito da Tiberio, i quali più degli altri
s'accostano alle costruzioni tuscaniche; quello di Venere a Roma, In cui
ebbe speciale applicazione la volta e di cui si ammira la grandiosità
delle due grandi absidi semicircolari a calotta, destinate alle statue
delle due divinità ivi collocate; quello di Minerva Medica, tuttora
imponente per la robustezza ed eleganza degli archi. Ma sopra tutti meraviglioso
per l'ardimento costruttivo è il Pantheon di Adriano, al quale
sotto Settimio Severo fu aggiunto il pronao col materiale dell'antico
tempio di Marco Vipsanlo Agrippa; dedicato a tutti gli Dei del mondo romano,
col Cristianesimo ebbe destinazione religiosa e fu da papa Bonifacio IV
chiamato S. Maria ad Martyres o della Rotonda; quivi ebbero la sepoltura
l'immortale Raffaello ed i Caracci, e dopo il 1878 i re d'Italia. é
un'ampia rotonda del diametro di 43 metri, a otto nicchie alternativamente
semicircolari e quadrate, sormontate da robusta cupola aperta nel centro,
e preceduta da un pronao d'ingresso con otto colonne di fronte e altrettante
in profondità.
Anche I monumenti funebri deli' antica Roma appartengono all'arte etrusca,
e tra questi il tipo più caratteristico è la tomba detta volgarmente
degli Orazi e dei Curiazi, a base quadrangolare sormontata da cinque coni.
Anche la tomba di Cecilia Metella, sulla Via Appia, sorgente in forma
cilindrica su grandiosa base quadrata di pietra a bozze, probabilmente
finiva in forma di cono, a guisa dei tumuli dell'Etruria ; ma nel medioevo
il sepolcro della contemporanea di Silla fu ridotto nella parte superiore
a castello merlato, ed usato come fortezza contro le invasioni dei Saraceni.
Una imitazione dell'architettura egizia invece è la piramide di Calo
Cestio, che risale all' epoca di Augusto e conserva ancora la cella sepolcrale
adorna di belle pitture. Famoso poi è in Roma il mausoleo dell'imperatore
Adriano, già Mole Adriana ed ora Castel Sant'Angelo, divenuto sede
del Museo d'artiglieria e genio. Sopra una base di 90 metri per lato si
eleva una colossale notonda di 22 metri d'altezza e 67 di diametro, un
tempo rivestita di ricchi marmi e decorata fastosamente di ornati, sculture
e statue.
L'architettura della casa romana si può ora studiare quasi esclusivamente
a Pompei, dove appunto sorgevano i palazzi e le ville dei ricchi patrizi,
e la planimetria tipica delle abitazioni d'allora la riconosciamo assai
bene nella casa detta di Pansa, ed in quella fedelmente ristaurata dei
Vettii. In esse si riscontrano l'atrio con l'impluvium, i varii cub iculi
o stanze, il tablinurn, la biblioteca, il triclinium, ii viridarium o
giardino, ossia tutti gli elementi della casa dei Romani, compreso il
mosaico dell'atrio col motto: " cave canem ".
La cura che in Roma si aveva per la nettezza della persona fece sorgere
quei maestosi edifizi che furono le terme, in cui non si sa se più
ammirare la grandiosità della mole o la magnificenza della decorazione
che dovevano avere, ricca di colori e di tinte smaglianti. Divise in tre
grandi sezioni, dette il calidarium, il tepidarium e il frigidarium, vi
erano inoltre raggruppate intorno stanze, vasche da nuoto, sale ed ambulacri,
che le rendevano gradito luogo di ritrovo per i cittadini sfaccendati
e di riposo dopo le fatiche del foro o della palestra. Si può avere
un'idea delle loro colossali dimensioni osservando le rovine delle terme
di Caracalla, capaci di 1600 bagnanti, l'ossatura del tepidarium (convertito
da Michelangelo nella basilica di S. Maria degli Angeli) di quelle di
Diocleziano, che contavano 3000 stanze da bagno, e la vastità della
chiesa di S. Lorenzo in Milano, essa pure avanzo delle terme di Massimiano
Erculeo con le sedici colonne che ne costituiscono l'accesso.
Panem et circenses! " era Il grido della plebe romana; ma non meno
avidi dei giuochi pubblici d'ogni sorta si mostravano gli stessi patrizi,
donde la necessità di avere luoghi adatti ai diversi spettacoli,
cioè teatri, circhi e anfiteatri. I teatri servivano alle produzioni
delle commedia e della tragedia, con accompagnamento di cori e musica,
e lino al tempo di Pompeo furono costrutti in legno, come quello innalzato
da Scauro, che poteva contenere 80.000 spettatori ed era ornato di 3000
statue. Pompeo invece ne fece edificare uno stabile in pietra, e ad esso
tenne dietro l'altro detto di Marcello ma elevato da Augusto. I circhi,
corrispondenti agli ippodromi greci, erano destinati alle corse di cavalli,
ed il più celebre di essi fu quello detto Massimo, la cui storia
abbraccia circa mille anni di vita ; poichè incominciato da Tarquinio
Prisco fra l'Aventino e il Palatino passò per molte successive trasformazioni,
finchè giunse agli ultimi abbellimenti sotto gli imperatori Costantino
Magno e Costanzo suo figlio. Finalmente negli anfiteatri si davano quei
combattimenti di gladiatori e di fiere di cui erano tanto appassionati
i Romani, e che servivano come strumento di dominazione a consoli ed imperatori,
per tenere tranquilla e sottomessa l'infida plebe. Il tipo di tali edifizi
è il Colosseo, nome dato all'Anfiteatro Flavio per l'imponenza delle
sue proporzioni, che incominciato sotto Vespasiano rimane ancora in piedi
ncn ostante le ingiurie del tempo e degli uomini. Ha la forma di un'ellisse,
coi diametri di metri 150 per 180 all'esterno, e 77 per 46,50 all'interno,
mentre l'edificio aveva l'altezza costante di 48 metri: di questo, il
lato settentrionale è ancora ben conservato, e mostra la sua maestoso
architettura a quattro ordini di arcate, il primo con mezze colonne doriche,
il secondo con mezze colonne ioniche, il terzo con mezze colonne corinzie,
ed il quarto con pilastri corinzi frammezzati da finestre. L'interno,
capace di quasi 100.000 spettatori seduti, era pure diviso in quattro
ordini di gradinate, e sopra tutta la vasta arena si stendeva un immenso
velario per riparare I raggi del sole. Altre costruzioni romane affini
Sono le arene di Verona, di Capua, Pola, Nimes ed Arles.
Nella vita civile e politica dei Romani grande importanza aveva il Foro,
equivalente all'Agorà dei Greci, e che semplice e modesto in principio
acquistò grandezza ed imponenza architettonica secondo lo sviluppo
preso dalle diverse città dell'impero. Nella sola Roma si avevano
parecchi fori, che prendevano il nome del loro edificatore e si chiamavano
quindi di Cesare, di Augusto, di Traiano, ecc. Famoso sopra tutti nella
storia è 11 celebre Foro Romano, il centro del mondo allora conosciuto
al quale convergevano tutte le vie militari che solcavano la terra, e
nel quale si agitavano le sorti di tutti i popoli sottomessi. Era esso
un luogo sacro per I Quiriti, che vi trattavano i propri interessi pubblici
e privati, ed era circondato da-molti e vani edilizi destinati ai diversi
usi della religione e della civiltà.
Prime fra tali costruzioni sono le basiliche, che servivano di tribunale
e di Borsa insieme, perchè ivi si concludevano gli affari e si
dibattevano le cause specialmente commerciali. Le più note di esse
furono la Giulia, edificata da Cesare per i centumviri, con doppio portico
diviso in cinque navate da quattro file di pilastri in travertino; la
Emilia, oggi chiesa di S. Adriano, eretta dal console Paolo Emilio, e
la Ulpia, famosa per il tetto sostenuto da travatura in bronzo. Come si
sa, le basiliche civili romane diedero il modello per la costruzione dei
primi templi cristiani, almeno. nelle loro linee generali, poichè
il piano fondamentale delle chiese si era già disegnato secondo
i precetti della liturgia cattolica, ben diversa dalla pagana.
Altro ornamento del Foro erano gli archi di trionfo, ad una o più
fornice od arcata, innalzati in memoria di qualche grande vittoria od
in onore di capitani trionfatori. Tali sono quello di Giano, che appartiene
però già al periodo di decadenza, l'altro di Settimio Severo,
quello di Tito conquistatore di Gerusalemme, e quello di Costantino eretto
dopo la sconfitta di Massenzio, e notevole per la ricchezza dell'ornamentazione.
Nè sono da passar sotto silenzio le colonne commemorative di qualche
glorioso avvenimento, come quella dedicata a Duilio e ornata dei rostri
delle navi nemiche, e le due famose di Traiano e di Antonino, decorate
da una fascia continua a spirale in bronzo, recante le scene principali
delle guerre contro i Dac ed i Marcomanni, compreso l'episodio della Legione
Fulminante : alle statue dei due imperatori sulla cima delle colonne furono
in seguito sostituite dai Pontefici quelle degli Apostoli Pietro e Paolo.
Infine meritano menzione le opere architettoniche sparse nelle varie città
soggette alla dominazione romana; i quali gli archi di Ancona, di Aosta,
di Besancon, di Langres, le porte di Autun, di Arroux e di Treviri, gli
arditissimi ponti militari di Ivrea e d'altre città della Gallia
Cisalpina, le imponenti rovine dei templi e degli archi di Fola, di Baalbek
e di Palmira, e gli avanzi del palazzo di Diocleziano a Spaiato: oltre
ai moltissimi ruderi di anfiteatri, sepolcri ed altri edifizi, nei quali
si manifesta in maggiore o minor grado la magnificenza e la grandiosità
romana. Noi abbiamo ora terminato io studio dell' arte antica, chiudendo
così il primo ciclo della storia umana, che ebbe in Oriente l'infanzia,
in Grecia la gioventù, a Roma la virilità. Sulle rovine però
dell'antica sorge lentamente un'arte nuova, che incerta dapprima negli
albori del Cristianesimo, vivificata dal soffio creatore della fede rigeneratrice
dei popoli, assorgerà poi a meravigliose altezze; mostrando così
che la religione, come è un potente fattore di civiltà, è
pure la migliore ispiratrice del genio e dell'arte.
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