|
4. L'architettura
agea.
Contemporanea all'arte egizia ed alla caldea, con le quali ha dei punti
di contatto, pure staccandosene per caratteri peculiari, si venne svolgendo
un'arte nuova nel bacino orientale del Mediterraneo, e precisamente nell'Asia
Minore e nelle piccole e grandi isole del mar Egeo, che è l'arte
egea o mediterranea; la quale, poco nota fino a qualche decina d' anni
fa, va ora rivelando i suoi tesori ai coraggiosi e intraprendenti archeologi,
che non sgomentati dall'arduità dell'impresa si accinsero a far rivivere
una civiltà ed un' arte ormai tramontate da molti secoli, e che si
credevano perdute per sempre.
I tre grandi centri ove si svolse principalmente l'arte egea e sussistono
tuttora i suoi monumenti, sono la Troade, la Grecia continentale, e l'isola
di Creta. Le rovine dell'antica Troia furono scoperte dal 187 1 al 1 881
per opera del tedesco Enrico Schliemann, nella località e nelle condizioni
corrispondenti ai leggendarii ricordi della sua catastrofe, avvenuta tra
il 1200 e il 1800 a. C., quaii ci sono descritte nella immortale Iliade.
Tra le vestigia degli edifici si distinguono ancora quelle di una sala
di ricevimento del sovrano, con vestibolo, salone diviso da una fila di
quattro colonne in legname con base in pietra, e dinanzi al vestibolo
una cinta. Alquanto più in alto, sopra le abitazioni, riapparvero
le rovine di un edificio in grosse pietre, probabilmente la reggia di
Priamo.
Nella Grecia continentale hanno maggior importanza Tirinto e Micene, nell'
Argolide. L' acropoli di Tirinto è l'esempio più antico e tipico
delle costruzioni megalitiche, ossia a grandi massi di pietra, ora greggi,
ora appena sgrossati, ora geometricamente squadrati, con disposizione
più o meno regolare secondo il materiale adoperato e l'epoca del
lavoro. Generalmente, la parte inferiore degli edifici era in pietra,
la superiore in mattoni, le colonne, la travatura e la copertura in legname.
Anche a Tirinto si riconoscono, le traccie del palazzo reale, a pianta
rettangolare, con atrio, un vestibolo, una grande sala dl ricevimento
sostenuta da colonne, e dinanzi nel cortile d'accesso l'altare per i sacrifici!.
L' acropoli di Micene segna già una vera evoluzione nella tecnica
costruttiva, coi massi prima poligonali a faccie spianate, poi parallelepipedi
e disposti a strati regolari. Le porte sono costituite da tre massi colossali,
e al disopra di quello costituente l'architrave uno spazio a triangolo
riceve un lastrone perpendicolare, con delle sculture vigorose, come nella
famosa porta dei leoni. Pure a Micene il cosidetto tesoro di Atreo, o
tomba regia, è costituito da una grande sala circolare a cupola elittica
od ovoidale, formata da tanti circoli concentrici di pietre squadrate
che vanno man mano degradando verso l'anello centrale, che fa da chiave
di volta.
Ma dove meglio si può studiare l'arte egea, è nell'isola di
Candia o Creta, ove le favolose leggende di Minosse e del Labirinto si
stanno restituendo nella loro storica realtà, mercè gli scavi
scientificamente sistematici che rivelano ogni giorno preziosi tesori
dell'antichissima civiltà mediterranea. Per meglio riuscire nello
scopo, le ricerche furono delimitate ai centri più importanti dell'isola
nel periodo preellenico, affidando alla missione archeologica inglese
il territorio di Cnosso, ove dal professor Evans fu scoperto un vasto
e grandioso palazzo, ed alla missione italiana il territorio di Pesto,
i cui risultati furono illustrati in pregevoli relazioni dai membri della
spedizione Luigi Pernier e Luigi Savignoni, e recentemente dal prof. Angelo
Mosso nei suo splendido libro: Escursioni nel Mediterraneo e gil scavi
di Creta.
Il famoso palazzo di Minosse a Cnosso, che occupa lo spazio di due acri
di terreno (8000 mq.) consta di una moltitudine di camere, sale, cortili,
corridoi, magazzini, sotterranei, così disposti, raggruppati e
comunicanti fra loro, da giustificare la tradizionale denominazione di
labirinto. Nel saione d'onore si erge ancora il trono di Minosse in marmo,
con un altro sedile che gira tutto intorno alle pareti. Due chilometri
discosto da Cnosso si sono scoperte le rovine di una magnifica villa,
detta di Haghia Triada, presso la quale è ancora in piedi una cappella
veneziana dedicata a S. Giorgio, che fu costrutta colle pietie prese dalla
villa micenea.
Anche a Festo furono rimesse in luce le gran diose tracce di un vasto
palazzo, al quale dà accesso un maestoso scalone largo tredici metri
e mezzo, con dodici ampi gradini, che è un documento decisivo dell'originalità
dell'arte minoica; in capo ad esso è il salone dei ricevimenti, preceduto
da un vestibolo con le basi marmoree delle colonne in legno bruciate nell'incendio
che distrusse il palazzo; accanto, dal lato destro, sono grandi magazzini
in numero di dodici, con le porte che sboccano in un corridoio, nei quali
si trovarono file di capaci vasi in creta decorata a colori ed a ornati
in rilievo, destinati a contenere olio, vino, granaglie. Seguono quindi
portici, sale, vestiboli, corridoi, scale, con una grande abbondanza di
sedili, di colonnati e di porte, che è la caratteristica dei palazzi
micenei : era gente che amava la luce e l'aria, pur proteggendosi dal
sole in stanze ben riparate. Già Omero chiamava Festo 2 la città
ben costrutta ", e certo essa merita tale appellativo.
Ancora nel territorio di Festo appaiono i ruderi di Gortina, già
citata da Omero, celebre per le sue leggi scolpite a chiari caratteri
sulle mura dei templi, le più antiche della civiltà mediterranea;
ma questa è una città greca sulla quale i Romani ne costrussero
un' altra, come attesta una bella iscrizione in onore di Marco Aurelio.
Vi si trovarono basiliche, templi, statue, lapidi, capitelli, sepolcri:
celebre fra tutti i simulacri l'Apollo Pizio, che era l'oracolo del tempio
di Gortina.
Tanto a Festo quanto a Cnosso si rinvennero le grandiose rovine, ora restaurate,
dei teatri di quelle città, monumenti assai importanti per la storia
della musica e della tragedia, appartenenti entrambi al primo periodo
dell'epoca media minoica, ossia a 4500 anni dall'epoca attuale.
Sarebbe infine interessante un cenno sulle ceramiche, i dipinti, le sculture,
le statuette in avorio, le oreficerie, gli utensili domestici dl Creta,
che danno un' idea compiuta degli usi e costumi, sociali privati e religiosi
di quel popolo ; ma per questo rimettiamo i lettori al bel libro del professor
Mosso, chè la lunga via ne sospinge verso la Grecia ove l'arte, raggiunto
il suo apogeo mercè le libere costituzioni dell' Ellade, fu degna
di assumere ii glorioso nome di classica.
|