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3. L' architettura
ebraica,
In generale si nega agli Ebrei un gusto artistico, anche in conseguenza
della proibizione Mosaica di riprodurre forme viventi per timore d' idolatria,
e si cita come prova il passo del primo Libro dei Re della Bibbia, ove
Salomone deve chiedere artisti fenici ad Hiram di Tiro per la costruzione
del grande tempio di Gerusalemme, perchè in Israele non v'era alcuno
che sapesse tagliare I legnami come i Sidonii (V, 6). Pure non si deve
dimenticare che nell'Esodo (XXXI, 2- li) già si parla di un Beseleel
della tribù di Giuda e di un Ooliab della tribù di Dan, che
furono ripieni e dello spirito di Dio, di sapienza e d'intelligenza, e
di scienza per ogni maniera di lavori, per inventare tutto quel che può
farsi per arte coll'oro e coll'argento, e col rame e col marmo, e colle
gemme e co' diversi legnami È, dovendo presiedere ai lavori del
tabernacolo ed alla costruzione di tutte le diverse suppellettili occorrenti
per i sacrifizi. Un altro argomento per ritenere che gli Ebrei avevano
certo appreso delle cognizioni artistiche dagli Egiziani nel tempo della
loro dimora nella terra di Gessen, è il fatto del vitello d'oro (Ex.
XXXII, 4), fuso per ordine di Aronne con gli orecchini delle donne ebree,
intanto che Mosè stava con Dio sul Sinai. Non si hanno sicure notizie
sulla forma dei due cherubim d'oro, che coprivano con le ali l'Arca dell'alleanza
contenente la legge; forse erano un'imitazione dei tori alati assiri,
e ad ogni modo non assomigliavano punto ai cherubini dell'arte cristiana.
Il massimo, se non forse l'unico, dei monumenti architettonici degli Ebrei
fu il celebre tempio di Gerusalemme, iniziato da Salomone nel 1013 a.
C., e condotto a termine con tale uno sfarzo di ricchezze nei materiali
adoperati e negli accessorii, da costituire una dalle meraviglie del mondo
d'allora. Distrutto all'epoca di Nabucodonosor nel 588 a. C., risorse
delle rovine, benchè assai inferiore in grandiosità e bellezza,
per opera di Zorobabeie al ritorno dalla schiavitù di Babilonia,
poi fu interamente rifatto più grande e più ricco da Erode il
Grande con lavori che duravano ancora al tempo della morte di Gesù,
e finalmente venne incendiato dalle legioni di Tito nel 70 d. C. Della
primitiva costruzione non rimane ora che un tratto del loto orientale
del secondo cortile con portico e cisterne, e della colossale piattaforma
del tempo di Erode un alto muro a grosse pietre squadrate, ai piedi del
quale vanno gli Israeliti ogni venerdì a piangere sulla caduta della
santa città.
Disposto secondo il piano del tabernacolo portatile di Mosè, il tempio
di Gerusalemme aveva forma di rettangolo quasi regolare, di circa 476
m. di lunghezza per circa 300 di larghezza. Sopra un grande terrazzo artificiale,
sostenuto da una muraglia alta 38 m., si svolgeva lo cinta che limitava
un vastissimo cortile, a porticati accessibile a tutti, detto il portico
di Salomone; da questo si entrava nel secondo recinto, il cui accesso
era vietato ai non ebrei, indi nel terzo riserbato ai soli sacerdoti e
costituente il Santuario, nel cui interno sorgeva il Sancta sanctorwn
con l'Arca dell'alleanza. L'altezza massima dell'edificio centrale era
di trenta metri, mentre nei laterali giungeva soltanto ai venti ; tutti
i varii fabbricati poi erano divisi in sale e stanze su due piani, con
gallerie di comunicazione fra i diversi corpi, e dappertutto erano profusi
i marmi, i bronzi, i legnami rari, le pelli ed i tessuti preziosi, l'oro
e l'argento in lamine e lavorato, con una munificenza veramente regale.
Sulle particolareggiata descrizioni date dalla Bibbia, si tentarono dagli
archeologi parecchie ricostruzioni ideali del grandioso monumento, dalle
quali si può farsi un'idea della disposizione generale del tempio,
e dei vani edifici che si raggruppavano intorno ad esso per la distribuzione
dei servizi e l'abitazione dei ministri dei culto mosaico.
Tralasciamo poi di parlare dell'immensa suppellettile annessa al tempio,
del grande bacino detto mare dl bronzo sostenuto da dodici vitelli in
getto, delle colonne e dei capitelli in argento, dei numerosissimi vast
d'oro, degli altari, e degli arredi richiesti per i sacrifici.
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