Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

SANDRO SCABINI
Presidente del Comitato Milanese Familiari Vittime di Stava
Di Baio Editore

(È tardi, ed i famigliari hanno poca voglia di parlare, come avete notato, anche perché i parenti hanno già fatto tantissimo in questi anni. Io oggi sono qui unicamente per loro.
Mi sono segnato due cose: il dolore invendicato ed il dolore insaziato, citato da Stella, perché questo è quello che sentiamo in realtà. Tutto ciò che abbiamo fatto non era per avere meno dolore, anzi… (tutte queste cose continuano ad allungare questo dolore!) però lo avevamo fatto volentieri… all'inizio perché fosse fatta giustizia a chi era morto e perché questo dolore non fosse più provato da altri. Oggi invece, molto criticamente, due sono le domande che vorrei fare a voi:
I morti di Stava sono divenuti martiri perché uccisi da altri uomini; non è stata la natura, a Stava, che è stata violentata ed ha reagito come in altri casi ma sono stati degli uomini che per vent'anni hanno creato un mostro. Quindi già questo ci dovrebbe insegnare che spesso non è una questione ecologica, ma di responsabilità oggettive, responsabilità delle persone che lavorano nella grande industria, che, evidentemente, non sono controllate.
Allora per prima cosa chiedo:
"I martiri di Stava hanno avuto giustizia?".
La risposta è no, l'ha detto il prof Stella, che ci ha seguito, in tutti questi anni, con grande sacrificio, con grande cuore e con grande solidarietà – ma di cuore in questo Comitato ce n'è stato tanto – e che ha ammesso che, alla fine, quel processo era un atto dovuto.
Immaginate se non avessimo fatto niente, come ci sentiremmo oggi. Era un atto dovuto che non ha risolto nemmeno il problema del dopo.
Allora per seconda cosa chiedo:
"Ma i martiri di Stava hanno cambiato le cose affinchè questo non avvenisse più?".
La risposta è no, ce l'ha confermato (e lo ringrazio per essere intervenuto) il dirigente generale energia e risorse minerarie.
Dico: "Ma sono passati vent'anni!".
Caro Fazzuoli, è da vent’anni che noi, come comitato dei famigliari, andiamo avanti, ricordiamo all’opinione pubblica la tragedia di Stava, facciamo i cd su Stava! Ma in vent'anni non abbiamo visto cambiare niente! Dopo due anni dovevano fare la verifica di tutti i bacini pericolosi, non si è mosso nulla. Il giorno dopo la tragedia tutti i giornalisti televisivi dicevano: "In galera tutti i responsabili!". Tre giorni dopo tutti i giornali parlavano di questa tragedia! Ma un mese dopo non c'era già più nessuno che volesse aiutarti a fare un processo.
Se noi parenti non ci fossimo organizzati, grazie alle ACLI, non avremmo nemmeno avuto un processo. Siamo andati dal Presidente della Repubblica per fare nominare i giudici, siamo andati a Montecitorio per fare una conferenza stampa, perché stavano facendo passare una legge sull'omicidio colposo che avrebbe annullato completamente i delitti di Stava. Questa è l'Italia! Non c'è nulla che eviti che questi fatti avvengano! (certo…poi la protezione civile recupera i morti!). Non c'e nulla che ti aiuti a chiedere giustizia. C’è stata solo la solidarietà di un gruppo meraviglioso (c'è un disegno dietro particolare, perché abbiamo visto persone che hanno dato tutto e non erano famigliari). Dio, lo si vede qua, in questo amore. In questo fatto che per vent'anni qualcuno ci ha accompagnato. In vent'anni, però, per parlare di leggi e di regole, non è cambiato nulla…io sento puzza di colletti bianchi anche adesso, perché si continuerà a dire che questi fatti non debbano avvenire più…che bisogna cambiare legge…che i bacini qui e lì non si devono mettere…ma nessuno fa niente, né il ministero preposto, né tantomeno chi deve intervenire localmente.
Mi è piaciuto molto l'intervento del professor Brauns; ma non possiamo aspettare che a livello internazionale, solo dopo vent'anni, si mettano le basi per una prossima possibile normativa che… forse…in qualche suo articolo…preveda quale sistema di sicurezza si debba adottare!
Erano le regioni, le provincie, gli uomini che lavorano nell'amministrazione pubblica che dovevano assolutamente mettere a posto questo discorso dei bacini. Bastavano tre studenti per andare a vedere quali erano i bacini pericolosi e quanti 75.000 metri cubi c'erano in giro! Rapidamente si poteva varare una legge che imponesse una verifica di questi bacini.
Invece, per quanto ne so, gli ispettori addetti sono stati tolti, invece di essere aumentati, perché costavano!
Questa è la situazione attuale, quindi, l'unica cosa che posso dire è che venga fatto un comitato di politici, che si mobilitino i colletti bianchi, per risolvere queste cose! Non più i famigliari, perché se no l'unica nostra alternativa è di farci …eleggere per portare avanti queste cose! Questo convegno è l'ultimo di una lunga serie di comunicazioni. Ci daremo ancora da fare, chiameremo ancora le persone per ricordare i fatti di Stava, perché altrimenti nessuno, che non sia un parente, ricorderà più.
Mi ha fatto piacere il Presidente Dellai, che ha dato parole di speranza…forse è l'unico che ha fatto qualcosa alla Provincia di Trento, ma non so se avete fatto una verifica dei bacini che avete. Non ne avete altri voi; ma mi dicono che nessuna altra amministrazione ha fatto niente, e quindi noi andremo avanti ancora a chiedere; anche se è molto faticoso continuare dopo vent'anni. Che si muovano gli organi pubblici per risolvere questo problema della sicurezza dei bacini! Almeno questo! Poi che il mondo stia andando alla catastrofe è un altro discorso, ma se non riusciamo in vent'anni a capire quanti bacini pericolosi siano sulla testa della gente, evidentemente quella catastrofe accadrà molto prima di quanto Stella preveda.

Grazie.

(Fazzuoli): “Dott. Scabini, è proprio questo il problema: se noi pensiamo che il Parlamento a Roma o che la politica risolva questo problema, esso è già risolto. Ci sono le leggi, ci sono le regole, ci sono gli ispettori. La legge diceva che a Stava non potevano essere fatti 36 metri. Sono stati fatti ugualmente, sono stati fatti i controlli, c'era gente che è andata a vedere. Non studenti, ma tecnici dello Stato sono andati lì ed hanno detto che tutto andava bene. Non possiamo delegare agli altri. In America, tra i tanti difetti, ci sono due cose che mi piacciono: l'articolo 2 della Costituzione, il quale dice che il compito dello Stato è rendere felici gli americani, e ciò mi pare una bella partenza per un organismo, e l'altro è, che se hai un problema, di cercare sull'elenco telefonico se c'è un comitato che si occupa di risolverlo; e se non c'è, fondalo! Noi, credo, non possiamo delegare agli altri;
per questo, sicuramente, ognuno di noi ha una sensibilità particolare per delle cose che sono capitate. C'è la ricerca medica, che è affidata sempre di più ad organismi ed associazioni, cui partecipano le persone, che hanno avuto problemi di tumori o d'altre malattie, e famiglie coinvolte. Io credo che ci siano delle sensibilità, e grazie ad esse ci
sono delle persone capaci di fare delle cose che gli altri non fanno, non sentono, perché non sono stati coinvolti. Rimandare tutto alla politica ho l'impressione che sia… è meglio chiudere qui il problema”.

(S.Scabini): “Posso essere solo parzialmente d'accordo. L'altro giorno parlavo con la dottoressa Scapinelli, che è la Presidente del Consiglio della Provincia di Mantova, la quale (non c'entra la politica, perché ognuno può essere di qualsiasi colore) è stata apertissima a fare una ricerca insieme all'Università di Mantova; proprio quella ricerca che, dicevo, avrebbe dovuto fare il pubblico, da solo, sui bacini sterili presenti nella regione. A Mantova hanno dei grossi problemi ambientali, perché c'è la Montedison… eventualmente anche per la regione Lombardia.
La situazione è che se non andavamo almeno in tre (il prof. Villa, Scabini, Brambilla, qualsiasi altro famigliare, Mambrini, di Mantova che ha avuto un lutto) a sollecitare, questi non avrebbero fatto niente.
Quando si sollecita, si trova della gente, umanamente molto valida, che accoglie. Questo non basta, allora le leggi le facciamo da soli. Davanti ad un fatto così terribile, che è stato presente sui giornali per tre anni (per tre anni Stava è stata in pista) lo Stato od il pubblico non hanno reagito assolutamente in fretta. Vent'anni per cominciare a dire: "Vediamo… sì, il decreto legge…".
Questa è la mia posizione, il mio parere, mi dispiace ma non lo cambio!".

(Fazzuoli): “L’ingegnere Boda ha chiesto una battuta, una piccolissima replica, diciamo così”.

(E.Boda): “Il sistema normativo, sia a livello europeo, sia a livello statale, sia a livello regionale, da quando è successo il disastro di Val di Stava, si è notevolmente evoluto.
Ricordavo per ultimo che è in dirittura d'arrivo la direttiva sulle discariche minerarie. Si tratta, naturalmente, di mettere d'accordo tutti i paesi dell'Unione Europea, quindi l'impegno non è semplicissimo. È venuta fuori la nuova normativa di polizia mineraria che a quell'epoca non c'era, è venuta fuori anche una normativa sugli invasi e i bacini di decantazione
dighe che prima non c'erano; questi strumenti ora ci sono, rimane – lo ripeto ancora una volta, non mi stancherò mai di dirlo – un problema di formazione a livello imprenditoriale, perciò ora si ricomincia a parlare del famoso discorso della responsabilità sociale delle imprese. È un discorso di formazione del personale che deve andare ad ispezionare
le varie attività”.

(Fazzuoli): "Perché questo non viene fatto?".

“Da quando queste competenze sono state trasferite alle regioni, queste cose sono esclusivamente di competenza regionale. Sono state trasferite dallo Stato alle Regioni. Da lì ho perso un po' le fila. Vi dico che abbiamo difficoltà anche a fare le statistiche di produzione, poiché ci sono alcune Regioni che le fanno ed altre no”.

(Fazzuoli): "Dunque, siamo nella giungla?".

“Alle provincie si è avuta una tale frammentazione, perciò, arrivati ad un certo punto, si perde il filo. In Italia abbiamo più di cento provincie, le regioni cominciano a legiferare ognuna per conto proprio, manca qualsiasi coordinamento.

Quello di cui io non ho dati è sulla formazione del personale preposto a queste cose.
Ricordiamoci una cosa: questo discorso di Val di Stava era una prerogativa esclusivamente della Provincia Autonoma di Trento”.
"I controllori erano della provincia?".
"Sì, non sono andati i controllori del ministero, questa bisogna dirla, a onor del vero!".
"Questo lo confermo, perché noi non siamo abituati a scaricare sugli altri… quella era
responsabilità della provincia, per questo ho detto che a noi interessa poco, adesso, vedere
i processi ecc. La responsabilità politica ed istituzionale di quel che è accaduto era e
resta della Provincia Autonoma di Trento. Per questo, soprattutto da quella tragedia in poi,
noi le cose le abbiamo fatte e le stiamo facendo, punto.
Potremmo allora dire alle altre provincie di attivarsi, di andare a vedere come la Provincia
di Trento ha regolamentato, perlomeno in questo settore, in quanto potrebbero trovare una
cosa già fatta.

(Fazzuoli): "Bianchi, vuole dire qualcosa o chiudiamo?".
(Bianchi): “Io voglio concludere ringraziando i relatori, ovviamente, ed un pubblico meraviglioso, che si è fermato dopo tanto tempo, ordinato e molto attento. Con questo convegno non curiamo la vicenda di Stava, casomai la rilanciamo in termini concreti, rispondendo anche ai quesiti che sono stati posti in questa tavola rotonda:
"Cosa possiamo fare?".
"Due cose: la prima è questa iniziativa, anche se dopo tanto tempo è partita da " ACLI Anni Verdi": il monitoraggio dei bacini esistenti. È un doveroso compito, a seguito anche delle soddisfazioni che sono venute dai famigliari e da chi ha preoccupazioni della cura e della salvaguardia del territorio.
La seconda cosa, che mi sembra molto importante, è che sono venuti da questo convegno degli stimoli grandissimi, sul piano tecnico e sul piano umano. Non vogliamo disperderli.
Il compito nostro è di raccogliere tutti questi contributi e faremo gli atti di questo convegno, non a memoria, ma a memoria attiva, per evitare appunto, è stato questo il punto, che tragedie del genere si abbiano a ripetere. Penso d'interpretare il sentimento di tutti voi, in modo particolare dei parenti e dei famigliari, e questo è l'augurio, che ci facciamo a vicenda, di continuare su questa strada”.
"Presidente, non potrebbero le ACLI scrivere a tutte quelle ACLI presenti nelle zone di montagna dove c'è questo problema, dicendo di aver affrontato il medesimo problema la Provincia Autonoma di Trento? Potreste vedere se da voi c'è qualche cosa? Potreste scrivere a noi, attraverso il comitato delle famiglie?".
"Il comitato delle famiglie è confluito nelle associazioni ACLI "Anni Verdi" per continuare questa attività".
"Allora voi potreste, attraverso le ACLI "Anni Verdi", presenti in tutte le zone montane italiane, inviare delle lettere.
"È un suggerimento che certamente accogliamo, perché fa parte della nostra cultura della prevenzione.

Grazie a tutti ed arrivederci."