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tardi, ed i famigliari hanno poca voglia di parlare, come avete notato,
anche perché i parenti hanno già fatto tantissimo in questi
anni. Io oggi sono qui unicamente per loro.
Mi sono segnato due cose: il dolore invendicato ed il dolore insaziato,
citato da Stella, perché questo è quello che sentiamo in
realtà. Tutto ciò che abbiamo fatto non era per avere meno
dolore, anzi… (tutte queste cose continuano ad allungare questo
dolore!) però lo avevamo fatto volentieri… all'inizio perché
fosse fatta giustizia a chi era morto e perché questo dolore non
fosse più provato da altri. Oggi invece, molto criticamente, due
sono le domande che vorrei fare a voi:
I morti di Stava sono divenuti martiri perché uccisi da altri uomini;
non è stata la natura, a Stava, che è stata violentata ed
ha reagito come in altri casi ma sono stati degli uomini che per vent'anni
hanno creato un mostro. Quindi già questo ci dovrebbe insegnare
che spesso non è una questione ecologica, ma di responsabilità
oggettive, responsabilità delle persone che lavorano nella grande
industria, che, evidentemente, non sono controllate.
Allora per prima cosa chiedo:
"I martiri di Stava hanno avuto giustizia?".
La risposta è no, l'ha detto il prof Stella, che ci ha seguito,
in tutti questi anni, con grande sacrificio, con grande cuore e con grande
solidarietà – ma di cuore in questo Comitato ce n'è
stato tanto – e che ha ammesso che, alla fine, quel processo era
un atto dovuto.
Immaginate se non avessimo fatto niente, come ci sentiremmo oggi. Era
un atto dovuto che non ha risolto nemmeno il problema del dopo.
Allora per seconda cosa chiedo:
"Ma i martiri di Stava hanno cambiato le cose affinchè questo
non avvenisse più?".
La risposta è no, ce l'ha confermato (e lo ringrazio per essere
intervenuto) il dirigente generale energia e risorse minerarie.
Dico: "Ma sono passati vent'anni!".
Caro Fazzuoli, è da vent’anni che noi, come comitato dei
famigliari, andiamo avanti, ricordiamo all’opinione pubblica la
tragedia di Stava, facciamo i cd su Stava! Ma in vent'anni non abbiamo
visto cambiare niente! Dopo due anni dovevano fare la verifica di tutti
i bacini pericolosi, non si è mosso nulla. Il giorno dopo la tragedia
tutti i giornalisti televisivi dicevano: "In galera tutti i responsabili!".
Tre giorni dopo tutti i giornali parlavano di questa tragedia! Ma un mese
dopo non c'era già più nessuno che volesse aiutarti a fare
un processo.
Se noi parenti non ci fossimo organizzati, grazie alle ACLI, non avremmo
nemmeno avuto un processo. Siamo andati dal Presidente della Repubblica
per fare nominare i giudici, siamo andati a Montecitorio per fare una
conferenza stampa, perché stavano facendo passare una legge sull'omicidio
colposo che avrebbe annullato completamente i delitti di Stava. Questa
è l'Italia! Non c'è nulla che eviti che questi fatti avvengano!
(certo…poi la protezione civile recupera i morti!). Non c'e nulla
che ti aiuti a chiedere giustizia. C’è stata solo la solidarietà
di un gruppo meraviglioso (c'è un disegno dietro particolare, perché
abbiamo visto persone che hanno dato tutto e non erano famigliari). Dio,
lo si vede qua, in questo amore. In questo fatto che per vent'anni qualcuno
ci ha accompagnato. In vent'anni, però, per parlare di leggi e
di regole, non è cambiato nulla…io sento puzza di colletti
bianchi anche adesso, perché si continuerà a dire che questi
fatti non debbano avvenire più…che bisogna cambiare legge…che
i bacini qui e lì non si devono mettere…ma nessuno fa niente,
né il ministero preposto, né tantomeno chi deve intervenire
localmente.
Mi è piaciuto molto l'intervento del professor Brauns; ma non possiamo
aspettare che a livello internazionale, solo dopo vent'anni, si mettano
le basi per una prossima possibile normativa che… forse…in
qualche suo articolo…preveda quale sistema di sicurezza si debba
adottare!
Erano le regioni, le provincie, gli uomini che lavorano nell'amministrazione
pubblica che dovevano assolutamente mettere a posto questo discorso dei
bacini. Bastavano tre studenti per andare a vedere quali erano i bacini
pericolosi e quanti 75.000 metri cubi c'erano in giro! Rapidamente si
poteva varare una legge che imponesse una verifica di questi bacini.
Invece, per quanto ne so, gli ispettori addetti sono stati tolti, invece
di essere aumentati, perché costavano!
Questa è la situazione attuale, quindi, l'unica cosa che posso
dire è che venga fatto un comitato di politici, che si mobilitino
i colletti bianchi, per risolvere queste cose! Non più i famigliari,
perché se no l'unica nostra alternativa è di farci …eleggere
per portare avanti queste cose! Questo convegno è l'ultimo di una
lunga serie di comunicazioni. Ci daremo ancora da fare, chiameremo ancora
le persone per ricordare i fatti di Stava, perché altrimenti nessuno,
che non sia un parente, ricorderà più.
Mi ha fatto piacere il Presidente Dellai, che ha dato parole di speranza…forse
è l'unico che ha fatto qualcosa alla Provincia di Trento, ma non
so se avete fatto una verifica dei bacini che avete. Non ne avete altri
voi; ma mi dicono che nessuna altra amministrazione ha fatto niente, e
quindi noi andremo avanti ancora a chiedere; anche se è molto faticoso
continuare dopo vent'anni. Che si muovano gli organi pubblici per risolvere
questo problema della sicurezza dei bacini! Almeno questo! Poi che il
mondo stia andando alla catastrofe è un altro discorso, ma se non
riusciamo in vent'anni a capire quanti bacini pericolosi siano sulla testa
della gente, evidentemente quella catastrofe accadrà molto prima
di quanto Stella preveda.
Grazie.
(Fazzuoli): “Dott. Scabini, è proprio questo il problema:
se noi pensiamo che il Parlamento a Roma o che la politica risolva questo
problema, esso è già risolto. Ci sono le leggi, ci sono
le regole, ci sono gli ispettori. La legge diceva che a Stava non potevano
essere fatti 36 metri. Sono stati fatti ugualmente, sono stati fatti i
controlli, c'era gente che è andata a vedere. Non studenti, ma
tecnici dello Stato sono andati lì ed hanno detto che tutto andava
bene. Non possiamo delegare agli altri. In America, tra i tanti difetti,
ci sono due cose che mi piacciono: l'articolo 2 della Costituzione, il
quale dice che il compito dello Stato è rendere felici gli americani,
e ciò mi pare una bella partenza per un organismo, e l'altro è,
che se hai un problema, di cercare sull'elenco telefonico se c'è
un comitato che si occupa di risolverlo; e se non c'è, fondalo!
Noi, credo, non possiamo delegare agli altri;
per questo, sicuramente, ognuno di noi ha una sensibilità particolare
per delle cose che sono capitate. C'è la ricerca medica, che è
affidata sempre di più ad organismi ed associazioni, cui partecipano
le persone, che hanno avuto problemi di tumori o d'altre malattie, e famiglie
coinvolte. Io credo che ci siano delle sensibilità, e grazie ad
esse ci
sono delle persone capaci di fare delle cose che gli altri non fanno,
non sentono, perché non sono stati coinvolti. Rimandare tutto alla
politica ho l'impressione che sia… è meglio chiudere qui
il problema”.
(S.Scabini): “Posso essere solo parzialmente d'accordo.
L'altro giorno parlavo con la dottoressa Scapinelli, che è la Presidente
del Consiglio della Provincia di Mantova, la quale (non c'entra la politica,
perché ognuno può essere di qualsiasi colore) è stata
apertissima a fare una ricerca insieme all'Università di Mantova;
proprio quella ricerca che, dicevo, avrebbe dovuto fare il pubblico, da
solo, sui bacini sterili presenti nella regione. A Mantova hanno dei grossi
problemi ambientali, perché c'è la Montedison… eventualmente
anche per la regione Lombardia.
La situazione è che se non andavamo almeno in tre (il prof. Villa,
Scabini, Brambilla, qualsiasi altro famigliare, Mambrini, di Mantova che
ha avuto un lutto) a sollecitare, questi non avrebbero fatto niente.
Quando si sollecita, si trova della gente, umanamente molto valida, che
accoglie. Questo non basta, allora le leggi le facciamo da soli. Davanti
ad un fatto così terribile, che è stato presente sui giornali
per tre anni (per tre anni Stava è stata in pista) lo Stato od
il pubblico non hanno reagito assolutamente in fretta. Vent'anni per cominciare
a dire: "Vediamo… sì, il decreto legge…".
Questa è la mia posizione, il mio parere, mi dispiace ma non lo
cambio!".
(Fazzuoli): “L’ingegnere Boda ha chiesto una
battuta, una piccolissima replica, diciamo così”.
(E.Boda): “Il sistema normativo, sia a livello europeo, sia a livello
statale, sia a livello regionale, da quando è successo il disastro
di Val di Stava, si è notevolmente evoluto.
Ricordavo per ultimo che è in dirittura d'arrivo la direttiva sulle
discariche minerarie. Si tratta, naturalmente, di mettere d'accordo tutti
i paesi dell'Unione Europea, quindi l'impegno non è semplicissimo.
È venuta fuori la nuova normativa di polizia mineraria che a quell'epoca
non c'era, è venuta fuori anche una normativa sugli invasi e i
bacini di decantazione
dighe che prima non c'erano; questi strumenti ora ci sono, rimane –
lo ripeto ancora una volta, non mi stancherò mai di dirlo –
un problema di formazione a livello imprenditoriale, perciò ora
si ricomincia a parlare del famoso discorso della responsabilità
sociale delle imprese. È un discorso di formazione del personale
che deve andare ad ispezionare
le varie attività”.
(Fazzuoli): "Perché questo non viene fatto?".
“Da quando queste competenze sono state trasferite alle regioni,
queste cose sono esclusivamente di competenza regionale. Sono state trasferite
dallo Stato alle Regioni. Da lì ho perso un po' le fila. Vi dico
che abbiamo difficoltà anche a fare le statistiche di produzione,
poiché ci sono alcune Regioni che le fanno ed altre no”.
(Fazzuoli): "Dunque, siamo nella giungla?".
“Alle provincie si è avuta una tale frammentazione, perciò,
arrivati ad un certo punto, si perde il filo. In Italia abbiamo più
di cento provincie, le regioni cominciano a legiferare ognuna per conto
proprio, manca qualsiasi coordinamento.
Quello di cui io non ho dati è sulla formazione del personale preposto
a queste cose.
Ricordiamoci una cosa: questo discorso di Val di Stava era una prerogativa
esclusivamente della Provincia Autonoma di Trento”.
"I controllori erano della provincia?".
"Sì, non sono andati i controllori del ministero, questa bisogna
dirla, a onor del vero!".
"Questo lo confermo, perché noi non siamo abituati a scaricare
sugli altri… quella era
responsabilità della provincia, per questo ho detto che a noi interessa
poco, adesso, vedere
i processi ecc. La responsabilità politica ed istituzionale di
quel che è accaduto era e
resta della Provincia Autonoma di Trento. Per questo, soprattutto da quella
tragedia in poi,
noi le cose le abbiamo fatte e le stiamo facendo, punto.
Potremmo allora dire alle altre provincie di attivarsi, di andare a vedere
come la Provincia
di Trento ha regolamentato, perlomeno in questo settore, in quanto potrebbero
trovare una
cosa già fatta.
(Fazzuoli): "Bianchi, vuole dire qualcosa o chiudiamo?".
(Bianchi): “Io voglio concludere ringraziando i relatori, ovviamente,
ed un pubblico meraviglioso, che si è fermato dopo tanto tempo,
ordinato e molto attento. Con questo convegno non curiamo la vicenda di
Stava, casomai la rilanciamo in termini concreti, rispondendo anche ai
quesiti che sono stati posti in questa tavola rotonda:
"Cosa possiamo fare?".
"Due cose: la prima è questa iniziativa, anche se dopo tanto
tempo è partita da " ACLI Anni Verdi": il monitoraggio
dei bacini esistenti. È un doveroso compito, a seguito anche delle
soddisfazioni che sono venute dai famigliari e da chi ha preoccupazioni
della cura e della salvaguardia del territorio.
La seconda cosa, che mi sembra molto importante, è che sono venuti
da questo convegno degli stimoli grandissimi, sul piano tecnico e sul
piano umano. Non vogliamo disperderli.
Il compito nostro è di raccogliere tutti questi contributi e faremo
gli atti di questo convegno, non a memoria, ma a memoria attiva, per evitare
appunto, è stato questo il punto, che tragedie del genere si abbiano
a ripetere. Penso d'interpretare il sentimento di tutti voi, in modo particolare
dei parenti e dei famigliari, e questo è l'augurio, che ci facciamo
a vicenda, di continuare su questa strada”.
"Presidente, non potrebbero le ACLI scrivere a tutte quelle ACLI
presenti nelle zone di montagna dove c'è questo problema, dicendo
di aver affrontato il medesimo problema la Provincia Autonoma di Trento?
Potreste vedere se da voi c'è qualche cosa? Potreste scrivere a
noi, attraverso il comitato delle famiglie?".
"Il comitato delle famiglie è confluito nelle associazioni
ACLI "Anni Verdi" per continuare questa attività".
"Allora voi potreste, attraverso le ACLI "Anni Verdi",
presenti in tutte le zone montane italiane, inviare delle lettere.
"È un suggerimento che certamente accogliamo, perché
fa parte della nostra cultura della prevenzione.
Grazie a tutti ed arrivederci."
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