| Grazie
a tutti, grazie al prof. Villa per l'invito che ho accolto ben volentieri,
un ringraziamento anche agli organizzatori, al signor Lorenzo Cantù,
alle ACLI ecc. Chi vi parla è stato un ingegnere del Corpo delle
miniere, ora passato ad altro incarico dirigenziale presso il Ministero
delle Attività Produttive, che per tanti anni ha seguito, in varie
parti d'Italia
e d’Europa, le vicende della sicurezza nelle industrie estrattive.
La legislazione mineraria italiana trae origine dalla legge mineraria
fondamentale del 1927 (R.D. 29 luglio 1927, n. 1443) tuttora vigente.
Sono passati settanta anni, ma buona parte dei principi informatori di
questa legge è ancora valida.
Tuttavia, nei principi informatori della legge del 1927, le tematiche
ambientali non furono prese in debita considerazione. D’altra parte,
è ben noto che le problematiche connesse all’uso sostenibile
delle risorse naturali sono emerse negli ultimi venti anni in esito all’evoluzione
di una maggiore sensibilità legata per un verso alle esigenze di
tutela ambientale e, per altri versi, ai tre pilastri dello sviluppo sostenibile.
Tuttavia, prima di parlare più specificamente di queste problematiche,
ritengo opportuno accennare a un breve excursus storico sulla sicurezza
mineraria.
Il sistema normativo che ha governato negli ultimi cinquanta anni la sicurezza
nel settore dell'industria estrattiva – cave e miniere – (da
notare la netta distinzione giuridica fra cave e miniere così come
sancito dall’art. 2 della legge del 1927) è il ben noto DPR
n.128 del 1959 “Norme di polizia delle miniere e delle cave”.
Gli anni '50 hanno segnato un notevole sviluppo di norme che riguardano
la sicurezza e la salute dei lavoratori; basti pensare, per esempio, alla
legge n. 547 del 1955 sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Alla fine degli anni '80, a livello comunitario, fu sentita l'esigenza
di uniformare in tutti gli Stati membri le normative sulla sicurezza e
la salubrità dei luoghi di lavoro, anche al fine di renderle più
adeguate alle mutate esigenze della società civile europea. La
prima direttiva in tema di sicurezza (direttiva madre) è dell'89.
Chi vi parla ha partecipato ai lavori di predisposizione di queste direttive
che poi sono state recepite nel nostro ordinamento con appositi decreti
legislativi. Fra questi, molti di voi ricorderanno l’ormai famoso
decreto legislativo n. 626/1994.
Per il polo dell’industria estrattiva, essendo un settore con peculiarità
intrinseche che lo differenziano dagli altri comparti produttivi (il DPR
n.128 del '59 sopra accennato ne è una chiara dimostrazione) è
stato necessario emanare direttive specifiche. Fra queste ricordiamo le
direttive n. 92/91/CEE e n. 92/104/CEE recepite nel nostro ordinamento
col decreto legislativo 624/1996 che integra, per il settore estrattivo,
il decreto legislativo n. 626. È da osservare che il D.L.vo 624
ha puntualizzato due aspetti fondamentali che non vigevano nel DPR n.
128. Per la prima volta è data piena responsabilità in tema
di sicurezza al titolare e al datore di lavoro. Nel sistema normativo
previgente, il principale responsabile per la sicurezza in cava o in miniera
era il direttore dei lavori, al quale, nella maggior parte
dei casi, non venivano riconosciuti poteri di spesa se non nei limiti
imposti dal titolare. È stata avvertita pertanto l’esigenza
di responsabilizzare anche il datore di lavoro come detentore dei "lacci
della borsa della spesa”, perché – signori miei –
la sicurezza ha un costo, a volte anche notevole. L'altro aspetto qualificante
della nuova normativa, accennato anche dal prof. Brauns che mi ha preceduto,
riguarda l'analisi dei rischi e la redazione del documento di sicurezza
e salute (DSS). Purtroppo, in esito all’esigenza di procedere in
tempi brevi alla valutazione dei rischi, si è potuta osservare
la proliferazione incontrollata di una miriade di consulenti, il più
delle volte privi di specifica preparazione professionale, che hanno approfittato
della necessità, per le aziende stesse, di adempiere ad un obbligo
normativo di elevata complessità, con notevoli oneri economici
e scarsi o nulli contributi volti ad affrontare nella giusta dimensione
il problema della prevenzione degli infortuni.
Valutazione dei rischi significa che ciascun operatore deve analizzare
puntualmente quali possono essere i rischi specifici di ogni fase del
ciclo produttivo ed in base alle valutazioni specifiche redigere il documento
di sicurezza e salute. Sotto questo profilo il DSS si presenta come documento
dinamico, da aggiornare di volta in volta alle mutate esigenze.
Ed inoltre, l’analisi dei rischi deve costituire un momento di grande
riflessione e responsabilità da affrontare insieme alle maestranze
con competenza tecnica adeguata: solo in questi termini il documento di
sicurezza e salute può esprimere la sua efficacia.
Altro aspetto importante riguarda la problematica della formazione degli
ispettori minerari.
La normativa sulla sicurezza sottolinea, oltre al ruolo della responsabilità
del datore di lavoro e di tutte le altre figure professionali presenti
in cava, anche la competenza sulla vigilanza. Corre l’obbligo di
osservare che un adempimento ispettivo puramente formale e privo di incidenza
effettiva sul problema prevenzionistico fa venir meno lo spirito di tutela
attiva sul quale si fonda l’azione di vigilanza. Laddove la funzione
ispettiva venga condotta da personale scarsamente specializzato e formato
a condurre tale attività in un settore altamente specialistico
e difficile quale è quello della sicurezza nell’industria
estrattiva, tutto ciò non può che condurre a spiacevoli
conseguenze che ricadranno in capo allo stesso ispettore ma soprattutto
in capo ai lavoratori che operano in cava.
Gli ispettori del Corpo delle miniere avevano una elevata professionalità
acquisita in oltre cento anni di attività e di esperienza maturata
sul campo ed un carisma straordinario tale da incidere sulla sensibilità
dei lavoratori, dei capisquadra, del direttore e di quanti altri addetti,
qualità indispensabili per affrontare le difficili problematiche
connesse alla sicurezza dei lavori in cava o in miniera. In altri termini,
si vuol ribadire che l’azione ispettiva
non può esaurirsi nell’accertamento di qualche infrazione
o nella constatazione di un infortunio;
bisogna andare oltre, cogliendo spunti per incidere sulla sensibilità
degli addetti fino a coinvolgerli attivamente nelle tematiche della sicurezza
e della prevenzione infortunistica.
È evidente pertanto che la professionalità deve essere di
alto livello.
Sotto questo profilo, il trasferimento delle competenze tecnico- amministrative
agli enti locali, privi di adeguate esperienze in materia, ritengo non
abbia apportato, almeno per il momento, contributi significativi. Per
quanto riguarda le problematiche ambientali, il moderatore poco fa accennava
al tema della compatibilità. Questo discorso si sostanzia, in prima
istanza, sui principi dello sviluppo sostenibile il quale si impernia,
come è noto, su tre pilastri fondamentali: economico, sociale ed
ambientale. Il contemperamento di questi tre interessi può sicuramente
contribuire a sostenere l'industria estrattiva in quanto fornitrice di
materie prime minerali indispensabili, in linea con i parametri della
compatibilità ambientale ai fini di uno sviluppo ordinato di tutto
il sistema. Tutto ciò, tenuto in debito
conto che la primarietà dell’interesse ambientale sugli interessi
economici, ancorché di natura pubblicistica, non significa soccombenza
aprioristica di questi ultimi rispetto al primo. In tale contesto è
evidente che la politica imprenditoriale deve svolgere un ruolo centrale
nell’assicurare l’integrazione e l’equilibrio fra la
dimensione economica, sociale e ambientale.
Questo compito richiede:
- livelli di crescita economica elevati e stabili che forniscano le risorse
supplementari essenziali per far fronte alle pressioni ambientali delle
attività economiche;
- una attenzione specifica per la competitività, la ricerca e l’innovazione
tecnologica, in quanto motori essenziali per sviluppare gli investimenti,
la crescita economica e l’occupazione;
- la garanzia di proposte legislative che non ostacolino la competitività
dell’industria fino a comportare uno spostamento geografico degli
investimenti verso paesi terzi (“delocalizzazioni”) con più
basso livello di protezione ambientale e sociale, nonché procedure
amministrative semplificate a beneficio, soprattutto, delle piccole e
medie imprese su cui gravano, talvolta, i maggiori oneri per conformarsi
alla normativa ambientale;
- riconoscimento dell’importanza della responsabilità sociale
e ambientale delle imprese (CSR) quale mezzo per raggiungere livelli elevati
di protezione ambientale e sociale, anche nei paesi in via di sviluppo,
in linea con i principi dell’EITI (Iniziative di carattere deontologico
sulla trasparenza del flusso dei guadagni e dei pagamenti nell’industria
estrattiva) espressi nel 2001 nel Summit di Johannesburg sullo sviluppo
sostenibile;
- elaborazione di politiche e misure volte ad assicurare l’adempimento
degli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle
emissioni di gas ad effetto serra senza compromettere la competitività
delle imprese.
(Fazzuoli): "Ingegner Boda, dovrei chiederle qualcosa prima che concluda
il suo intervento.
Lei ha detto che sono state fatte delle riforme che hanno peggiorato il
controllo. Quando il controllo era migliore abbiamo avuto la tragedia
di Stava! Cosa bisogna fare perché non capiti più?”.
Lo strumento legislativo che avevamo quando è successo il disastro
di Val di Stava era inadeguato.
Gli strumenti legislativi che abbiamo adesso, laddove siano correttamente
applicati da personale valido, preparato e ben formato, sono sicuramente
strumenti che possono contribuire ad evitare che certi fenomeni che sono
successi qualche tempo fa non si verifichino più. Vorrei ricordare
al riguardo che prossimamente sarà emanata la direttiva
"Mining Waste", la direttiva sui rifiuti minerari, la quale
è stata allo studio per due anni, ha avuto varie controversie ed
evoluzioni, ma adesso è in dirittura di arrivo. Non appena sarà
recepita nell'ordinamento nazionale e ben applicata dal personale valido,
sicuramente potrà contribuire a migliorare questi sistemi di sicurezza.
Ora si comincia a parlare di ambiente e di sicurezza, però bisogna
lavorare molto. Siamo sulla buona strada, speriamo che gli organi istituzionalmente
preposti proseguano su questa via e che si possa arrivare a livelli tali
da non far succedere più ciò che è successo. Io volevo
proseguire il discorso con gli indicatori di sviluppo sostenibile, ma
non c'è tempo. Lo farò in un'altra occasione. Vi ringrazio
tutti per l'ascolto.
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