Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

EUGENIA SCABINI
Preside della Facoltà di Psicologia – Università Cattolica di Milano
Di Baio Editore

L'ora si è fatta un po' tarda e questo anche mi favorisce nel ridurre il mio intervento. Io vorrei intanto dirvi che qui, su questo foglio, c'è scritto Eugenia Scabini, Preside della Facoltà di Psicologia, ma io qui oggi non parlo per niente in questa veste, io parlo in quanto famigliare, e penso di poter parlare; i famigliari qui presenti capiranno la mia posizione difficoltosa per parlare di qualche cosa che, dal punto di vista soggettivo è poco esprimibile a parole, quindi ciò che dico esprimerà sempre poco ciò che noi abbiamo vissuto e provato.
Penso però che si riesca a parlare proprio perché è passato tanto tempo e se questa riunione fosse stata fatta solamente uno o due anni dopo la tragedia, sarebbe stato impossibile dare parola a ciò che è avvenuto.
Il titolo che è stato scritto al mio intervento è l'impatto della tragedia sulla famiglia. Tutte le tragedie sono famigliari e forse noi dovremmo anche riflettere su questo, perché oggigiorno si dice ogni tanto che la famiglia è importante. Ebbene, quando si manifestano le tragedie, immediatamente si vede quanto siano importanti i legami famigliari. Forse
dovremmo riflettere su questo fatto paradossalmente positivo, cui si manifestano le tragedie.
Nessuno ne dubita.
Ricordo anche i filmati delle Torri Gemelle, quando qualcuno doveva mandare i messaggi perché ci si rendeva conto che stava succedendo una tragedia, e tutti mandavano un messaggio alla moglie ed ai figli. Un'ultima parola, sempre per un famigliare. Quindi tutte le tragedie sono, in un certo modo famigliari, ma io credo che la tragedia di Stava sia un titolo del tutto speciale, una tragedia famigliare, perché le persone presenti erano lì per una vacanza tipicamente famigliare.
Stava è un piccolo paesino dove andavano le famiglie, è quindi stata proprio una tragedia famigliare. Basta pensare ed andare; quando si va e si vede la lapide che c'è lì a Tesero, ciò che impressiona é che non si trova un solo cognome, ma una fila di cognomi, perché effettivamente a Stava sono morte intere famiglie, interi pezzi di famiglia, non dei singoli individui come altre tragedie importantissime hanno segnato. Tante famiglie, e ciò che mi pare anche tragicamente unico, più generazioni. Sono morti bambini, genitori, nonni. Alcuni genitori sono stati privati dei figli, alcuni figli dei genitori, dei fratelli… più generazioni insieme.
Questo, secondo me, ci interroga in modo del tutto speciale. L'impatto è stato sicuramente devastante e i sintomi, che tutti abbiamo provato e che si trovano quando si leggono i testi di psicologia che, per esempio, negli ultimi decessi si sono molto soffermati su quello che chiamano "lo stress dopo il trauma"; e tutti hanno subito e sofferto, oltre che di sofferenze spirituali, di malattie; ci s'ammala più frequentemente di forme psichiche, dalla depressione alla disperazione.
Non è di questo che vorrei però parlare, vorrei dire che più esistenzialmente mi pare che ciò che ha colpito nel profondo, l'esperienza più toccante, sia stata proprio quella di perdere una parte di storia famigliare, quindi non solo il dolore per la perdita di una, due, tre persone, ma il sentirsi privato di una storia, privato di un futuro, di radici.
Questo fatto, improvviso e simultaneo, ha condotto molti di noi, più volte a chiedersi: "Chi sono io? Perché?". Perché le persone sono frutto della loro storia, e quando si tocca così profondamente la storia delle persone, è come perdere la propria identità. La sofferenza più acuta credo sia stata quella di perdere la propria storia.
"Che cosa aiuta in questo?".
Penso che dopo vent'anni occorra anche farsi questa domanda.
Questa perdita della storia rimane; per lo meno nella mia esperienza, ma ho visto anche nell'esperienza dei più; legata non solo al gravissimo dolore e strazio dei primi tempi, ma anche quando il tempo un po' ha messo un velo su queste cose e la vita è continuata.
Questa storia riaffiora improvvisamente tutte le volte che ci sono delle esperienze significative, delle ricorrenze, le quali possono essere sia dolorose, sia di gioia.
In questi momenti, ciò che sembrava un po' sepolto ed allontanato ricompare in tutta la sua forza ed allora, in quel momento, tutti si chiedono se fossero state presenti queste persone.
Si sente la mancanza, anche a distanza di tantissimi anni, quindi le conseguenze non sono solo a breve, ma anche a lungo, lunghissimo termine.
"Che cosa aiuta?".
Aiuta, nel dare un significato a questa storia interrotta, ciò che ha detto il prof. Stella: naturalmente, la fede aiuta. Aiuta pensare che un senso, pur misterioso, queste cose lo hanno.
Aiuta a rivedersi negli anni. Penso sia molto importante ciò che le ACLI ci hanno offerto e ciò che di nuovo è stato assolutamente unico, in questa tragedia, ed in questo unicamente positivo: il fatto che abbiamo potuto, non solo vivere insieme le terribili ore che hanno seguito il fatto, ma abbiamo potuto – ed è straordinario ritrovarsi qui insieme dopo vent'anni – proseguire ed accompagnarci.
Queste cose penso siano state importantissime, anche se non ci siamo visti molto spesso; ma bastava quell'appuntamento e quel rivedere i volti, rivedere le persone, anno dopo anno, ed ognuno pensava dell'altro: "Ce l'abbiamo fatta!".
Quel che ci ha fatto compagnia non è stata la solidarietà delle persone che sono state colpite, ma anche – anche qui l'ho trovato assolutamente stupefacente – il fatto che molte altre persone che non sono stare colpite sono state per noi assolutamente dei famigliari: il professor Villa, Egidio Brambilla e molti altri. Io sono assolutamente stupefatta di ritrovare loro, tutti gli anni, alle ricorrenze, tutti gli anni presenti, anche vent'anni dopo. Pur non essendo personalmente stati colpiti direttamente dalla tragedia. Ciò è, per me, altrettanto straordinario: la famiglia si è come allargata. Dentro la nostra famiglia ci sono anche queste persone.