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si è fatta un po' tarda e questo anche mi favorisce nel ridurre
il mio intervento. Io vorrei intanto dirvi che qui, su questo foglio,
c'è scritto Eugenia Scabini, Preside della Facoltà di Psicologia,
ma io qui oggi non parlo per niente in questa veste, io parlo in quanto
famigliare, e penso di poter parlare; i famigliari qui presenti capiranno
la mia posizione difficoltosa per parlare di qualche cosa che, dal punto
di vista soggettivo è poco esprimibile a parole, quindi ciò
che dico esprimerà sempre poco ciò che noi abbiamo vissuto
e provato.
Penso però che si riesca a parlare proprio perché è
passato tanto tempo e se questa riunione fosse stata fatta solamente uno
o due anni dopo la tragedia, sarebbe stato impossibile dare parola a ciò
che è avvenuto.
Il titolo che è stato scritto al mio intervento è l'impatto
della tragedia sulla famiglia. Tutte le tragedie sono famigliari e forse
noi dovremmo anche riflettere su questo, perché oggigiorno si dice
ogni tanto che la famiglia è importante. Ebbene, quando si manifestano
le tragedie, immediatamente si vede quanto siano importanti i legami famigliari.
Forse
dovremmo riflettere su questo fatto paradossalmente positivo, cui si manifestano
le tragedie.
Nessuno ne dubita.
Ricordo anche i filmati delle Torri Gemelle, quando qualcuno doveva mandare
i messaggi perché ci si rendeva conto che stava succedendo una
tragedia, e tutti mandavano un messaggio alla moglie ed ai figli. Un'ultima
parola, sempre per un famigliare. Quindi tutte le tragedie sono, in un
certo modo famigliari, ma io credo che la tragedia di Stava sia un titolo
del tutto speciale, una tragedia famigliare, perché le persone
presenti erano lì per una vacanza tipicamente famigliare.
Stava è un piccolo paesino dove andavano le famiglie, è
quindi stata proprio una tragedia famigliare. Basta pensare ed andare;
quando si va e si vede la lapide che c'è lì a Tesero, ciò
che impressiona é che non si trova un solo cognome, ma una fila
di cognomi, perché effettivamente a Stava sono morte intere famiglie,
interi pezzi di famiglia, non dei singoli individui come altre tragedie
importantissime hanno segnato. Tante famiglie, e ciò che mi pare
anche tragicamente unico, più generazioni. Sono morti bambini,
genitori, nonni. Alcuni genitori sono stati privati dei figli, alcuni
figli dei genitori, dei fratelli… più generazioni insieme.
Questo, secondo me, ci interroga in modo del tutto speciale. L'impatto
è stato sicuramente devastante e i sintomi, che tutti abbiamo provato
e che si trovano quando si leggono i testi di psicologia che, per esempio,
negli ultimi decessi si sono molto soffermati su quello che chiamano "lo
stress dopo il trauma"; e tutti hanno subito e sofferto, oltre che
di sofferenze spirituali, di malattie; ci s'ammala più frequentemente
di forme psichiche, dalla depressione alla disperazione.
Non è di questo che vorrei però parlare, vorrei dire che
più esistenzialmente mi pare che ciò che ha colpito nel
profondo, l'esperienza più toccante, sia stata proprio quella di
perdere una parte di storia famigliare, quindi non solo il dolore per
la perdita di una, due, tre persone, ma il sentirsi privato di una storia,
privato di un futuro, di radici.
Questo fatto, improvviso e simultaneo, ha condotto molti di noi, più
volte a chiedersi: "Chi sono io? Perché?". Perché
le persone sono frutto della loro storia, e quando si tocca così
profondamente la storia delle persone, è come perdere la propria
identità. La sofferenza più acuta credo sia stata quella
di perdere la propria storia.
"Che cosa aiuta in questo?".
Penso che dopo vent'anni occorra anche farsi questa domanda.
Questa perdita della storia rimane; per lo meno nella mia esperienza,
ma ho visto anche nell'esperienza dei più; legata non solo al gravissimo
dolore e strazio dei primi tempi, ma anche quando il tempo un po' ha messo
un velo su queste cose e la vita è continuata.
Questa storia riaffiora improvvisamente tutte le volte che ci sono delle
esperienze significative, delle ricorrenze, le quali possono essere sia
dolorose, sia di gioia.
In questi momenti, ciò che sembrava un po' sepolto ed allontanato
ricompare in tutta la sua forza ed allora, in quel momento, tutti si chiedono
se fossero state presenti queste persone.
Si sente la mancanza, anche a distanza di tantissimi anni, quindi le conseguenze
non sono solo a breve, ma anche a lungo, lunghissimo termine.
"Che cosa aiuta?".
Aiuta, nel dare un significato a questa storia interrotta, ciò
che ha detto il prof. Stella: naturalmente, la fede aiuta. Aiuta pensare
che un senso, pur misterioso, queste cose lo hanno.
Aiuta a rivedersi negli anni. Penso sia molto importante ciò che
le ACLI ci hanno offerto e ciò che di nuovo è stato assolutamente
unico, in questa tragedia, ed in questo unicamente positivo: il fatto
che abbiamo potuto, non solo vivere insieme le terribili ore che hanno
seguito il fatto, ma abbiamo potuto – ed è straordinario
ritrovarsi qui insieme dopo vent'anni – proseguire ed accompagnarci.
Queste cose penso siano state importantissime, anche se non ci siamo visti
molto spesso; ma bastava quell'appuntamento e quel rivedere i volti, rivedere
le persone, anno dopo anno, ed ognuno pensava dell'altro: "Ce l'abbiamo
fatta!".
Quel che ci ha fatto compagnia non è stata la solidarietà
delle persone che sono state colpite, ma anche – anche qui l'ho
trovato assolutamente stupefacente – il fatto che molte altre persone
che non sono stare colpite sono state per noi assolutamente dei famigliari:
il professor Villa, Egidio Brambilla e molti altri. Io sono assolutamente
stupefatta di ritrovare loro, tutti gli anni, alle ricorrenze, tutti gli
anni presenti, anche vent'anni dopo. Pur non essendo personalmente stati
colpiti direttamente dalla tragedia. Ciò è, per me, altrettanto
straordinario: la famiglia si è come allargata. Dentro la nostra
famiglia ci sono anche queste persone.
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