Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

FEDERICO STELLA
Docente di Diritto Penale – Università Cattolica di Milano
Di Baio Editore

Non riesco a non parlare con commozione di quei cinque anni. I ricordi si affollano, il lavoro, quando abbiamo mandato in America il prof. Rinaldo Genevois e la dott.ssa Daria Dovera perché tornassero con un aereo carico di pubblicazioni scientifiche da buttare sul tavolo del tribunale, e le notti passate con il prof. Brauns.
Me lo ricordo ancora, alle due di notte, che parlavamo della liquefazione statica; sono stati momenti indimenticabili, ma questi erano momenti tecnici. Io non vi voglio parlare dei momenti tecnici. Voglio spendere i dieci minuti che ho a disposizione per dirvi due cose.
Primo: sottolineare che io ritengo molto importante l'istituzione di questa fondazione, della quale però vedrei un mutamento di scopo in questo momento storico; pertanto voglio dire due parole su questo punto. Poi volevo dire due parole per rispondere alla domanda: "È stata fatta giustizia?". Io vi rispondo già: "Non è stata fatta giustizia!".
Affronto rapidamente il primo punto per dirvi che il disastro di Stava si colloca proprio agli inizi della nascita di un nuovo tipo di società. Alla società industriale subentra quella che ormai tutti chiamano la società del rischio, che è nata per lo sviluppo impetuoso, rapido, con mutamenti improvvisi e di carattere esponenziale della scienza e della tecnologia.
Nel giro di vent'anni il mondo è completamente cambiato. Io ho scritto un libro, "Giustizia e fraternità", dove parlo del bisogno di una nuova etica e di una nuova razionalità, in questo contesto della società del rischio.
Alcuni esempi si possono ancora fare di disastri dovuti alla negligenza dell'uomo. Uno dei tanti è quello di Stava. La stragrande maggioranza dei disastri cui assistiamo e cui assisteremo – e saranno disastri sempre peggiori, sempre più distruttivi – sono tutti disastri non prevedibili e non evitabili, o meglio, sono evitabili soltanto ad un prezzo di cui vi dirò. Io ho fatto scrivere ad un mio allievo questo libro che raccoglie la letteratura di tutto il mondo sull'argomento ed ha come titolo "La normalità dei disastri tecnologici", che sono diventati imprevedibili. Avrei bisogno di tempo per spiegarvi il perché sono imprevedibili; vi rinvio alla lettura del libro, per mancanza di tempo.
La situazione è talmente grave che un grande scienziato ed astronomo della Regina d'Inghilterra, Martin Riss, esaminando la situazione dell'umanità, calcolando le diverse probabilità legate ai tanti fattori in gioco, ha detto che l'umanità ha il 50% di probabilità di sopravvivere a questo secolo. Un grande filosofo tedesco, Hans Jonas ha affermato che ormai siamo non sull'orlo del disastro, ma nel baratro e siccome la gente non cambia, egli si augura che si verifichino ancora tante Chernobyl, affinché la gente prenda paura e capisca che deve cambiare. Dico queste cose per farvi capire la situazione ed anche la direzione nella quale la fondazione deve andare.
Oggi siamo in una situazione tale per cui il diritto penale diventa un'arma ridicola, citando il sociologo tedesco Ulrich Beck. Egli dice: "Attenzione, se oggi, per fronteggiare questi grandi pericoli che incombono sull'umanità, ricorriamo ancora al risarcimento storico diventiamo tutti complici di un'irresponsabilità generalizzata, perché il vero problema sta
in un cambiamento dello stile di vita”. Dobbiamo cambiare radicalmente. Noi dell'Occidente costituiamo la maggioranza soddisfatta, ma intanto la forbice tra ricchi e poveri aumenta sempre di più. "Che cosa facciamo?". Parliamo di solidarietà io dico. Io mi sto occupando dello Sri Lanka e sto costruendo un villaggio di sessanta casette, ma penso
che questa sia la direzione che dovremmo prendere tutti. Io rivivo uno dei ricordi più impressionanti che mi è rimasto del disastro di Stava. Era un uomo, che io qua non vedo; mi disse un giorno: "Ma cosa vuole, io ho perso i figli, i fratelli, i genitori, tutti i parenti, sono rimasto solo. Io non voglio alcun risarcimento e non voglio neppure che vengano condannati gli imputati; chi mi restituirà i miei cari?"
Per questo io ve la rifaccio questa domanda: "Chi vi restituirà i vostri cari? Chi vi ripagherà di questo torto gravissimo?".
Non certamente il processo che ho visto, non certamente il risarcimento che avete avuto.
Abbiamo il coraggio di leggere quello che fa dire Dostoevskij ad uno dei protagonisti de "I fratelli Karamazov"?
Lì c'è una cosa che va al di là delle righe – non condivisibile – ma sentite, parla di una bambina straziata dai cani di un generale russo:
"Comprendo bene – dice il protagonista – come dovrà scuotersi l'universo, quando tutti in cielo e sottoterra si fonderanno in un inno, solo che tutto ciò che vive o ha vissuto griderà: tu hai ragione, Signore, perché le tue vie ti sono state rivelate. Quando tua madre abbraccerà il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani e tutti e tre proclameranno tra le lacrime: tu hai ragione, Signore!", allora certa sarà l'apoteosi e la conoscenza e tutto si spiegherà.
Ma ecco, proprio qui sta il problema e mentre - è proprio questo che io non posso accettare - sono sulla terra, mi affretto a prendere le mie disposizioni”.
Potrà certamente succedere che anch'io, nella suprema armonia estranea, ragioni col Signore, ma io quest'oggi, perché le lacrime di quella bambina non sono state riscattate, io, non voglio l'armonia, non la voglio per l'amore verso l'umanità; preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio
sdegno insaziato, anche se avessi torto. Troppo si è esagerato il valore di quell'armonia, l'ingresso costa troppo caro per la nostra pace, ed io mi affretto a restituire il mio biglietto d'ingresso, e se sono un galantuomo ho l'obbligo di restituirlo al più presto possibile.
Restituisco nel modo più rispettoso il mio biglietto, e questa è la reazione che io stesso ho sentito su di me quando pensavo ai figli che avete perduto, ma è una reazione sbagliata per il cristiano. Infine, avrei da dirvi tutte le cose che dico ai miei studenti: non c'è giustizia che sia un'autentica riparazione dei torti; non l'avremo mai. Dobbiamo piuttosto, come ci dicono Dostoevskij e Tolstoi, questi grandi conoscitori dell'animo umano, rivolgerci a ciò che ci dice il più grande rivoluzionario di tutta la storia umana: Gesù. Gesù ci indica un modello di giustizia che noi non conosciamo, ed io ve lo propongo, anche se vi può irritare.
È la giustizia del primo passo, è Jahvé che non fulmina Caino, ma lo va a cercare, gli va incontro e poi gli mette il marchio di protezione. Questa è la legge dell'amore.
Io vorrei poter fare ancora un altro convegno; ci fosse qui qualcuno degli imputati che – credetemi – ha vissuto l'inferno da allora dentro di sé! Perché voi riusciate a fare quello che ogni cristiano deve fare: la giustizia del primo passo, che termina in un abbraccio.

Grazie.

Il prof. Stella è venuto a mancare l’8 luglio 2006.
Nei due prossimi documenti viene reso omaggio alla sua figura.