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riesco a non parlare con commozione di quei cinque anni. I ricordi si
affollano, il lavoro, quando abbiamo mandato in America il prof. Rinaldo
Genevois e la dott.ssa Daria Dovera perché tornassero con un aereo
carico di pubblicazioni scientifiche da buttare sul tavolo del tribunale,
e le notti passate con il prof. Brauns.
Me lo ricordo ancora, alle due di notte, che parlavamo della liquefazione
statica; sono stati momenti indimenticabili, ma questi erano momenti tecnici.
Io non vi voglio parlare dei momenti tecnici. Voglio spendere i dieci
minuti che ho a disposizione per dirvi due cose.
Primo: sottolineare che io ritengo molto importante l'istituzione di questa
fondazione, della quale però vedrei un mutamento di scopo in questo
momento storico; pertanto voglio dire due parole su questo punto. Poi
volevo dire due parole per rispondere alla domanda: "È stata
fatta giustizia?". Io vi rispondo già: "Non è
stata fatta giustizia!".
Affronto rapidamente il primo punto per dirvi che il disastro di Stava
si colloca proprio agli inizi della nascita di un nuovo tipo di società.
Alla società industriale subentra quella che ormai tutti chiamano
la società del rischio, che è nata per lo sviluppo impetuoso,
rapido, con mutamenti improvvisi e di carattere esponenziale della scienza
e della tecnologia.
Nel giro di vent'anni il mondo è completamente cambiato. Io ho
scritto un libro, "Giustizia e fraternità", dove parlo
del bisogno di una nuova etica e di una nuova razionalità, in questo
contesto della società del rischio.
Alcuni esempi si possono ancora fare di disastri dovuti alla negligenza
dell'uomo. Uno dei tanti è quello di Stava. La stragrande maggioranza
dei disastri cui assistiamo e cui assisteremo – e saranno disastri
sempre peggiori, sempre più distruttivi – sono tutti disastri
non prevedibili e non evitabili, o meglio, sono evitabili soltanto ad
un prezzo di cui vi dirò. Io ho fatto scrivere ad un mio allievo
questo libro che raccoglie la letteratura di tutto il mondo sull'argomento
ed ha come titolo "La normalità dei disastri tecnologici",
che sono diventati imprevedibili. Avrei bisogno di tempo per spiegarvi
il perché sono imprevedibili; vi rinvio alla lettura del libro,
per mancanza di tempo.
La situazione è talmente grave che un grande scienziato ed astronomo
della Regina d'Inghilterra, Martin Riss, esaminando la situazione dell'umanità,
calcolando le diverse probabilità legate ai tanti fattori in gioco,
ha detto che l'umanità ha il 50% di probabilità di sopravvivere
a questo secolo. Un grande filosofo tedesco, Hans Jonas ha affermato che
ormai siamo non sull'orlo del disastro, ma nel baratro e siccome la gente
non cambia, egli si augura che si verifichino ancora tante Chernobyl,
affinché la gente prenda paura e capisca che deve cambiare. Dico
queste cose per farvi capire la situazione ed anche la direzione nella
quale la fondazione deve andare.
Oggi siamo in una situazione tale per cui il diritto penale diventa un'arma
ridicola, citando il sociologo tedesco Ulrich Beck. Egli dice: "Attenzione,
se oggi, per fronteggiare questi grandi pericoli che incombono sull'umanità,
ricorriamo ancora al risarcimento storico diventiamo tutti complici di
un'irresponsabilità generalizzata, perché il vero problema
sta
in un cambiamento dello stile di vita”. Dobbiamo cambiare radicalmente.
Noi dell'Occidente costituiamo la maggioranza soddisfatta, ma intanto
la forbice tra ricchi e poveri aumenta sempre di più. "Che
cosa facciamo?". Parliamo di solidarietà io dico. Io mi sto
occupando dello Sri Lanka e sto costruendo un villaggio di sessanta casette,
ma penso
che questa sia la direzione che dovremmo prendere tutti. Io rivivo uno
dei ricordi più impressionanti che mi è rimasto del disastro
di Stava. Era un uomo, che io qua non vedo; mi disse un giorno: "Ma
cosa vuole, io ho perso i figli, i fratelli, i genitori, tutti i parenti,
sono rimasto solo. Io non voglio alcun risarcimento e non voglio neppure
che vengano condannati gli imputati; chi mi restituirà i miei cari?"
Per questo io ve la rifaccio questa domanda: "Chi vi restituirà
i vostri cari? Chi vi ripagherà di questo torto gravissimo?".
Non certamente il processo che ho visto, non certamente il risarcimento
che avete avuto.
Abbiamo il coraggio di leggere quello che fa dire Dostoevskij ad uno dei
protagonisti de "I fratelli Karamazov"?
Lì c'è una cosa che va al di là delle righe –
non condivisibile – ma sentite, parla di una bambina straziata dai
cani di un generale russo:
"Comprendo bene – dice il protagonista – come dovrà
scuotersi l'universo, quando tutti in cielo e sottoterra si fonderanno
in un inno, solo che tutto ciò che vive o ha vissuto griderà:
tu hai ragione, Signore, perché le tue vie ti sono state rivelate.
Quando tua madre abbraccerà il carnefice che fece straziare il
figlio suo dai cani e tutti e tre proclameranno tra le lacrime: tu hai
ragione, Signore!", allora certa sarà l'apoteosi e la conoscenza
e tutto si spiegherà.
Ma ecco, proprio qui sta il problema e mentre - è proprio questo
che io non posso accettare - sono sulla terra, mi affretto a prendere
le mie disposizioni”.
Potrà certamente succedere che anch'io, nella suprema armonia estranea,
ragioni col Signore, ma io quest'oggi, perché le lacrime di quella
bambina non sono state riscattate, io, non voglio l'armonia, non la voglio
per l'amore verso l'umanità; preferisco che le sofferenze rimangano
invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio
sdegno insaziato, anche se avessi torto. Troppo si è esagerato
il valore di quell'armonia, l'ingresso costa troppo caro per la nostra
pace, ed io mi affretto a restituire il mio biglietto d'ingresso, e se
sono un galantuomo ho l'obbligo di restituirlo al più presto possibile.
Restituisco nel modo più rispettoso il mio biglietto, e questa
è la reazione che io stesso ho sentito su di me quando pensavo
ai figli che avete perduto, ma è una reazione sbagliata per il
cristiano. Infine, avrei da dirvi tutte le cose che dico ai miei studenti:
non c'è giustizia che sia un'autentica riparazione dei torti; non
l'avremo mai. Dobbiamo piuttosto, come ci dicono Dostoevskij e Tolstoi,
questi grandi conoscitori dell'animo umano, rivolgerci a ciò che
ci dice il più grande rivoluzionario di tutta la storia umana:
Gesù. Gesù ci indica un modello di giustizia che noi non
conosciamo, ed io ve lo propongo, anche se vi può irritare.
È la giustizia del primo passo, è Jahvé che non fulmina
Caino, ma lo va a cercare, gli va incontro e poi gli mette il marchio
di protezione. Questa è la legge dell'amore.
Io vorrei poter fare ancora un altro convegno; ci fosse qui qualcuno degli
imputati che – credetemi – ha vissuto l'inferno da allora
dentro di sé! Perché voi riusciate a fare quello che ogni
cristiano deve fare: la giustizia del primo passo, che termina in un abbraccio.
Grazie.
Il prof. Stella è venuto a mancare l’8
luglio 2006.
Nei due prossimi documenti viene reso omaggio alla sua figura.
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