Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

FLORIANO VILLA
Presidente dell’Associazione Geologi Italiani
Di Baio Editore

Bene, parliamo un po' di Stava, perché è giusto che riprendiamo in esame la tragedia, anche a vent'anni di distanza. Ricordatevi che in geologia non esiste un tempo limitato, vent'anni sono effettivamente un periodo brevissimo che non ci separa da quello che succede, e tuttavia deve fare in modo che queste cose non succedano altre volte.
D’altra parte, il ricordo di Stava dovrebbe avere questo come scopo fondamentale.
Vedremo più avanti come le cose siano continuate, perché non è vero che siano finite con Stava e che tutto sia cambiato. Tutto purtroppo è continuato come prima, nessuno ci ha messo una pezza; quindi noi dobbiamo fare in modo, e lo vedremo con almeno due significativi interventi, nei quali vi dirò come intendiamo agire, che il ricordo di Stava non sia perso.
Innanzi tutto io, in questi giorni, ho pensato un po' a quello che dovevo dirvi, al fatto, per esempio, che nessuno si sia accorto che c'erano questi bacini sulla vostra testa; perché è un problema da affrontare. "Come mai succedeva questo quando eravamo di fronte ad una situazione di rischio? Perché nessuno si rendeva conto che c'era del rischio?”.
Mi sono reso conto, lavorando all’estero, di come insegnino bene i problemi geonaturali, rispetto a noi, nelle scuole elementari e medie, e mi sono fatto, nel frattempo, un'idea di com'è fatto il nostro territorio, di quali problemi ci siano e di come fare in modo che gli stessi problemi non diventino un rischio.
Nella cartina di Stava, che vi ho mostrato, si vede molto bene che il terreno è accidentato;
ne consegue il primo concetto: la geomorfologia, che voi non sapete nemmeno cosa sia, quando invece é un fatto fondamentale per l'Italia, perché, insieme all'idrogeologia, é la causa di tutti i mali e di tutti i nostri disastri, di tutte le frane che succedono, di tutti gli incidenti che capitano, di tutti i morti che ci sono, di tutto quanto capita sul territorio.
Abbiamo qui con noi il Presidente trentino, il quale sicuramente sa che la sua regione é molto accidentata e come siano importanti la geomorfologia e l'idrogeologia. La cartina vi mostra Cavalese, al centro vi è il monte Cucal e sotto c'è Stava, il posto dove vi erano gli insediamenti degli alberghi e delle residenze.
Il primo problema quindi è la geomorfologia, e bisogna fare in modo che non entri in gioco, ma questo è possibile mettendo le discariche di sterili in piano, e non su un pendio! "Perché non sono state messe in piano ed invece sono state messe sul pendio?".
Perché costava poco il terreno e Pozzole, località di insediamento delle discariche, era una zona completamente impregnata d'acqua che toglieva resistenza al terreno che doveva sostenere i bacini di sterili.
Su quella cartina di prima, è possibile vedere che tutti i segni in rosso sono sorgenti.
Questo terreno era cosparso di sorgenti. Il terreno era in pendio, i bacini (si vedono nella diapositiva precedente) erano collocati uno sopra l'altro, gli argini erano caratterizzati da un coefficiente di sicurezza evanescente.
Pensate voi ad un coefficiente di sicurezza evanescente, in un impianto costruito per ospitare 75.000 metri cubi con un argine di fango di 9,5 metri – perché in questo modo, in fase di progetto, si evitavano i controlli da parte dell'ufficio dighe – e diventano poi di 17,5 metri, poi di 20 metri, 25 metri, 37,50 metri, ed al momento del crollo ben 350.000 metri cubi di fango riempivano i bacini e sono crollati a valle distruggendo tutto.
Questa è stata la gravissima, imperdonabile mancanza da parte dei progettisti, che hanno fatto una cosa terribile: costruire un impianto a rischio in pendio su un terreno impregnato d'acqua e con presenza alla base di centinaia di turisti e di abitanti della zona.
Pensate a quale assurda idea è venuta a questi progettisti di mettere gli impianti di lavaggio di sterili (che dovevano essere messi a Mezzolombardo, di fianco allo stabilimento Montedison) sopra la testa della gente che faceva vacanza. Questa è stata la prima colpa gravissima di coloro i quali hanno costruito questi bacini.
Poi, naturalmente, ci sono tutti i problemi tecnici e di adeguamento della struttura alla fondazione, ma di questo parlerà poi il professor Brauns, che ha seguito tutta la vicenda per conto del nostro ufficio peritale.
Nella carta geologica, in alto, dove c'è scritto 1328*, l'asterisco è la posizione esatta dei due bacini di sterili che sono crollati, mentre invece Stava è a 1224 metri, cento metri più in basso. Di conseguenza il fango uscito dai due bacini ha distrutto abitazioni, alberghi, boschi, terreni, piante, l’agricoltura.
La massa biancastra sono i due bacini crollati, la quota prima citata è riferita ai bacini preesistenti.
Esiste, caratteristica di questa incosciente costruzione, la presenza del Rio Porcellini che è ritornato fuori dopo il crollo dei bacini. Era il rio più importante di questa zona, ed era situato sotto i bacini, e quindi non poteva dare solidità ad essi, ma poteva dare soltanto tremore, disastro e crollo. Di questo parlerà il professor Brauns, quindi lascio a lui
l'argomento. Questa è la scia di fango, che è scesa dal bacino alto, ha fatto tutto il corso dello Stava si è buttata nell’Avisio, travolgendo tutto quello che trovava sul suo cammino.
Cito questo brano interessante perché è stato scritto dal prof. Rossi, che era un esperto della Montecatini e che era andato a valutare i due bacini per conto della Montecatini stessa.
Dice che il coefficiente di sicurezza – qui ci sono degli ingegneri che possono capire questa cosa – era evanescente, quindi pronto per essere adatto al crollo ed a tutto quello che poteva succedere.
Dalle cartine mostrate, si vede dov'erano situati i bacini, dov'era situata Stava, e c'è anche una panoramica prima del disastro, perché quei due bacini sembrano ancora intatti, mentre ormai non ci sono più.
È chiaro che questo è un delitto dei colletti bianchi, cioè, è un delitto di quelle grandi società che mantengono il privilegio, il predominio su ogni faccenda economica, ma che invece sono come le aveva definite bene il professor Stella, quando aveva parlato di capitalismo straccione!
Questa è una notizia nuova, l'ho presa da una rivista trentina che è uscita in coincidenza del 19 luglio 1985. Bene: i bacini dopo Stava non sono affatto scomparsi! I bacini hanno continuato a fare morti. Dopo il 1985 ci sono stati più di cento morti per fango uscito da bacini di sterili come quello di Stava. Dal 1960 i morti sono stati 1300, in 81 diverse località.
Questo è un fatto veramente spaventoso. Abbiamo avuto in Bulgaria, in Sudafrica, negli Stati Uniti, rotture di bacini, sempre con lo stesso sistema, sempre su pendii, sempre con fango che ha travolto vittime umane innocenti.
A questo punto noi pensiamo di fare un censimento di tutti i bacini che ci sono in giro, vedere che bacini ci sono, in che stato sono, se hanno sotto delle zone turistiche, se sono un rischio, se sono un pericolo, se possono essere lasciati continuare o se debbano essere chiusi. Questo lo facciamo con l'Università di Mantova, con le Facoltà d'Ingegneria e
d'Informatica. Pensiamo di riuscire, in alcuni anni, a tirare fuori una nuova politica di previsione, di prevenzione, di controllo, perché i fenomeni naturali non si trasformino in catastrofi.
Grazie.