| Bene,
parliamo un po' di Stava, perché è giusto che riprendiamo
in esame la tragedia, anche a vent'anni di distanza. Ricordatevi che in
geologia non esiste un tempo limitato, vent'anni sono effettivamente un
periodo brevissimo che non ci separa da quello che succede, e tuttavia
deve fare in modo che queste cose non succedano altre volte.
D’altra parte, il ricordo di Stava dovrebbe avere questo come scopo
fondamentale.
Vedremo più avanti come le cose siano continuate, perché
non è vero che siano finite con Stava e che tutto sia cambiato.
Tutto purtroppo è continuato come prima, nessuno ci ha messo una
pezza; quindi noi dobbiamo fare in modo, e lo vedremo con almeno due significativi
interventi, nei quali vi dirò come intendiamo agire, che il ricordo
di Stava non sia perso.
Innanzi tutto io, in questi giorni, ho pensato un po' a quello che dovevo
dirvi, al fatto, per esempio, che nessuno si sia accorto che c'erano questi
bacini sulla vostra testa; perché è un problema da affrontare.
"Come mai succedeva questo quando eravamo di fronte ad una situazione
di rischio? Perché nessuno si rendeva conto che c'era del rischio?”.
Mi sono reso conto, lavorando all’estero, di come insegnino bene
i problemi geonaturali, rispetto a noi, nelle scuole elementari e medie,
e mi sono fatto, nel frattempo, un'idea di com'è fatto il nostro
territorio, di quali problemi ci siano e di come fare in modo che gli
stessi problemi non diventino un rischio.
Nella cartina di Stava, che vi ho mostrato, si vede molto bene che il
terreno è accidentato;
ne consegue il primo concetto: la geomorfologia, che voi non sapete nemmeno
cosa sia, quando invece é un fatto fondamentale per l'Italia, perché,
insieme all'idrogeologia, é la causa di tutti i mali e di tutti
i nostri disastri, di tutte le frane che succedono, di tutti gli incidenti
che capitano, di tutti i morti che ci sono, di tutto quanto capita sul
territorio.
Abbiamo qui con noi il Presidente trentino, il quale sicuramente sa che
la sua regione é molto accidentata e come siano importanti la geomorfologia
e l'idrogeologia. La cartina vi mostra Cavalese, al centro vi è
il monte Cucal e sotto c'è Stava, il posto dove vi erano gli insediamenti
degli alberghi e delle residenze.
Il primo problema quindi è la geomorfologia, e bisogna fare in
modo che non entri in gioco, ma questo è possibile mettendo le
discariche di sterili in piano, e non su un pendio! "Perché
non sono state messe in piano ed invece sono state messe sul pendio?".
Perché costava poco il terreno e Pozzole, località di insediamento
delle discariche, era una zona completamente impregnata d'acqua che toglieva
resistenza al terreno che doveva sostenere i bacini di sterili.
Su quella cartina di prima, è possibile vedere che tutti i segni
in rosso sono sorgenti.
Questo terreno era cosparso di sorgenti. Il terreno era in pendio, i bacini
(si vedono nella diapositiva precedente) erano collocati uno sopra l'altro,
gli argini erano caratterizzati da un coefficiente di sicurezza evanescente.
Pensate voi ad un coefficiente di sicurezza evanescente, in un impianto
costruito per ospitare 75.000 metri cubi con un argine di fango di 9,5
metri – perché in questo modo, in fase di progetto, si evitavano
i controlli da parte dell'ufficio dighe – e diventano poi di 17,5
metri, poi di 20 metri, 25 metri, 37,50 metri, ed al momento del crollo
ben 350.000 metri cubi di fango riempivano i bacini e sono crollati a
valle distruggendo tutto.
Questa è stata la gravissima, imperdonabile mancanza da parte dei
progettisti, che hanno fatto una cosa terribile: costruire un impianto
a rischio in pendio su un terreno impregnato d'acqua e con presenza alla
base di centinaia di turisti e di abitanti della zona.
Pensate a quale assurda idea è venuta a questi progettisti di mettere
gli impianti di lavaggio di sterili (che dovevano essere messi a Mezzolombardo,
di fianco allo stabilimento Montedison) sopra la testa della gente che
faceva vacanza. Questa è stata la prima colpa gravissima di coloro
i quali hanno costruito questi bacini.
Poi, naturalmente, ci sono tutti i problemi tecnici e di adeguamento della
struttura alla fondazione, ma di questo parlerà poi il professor
Brauns, che ha seguito tutta la vicenda per conto del nostro ufficio peritale.
Nella carta geologica, in alto, dove c'è scritto 1328*, l'asterisco
è la posizione esatta dei due bacini di sterili che sono crollati,
mentre invece Stava è a 1224 metri, cento metri più in basso.
Di conseguenza il fango uscito dai due bacini ha distrutto abitazioni,
alberghi, boschi, terreni, piante, l’agricoltura.
La massa biancastra sono i due bacini crollati, la quota prima citata
è riferita ai bacini preesistenti.
Esiste, caratteristica di questa incosciente costruzione, la presenza
del Rio Porcellini che è ritornato fuori dopo il crollo dei bacini.
Era il rio più importante di questa zona, ed era situato sotto
i bacini, e quindi non poteva dare solidità ad essi, ma poteva
dare soltanto tremore, disastro e crollo. Di questo parlerà il
professor Brauns, quindi lascio a lui
l'argomento. Questa è la scia di fango, che è scesa dal
bacino alto, ha fatto tutto il corso dello Stava si è buttata nell’Avisio,
travolgendo tutto quello che trovava sul suo cammino.
Cito questo brano interessante perché è stato scritto dal
prof. Rossi, che era un esperto della Montecatini e che era andato a valutare
i due bacini per conto della Montecatini stessa.
Dice che il coefficiente di sicurezza – qui ci sono degli ingegneri
che possono capire questa cosa – era evanescente, quindi pronto
per essere adatto al crollo ed a tutto quello che poteva succedere.
Dalle cartine mostrate, si vede dov'erano situati i bacini, dov'era situata
Stava, e c'è anche una panoramica prima del disastro, perché
quei due bacini sembrano ancora intatti, mentre ormai non ci sono più.
È chiaro che questo è un delitto dei colletti bianchi, cioè,
è un delitto di quelle grandi società che mantengono il
privilegio, il predominio su ogni faccenda economica, ma che invece sono
come le aveva definite bene il professor Stella, quando aveva parlato
di capitalismo straccione!
Questa è una notizia nuova, l'ho presa da una rivista trentina
che è uscita in coincidenza del 19 luglio 1985. Bene: i bacini
dopo Stava non sono affatto scomparsi! I bacini hanno continuato a fare
morti. Dopo il 1985 ci sono stati più di cento morti per fango
uscito da bacini di sterili come quello di Stava. Dal 1960 i morti sono
stati 1300, in 81 diverse località.
Questo è un fatto veramente spaventoso. Abbiamo avuto in Bulgaria,
in Sudafrica, negli Stati Uniti, rotture di bacini, sempre con lo stesso
sistema, sempre su pendii, sempre con fango che ha travolto vittime umane
innocenti.
A questo punto noi pensiamo di fare un censimento di tutti i bacini che
ci sono in giro, vedere che bacini ci sono, in che stato sono, se hanno
sotto delle zone turistiche, se sono un rischio, se sono un pericolo,
se possono essere lasciati continuare o se debbano essere chiusi. Questo
lo facciamo con l'Università di Mantova, con le Facoltà
d'Ingegneria e
d'Informatica. Pensiamo di riuscire, in alcuni anni, a tirare fuori una
nuova politica di previsione, di prevenzione, di controllo, perché
i fenomeni naturali non si trasformino in catastrofi.
Grazie.
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