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pare che le bellissime parole del Sindaco mi esimano dal fare un intervento
lungo, perciò mi limiterò a portarvi, naturalmente, il saluto
della Provincia di Milano, i miei personali, quelli del consiglio provinciale
e quello, naturalmente, del presidente Filippo Penati.
Quello del 19 luglio 1985 in Val di Stava è stato, come sappiamo,
uno dei più gravi disastri al mondo dovuti al crollo di discariche
al servizio di miniere, e rimane tutt'oggi, con 268 morti e danni per
133 milioni di euro, una delle più gravi catastrofi industriali
accadute in Italia. Lungo il suo percorso, come sappiamo, una colata di
fango ha provocato, come
già detto, la morte di 268 persone (tra l'altro io allora ero sindaco
di un paese dell'hinterland di Milano che perse anch'esso due cittadini)
la distruzione completa di tre alberghi, cinquantatré case d'abitazione,
sei capannoni; otto ponti furono demoliti e nove edifici gravemente danneggiati.
Uno strato di fango impressionante, fra i venti e i quaranta centimetri
ricoprì un'area di 435 metri quadri circa per una lunghezza di
4,2 chilometri: un dato davvero impressionante.
Quella strage, come sappiamo, colpì persone provenienti da tutta
Italia, ed anche la provincia di Milano, la città di Milano, il
mio paese, come abbiamo detto, pagarono il loro tributo di sangue con
le vite di numerosi villeggianti, persone che avevano lasciato la propria
pianura per concedersi un periodo di svago e di riposo nella solennità
e nella frescura delle Dolomiti.
La morte li colse improvvisa, una morte subdola ed inaspettata, ma che
avrebbe potuto e dovuto essere evitata, se solo nel nostro paese, altre
precedenti tragedie, altri segnali, altri messaggi, a partire da quella,
così simile, del Vajont, avessero fatto tragicamente scuola.
Così non fu, ed altre vittime si sono dovute così piangere
in Val di Fiemme e in altre parti d'Italia, fino – ce lo ricordiamo
– alla marea di fango che travolse Sarno sette anni fa.
Ancora una volta la natura si vendicava di chi l'aveva ferita ma non imbrigliata,
di chi l'aveva trattata senza rispetto, ed ora faceva pagare il conto
pesante a centinaia d'innocenti.
Certo, Tesero è risorta, come ho visto partecipando alla manifestazione
di Tesero, quest'anno, durante la quale ho visto che le case distrutte
sono state riedificate, ma nulla paga la perdita anche di una sola vita
umana, perché se è vero, come scrive il Talmud che chi salva
una sola vita, salva l'umanità intera, è vero a maggior
ragione che l'incuria verso la vita umana è il peggiore crimine
possibile, giacché riduce il prossimo ad una semplice variante
rispetto agli interessi materiali.
Dovere delle istituzioni allora, è quello di testimoniare la loro
vicinanza alle persone più deboli e sofferenti e fare in modo che
gli interessi dei deboli, come ebbe a dire Sua Eminenza il Cardinale Tettamanzi
a Tesero, non siano considerati interessi deboli.
Compito delle istituzioni, è anche, se non soprattutto, quello
di lavorare per prevenire le disgrazie – ed in questo senso sarebbe
interessante, ma non ho il tempo e non è questo il momento –
fare anche qualche valutazione sui compiti di protezione civile che sono
una delle competenze, insieme ovviamente ad altri enti, della Provincia,
su cui varrebbe veramente la pena di fare una riflessione; ma in proposito
ricordo che Giuseppe Zamberletti, che all'epoca era Ministro della Protezione
Civile Nazionale, a Tesero ha detto: "Capimmo una cosa importante,
che non bisogna soltanto essere attrezzati per portare soccorso, ma bisogna
impegnarsi a prevenire."
Guido Bertolaso, che è l'attuale capo della Protezione Civile Nazionale
ha detto: "Il nostro paese è bellissimo ma fragile, bisogna
fare prevenzione, e la prevenzione si fa facendo squadra."
Com'è noto, a seguito della disgrazia, i famigliari delle vittime,
organizzati nelle Associazioni delle ACLI e di Val di Stava, hanno voluto
costituire anche una fondazione a Stava stessa, con lo scopo di contribuire
a fare in modo che eventi simili, prevedibili ed evitabili, non debbano
ripetersi più, ed in particolare, lo sappiamo, la fondazione si
è impegnata a mantenere il ricordo della catastrofe, a rafforzare
la cultura del rispetto della vita umana e della sicurezza, la cui mancanza
è stata una delle cause della catastrofe stessa.
Fare in modo che il risarcimento dei danni diventi un elemento deterrente
per evitare il ripetersi di simili stragi.
Voglio chiudere, a proposito della fondazione, con alcune parole scritte
da un giornalista locale che mi sembrano davvero appropriate. Egli scrisse:
“Il vero monumento delle 268 vittime innocenti di Stava è
l'impegno silenzioso, costante, tenace, che le famiglie sopravvissute
hanno sofferto e trasmesso lungo tutti questi anni per mantenere vivo
il ricordo dei loro cari, e soprattutto perché quelle morti si
liberassero dalla loro disperazione, per tradursi in un momento di vero
riscatto civile, per far capire che quella di Stava non è stata
una fatalità, per gridare la necessità di rapporti nuovi
fra gli uomini. La vita deve continuare, ma non a costo di una rimozione
che potrebbe ripristinare, inavvertitamente ma tangibilmente, le condizioni
che hanno reso possibile la valanga di fango”. Ma la vita, in definitiva,
è più forte di qualsiasi tragedia, e per fortuna dobbiamo
continuare, e l'impegno delle istituzioni, come detto, è quello
di far sì che d'ora in avanti non ci siano più tragedie
di questa natura. Grazie.
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