Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

GABRIELE ALBERTINI
(Ex) Sindaco di Milano
Di Baio Editore

"Sembra impossibile!".
Quante volte – purtroppo – abbiamo sentito pronunciare questa frase: "Sembra impossibile!".
Eppure, il dolore, le lacrime, gli sguardi di chi rimane, di chi è sopravvissuto, di chi ha perso un pezzo del proprio cuore e della propria vita ci ricordano che, invece, "è possibile".
Le inchieste, i lunghi processi, le battaglie legali di chi vuole giustizia ci ricordano tristemente i perché, i motivi, le responsabilità.
Ed allora il nostro grido di dolore si trasforma in una domanda: "Ma com'è stato possibile?”.
Gli splendidi vigneti di Mezzocorona tagliati dall'autostrada, le rigogliose malghe di Ziano e Tesero, i moderni impianti sciistici di Pampeago, le passeggiate nell'operosa ed elegante cittadina di Cavalese: sì, conosciamo bene la Val di Fiemme, e anch'io come tanti, quel maledetto 19 luglio del 1985, ho esclamato: "Sembra impossibile!".
Poi, la grande paura di avere perso qualche amico o conoscente in quella valle tanto amata dai milanesi. Infine, il triste e spietato susseguirsi di notizie, bollettini, titoli dei giornali, le foto, in un'unica colata di fango dove una volta c'erano case, baite, alberghi.
Già, alberghi! Come l'albergo dei milanesi: 59 vittime in un battere di ciglia.
Vent'anni dopo una lapide ci ricorda 268 vittime, più della metà nostri concittadini.
Il monumento, eretto da chi è rimasto, è a fianco della strada che porta agli impianti sciistici.
Chi sale quella strada va a divertirsi, va a godere dei frutti di quello che offre la natura: paesaggi struggenti, capolavori irripetibili e per questo preziosissimi. E se l'emozione e il dolore si pongono solo domande, il senso civico, o meglio, il senso di responsabilità ci impongono le risposte.
Risposte, queste, però, che non devono più essere precedute da disgrazie e pagate con la vita. Il dovere di tutti noi, cittadini ed amministratori pubblici, imprenditori, tecnici e scienziati è di creare le condizioni affinché non ci sia mai da domandarsi perché la natura si è ribellata a noi o perché gli uomini non hanno saputo gestire i suoi doni.
Stava ci deve insegnare ad anteporre le risposte. Risposte concrete, rispettose degli equilibri e delle esigenze. Una crescita e uno sviluppo delle nostre comunità sociali ed economiche che sappiano coniugare la tutela dell'ambiente.
In città costruiamo grattacieli per lavorare; ai loro piedi abbiamo più spazio per costruire parchi e giardini: abbiamo più spazio per vivere. I grattacieli sono le nostre montagne, i parchi urbani, le nostre valli. In città costruiamo i depuratori per restituire pulita, ai fiumi e alla falda, l'acqua che usiamo. In città convertiamo i rifiuti in energia e ricicliamo le materie prime. Ma vi sono realtà diverse. Talvolta più nascoste e ancora peggio, dove le responsabilità oggettive sono nascoste dalla consuetudine, impaludate dal senso di rassegnazione, addirittura assoggettate alle convenienze politiche. Poco tempo fa ho visitato gli impianti dell'Azienda Energetica Municipale, la nostra AEM, in Valtellina. Sei centrali idroelettriche, quattro dighe, invasi, gli interventi al Canale Viola.
Gran parte dei nostri impianti sono inseriti nel Parco Nazionale dello Stelvio e i requisiti d'impatto ambientale e sicurezza sono rigorosissimi.
Nell'occasione avrei potuto parlare con i tecnici e i dirigenti dell'AEM solo di competitività, di produzione energetica, di strategia di mercato, ma tutti insieme ci siamo ritrovati a discutere di sicurezze, anzi, di "certezze" per le popolazioni che vivono intorno ai nostri impianti. Tutti insieme abbiamo guardato ammirati alla natura che ci circondava e in noi
si è rafforzata la determinazione per il suo pieno rispetto.
Saluto e sostengo con convinzione questa iniziativa di oggi delle ACLI milanesi e non posso non unirmi ai famigliari delle vittime nel cordoglio del ricordo.
In tutti noi la tragedia di Stava ha lasciato un ricordo indelebile e, permettetemi, anche un insegnamento tanto spietato quanto profondo. Ma non si tratta di una lezione, bensì di un comandamento: quello di un progresso responsabile, rispettoso dell'ambiente e delle nostre leggi. Sono queste le risposte da dare, sono queste le risposte che ognuno di noi deve darsi per non essere ancora una volta costretto a domandarsi: "Com'è stato possibile?".

Grazie per l'attenzione.