Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

Lettera del Cardinale CARLO MARIA MARTINI
Di Baio Editore

Il 19 luglio 1985 era un giorno come tanti altri, un giorno d’estate, adatto per famiglie che già si trovavano in vacanza mentre altri le stavano pregustando per i giorni a venire.
Famiglie che già erano sui luoghi del tradizionale divertimento estivo, ad esempio a Stava di Tesero, nel magnifico complesso naturale della Val di Fiemme, famiglie magari al momento ancora divise, con le madri ed i figli già in vacanza ed i padri che contavano i giorni per raggiungerli…
Un giorno come un altro, appunto, ma alle ore 12,22 minuti primi e 55 secondi qualcosa cambiò.
Anzi, cambiò tutto, perché l’arginatura del bacino superiore della discarica della miniera di Prestavel, che sovrastava l’abitato di Stava, cede di schianto a seguito delle piogge insistenti di quei giorni, crollando sul bacino inferiore, il quale a sua volta crolla provocando un’ondata di acqua, fango e detriti che alla velocità di 90 km orari piomba sulla valle sottostante e spazza via 3 alberghi, 53 case d’abitazione, 6 capannoni e soprattutto uccide 268 persone.
Una catastrofe umana e naturale che ricorda quella del Vajont, anche e soprattutto perché si tratta di una catastrofe evitabile, che è frutto essenzialmente di incuria e di volontà di profitto spinte oltre il limite della tollerabilità della natura e del disprezzo della vita umana.
Le ACLI milanesi furono anch’esse duramente colpite da questa catastrofe, giacché esse avevano in gestione uno degli alberghi che venne travolto dall’ondata, e molti nostri soci, e le loro famiglie, perirono in quel giorno maledetto, e altre famiglie sarebbero state irrimediabilmente spezzate, causando infinito dolore ai sopravvissuti.
Fin dall’inizio, occorre dirlo, le ACLI milanesi, nelle persone dei Presidenti provinciali Barbot, Cantù, Armelloni, e di tutti i dirigenti e collaboratori, si schierarono con decisione a fianco dei parenti delle vittime e di tutti coloro che avevano sofferto danni materiali e morali dalla tragedia affinché venisse riconosciuto il loro buon diritto.
Ma più ancora della semplice – pur importantissima – verità giudiziaria, che è stata acclarata con un verdetto non del tutto soddisfacente nel 1992, quello che a noi stava e sta a cuore è il principio di fondo, quello cioè per cui la vita umana non può in alcun modo essere materia disponibile per chi ha solo finalità di profitto e di manipolazione della natura, e che l’etica dell’impresa, ma anche quella politica, debbano trovare nel servizio alla persona concreta la loro chiave interpretativa primaria ed insieme il loro limite, a pena di irrilevanza e di mancanza di credibilità.
Questo libro, che raccoglie gli atti di un convegno svoltosi a Palazzo Marino, massima sede istituzionale del Comune di Milano, vuole essere insieme una testimonianza ma anche un fermo monito rispetto al futuro, affinché quello che è successo non si ripeta di nuovo e finalmente le persone e le istituzioni siano capaci di apprendere dai loro errori e si possa arrivare un giorno a pensare che “disgrazie “ e “tragedie” siano solo espressione della cieca violenza della natura, e non anche una ribellione della natura stessa alla violenza che subisce da uomini accecati dalla sete di potere e di denaro.
Per quelli che sono morti, per i sopravvissuti, per le persone che hanno tanto sofferto, per tutti costoro è la nostra testimonianza ed il nostro impegno.

GIANNI BOTTALICO Presidente ACLI Milano