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19 luglio 1985 era un giorno come tanti altri, un giorno d’estate,
adatto per famiglie che già si trovavano in vacanza mentre altri
le stavano pregustando per i giorni a venire.
Famiglie che già erano sui luoghi del tradizionale divertimento
estivo, ad esempio a Stava di Tesero, nel magnifico complesso naturale
della Val di Fiemme, famiglie magari al momento ancora divise, con le
madri ed i figli già in vacanza ed i padri che contavano i giorni
per raggiungerli…
Un giorno come un altro, appunto, ma alle ore 12,22 minuti primi e 55
secondi qualcosa cambiò.
Anzi, cambiò tutto, perché l’arginatura del bacino
superiore della discarica della miniera di Prestavel, che sovrastava l’abitato
di Stava, cede di schianto a seguito delle piogge insistenti di quei giorni,
crollando sul bacino inferiore, il quale a sua volta crolla provocando
un’ondata di acqua, fango e detriti che alla velocità di
90 km orari piomba sulla valle sottostante e spazza via 3 alberghi, 53
case d’abitazione, 6 capannoni e soprattutto uccide 268 persone.
Una catastrofe umana e naturale che ricorda quella del Vajont, anche e
soprattutto perché si tratta di una catastrofe evitabile, che è
frutto essenzialmente di incuria e di volontà di profitto spinte
oltre il limite della tollerabilità della natura e del disprezzo
della vita umana.
Le ACLI milanesi furono anch’esse duramente colpite da questa catastrofe,
giacché esse avevano in gestione uno degli alberghi che venne travolto
dall’ondata, e molti nostri soci, e le loro famiglie, perirono in
quel giorno maledetto, e altre famiglie sarebbero state irrimediabilmente
spezzate, causando infinito dolore ai sopravvissuti.
Fin dall’inizio, occorre dirlo, le ACLI milanesi, nelle persone
dei Presidenti provinciali Barbot, Cantù, Armelloni, e di tutti
i dirigenti e collaboratori, si schierarono con decisione a fianco dei
parenti delle vittime e di tutti coloro che avevano sofferto danni materiali
e morali dalla tragedia affinché venisse riconosciuto il loro buon
diritto.
Ma più ancora della semplice – pur importantissima –
verità giudiziaria, che è stata acclarata con un verdetto
non del tutto soddisfacente nel 1992, quello che a noi stava e sta a cuore
è il principio di fondo, quello cioè per cui la vita umana
non può in alcun modo essere materia disponibile per chi ha solo
finalità di profitto e di manipolazione della natura, e che l’etica
dell’impresa, ma anche quella politica, debbano trovare nel servizio
alla persona concreta la loro chiave interpretativa primaria ed insieme
il loro limite, a pena di irrilevanza e di mancanza di credibilità.
Questo libro, che raccoglie gli atti di un convegno svoltosi a Palazzo
Marino, massima sede istituzionale del Comune di Milano, vuole essere
insieme una testimonianza ma anche un fermo monito rispetto al futuro,
affinché quello che è successo non si ripeta di nuovo e
finalmente le persone e le istituzioni siano capaci di apprendere dai
loro errori e si possa arrivare un giorno a pensare che “disgrazie
“ e “tragedie” siano solo espressione della cieca violenza
della natura, e non anche una ribellione della natura stessa alla violenza
che subisce da uomini accecati dalla sete di potere e di denaro.
Per quelli che sono morti, per i sopravvissuti, per le persone che hanno
tanto sofferto, per tutti costoro è la nostra testimonianza ed
il nostro impegno.
GIANNI BOTTALICO Presidente ACLI Milano
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