Tratto da:
XX° Anniversario della
tragedia di Stava

Lettera del Cardinale CARLO MARIA MARTINI
Di Baio Editore

Ho ancora molto vivo il ricordo della tragedia che ha colpito la Val di Stava nel luglio del 1985, nella quale persero la vita 268 persone, molte delle quali appartenenti alla diocesi di Milano.
Ricordo che andai sul luogo della catastrofe e mi resi conto direttamente dell’immane sciagura che aveva colpito tante famiglie. Rivedo ancora il grande dolore scolpito sul volto dei parenti delle vittime e lo sgomento della gente accorsa dalla Val di Fiemme.
Rivedo i tanti soccorritori, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e i Militari, le Organizzazioni della Protezione Civile, della Croce Rossa e le molte altre organizzazioni di volontari che, in silenzio, si prodigavano con abnegazione nel difficile lavoro di recupero delle salme come reliquie da consegnare alla pietà.
È pertanto giusto e meritevole aver dedicato questo ventennale non solo alla memoria delle vittime, ma anche al ricordo grato dei soccorritori che diedero dimostrazione di grande solidarietà ed umanità.
Negli anni della missione di Vescovo della Diocesi di Milano, mi è capitato di celebrare funerali e portare conforto a famiglie di persone vittime di tragedie dolorose di diversa origine.
Ogni volta mi sono trovato davanti al dolore profondo dei famigliari e degli amici;
un dolore sbalordito, scandalizzato e talora violento, quando emergeva la sensazione che la disgrazia si sarebbe potuta prevenire ed evitare, quando l’incuria dell’uomo sembrava avere contribuito al suo accadere.
Opportunamente, dunque, il Convegno “Per la storia, a memoria e a futuro insegnamento” ha lo scopo di proporre alla cittadinanza milanese, e all’opinione pubblica più generale, una riflessione e un insegnamento che rappresentino un segno di speranza affinché altre tragedie come quella di Stava non si verifichino più. È un incitamento perché si pongano le basi per un impegno di tutti per un futuro della società in cui ci si ispiri sempre più a metodi e a gestioni che pongano e mantengano la persona al primo posto.
Da Gerusalemme, dove mi trovo, desidero assicurare la mia preghiera, in particolare per le vittime e i loro famigliari, così come prego per le vittime di tutte le tragedie che colpiscono uomini inermi e indifesi.

+ Carlo Maria card. Martini