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ancora molto vivo il ricordo della tragedia che ha colpito la Val di Stava
nel luglio del 1985, nella quale persero la vita 268 persone, molte delle
quali appartenenti alla diocesi di Milano.
Ricordo che andai sul luogo della catastrofe e mi resi conto direttamente
dell’immane sciagura che aveva colpito tante famiglie. Rivedo ancora
il grande dolore scolpito sul volto dei parenti delle vittime e lo sgomento
della gente accorsa dalla Val di Fiemme.
Rivedo i tanti soccorritori, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine
e i Militari, le Organizzazioni della Protezione Civile, della Croce Rossa
e le molte altre organizzazioni di volontari che, in silenzio, si prodigavano
con abnegazione nel difficile lavoro di recupero delle salme come reliquie
da consegnare alla pietà.
È pertanto giusto e meritevole aver dedicato questo ventennale
non solo alla memoria delle vittime, ma anche al ricordo grato dei soccorritori
che diedero dimostrazione di grande solidarietà ed umanità.
Negli anni della missione di Vescovo della Diocesi di Milano, mi è
capitato di celebrare funerali e portare conforto a famiglie di persone
vittime di tragedie dolorose di diversa origine.
Ogni volta mi sono trovato davanti al dolore profondo dei famigliari e
degli amici;
un dolore sbalordito, scandalizzato e talora violento, quando emergeva
la sensazione che la disgrazia si sarebbe potuta prevenire ed evitare,
quando l’incuria dell’uomo sembrava avere contribuito al suo
accadere.
Opportunamente, dunque, il Convegno “Per la storia, a memoria e
a futuro insegnamento” ha lo scopo di proporre alla cittadinanza
milanese, e all’opinione pubblica più generale, una riflessione
e un insegnamento che rappresentino un segno di speranza affinché
altre tragedie come quella di Stava non si verifichino più. È
un incitamento perché si pongano le basi per un impegno di tutti
per un futuro della società in cui ci si ispiri sempre più
a metodi e a gestioni che pongano e mantengano la persona al primo posto.
Da Gerusalemme, dove mi trovo, desidero assicurare la mia preghiera, in
particolare per le vittime e i loro famigliari, così come prego
per le vittime di tutte le tragedie che colpiscono uomini inermi e indifesi.
+ Carlo Maria card. Martini
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