| "...Tocca
ora dire come si debbano ripulire i corsi d'acqua. Cesare mise un grandissimo
impegno nel ripulire il Tevere, il quale era tutto pieno di detriti in
esso gettati.
Penso tuttavia che si sia fatto ricorso a delle chiuse: per mezzo di esse
si sarà arrestato il fiume e svuotato il letto dell'acqua, dopo di
che si saran tolti di mezzo i materiali d'ingombro.
Le chiuse si costruiranno come segue. Si appresteranno delle travi lisciate
con la pialla; da un capo all'altro di ciascuna di esse si praticherà
da una parte e dall'altra, nel senso della lunghezza delle facce, dei
solchi profondi quattro pollici e larghi in proporzione allo spessore
delle travi; di essi ci si servirà nel corso della costruzione. Si
appresteranno anche delle tavole, eguali tra loro in lunghezza e grossezza.
Avuti questi materiali, si devono piantare le travi suddette in modo che
stiano in piedi in posizione verticale, e che la distanza tra loro sia
eguale alla lunghezza delle tavole apprestate in precedenza. Una volta
sistemate e saldamente fissate le travi, vi si inseriranno, a partire
dalle loro estremità superiori, le tavole, facendole scendere in
profondità attraverso i solchi praticati nelle travi. Una costruzione
di questo tipo viene comunemente denominata 'cateratta'. Si inseriscano
poi altre tavole sopra le precedenti, pigiando forte sì da farle
bene combaciare. Inoltre si distribuiranno, nei punti a ciòadatti
e convenienti, viti d'Archimede, sacche, sifoni, secchi, e ogni tipo di
strumenti per prosciugare; e impiegando un gran numero di manovali, e
lavorando rapidamente a pieno ritmo e senza interruzione alcuna, si espellerà
l'acqua prigioniera della chiusa. Se poi vi saranno infiltrazioni attraverso
qualche fessura, la si turerà mediante stracci. L'opera riuscirà
secondo le nostre intenzioni ...".
"Occorre ora parlare degli sbarramenti. Lo scorrere dell'acqua puòessere sbarrato per mezzo di saracinesche oppure per mezzo di battenti.
Nell'un caso e nell'altro occorre che i bacini siano costruiti in pietra
con la massima solidità e rinforzati da piloni. Sarà possibile
sollevare, senza mettere a repentaglio l'incolumità degli uomini,
il peso di una saracinesca, applicando all'albero di rotazione delle ruote
dentate, che devono muoversi come in un orologio, ingranando con le ruote
dentate di un altro albero rotatorio apprestato per lo stesso movimento.
Ma il tipo di sbarramento più conveniente di tutti è quello
'a battente'. Nel mezzo di esso è situato in posizione verticale
un perno girevole. Il perno sarà dunque assicurato a un battente
rettangolare, il quale si presenterà disteso, come una vela quadrata
spiegata in una nave da carico che puòessere, con un braccio e con
l'altro, girata verso prua o verso poppa. Salvo che i due bracci di codesto
battente non devono essere eguali tra loro; uno infatti sarà leggermente
meno ampio, con una differenza di tre pollici al massimo. In tal modo
esso potrà essere apero anche da un bambino, e poi tornerà a
chiudersi per conto suo, data la maggior pressione sul braccio più
ampio.
Si collocheranno due sbarramenti, interrompendo il fiume in due punti,
e lasciando tra l'uno e l'altro una spazio comprendente la lunghezza di
una nave. Così, se una nave deve risalire il fiume, giunta che sia
nella chiusa, si chiuderà lo sbarramento a valle e si aprirà
quello a monte; se invece essa deve scendere, si chiuderà all'opposto
lo sbarramento a monte e si aprirà quello a valle, sicché la
nave si allontanerà col favor della corrente nella parte del fiume
lasciata libera, mentre il resto delle acque sarà trattenuto dallo
sbarramento superiore..."
Leon Battista Alberti1, De Re Aediuicatoria, 1452 I brani riportati
comprendono: la descrizione delle "chiuse" o "cateratte"
e del metodo di costruirle al fine di arrestare il fiume, svuotarne il
letto dell'acqua e ripulirlo; la descrizione degli "sbarramenti"
di due tipi: a saracinesca e a battente. Secondo l'Alberti il più
conveniente dei due è quello a battente; dalla descrizione riportata
parrebbe un solo battente; la descrizione del funzionamento della chiusa
con l'annotazione sulla necessità di costruire tali bacini In pietra
con la massima solidità e rinforzati da piloni".
1 - (Genova 1404- Roma 1472) Architetto, letterato, matematico e scultore
- fra i maggiori ingegni del '400.
"Se per fiume o altre acque dalla marina o d'alcuna città i
navili condurre vorremo dove per poca acqua, dependenzia e caduta in alcun
modo navicar non si potesse, debbasi vedere la dependenzia loro, e dalle
sponde bisognasse con mura ristregnar sopperire. Poniamo che detto fiume
la prima parte abbi di dependenzia piè trenta. Farai al termine detto
una porta d'altezza a uso di saracinesca, chiavica' o cataratta, con canali,
argani e verrocchi2 per poterlo a suo posta uprendo alzarla. E così
per tutto la longhezza del fiume con dette porti le sue altezze partirai.
In nelle quali el naviio o barca entrando, serrato la porta, per l'acqua
venente el naviglio alzando subito si eleverà. Dipoi drento a la
siconda porta entrare potrà. E serrato quella per lo simile modo
si eleverà. E così dall'una e l'altra porta di mano in mano
el navilio dove desideri condur potrai. Dipoi all'ingiù tornar volendo,
uprendo ciascuna porta el naviio coll'acqua insieme all'altra porta si
condurrà. E così dell'una porta dopo l'altra uscendo a la marina
ritornarà. E tutti detti navili col fondo piano da far sono, acciòche in poc'acqua pescare possino, siccome la figura 4 manifesta."
1 - chiavica: qui ha il significato di opera in muratura per regolare
il deflusso delle acque di una corrente mediante paratoie, panconi, porte,
etc. 2 - verrocchi: verricelli.
Francesco di Giorgio Martini,2 Trattati di architettura, ingegneria
e arte militare, 1a stesura probabilmente del 1481. Il brano comprende
la descrizione di sbarramenti a saracinesca ("porta a saracinesca,
chiavica o cataratta") e il loro funzionamento per salire o ridiscendere
un fiume o un naviglio.
2 - (Siena 1439-1502) Architetto, pittore e scultore.
Manoscritto B, f. 37 v
"Il modo che l'acque sempre stiano a un'altezza, sarà una conca,
come qui di sotto, la quale fia all'entrare della terra e meglio sarebbe
alquanto dentro, acciocché i nemici non la disfacessero.
Quando serri la porta M, l'acqua empie la conca e le navi basse s'alzano
e tornano all'universal piano della città.
Conche. Vogliono essere al sopradetto ufficio, essere 3 conche a pari
(livello), acciocché (servano) con più prestezza; e quando l'acqua
esce dal fiume alla città, abbia sulla prima (conca) termine (= a
scaricare) e non più, acciocché l'accrescimento per le piogge
non allagasse la città"
C.A. f. 341 v-b
"Dall'una porta a l'altra braccia 50, larga di sopra braccia 10,
larga in fondo braccia 9, alta braccia 6; ma fa che tutti i legni sieno
abbrusiati e fatti neri dal fuoco".
C.A. f. 46 v-b
"Ques<t>o sostegno sta levato dinanz<i> braccia uno,
e le barche nel salire e dismontare lo cacciano in ba<sso>, e per
questo modo le barche camminano in poco fondo."
"Pericolosa cosa è da fondare' i navii nella conca e di fori
di essa conca; e questo accade quando s'aprano le portelle. Bisogna legare
i navili in modo indirieto che non abbino cagione di correre innanzi inverso
il loco basso, dove cade l'acqua del portello, ché giungendo lì
l'acqua, che cade d'esso portello infra l'altra acqua, poi caderebbe nella
barca e subito la empirebbe e sommergerebbela.
Sicché legala in rn"
"Questo strumento disotto è un sostegno d'acqua, il quale è
di grande utilità per li navii che contro all'acqua vanno carichi;
imperòche, quando il navilio tocca in 5, S s'abbassa e K si leva
e chiude l'acqua che era da S in su. La quale acqua s'ingorga e s'alza
subito in modo che con facil<i>tà esso naviio monta contro
all'aperta bocca dell'acqua."
1 - Affondare.
Leonardo da Vinci,3 Codice Atlantico e Manoscritto B. Il Manoscritto B
fu forse uno dei primi scritti del periodo milanese di Leonardo (1482-1499),
compilato probabilmente tra il 1487 e il 1490, durante il primo soggiorno
pavese. Nel f. 37v. vi è una breve descrizione del funzionamento
di una conca, per la regolazione delle acque e per la navigazione, facente
parte del progetto di città ideale da costruirsi nei pressi del fiume.
Frail 1488 e il 1490 Leonardo si occupa delle conche di Pavia e delle
fortificazini della città ed a tale argomento è riferito il
disegno del C.A. f. 341 v.b. databile intorno al 1488. Tale foglio contiene
la figura delle parti in muratura di una conca e di una porta a battente.
C.A. 46 v.b.
Tale foglio, databile intorno al 1490, comprende: - un congegno per aprire
e chiudere automaticamente il sostegno di un canale e sua descrizione;
- il modo di evitare l'affondamento delle barche durante la fase di riempimento
delle conche, legandole; - il disegno di un sostegno d'acqua e sua descrizione.
Datale foglio parrebbe che Leonardo intenda per sostegni, gli sbarramenti
o le "soglie" per trattenere l'acqua e far 'camminare le barche
in poco fondo".
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C.A. f. 225 rb "Misura di Milano e borghi. Libro che tratta di Milano
e sue chiese, che ha l'ultimo cartolaio inverso il Corduso. Misure de
la Corte Vecchia. Misure del Castello. Della misura di Santo Lorenzo.
Ritrarrai Milano Misura di navilio, conche, sostegni e barche maggiori.
Milano in fondamento. Un riparo e una conca e uno navilio alla lombarda".
CA. foglio 240 r.c.
"Qui sta la catena colla quale si serra il portello col saliscendo."
"a n è lo sportello della conca, il quale si torce e non istà
diritto con angoli retti colloco dove posa, perché quella parte della
porta m c gitta più acqua che la parte S i', e peròpiù
s'allarga nell'uscita e gitta la punta n della porta n in da canto, e
romperà le rive."
"Qua sta g<h>iara e calcina, po<r>ta mattoni e asse.
Conca di San Marco."
"La conca di San Marco fece di muro su pali tutto a b e <a>l
fondo di tutta la conca fu gittata g<h>iara e calcina, e, così
fresca, fu messi travegli verdi in traverso di terzo e quarto, e la br
sommità fu riempiuta di g<h>iara e ca<l>cina; e essi
travegli furono poi fermamento dell'asse che sopra vi s'inchiodorono.
Ma sappi che prima questi travegli sono inchiodati e fermi sopra pali,
come vedi di sotto."
C.A. foglio 148 v.a.
"A b è una lapide che scopre la bocca della fuga e serra la
bocca del canal del molino, acciòla conca s'empia presto. La qual
lapide è lunga braccia 5 e larga braccia 1, e s'apre come coperchio
di cassa, e dà l'entrata all'acqua nella conca. E '1 medesimo si
po fare alla conca di Santa Maria e con questo modo si po fare il primo
sostegno sanza finestre ed è perfetto e sicuro e la conca s'empie
presto."
"Conca della fabbrica."
C.A. f. 225 v.b.
Tale foglio, databile tra ii 1489-1490, è un promemoria di ciòche Leonardo intendeva rilevare a Milano, probabilmente in vista dell'elaborazione
del piano di espansione della città. Nell'elenco cita: "Misura
di naviglio, conche e sostegni, e barche maggiori, e spesa" e "Un
riparo e una conca e uno naviglio e uno molino alla lombarda".
C.A. f. 240r.c. La conca del Naviglio a San Marco. Spiegazione di come
si deve costruire (o di come è stata costruita). Particolari del
funzionamento del portello.
C.A. f. 148 v. a.
Tale foglio è probabilmente del periodo in cui Leonardo studiava
la conca di San Marco, e comprende: - figura di conca con descrizione
di una "lapide" per far sì che "la conca s'empia
presto". Nomina qui la conca di Santa Maria dicendo: "il medesimo
si pòfare alla conca di Santa Maria e con questo modo si po' fare
il 1 ¡sostegno senza finestre ed è perfetto e sicuro e la conca
s'empie presto". - figura di conca con didascalia "Conca della
Fabbrica": si tratta della conca della Fabbrica del Duomo (cioè
di Viarenna); nello stesso foglio lo stesso sostegno è chiamato anche
con il nome di "conca di Santa Maria".
3- (Vinci 1452- Amboise 1519).
,.e nel entrar in Milano ascendono la Conca di Santa Maria e dill nella
fossa interiore della città ....
... Et inoltre seguono molti incomodi, e rotture al pubblico, e al privato,
perché essendo necessario levar l'acqua del Naviglio (della Martesana)
per far le riparationi, cessano le condotte delle mercanzie, e vettovaglie;
e impedita ancora la navigazione del Naviglio Grande, perché le barche
non ponno montar la concha di Santa Maria ....
"...E nell'entrar in Milano ha caduta straordinaria (l'acqua del
Naviglio Martesana), a che si è provisto con cinque
Cataratte, chiamate Conche fabricate di muro ....
"Al fine poi della circonferenza della città, si ricongiunge
insieme' e discende giù nel Naviglio Grande, mediante la Concha di
Santa Maria, che casca brazza 4 per aiutar con le acque sue le Navi di
quel Naviio ad entrar in Milano, che altramente non potrebbero entrarvi.
A questa conca si paga un Datio, che da i Duchi di Milano fu donato alla
fabrica del Duomo, come si legge in una tavola di Marmo sopra essa concha
....
- Il naviglio della Martesana.
Che cadun Navarolo uscendo, o entrando per le Conche curi co' diligenza
la sua nave, di modo che non dia della punta nelle porti, ne faccia altro
guasto nelle dette Conche, e che subito, fatto il servizio suo aprino
le dette Conche, sotto pena di scudi quattro d'oro, e di pagar ogni danno
seguirà per br colpa, e 11 padron delle Navi, e de Cavalli saran
tenuti alla refettione di detto danno...".
- "Un altro (dei 6 campari incaricati per la cura del naviglio era
deputato) alle Conche di Milano, perché i Barcaroli
entrando, o uscendo per le conche non portino danno a quegl'edifici e
non si robbi legname, o ferramento ...".
Giovanni Battista Setta/a,4 Re/ationi del Naviglio Grande et di
quello di Martesana della città di Milano, 1603.
- Alla fine della descrizione del Naviglio Grande, cita la Conca di Santa
Maria, ascendendo la quale si entra "nella fossa interiore della
città".
- Nella descrizione del naviglio Martesana accenna alle difficoltà
indotte, per le riparazioni ditale Naviglio, nella navigazione del Naviglio
Grande, in quanto le barche "non ponno montare la conca di Santa
Maria". Aggiunge più avanti che le acque del Naviglio Martesana
ricongiunte con quelle del Naviglio Grande aiutano le navi ad entrare
in Milano, attraverso la conca di Santa Maria, "che altramente non
potrebbero entrarvi".
- Descrizione delle cinque conche "fabricate di muro" costruite
per congiungere la Martesana con la Fossa Interna. Alla fine ditale descrizione
descrive la Conca di Santa Maria e la relativa lapide.
- Regolamenti per la manutenzione ed il buon uso delle conche.
4- (Milano 1552-1633) Protomedico, citato dal manzoni nei Promessi Sposi;
studio la peste del 1630.
"Sono composti i detti sostegni di due ordini, di porte, ognuno
dei quali serra attraverso tutto il canale, sono distanti, l'uno dall'altro,
quanto basta per dar luogo libero, nel sito dimezzo, ad una, o più
barche, rispetto tanto alla lunghezza, quanto alla larghezza di esse;
essendo chiuse le porte superiori, l'acqua al di sopra di esse resta elevata
a quel segno, che si desidera, ed al di sotto resta bassa, più, o
meno, secondo le circostanze; e lo stesso succede, quando, aperte che
siano le porte superiori, restano chiuse le inferiori, dimodoché
nel sito compreso tra i due ordini di porte (che dev'essere fortificato
di muro) l'acqua si trova alta, ora bassa, con quella differenza fra l'altezza,
e la bassezza, che porta la caduta del sostegno.
Da ciòderiva, che entrata, che sia una barca nel sostegno, quando
le porte inferiori sono chiuse, ed aperte le superiori si pono poi chiudere
le porte di sopra, impedendo l'afflusso di nuova acqua nel sostegno medesimo:
indi scaricando regolatamente l'acqua racchiusa fra le porte, si viene
a poco a poco ad abbassare il di lei pelo, fino ad equilibrarsi con quello
del canale inferiore; ed allora aperte le porte di sotto si lascia luogo
alla barca di proseguire il suo viaggio ....
- Il che porta per necessità, che il pelo dell'acqua del sostegno
stia in quel tempo a livello con la superficie del canale superiore.
Domenico Gugliemin5 Della natura dei fiumi, Bologna 1697. Il brano
comprende la descrizione dei sostegni ed il loro funzionamento (è
ormai di uso corrente il sistema di "due ordini di porte", non
si fa menzione di porte a saracinesca).
5 - (Bologna 1655 - Padova 1710) Matematico, astronomo e studioso di idraulica
fluviale.
"Uno de' mezzi più efficaci per obbligar i fiumi a soffrir
la navigazione, quando tali di sua natura non siano a motivo della loro
grande pendenza, sono i Sostegni, e con questi anche i piccioli, per così
dire rigagnoli si possono ridurre al barcheggio, e non solo nelle pianure,
ma ancora nelli stessi monti, onde chi ne fu l'inventore ha al certo un
gran merito con l'umana società: Ho cercato molto per rintracciare
di questi il nome, e sapere il tempo di un sì spezioso ritrovamento,
senza averlo potuto conseguire, se pure certa notizia, che mi deriva da
private carte non potesse dar qualche lume per riconoscere il detto benemerito
inventore. Ho trovato dunque che Dionisio, e Pietro Domenico fratelli
da Viterbo del fu Maestro Francesco di detta Città Ingegnere, della
Signoria di Venezia acquistano del 1481 di 3 Settembre da' Sign. Contarini
certo sito nella Bastia di Strà, luogo ben noto verso di Padova,
per formar in esso un soratore del Piovego, ch'è quel canale che
viene da Padova al detto luogo di Strà, ed in certa supplica de'
medesimi da Viterbo di detto anno, resta espresso ch'essi, che si chiamano
Maestri di orologgio, faranno, che le barche e burchi potranno passare
per la Chiusa di Strà senza pericolo, operando in modo che le acque
usciranno con facilità, e senza esser obbligate a scaricare, e senza
esser tirate. Aggiungono poi le condizioni, fra le quali la principale
si è quella di aver essi a formar l'ingegno come lo chiamano, e mantenerlo:
il che essendo stato loro accordato assieme con quel provento che pur
avevano dimandato, costa da Ducale a' Rettori di Padova, in cui si esprime
compito il Sostegno di Strà; perlocché ricercarono i detti Maestri
di far una buova per maggior perfezione dell'opera. A costoro dunque,
almeno nello Stato Veneto, si puòdare il vanto di tal invenzione,
non trovando chi prima di essi l'abbia ideata nè posta in pratica.
Con l'uso de' Sostegni abbiamo veduti congionti i mari, e tradotti, per
così dire, per le stesse Montagne i naviglj."
Bernardino Zendrini,6 Leggi e fenomeni, regolazioni ed usi delle
acque correnti, Venezia 1741. Il brano comprende la descrizione dell'uso
dei sostegni. Nella parte "storica" attribuisce l'invenzione
del sostegno, "almeno nello Stato Veneto", ai fratelli di Viterbo,
Dionisio e Pietro Domenico. Tale sostegno fu costruito nel 1481, nel sito
della Bastia di Strà, sul canale che viene da Padova a Strà.
6 - (Saviore 1679 - Venezia 1747), studioso di idraulica, allievo di O.
Guglielmini.
"Anno 1420".
"Agli edifici del duca Filippo aggiungeròanche gli acquedotti
de' quali parla lo stesso Decembrio in altro luo-
go ......
"...Tornando poi il Decembrio agli acquedotti aggiunge che il duca:
Meditatus est, et aquae rivum per quem ah Abiate ad Viglevanum usque sursum
vcherctur, aquis altiora scandentibus, machinarum arte, qua conchas appellant.
L'invenzione delle conche si attribuisce da alcuni a Leonardo da Vinci
sul fine del secolo XV', ma qui la troviamo già scoperta molti anni
prima.
Il loro uso per altro, non è che per rimediare al troppo pendio dell'acque:
come mai Filippo Maria potesse immaginarsi, coll'aiuto di quelle di fare
salir le acque, e di formare un canale che portasse le navi tanto all'insù,
io non so immaginarmelo; e forse non fu che un bel sogno di quel duca,
che certamente non produsse alcun effetto ....
'Anno 1457"
".1 lo riportato alla fine dell'anno di cui ragiono la savie e utili
disposizioni date dal duca Francesco Sforza per accrescere la navigazione
tanto vantaggiosa alla nostra città. II profitto che essa ne ricava
pci canale condotto dal Tesino, detto Naviglio Grande, di cui ho parlato
altrove, aveva innamorato il precedente duca Filippo Maria Visconte a
formare altri canali, servendosi delle stesse acque di detto naviglio,
dé quali ho ragionato sotto l'anno 1420, coll'autorità di Pietro
Candido Decembrio, autore contemporaneo nella vita di quel principe, il
quale scrittore tra gi altri acquedotti ci fa vedere quello con cui il
duca navigava da Abbiategrasso a Bereguardo.
Per uso ditale navigazione e acqua si sostiene con Il conche, senza le
quali non sarebbe stato possibile ii navigare da Abbiategrasso a Bereguardo.
Se dunque il nominato duca invero usava di fare tal viaggio in barca,
come afferma Decembrio, bisogna dire che già allora vi fosse l'uso
ditali conche, secondo l'uso nostro, e che tali fossero quelle di cui
fa menzione lo stesso Decembrio a tempi di Filippo Maria Visconte, come
pure io ho notato sotto il mentovato anno 1420".
i - é invenzione di quelli che non conoscono la Storia, che CarloV
abbia immaginato le conche; imperocché esistevano fino dai tempi
dei Romani, come si puòvedere nelle "Antichità romane"
del Nibby.
Nel XII secolo, troviamo in alcune carte che nel Mantovano se ne servivano
per regolare le acque di alcuni canali.
Giorgio Giulin,,7 Memorie spettanti alla storia, al governo e
alla descrizione della città, della campagna di Milano nei secoli
bassi, Milano 1760. Nella trattazione relativa all'anno 1420 cita lo storico
Pietro Candido Decembrio, contemporaneo del duca Filippo Maria Visconti,
secondo il quale lo stesso duca intendeva costruire un naviglio da Abbiategrasso
a Vigevano, servendosi del ritrovato delle conche: "machinarum arte,
qua conchas appellant"; naviglio che comunque non fu mai neanche
incominciato. Risulterebbe invece come costruito in questo stesso anno
(avendo sempre come fonte il Decembrio) il naviglio da Abbiategrasso a
Bereguardo, con ben 11 conche, che ne permetteranno la navigazione. (La
parte in nota che dà le conche come esistenti fin dai tempi dei Romani,
e già nel XII secolo nel mantovano, potrebbe riferirsi alle cosiddette
"conche piane" usate soltanto per rimediare alla troppa pendenza
e velocità dell'acqua.)
7- (Milano, 1717-1780) Storico.
"...Ma per quanto utili e grandi siano state queste opere sino dal
loro principio, la navigazione peròè restata molto
imperfetta fino all'invenzione dei sostegni, che noi volgarmente chiamiamo
conche, e che i Francesi chiamano Sas.
Gli antichi avevano la maniera di moderare la soverchia pendenza de' fiumi,
e di mantenervi la necessaria quantità d'acqua per mezzo di certe
chiuse, che si potevano poi riaprire nel caso di lasciarvi passar le barche.
Il Belidor ce ne ha data la descrizione nel capo terzo del Libro quarto
della sua Architettura Idraulica, Pare che fossero dello stesso genere
le due chiuse fatte a Governolo negli anni 1198, e 1394, per sostenere
della parte di Mantova le acque del Mincio. I Chinesi facendo comunicare
insieme dei fiumi di livello assai differente, ne sostengono i letti con
delle robuste chiuse, e vi formano delle grandi cascate d'acqua, e sono
poi abbastanza provvisti di macchine per tirarvi sopra le barche.
Le chiuse dei Chinesi rendono la navigazione troppo difficile, e incomoda:
e quelle dei nostri antichi non possono bastare nei luoghi di maggior
caduta, e quando si tratti di portare le barche da un canale in un altro
di molto maggiore elevazione. Il raddoppiamento delle porte, e il meccanismo
di alzare, o di abbassare nel loro circondano il livello dell'acqua, è
stata l'epoca dell'ultima perfezione, a cui si è portata in Europa
l'arte di navigare i fiumi, e i canali. Poichè aprendo le porte inferiori,
e facendo entrare le barche tra le inferiori, e le superiori, e poi chiudendo
quelle, e riaprendo gli scaricatori, e gli uscioli di queste, si fa alzare
gradatamente il livello dell'acqua, sino a potere aprire le porte superiori,
e passare nel canale, ch'è più elevato. Colla stessa facilità,
maneggiando le porte al contrario, si puòritornare nel canale più
basso, e così l'acqua nel circondano si riduce come si vuole al
livello dei due ca-
nali. La differenza delle altezze massima ,e minima si chiama la caduta
del sostegno.
I sostegni furono ideati, e messi in opera per la prima volta sulla Brenta
vicino a Padova, l'anno 1481, da due Ingegneri di Viterbo, la memoria
dei quali ci è conservata dal Zendrini nel Capitolo duodecimo della
sua Opera sopra le acque correnti. Leonardo da Vinci approfittòsubito
di questa grande invenzione per unire insieme i due canali di Milano,
e colla fabbrica di sei sostegni, di circa diciasette piedi di caduta
fra tutti, rese libera, e facile la navigazione dall'uno all'altro. Tutta
l'opera fu terminata nel 1497 sotto Lodovico il Moro, come costa dall'inscrizione
posta di fianco all'ultimo sostegno, in cui leggiamo: Cataractam in divo
extrudtam ut per mae quale solwn ad urbis cornmoditatem ultro cit roque
naves cornearent... anno 1497. L'invenzione dei sostegni ha pure fatto
continuare la navigazione dei Navigli di Bologna, di Modena, e di tanti
altri canali d'Italia: e sopra tutto nello Stato Veneto ha dato luogo
al sistema di una generale, e benissimo intesa navigazione."
Paolo Fris8 Trattato dei canali navigabili, Milano 1770. Contiene
un accenno alle chiuse usate anticamente per moderare la troppa pendenza
dei fiumi, cioè le cosiddette "conche piane"; tali erano,
secondo il Frisi, le chiuse fatte a Governolo (Mantova) negli anni 1198
e 1394. - Descrizione dei sostegni (chiamati "volgarmente conche")e
loro funzionamento. - Il Frisi dà per certo la costruzione del 1
sostegno, sulla Brenta vicino a Padova, nel 1481 dai due Ingegneri di
Viterbo, come già indicato dallo Zendrini (che cita). - Dopo di ciòil primo ad approfittare dell'invenzione, sarebbe, secondo Frisi, Leonardo,
con la unione dei due canali di Milano, grazie alla costruzione di 6 conche.
Secondo il Frisi tale opera fu terminata nel 1497, sotto Ludovico il Moro,
come testimoniato dall'iscrizione posta a fianco dell'ultimo sostegno
(cioè quello di Viarenna).
8 - (Milano 1728-1784) Matematico, fisico e astronomo.
"...Gli Antichi avevano la maniera di moderare la pendenza soverchia
dei fiumi, di mantenervi la necessaria quantità d'acqua, e di farla
ringorgare, e servire ancora, o alla difesa delle piazze, o all'irrigazione
delle campagne per mezzo di certe chiuse, che si potevano poi levare nel
caso di farvi passare le barche.
Non portavano quelle chiuse divisione alcuna nel fondo, ed erano di quel
genere che noi chiamiamo conche piane. Tali appunto erano i due sostegni
incominciati nel 1188, e terminati 10 anni dopo colla direzione di Alberto
Pitentino Architetto, l'uno innanzi alla porta di Mantova detta di Cepeto,
e l'altro 12 miglia più lontano, a Governolo; il primo per formare
il lago superiore di Mantova e l'altro per formare il lago detto di Sotto,
e continuare la navigazione del Po.
Quei due sostegni hanno dato luogo all'errore che fosse molto antica l'invenzione
dei sostegni: e da alcuni si è anche aggiunto ciòche scrive
il Decembrio nella vita di Filippo Maria Visconti, che verso l'anno 1420
pensòquel principe di tirare un canale da Abbiate fino a Vigevano
"aquis altiora scandentibus machinarum arte, quas conchas appellant.'
L'espressione è affatto impropria, mentre le conche servono unicamente
per regolare la discesa della acque supe non, e non già per la salita
delle inferiori. Così per quel canale non avrebbero potuto servire
tutte le acque del Tesino, e si sarebbero dovute ricercare quelle del
Sesia, o degli altri condotti che restano sul piano superiore di Vigevano.
Ma in fine tutto il progetto di quel canale non ha avuto neppure un principio
di esecuzione, ed il trovare nominate le conche fino dal 1420 non è
una prova che prima d'allora si fossero fabbricate delle conche a gradino.
Le due di Mantova e di Governolo non erano che conche piane. L'invenzione
dei sostegni a gradino; che i Francesi chiamano Sas, o ancora "escluses
à porte busquée", cioè il meccanismo di unire colle
porte raddoppiate due fondi di livello differente, e di pareggiare o all'uno,
o all'altro di essi il livello dell'acqua, è stato l'epoca della
più comoda navigazione.
Il primo sostegno di questo genere di cui sinora si sia trovata memoria,
fu fabbricato nel 1481 da due Ingegneri di Viterbo, nel luogo di Strà,
dove il canale di Padova, volgarmente chiamato Piovego, ritorna nella
Brenta, come puòvedersi nel cap. XII del Zeridnini. I Bolognesi,
per quanto pure si sappia, furono i primi ad approfittare dell'invenzione
per render navigabile tutto il canale anticamente derivato dal Reno. Mentre
narra il Masini alla pag. 197 della sua "Bologna perlustrata",
che nel 1494, per via dei sostegni, le navi incominciarono a venire fino
a Bologna, mentre prima arrivavano solamente alla distanza di 3 miglia.
Leonardo da Vinci nel 1497 ci lasciòla terz'opera di questo genere
nell'unione dei due Navigli di Milano ....
Paolo Frisi, instituzioni di Meccanica, d'idrostatica, d'idrometria
e dell'Architettura Statica, e Idraulica, Milano 1777. Questo secondo
scritto del Frisi è più ricco di annotazioni e citazioni storiche,
e contiene anche il commento agli scritti del Decembrio sulle conche.
Probabilmente, a questa data il Frisi aveva consultato il Trattato dei
canali navigabili del Lecchi (1776), molto più ricco di indicazioni
storiche, ed intendeva confutarne alcune opinioni. Il Frisi si sofferma
infatti con maggior precisione sulle conche di Governolo, individuandole
come conche piane (cioè che non portano "divisione alcuna nel
fondo") ed analizza la frase del Decembrio, già riferita dal
Lecchi e dal Giulini, sull'utilizzo delle conche nel 1420 per il naviglio
da Abbiategrasso a Vigevano. Secondo il Frisi tali conche, come d'altronde
il canale, non furono mai costruite ma solo immaginate. Lecchi e Frisi
danno una diversa interpretazione della frase latina di Decembrio. Secondo
il Lecchi le conche nominate vanno intese con l'uso normale che se ne
fa. Secondo il Frisi, invece, tali conche sarebbero dovute servire "per
regolare la salita delle acque inferiori" cosa non possibile in quanto
il canale da Abbiategrasso a Vigevano si serviva dell'acqua del Ticino.
La prima invenzione della conca rimane dunque, per il Frisi, dei Fratelli
di Viterbo, nel 1481 a Strà. (Non viene preso in considerazione il
brano del Giulini sulle 11 conche del naviglio di Bereguardo).
¥ Quantunque, come si è detto di sopra, non sia mai stato il
Tesinello introdotto nella città, i cittadini nondimeno ne ottennero
quasi lo stesso intento coll'aprire per mezzo d'una conca o cateratta
la comunicazione tra il Navilio e la Fossa, dalla quale Milano era attorniata.
Avanti la metà del sec. quinto decimo avcvasi già questo bel
vantaggio, come chiaro si scorge da un istrumento del 1445 nelle abbreviature
di Antonio de Lomeno, ed esistente ora nella biblioteca Ambrosiana, nel
qual istrumento si fa espressa menzione delle conche formatesi nel fossato
della città e della introdottavi navigazione. Raccogliesi lo stesso
da un diploma a favore della fabbrica della Metropolitana, nel di cui
archivio esiste, dato l'anno 1448 dai capitani e difensori della libertà
del comune di Milano, i quali dalla morte del duca Filippo Maria Visconti
all'innalzamento di Francesco Sforza ressero il popolo milanese.
In questo diploma i capitani accordano alla Fabbrica del Duomo il dazio
sopra le barche, le quali dal navilio avessero a passare per la conca
di Viarena, lasciandole tuttavia intatto quel diritto che la stessa godeva
da prima di esigere cioé un emolumento da quelle barche, le quali
andavano a mettere nel laghetto vecchio, che veniva a riuscire presso
la p.zza di S. Eustorgio, dove è riconosciuto da una carta chiaravallese
del 1271, e dove ne rimane ancora il nome, c ne avanzano per anco alcuni
segni, accennatimi già dal P.M. Allegranza, soggetto assai noto nella
repubblica delle lettere
Al diritto del dazio sopra le barche aggiunsero gli stessi capitani quello
della pesca in tutta l'estensione della fossa suddetta, col patto peròche la Fabbrica fosse tenuta a risarcire e mantenere la conca, e spurgar
il canale sotto le mura della cittadella di p.ta Ticinese, e a segar l'erba
'per totam fossam civitatis taliter quod naves libere transire valeant"
-
Rammentandosi del surriferito istrumento del 1445 "conca inferior
navigii ducalis noviter constructi", si puòcon ragione fissar
l'epoca delle sue conche e della sua navigazione agli ultimi periodi della
vita del duca Filippo Maria Visconte, defunto l'anno 1447.
na carta dei 1439, che serbasi nello stesso archivio di Chiaravalle, ne
somministra sudi ciòdelle più precise ed interessanti notizie.
Ricaviam da essa che tale conca fu eseguita difatti nell'anno suddetto
1439, nel quale il nominato duca di Milano fece disfare quel tratto di
navilio dal laghetto vecchio, fuori della città al laghetto nuovo
dentro di essa, ordinato già dal duca Gian Galeazzo suo padre sino
dal 1388 per la condotta de' marmi da adoperarsi nella nuova Fabbrica
del Duomo, portati per acqua dalle cave del lago Maggiore sin quasi a
piedi della Fabbrica stessa. Ci dice in oltre la medesima pergamena che
Filippo Maria Visconte vi fece in luogo della prima aprire un'altra cornmunicazione
per il sito, detto di Viarena, estendendo la navigazione del Navilio alla
fossa, ond'era circondata la città, mediante la succennata conca,
l'invenzione della quale attribuir meritatamente si dovrebbe a Filippo
da Modena, soprannominato degli Organi, e a Fioravante da Bologna, amendue
ingegneri ducali, "specialiter deputati", come leggesi nella
pergamena, circa, "modum adhibendum ut fovea civitatis navigabiis
redatur". Dovendo essi, secondo l'ordine del duca pensar al modo
di rendere navigabile la fossa della città, come la rendettero difatti,
effettuar non poterono se non per mezzo della conca di Viarena, l'invenzione
della quale, la prima tra le conche a noi note, a tutta ragione devesi
loro attribuire. Veggasi su questi due architetti la storia della Letteratura
Italiana del Ch. Tiraboschi della seconda modenese edizione. Chiederà
forse tal uno con quale mezzo senza la conca sieno state lo spazio di
anni 51 abilitate le barche cariche a passare dal laghetto vecchio al
nuovo, non ostante la differenza in breve tratto di quasi cinque braccia
di livello dell'uno all'altro?
La carta medesima unitamente ad un'altra del 1400 ci suggerisce tal mezzo.
Allorché avevano queste barche a passare dal vecchio al nuovo laghetto,
passaggio limitato alle ore due avanti sera di alcuni determinati giorni,
non solamente otturar si dovevano tutte le bocche d'irrigazione del navilio,
ma trattener eziandio con una chiusa di tavole le acque di esso al di
sotto del laghetto vecchio, d'onde scaricar si solevano nella Vettabia,
la quale perciòcon tal riparo somministrar non poteva il consueto
alimento per le irrigazioni. Per tanto col descritto forzato innalzamento
dell'acqua del naviglio venendo a scemarsi in gran parte il declive dell'acqua
nel canale di comunicazione tra amendue i laghetti, tirar si potevano
le barche, sebbene stentatamente, alloro destino presso la Fabbrica del
Duomo. Coll'occasione medesima vi entravano altre barche di carico, fuori
della quale per lo sconcerto che tale operazione recava, erane vietato
il passaggio. Essendo stata, come vedemmo, la differenza del livello dell'acqua
tra i due laghetti di circa cinque braccia, potrà chiunque rilevare
l'insussistenza di quell'opinione, sì estesa presso i nostri cittadini,
che la punta dell'altissimo campanile della Chiesa di S. Eustorgio vicino
il laghetto vecchio, venga colla sua cima a corrispondere al piano della
gradinata del Duomo, poco distante dal laghetto nuovo.,." -
Angelo Fuma galli,10 Delle Antichità Longobardico-Milanesi,
volume li, Milano 1792. E il primo che fa riferimento direttamente ai
documenti conservati presso i vari archivi milanesi e che identifica la
conca di Viarenna come la prima tra le conche a noi note, eseguita nel
1439, da Filippo da Modena, soprannominato degli Organi e Fioravante da
Bologna. Queste informazioni sono tratte da una carta, conservata nell'archivio
di Chiaravalle, datata 1439. Secondo quanto riferisce il Fumagalli sarebbe
stato il duca Filippo Maria Visconti a dare agli ingegneri l'ordine di
pensare al modo di rendere navigabile la fossa della città ed a far
costruire il nuovo canale per la conca. Cita inoltre: un documento del
1445, nella biblioteca Ambrosiana, ove si fa menzione delle conche formatesi
nel fossato della città ("conca inferior navigi ducalis noviter
constructi") e della introdottavi navigazione; un documento, nell'archivio
della Fabbrica del Duomo, del 1448, ove i capitani e difensori della libertà
del Comune (che ressero Milano dalla morte di Filippo Maria Visconti all'innalzamento
di Francesco Sforza) accordano alla Fabbrica del Duomo il dazio sopra
le barche che transitano per la conca di Viarenna. In cambio la Fabbrica
era incaricata della manutenzione della conca.
10- (Milano 1728-1804) Storico.
"Contemporaneamente ai progetti, tentativi ed opere sin qui accennate
come cose eseguite nel Milanese al secolo 15¡. dietro l'esempio
e l'esperienza del naviglio Grande, una circostanza particolare interessava
specialmente la comunicazione per acqua dal termine di tal canale sino
al piede del Duomo di Milano; e ciòera la condotta dei marmi che
venendo dal Lago Maggiore si dovevano adoperare nella fabbrica del Duomo
medesimo. A questo proposito gli eruditi ci assicurano che il passaggio
dal Naviglio Grande all'inallora fossa di fortificazione di Milano, sino
ad un punto vicino al Duomo, si ottenne per molto tempo colle sole acque
disponibili verso il centro di Milano e di un qualche congegno usato per
salire colle navi dal piano del sobborgo antico di Porta Ticinese al piano
più elevato del seno così detto il Laghetto presso la Chiesa
di S.Stefano Maggiore. Arrivate le navi presso l'altro seno consimile,
che esisteva davanti la Chiesa di S. Eustorgio sull'estremità del
Naviglio Grande ove si trova di presente la Porta Ticinese di Milano,
si praticava in dati giorni ed ore meno incomode di sospendere le ordinarie
dispense d'acqua dal Naviglio Grande verso Milano. Laonde s'incominciava
a farvi rigonfiare l'acqua sino a una certa altezza da potere, rimontando,
ridurre dentro il detto seno di S. Eustorgio le barche cariche. Si formava
poscia di sotto al laghetto medesimo di S. Eustorgio una chiusa posticcia
che toglieva ogni comunicazione fra le sue acque e quelle del Naviglio
Grande, Si introduceva finalmente nel tronco di canale c di fossa che
univa i due succitati seni tutta l'acqua disponibile, e questa trovandosi
arrestata dalla chiusa innalzava a poco a poco il suo pelo insieme alle
barche galleggianti sino al piano del Laghetto tutt'ora sussistente presso
la Chiesa di S. Stefano Maggiore. A questo punto potevano per tal modo
avviarsi le barche cariche di marmi destinati alla fabbrica del Duomo,
e della medesima occasione potevano approfittare anco i privati per fare
ascendere e tradurre in acqua fin sul limitare dei magazzini di città
i generi di commercio del Naviglio Grande e del Lago Maggiore. Fu abbandonata
col progresso di tempo questa pratica che ripeteva la sua origine dal
principio della fabbrica del Duomo di Milano sotto Gio. Galeazzo Visconti,
e che doveva riuscire molto incomoda e dannosa anche perchè portava
la frequente sospensione delle irrigazioni e degli altri usi delle acque
dei dintorni di Milano; ma qui non si saprebbero veramente precisare tutte
le epoche a cui si riferiscono le altre pratiche sostituite, i vari miglioramenti
e le successive aggiunte fatte a quella prima rozza maniera di comunicazione.
Pare per altro assai probabilmente che da una simile occasione siansi
sviluppate le prime idee che nel Milanese condussero gli architetti alla
mirabile invenzione del sostegno. Difatti invece di costruire e distruggere
ogni volta una grandiosa chiusa provvisoria ad ogni passaggio di barche
per operare la succennata comunicazione, si è presto pensato a porre
in uso qualche stabile artifizio. All'uopo specialmente dev'essersi allora
immaginato una chiusa permanente che potesse aprirsi e serrarsi sul canale
secondo il bisogno; e quest'altra chiusa dev'essere stata nella prima
idea una semplice porta o pescaia, in qualche modo amovibile dalla sua
posizione sì attraverso i1 canale, che in sponda del medesimo, e
per avventura non dissimile dalle antiche cateratte di cui ci parlano
sovente gli scrittori. Per la situazione poi del nuovo artifizio si è
ritrovato più comodo il luogo così detto Viarenna negli antichi
sobborghi meridionali di Milano, ove anche attualmente si opera il passaggio
della navigazione dal Naviglio Grande alla fossa di città per mezzo
di un sostegno e di un superior tronco di canale aperto allora per la
prima volta. Nel meditare successivamente intorno al nuovo mezzo di comunicazione
usato al luogo di Viarenna a Milano, era divenuta naturale anche la riflessione,
che l'artifizio di un'unica chiusa permanente vi richiedesse tuttavia
un consumo di acqua, di tempo e di spese troppo notabile sì per
riempirvi l'alveo superiore da percorrersi nell'ascesa delle barche dei
marmi, come per vuotarlo nella discesa delle medesime barche al loro ritorno
nel Naviglio Grande. Inoltre dacehè i privati avevano cominciato
a cavare qualche profitto dall'aperta comunicazione tra il Naviglio Grande
e la fossa della città di Milano, si doveva pur sentire il bisogno
di praticare in sito opportuno qualche altra chiusa consimile a quella
di Viarenna. Il suo oggetto era di tenere rigonfiata l'acqua della fossa
di città a sostenervi la navigazione durante gli intervalli del tempo,
in cui l'unica chiusa di Viarenna, dovendo aprirsi e stare aperta per
i passaggi delle navi della fabbrica del Duomo, vi abbassava il pelo d'acqua
sino a lasciare in difetto il barcheggio dei privati cittadini. Sono queste
particolari circostanze della città di Milano che devono realmente
aver dato origine all'idea ed alla costruzione di una seconda chiusa sulla
breve tratta di canal navigabile che unisce la sua fossa col Naviglio
Grande. Finalmente l'uso continuato anche per poco tempo di quelle due
chiuse, situate fra il luogo di Viarenna ed il Ponte de' Fabbri a Milano,
deve avervi suggerito l'idea generale delle chiuse ravvicinate a due a
due per limitare maggiormente lo spazio in cui effettuare l'innalzamento
ed abbassamento di un pelo d'acqua pel passaggio delle barche da un piano
all'altro, e per assicurare costantemente la navigazione delle tratte
di canale superiori ed inferiori al detto spazio. Infatti consultando
gli storici de' tempi del duca Filippo Maria Visconti noi troviamo che,
parlandosi di artifizi per ottener quest'intento, se ne conosceva qualcheduno
designato per nuovo. Esso era probabilmente quello stesso che prima di
eseguirsi in grande fu esperimentato in piccolo sul canale anticamente
conosciuto sotto il nome di Redefossino; canale che cingeva il giardino
del Castello di Milano ed occupava prossimamente il luogo dell'attua!
Roggia del Castello che si dirama dal Naviglio della Martesana sulla destra
presso le mura di Milano. Di più alla stessa epoca per artifizio
della stessa natura è citato il nome di Conca passato in uso posteriormente
in Lombardia per indicare un bacino formato sopra un canal navigabile
da due chiuse poste a certa distanza fra di loro e destinato a farvi alzare
ed abbassare di livello le barche galleggianti. Sappiamo poi di certo
che fin dagli ultimi periodi del regno di Filippo Maria Visconti l'artifizio
costrutto ed usato al succennato punto di Viarenna a Milano, per passare
colle navi dal livello dell'estremità del Naviglio Grande al livello
più elevato della fossa di fortificazione di quella città, si
chiamava appunto Conca, come si è sempre chiamato dappoi e si chiama
tuttora; per cui si puòritenere che la Conca di Viarcnna, posta
in esecuzione nel Milanese alla prima metà del secolo 15¡.
Giuseppe Bruschetti,11 Istoria dei progetti e delle opere per
la Navigazione Interna del milanese, Milano 1821. Le informazioni storiche
date dal Bruschetti sono più o meno le stesse riportate dal Fumagalli
con alcune precisazioni. Secondo il Bruschetti, il sistema che precedeva
quello della conca, per il trasporto dei marmi del Duomo, si svolgeva
in due tempi: arrivate le barche presso il laghetto di Sant'Eustorgio
si chiudevano le bocche del naviglio Grande per farvi innalzare l'acqua
sino a che le barche potevano entrare nel suddetto laghetto, dopodiché
si costruiva una chiusa a valle ditale laghetto, ed, introdottevi le acque
della fossa interna si attendeva ancora una volta che si innalzassero
per raggiungere il laghetto di Santo Stefano. Il sistema della conca,
poi costruita al borgo di Viarenna, sarebbe stato provato in piccolo nel
Redefossino, il piccolo canale che cingeva il giardino del Castello di
Milano, sotto Filippo Maria Visconti. Bruschetti ribadisce che la conca
di Viarenna, costruita nella prima metà del secolo XV, da Filippo
degli Organi e Fioravante da Bologna, "è la prima delle conche
a noi note". Segue una descrizione della conca, del suo funzionamento
e delle migliorie aggiunte a mano a mano nel corso dei secoli. Dà
come ultimata la navigabilità della Fossa Interna nel 1497, con l'apporto
di Leonardo da Vinci che perfezionòforse la conca di Viarenna. Infatti
dice: "intorno alla cui solida ricostruzione (del Naviglio della
città di Milano) ed ulteriore perfezionamento" lavoròLeonardo.
11 - (Milano 1793-1871) Studioso di idraulica. storia ed economia
è veramente la prima tra le conche a noi note. Il merito di esserne
stati gli architetti, secondo le poche memorie storiche che ci restano
di que' tempi, sembra doversi attribuire agli ingegneri ducali Filippo
da Modena, soprannominato dagli Organi, e Fioravante da Bologna; e non
già, come per una specie di tradizione comunemente si crede fra noi,
al Lionardo da Vinci venuto ingegnere ducale a Milano soltanto circa un
secolo dopo la prima costruzione della Conca di Viarenna.
Oltre all'oggetto delle condotte per la fabbrica del Duomo di Milano essendosi
atteso nel Milanese a quelle epoche stesse anche ai progetti di ridurre
navigabile l'intera fossa di Milano, di continuare il Naviglio della Martesana
sino ad unirsi col Naviglio Grande presso Milano, di mettere in una comoda
comunicazione il Lago di Como con Milano, di diramare stabilmente dal
Naviglio Grande i canali navigabili subalterni e diretti ad unire Milano
con Pavia, Bereguardo e simili luoghi della provincia; tutte queste idee
rimesse in moto, e coltivate incessantemente ne' tempi pacifici del Principato,
dovettero pur somministrare altrettante occasioni di arrivare all'invenzione
della conca..."
"...Non ostante peròtutte queste occasioni favorevoli al perfezionamento
della conca, che si presentarono ad una stessa epoca nel Milanese, l'andamento
fissato dalla natura alle grandi invenzioni è sempre tale, che esse
passano successivamente per molti gradi intermedi prima di arrivare a
quella perfezione che lascia poco o nulla da desiderare. Così anche
l'artifizio detto conca, nel Milanese immaginato e messo in opera per
la prima volta sotto gli ultimi Visconti, sarà stato in origine assai
rozzo ed incomodo per la navigazione poco meno del traghetto di terra.
E pure molto probabile che successivamente, durante la Repubblica precedente
all'innalzamento di Francesco I" Sforza al ducato di Milano e durante
la maggior parte del principato Sforza, la conca abbia ricevuto nel Milanese
e nelle altre province italiane, soltanto a poco a poco, quegli ulteriori
miglioramenti che unicamente potevano ridurla un mezzo semplice per passare
con facilità da un tronco all'altro di canale in cui le acque siano
a differente livello; ma è cosa certa che essa alla fine diventòla più bella scoperta che onori l'architettura delle acque in Italia.
Difatti costituita una volta la conca in due chiuse amovibili, ognuna
delle quali attraversi il canal navigabile ad una breve distanza per dar
luogo nel mezzo ad una o al più due barche, che, senza sortir dall'acqua,
si fanno passare a due differenti livelli; colpito cioè nella felice
idea della chiusa raddoppiata, o per meglio dire delle chiuse ravvicinate
ed accoppiate a due a due, non si è tardato ad aggiungere alla conca
molte altre particolarità, che contribuirono ad accrescerne i pregi
e la resero un ritrovato di uso e vantaggio universale. Hanno quindi avuta
origine le chiuse da sostegno assortite in due porte di moderata larghezza,
onde renderle più maneggevoli di quelle formate di un sol pezzo,
e più comode di quelle suddivise in molti pezzi.
L'eccessiva caduta del terreno da consumarsi coll'uso della conca, invece
di lasciarla uniformemente distribuita sopra piani inclinati tutt'al lungo
del letto del canale, fu ridotta a smaltirsi fra i due ordini di porte
della conca stessa onde poter diminuire innocuamente l'altezza del letto
navigabile del canale, come pure quella del superiore ordine di porte
così detto le portine, a differenza dell'inferiore denominato i
portoni. Questa caduta così smaltita in piccola tratta, venne inoltre
data per salto immediato che staccasse come in due tronchi il canal navigabile,
onde disporre il bacino della conca col fondo orizzontale acciòle
barche vi potessero in ogni tempo galleggiare. Il ripiego del salto a
gradinata a qualche conca delle più profonde fin allora usate non
è stato risparmiato per ammorzare la violenza dell'acqua cadente
in bacino. La disposizione angolare delle porte-da-conca così dette
insteccate fu scelta per ottenere da esse maggior resistenza alla corrente
dell'acqua contro cui si richiudono. Il loro movimento sopra perni fissi
si è adottato come uno de' più facili ad effettuarsi, e le loro
finestrelle praticate nelle stesse porte si sono usate per dare o chiudere
il passaggio all'acqua d'entrata e sortita dal bacino in un modo semplice.
I condotti aperti nelle grossezze delle muraglie muniti da particelle
amovibili vennero riconosciuti per un altro modo di operare o di accrescere
quest'efflusso dell'acqua durante l'empimento e vuotamento dei bacini.
I ponti annessi solitamente alle conche furono eretti attraverso il canale
al luogo della sboccatura dei bacini, affinché servissero alla più
comoda comunicazione dall'una all'altra parte del canale e della conca.
Per ultimo lo scaricatore o diversivo laterale o superiore al bacino fu
aggiunto comunemente alla conca per rendervi utile la caduta al movimento
d'opifici, e nel tempo stesso per variare a volontà il corpo d'acqua
che deve presentarsi davanti le portine ad empire più o meno celermente
il bacino stesso e convogliare innocuamente in canale grossi corpi d'acqua
oltre quello bisognevole alla navigazione. Fra le altre adunque, tutte
le accennate sono tante proprietà della conca usata in Italia al
secolo 15¡ per continuare la navigazione in mezzo a terreni di livello
molto ineguale, e per cui l'arte di navigare da basse pianure alle vette
de' monti si ridusse fin d'allora al semplice movimento di una barca tirata
orizzontalmente nell'acqua e ad una meccanica regolata da un sol uomo
per passare da un piano all'altro. Del resto, come avviene delle grandi
scoperte in tutte le arti e scienze, anche in architettura-idraulica la
conca, i molini ad acqua e a vento, la macchina-a-vapore e simili invenzioni,
non hanno avuto un sol primo inventore; la loro origine è stata ordinariamente
il frutto dell'industria di una intera nazione; la loro perfezione, il
prodotto degli ingegni di tutte le nazioni; quest'ultima poi è sempre
relativa ai mezzi conosciuti, i quali si accrescono e si migliorano anch'essi
col tempo. Ma intanto se di tutte le grandi scoperte si possono fissare
epoche distinte corrispondenti alle relative opere rimaste col tempo,
l'applicazione della conca che si puòadditare per la più celebre
fra quelle del secolo 15¡ è ancora il Naviglio della città
di Milano, intorno alla cui solida ricostruzione ed ulteriore perfezionamento
deve essersi particolarmente occupato l'ingegnere di Lodovico il Moro,
il grande Lionardo, come si puòarguire da qualche sua scrittura
originale ed abbozzi di disegni attinenti a conche, che tuttora si conservano
nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. In sostanza poi il Naviglio di
questa città al 1497 già compito colle sue conche come si vede
di presente, cioè legato per la navigazione da una parte col Naviglio
della Martesana derivato dal fiume Adda, e dall'altra col Naviglio Grande,
col Ticino, col Po e col Lago Maggiore, ed usato per altri bisogni di
irrigazione, movimento d'opifici, ornamento di giardini e simili, divenne
l'opera superiore ad ogni altra nella storia dell'arte, poichè fra
tutte quelle dello stesso genere eseguite in Italia al secolo 15¡
era forse la più utile e la più atta a servire di modello alle
consimili costruzioni intraprese ne' due secoli a quello immediatamente
posteriori in seno dell'Italia stessa, dell'Olanda, della Fiandra, della
Francia e di altre parti d'Europa' ....
1 - In una scrittura dell'Amministrazione della fabbrica del Duomo di
Milano, che si riferisce ad un'epoca posteriore di qualche secolo alla
perfezione del Naviglio di Milano, e che fu da me letta fra le carte della
navigazione dell'Adda presso la famiglia Stampa in Milano, si chiamava
la conca usata su quel canale mirabile inuentione per equilibrare le acque
dell'Adda et Tesino et delli dua naulgii, et di eleuare le naui et le
aque del Lago Maggiore all'altezza della città con modo miracoloso
a 'forastzeri sebbene per essere il benefitio d'ogni giorno più non
l'ammirammo noi.
"...Certo è, che l'invenzione de' sostegni, nata in Lombardia
al finire del secolo 14.¡, o sui principio del 15.0, 1 tiròa se io sguardo e l'ammirazione di tutta l'Europa: nè i Bolognesi
certamente furono degli ultimi ad approfittarne. Fu nel 1491 che il Senato
fece venire a Bologna un Ingegnere Milanese, onde col mezzo de' sostegni,
procurasse che le navi venissero fin verso Bologna.
Convengono gli storici nell'assegnare l'epoca di quest'eccellente lavoro,
e convengono ancora nei dire che i soste-
gni furono compiuti in due anni, ma non sono d'accordo nell'indicarne
il numero ....
i - La prima epoca di questo prezioso ritrovamento, e gli inventori del
medesimo, sono ancora coperti da densa nube, il cui diradamento non sarà
forse dato di ottenere al segno, che tutto risplenda coi lume chiarissimo
della certezza. Lo Zendrini fu il primo che cercòdi scoprire a chi
era debitrice l'Idraulica, dell'invenzione de' sostegni; e dopo di avere
tentato inutilmente molte ricerche, gli venne fatto di conoscere da certe
carte private che Dionisio, e Pietro Domenico fratelli da Viterbo costruirono
nel 1481 il sostegno di Strà, dove il Canale di Padova, volgarmente
detto il Piovego, ritorna nella Brenta: conchiuse quindi, che a costoro,
almeno nello Stato Veneto, si puòdare il vanto di sì fatta
invenzione (V. il Tom. 8. della Raccolta d'Autori più volte citata;
pag. 291). Ii padre Frisi, veduto questo moderatissimo sentimento dello
Zendrini, si ostina a credere che il sostegno di Strà sia quello
da cui ebbe origine l'invenzione di que' sostegni, che con porte raddoppiate,
uniscono due fondi di livello differente, pareggiando all'uno o all'altro
di essi il livello dell'acqua (V. le sue Instituzioni di Meccanica ec.
pag. 426).
II Deiaister, nella sua Encyclopédie de l'in génieur (Paris,
1812), non fa che riferire il sentimento del p. Frisi; e perciòanche
secondo quest'autore, l'invenzione de' sostegni è dovuta ai suddetti
Viterbesi.
L'egregio mio collega prof. Orioli, vedendo l'uniformità di parere
che esiste negli autori da me ora accennati, si persuase che que' due
Viterbesi suoi compatrioti, fossero i veri inventori de' sostegni, e quindi
s'adoperòonde cecar di loro ulteriori notizie, non senza speranza
di poter confermare cotesta sua opinione. Le notizie, che dalle sue indagini
potè ritrarre non d'altro lo assicurarono, se non que' Viterbesi
erano uomi industriosissimi, e nell'arte meccanica peritissimi. Di qui
egli adunque conchiuse, che se il sostegno di Strà è stato il
primo a costruirsi, non puòmancare a que' Viterbesi la lode d'esserne
stati gli inventori: ma non intese già per questo di voler sostenere
l'opinione del p. Frisi, giaccè non si curòpunto di verificare
se prima di quell'epoca fossero in altre parti d'Italia fabbricati simili
edifizI, non essendo questo lo scopo che si era prefisso (Raccolta citata
Tom. 8 pag. 427). Cercheròio di soddisfare, nel miglior modo possibile,
a questa ricerca.
L'uso de' sostegni a porte e conche, viene chiaramente descritto da Leone
Battista Alberti, nel lib. X cap. 12. De re
aedificatoria, in cui raccoglie i precetti sulla condotta delle acque
correnti Duplices tacito clausuras, secto duobus
locisfiurnine, spatio intermedio quod navis ion gitudinem capiat, ut si
erit navis conscensura cum eo applicuerit infe-
rior clausura occludatur, aperiatur superior: sin autem erit descensura,
contra claudatur superior aperiatur inferior. na-
vis eo pacto cum ista parte fluenti eveheturfluvio secundo. Ora è
a sapersi, che l'Alberti presentòi suoi libri De re edi-
ficatoria al Sommo Pontefice NiccolòV, nell'anno 1452, e quindi
ventinove anni prima dell'epoca de' Fratelli da
Viterbo. Ciòsi rileva dalla continuazione della Cronaca Eusebiana,
che fu tratta per la serie degli anni dal 1450 al
1481 dal libro De temporibus di Matteo Palmerio Pisano, il quale per avvenimento
degno di memoria in quell'anno
notòparticolarmente la detta presentazione (V. il Saggio storico
sull'invenzione de' sostegni del signor Simone
Stratico nel T. a. delle Memorie dell'Imperiale Regio Istituto del Regno
Lombardo-Veneto, Milano 1821 pag. 79).
Nè già diremo che Leone Battista sia stato il primo inventore
de' sostegni, giacchè egli ne parla come di cosa nota
e praticata; e d'altronde abbiamo un'epoca anteriore ancora ai 1452, nella
quale si parla di questi edifizi.
Il p. Lecchi nella sua introduzione storica al trattato de' canali navigabili,
pubblicato la prima volta l'anno 1776,
mostra evidentemente che nei 1420 circa, l'invenzione di che si parla
era già conosciuta in Lombardia.-Leggesi, di-
c'egli, nella vita di Filippo Maria Visconti, che questo principe meditatus
est et aquae rivum per quem ah Abiate ad
Viglevanum usque sursum veheretur, aquis altiora scandentibus, machinarum
arte quas conchas appellant. Ecco dun-
que nominato i'artifizio delle conche pel passaggio delle barche da un
livello più basso delle acque ad uno più alto;
le quali conche, stando ancora alla definizione del padre Frisi, sono
i sostegni di che si ragiona. Ma il Frisi si fa con-
tro a questo passo della vita del Visconti, dicendo che l'espressione
aquis altiora scandentibus, machinarum arte
quas conchas appellant, è affatto impropria mentre le conche servono
unicamente per regolare la discesa delle ac-
que superiori, e non già perla salita delle inferiori; inoltre soggiunge
che il trovare nominate le conche sino dal 1420
non è prova che prima d'allora si fossero fabbricate delle conche
a gradino, mentre potevasi parlare delle conche
piane.
Di contrario parere si mostra il citato sig. Co. Stratico, il quale chiama
il passo antecedente della Vita dei Visconti,
un'espressione assai precisa, la quale dimostra ben più che la semplice
notizia de' sostegni, e porge le prime nozioni di
portare la meraviglia dell'idraulica ad oltrepassare colla navigazione
un monte. Quantunque, stando al senso lettera-
le, sia impropriamente detto che le conche servono a sollevare le acque
inferiori, pur tuttavia non è a credere che
sia questo il vero senso attribuito a quell'espressione dai biografo dei
Visconti; mentre, siccome osserva anche il ci-
tato sig. Stratico, apparisce dal contesto precedente, ch'egli ha inteso
di descrivere una navigazione ascendente e
discendente che quel Principe meditava di attivare, e che non sortì
alcun effetto. Ma checchessia di tutto questo è
indubitato che qui si parla di conche, e di conche atte a superare le
diverse altezze de' livelli ne' canali; quindi di conche a gradino, giacchè
le sole conche piane non sarebbero a ciòopportune. Oltre di che
si puòaggiungere, contro l'opinione dei p. Frisi, che l'artifizio
descritto dall'Alberti è ben tutt'altro che una conca piana.
Il signor Giuseppe Bruschetti nella sua Storia de' progetti e delle opere
per la navigazione interna del Milanese, opina che la prima conca a porte,
sia quella costruita alla prima metà del secolo 15.0, nel luogo così
detto Viarenna, posto negli antichi sobborghi meridionali di Milano (V.
la pag. 232 di questo volume). Consiste questa conca di Viarenna, in una
chiusa permanente da aprirsi o serrarsi sul canale a seconda del bisogno,
la quale apre e chiude la comunicazione alle navi in un tronco di canale,
aperto allora per la prima volta. L'onore di questo lavoro, secondo ciòche ha egli potuto rilevare dalle memorie storiche di que' tempi, è
dovuto agli ingegneri ducali Filippo da Modena soprannominato dagli Organi,
e Fioravante da Bologna. Ma l'artefizio di un'unica chiusa permanente
richiedeva tuttavia un consumo di acqua, di tempo e di spesa troppo grande,
per cui si dovette pensare a qualche perfezionamento, e non è inverosimile
che si presentasse al pensiero lo spediente di ravvicinare le chiuse a
due a due, onde limitare maggiormente lo spazio in cui doveva effettuarsi
l'alzamento e l'abbassamento delle acque pel passaggio delle barche da
un piano all'altro. E questa l'idea che ci dà il sig. Bruschetti,
intorno all'invenzione de' sostegni, avvenuta secondo lui in Lombardia,
alla prima metà del secolo 150. Ma per vero dire, mi pare che quest'epoca
non sia veramente quella della prima invenzione delle conche, giacchè
coincidendo per una parte coll'epoca della presentazione dell'opera dell'Aiberti,
per l'altra, è alquanto posteriore a quella di Filippo Maria Visconti:
e già abbiamo veduto che nell'una e nell'altra di queste due epoche,
si parla delle conche come di cose già conosciute e praticate. Se
non che, considerando bene ciòche dice il sig. Bruschetti alla fine
della pag. 232 sopra citata, sembra risultare che la conca di Viarenna
fu costruita circa al principio del secolo 15¡, e perciòmale
si esprime quando dice che fu costrutta alla metà di quel secolo.
In fatti, dice egli nel luogo accennato, che Lionardo da Vinci venne ingegnere
ducale a Milano, circa un secolo dopo la prima costruzione della conca
di Viarenna, e soggiunge alla pag. 236, che nel 1497 allorchè operòl'unione de' due navigli di Milano, era già ingegnere di Lodovico
il Moro. Ora, se un secolo prima di quest'epoca, fu fabbricata la conca
di Viarenna, non potè essere certo fabbricata alla prima metà
del secolo 15¡, ma piuttosto alla fine del 14¡, o tutt'al
più, al principio del secolo seguente.
Ma lasciamo che altri più capaci di noi, tenti di scoprire la prima
epoca, e gli autori dell'invenzione delle conche; per me sembra, dalle
cosedette, di poter rilevare, ch'essa nacque in Lombardia; e che alla
fine del secolo 14." od al principio del 15.¡ ebbe il suo nascimento.
E fuor di dubbio però, che l'invenzione de' sostegni a conche e porte,
fu poscia perfezionata in tempi a noi più vicini, ed allorchè
si assunse di applicarla alla formazione di que' canali, che traversando
le più alte montagne, mettono in comunicazione o due fiumi, o due
mari, con sommo vantaggio della navigazione interna di una Nazione. Fu
al certo in questa occasione, che si pensò1.0 alle conche binate,
onde unire ad una conca grande un'altra minore, e procurare che le navi
piccole consumino meno acqua che non le grandi; 2.¡ alle conche
accollate, onde superare una grande caduta in uno spazio breve, e per
dividere il salto dell'acqua in due, tre, o più gradini vicini; 3.¡
alle conche a quadrupla mano di porte, onde possano servire ne' casi che
i due canali, tra i quali si vuoi mantenere la navigazione siano con incerte
alternative uno più alto dell'altro.
Giòbattista Masetti, Notizie storiche sul Canale Naviglio
di Bologna, Bologna 1824. Nella trattazione storica del Canale Navile
di Bologna, le cui prime conche sono state costruite fra i11491 e i11493
ad opera di un ingegnere milanese, afferma che la prima conca nacque in
Lombardia, fra la fine del 14¡ e il principio del 150 secolo, e
fu proprio la conca di Viarenna (ad opera di Filippo da Modena detto degli
Organi e Fioravante da Bologna). In nota segue una precisa trattazione
storica riguardante l'invenzione della conca con una nutrita serie di
citazioni bibliografiche, da Leon Battista Alberti allo Zendrini e al
Bruschetti, con note critiche. In particolare si dimostra contrario all'opinione
del Frisi, secondo cui il primo sostegno è quello di Strà, ed
all'interpretazione che quest'ultimo dà degli scritti del Decembrio
sull'uso delle conche riferiti al1420. Tali conche, che secondo il Frisi
non sono mai state costruite, ma solo pensate o tutt'al più costruite
come conche piane, secondo il Masetti erano invece già costruite
a quell'epoca ed addirittura fin da prima, all'inizio del secolo 15¡
(in quanto anche l'Alberti nel 1452 ne parla come di cosa nota e già
in uso).
"Si pensòdunque d'ostruire con una chiusa l'uscita di quella
darsena esterna, e così ristagnarne e rigonfiarne le acque; e in
un con esse alzare le barche dal livello del Naviglio a quello della Fossa,
cosicché potessero introdurvisi, scaricare marmi, e poi ritornare
indietro, e quindi aperta la chiusa, e abbassate le acque, ritrovarsi
ancora al livello del Naviglio. L'operazione lunga e costosa fece nascere
il pensiero di ridurre la salita in ristretto campo, per operare in poco
tempo e con poco volume d'acqua; e quindi si serròfra due chiuse
uno spazio appena capace di contenere la barca; le chiuse si fecero stabili,
e si ridussero in forma di porte, per non doverle fare e disfare ogni
volta. Così il moto obliquo delle barche in una corrente impetuosa,
che scoscende per un piano inclinato, si tradusse in un movimento orizzontale
nell'acqua tranquilla. Questa prima conca, che ora si dice di Viarena,
si chiamòallora, per le cose sopradette, la Conca di Nostra Signora
del Duomo. L'iscrizione, spirante tutta l'eleganza del Cinquecento, chiama
la conca: cataractam in divo extructam, at per inoequale solum ad urbis
commoditatem altro cit roque naves commearent. Fu questo uno dei più
ammirabili ed utili pensieri che venissero in mente umana. Le seguenti
generazioni lo perfezionarono, e l'imitazione lo propagòper tutta
l'Europa e l'America, con inestimabile vantaggio del genere umano ....
"...Essa è un notevole monumento e della valorosa generazione
che primamente la scavòper affrontare un potentissimo nemico, e
di quella che la trasformòin un modello di nuova industria, che
le altre nazioni soltanto dopo qualche secolo seppero imitare ....
".1 nostri canali, cominciati dal tempo delle Crociate, sono i più
antichi d'Europa, e riuniscono il doppio servigio della navigazione e
dell'irrigazione. Le conche (écluses), sono una nostra invenzione.
Per ogni chilometro di superficie, la Lombardia possiede 10 metri di canali
(10 m., 31) e la Francia solo 7 metri (7 m., 74). Se vi aggiungiamo le
linee navigabili dei fiumi e dei magnifici nostri laghi, ne abbiamo in
ragione di 56 metri per ogni chilometro di superficie, dove la Francia
ne ha solo in ragione di 27 ....
Carlo Cattaneo,12 Scritti sulla Lombardia, 1843-44. La parte storica
ricalca quella del Bruschetti; il Cattaneo aggiunge che la conca anticamente
si chiamòla "Conca della Nostra Signora del Duomo (non è
precisata la fonte ditale nome, ma forse deriva dal testo della stessa
lapide). Ribadisce che le conche "sono una nostra invenzione"
(rispetto all'Europa).
12- (Milano 1801, Castagnola, Lugano 1869) Storico, politico ed economista,
saggista.
".11 cavalier Amoretti, nelle Memorie storiche di Leonardo da Vinci
(pag. 182), cita un libro che esisteva nell'archi-
vio pubblico detto del castello, intitolato: Dati et accepti, nel quale
vi ha un capo: Delle spese de' lavoreriiducalifatte
da Delfino De Giorgi tesoriere pe' ,nedesùni nell'anno 1438. In questo
Çnon solo parlasi del naviglio nuovamente cominciato, detto ducale,
a differenza del Tesinello detto Grande (navigium magnum), ma trattasi
de' sostegni che servivano per far crescere e decrescere l'acqua (pro
faciendo crescere et decrescere aquam) ; e convien dire che nuovo fosse
il modo di quel sostegno perchè, prima di eseguirlo nel Naviglio,
provaronlo in piccolo nel Redefossino, canale che costeggiava il giardino
del Castello. I medesimi sostegni adoperar voleansi nel canale allor nuovo
di Bereguardo (pro experientia substineorurnfiendorum in ducali navigio
noviterconstructo ah HabiateBelriguardum) ....
Nella Storia de' Municipi Italiani di Carlo i è riportato un decreto
del 25 gennajo 1443 del duca Filippo Maria, ove sono presritti alcuni
capitoli da osservarsi da quelli ai quali fosse concesso di adoperare
per usi irrigui le acque del nuovo Naviglio di Bereguardo. Ivi è
detto: "Item che l'extrahente la dicta aqua sia atenuto a fare a
le sue spexe ogni cavamento necessario a sorare el dicto Navilio menando
lui l'aqua che gli sarà concessa per lo dicto cavamento intra in
e! Navilio de sotto da quelle conche de sopra le quale sarà fatto
e! dicto incastro". Seguono altri capitoli per moderare ed anche
sospendere l'estrazione delle acque irrigue, quando per penuria ne dovesse
soffrire la navigazione; come pure per provvedere all'espurgo del Naviglio.
Coordinando le indicazioni dei documenti precitati, viene provato, in
modo ineccepibile, che nel 1438 erasi incominciata la costruzione del
naviglio di Bereguardo, punto finora rimasto dubbio rispetto all'epoca;
che in quell'anno si facevano esperimenti sotto le mura di Milano per
la prima applicazione delle conche ad esso naviglio; che nell'anno seguente
1439 si sarebbe costrutta quella di Viarenna sul nuovo naviglio Ducale
percorrente il Fossato interno di Milano, ed altrettanto sarebbesi fatto
sul Naviglio di Bereguardo, ove le nuove conche erano attivate nel 1443.
A quest'epoca, e non al 1420, come opinòil Giulini, dovrebbesi riferire
il progetto di Filippo Maria Visconti, accennato nella sua vita dal Decembrio,
di costruire col mezzo delle conche un Naviglio da Abbiategrasso a Vigevano,
attraversante a doppio pendio la bassa valle del Ticino; concetto che
dichiarai altrove nuovo e veramente grandioso, quantunque il Fumagalli,
per non averlo compreso, lo qualificasse siccome una stranezza2.
Se nella carta chiaravallese del 1439 è detto che in quell'anno erasi
costrutta la conca di Viarenna; se nello stesso documento dichiarasi che
i nominati due architetti, Filippino degli Organi, o da Modena, e Fioravante
da Bologna, erano specialiter deputati circa niodum adhibendum utfovea
civitatis navigabilis reddatur; è naturale il supporre che superate
le anteriori difficoltà, vi sieno riusciti coll'applicazione di altre
conche, tanto nel ramo orientale che in quello occidentale del Fossato,
alimentando il nuovo naviglio colle acque del Seveso e del Nirone, arricchite,
in quanto potevasi, da fontanili. In tal modo spiegasi come nel documento
del 1445, che dicevasi esistere nell'Ambrosiana, non si parli di una,
ma di più conche, chiamandosi quella di Viarenna conca inferior navigli
ducalis noviter constructi; e come in quell'anno esistesse in questo la
conca di S. Ambrogio, menzionata in altro documento contemporaneo3 ....
1 - Vol. IV. Milano, 1846.
2 - Cenni idrog. precit., pag. 176. Ant. Long., T. II, pag. 122. Ii Decembrio
dice: meditatus est et aquae rivum, per quem ah Abiate ad Viglevanum usque
sursum veberetur, aquis altiora scandentibus machinarum arte, quas concas
appellant. Diramatosi dal Naviglio Grande presso Castelletto il nuovo
Naviglio per Abbiategrasso e Bereguardo, ed applicate ad esso, intorno
al 1440, le conche allora appunto inventate, è naturale il supporre
che in tale circostanza sorgesse il pensiero a Filippo Maria di utilizzare
quel trovato per discendere con un secondo ramo la costa del Ticino, ed
attraversare questo nel letto del fiume, od anche con acquidotto, risalendo
la costiera opposta per portarsi a Vigevano, col sussidio di altro canale
derivato superiormente dallo stesso Ticino. E verosimile che la poca importanza
di quella comunicazione, e l'entità del dispendio richiesto, abbiano
indotto il principe a rinunziare a tale progetto, che, in linea d'arte,
era veramente nuovo, grandioso ed eseguibile. Al S 365 della mia Guida
allo studio dell'idrologia fluviale ecc. del 1870, dimostrasi come il
Fumagalli avesse ricavato quell'errore dalle Istituzioni del Frisi pubblicate
quindici anni innanzi.
3 - La conca di Viarenna sarebbesi allora costruita in maggiore prossimità
di S. Eustorgio; ricostruendosi poi, come vedremo, nella località
attuale 120 anni dopo. Rialzatosi con ciò il Naviglio interno a
monte di essa conca, il travacatore o roggia Ticinello, ove defluisce
il residuo del naviglio Grande, si sarà trasportato più
all'insù al principio del Laghetto Vecchio, togliendo ogni vincolo
di chiudimento alla sua bocca pel passaggio delle barche. In causa poi
del mentovato alzamento del Naviglio interno, la Vettabbia, anzichè
attraversarlo come dapprima in piano, si è fatta passare sotto
di esso con tomba. E poichè l'utenza di questo canale veniva così
defraudata di tutte le acque del Seveso colle quali si alimentava il Naviglio
Nuovo, sembra che fin d'allora le si fosse assegnata la bocca sulla Fossa
immettente in essa Vettabbia, alla così detta Torre dell'Imperatore,
coll'acqua della quale è mosso il Molino delle Armi. Il Settala
la chiama Bocca della Torrazza alla Vittabbia di diversi ecclesiastici,
once27; aggiungendo: sopra questa si ha da conoscere se vi siano comprese
le acque della Vedra o Vittabbia.
Elia Lombardini,13 Dell'origine e dei progresso della scienza
idraulica nel milanese ed in altre parti d'Italia, Milano 1872. L'analisi
storica del Lombardini è molto precisa e ricca di citazioni (le date
fondamentali sono quelle già citate). In particolare secondo il Lombardini
la costruzione del Naviglio di Bereguardo fu iniziata nel 1438 e nel 1443
vi erano già attivate le conche (da documenti citati). Il Giulini
avrebbe quindi erroneamente anticipato di qualche anno la costruzione
delle conche di quel canale (1420), male interpretando il Decembrio. Il
Lombardini sostiene (citando fonti non rintracciabili) che la conca di
Viarennafu inizialmente costruita 'in maggiore prossimità di Sant'Eustorgio"
e soltanto fra il 1554 e il 1558, nel corso dei lavori per le fortificazioni
di Milano e le conseguenti rettifiche dei tratti suburbani dei Navigli,
ricostruita nella posizione attuale.
13 -(1794- Milano 1878) Ingegnere, studioso di idraulica.
¥ Intorno alla metà del secolo XVI, nel fortificare Milano sulla
cerchia delle moderne sue mura, si rettificarono sotto Ferrante Gonzaga
gli ultimi tronchi suburbani del Naviglio della Martesana e del Naviglio
Grande, modificando il loro congiungimento nell'interno della città
ed il sistema dei loro scaricatori' ... È.
4 - Sono i due raddrizzamenti, del Naviglio della Martesana, dalla conca
della Cascina dei Pomi al Tombone di porta Nuova ed alla conca di S. Marco;
e del naviglio Grande, dalla Cascina Ferrera a Milano. L'alveo derelitto
del naviglio della Martesana fino al Redefosso, è stato allora destinato
per scaricarvi le acque di piena del Seveso mediante sfioratore in sponda
del naviglio. In tale circostanza, e precisamente dal 1554 al 1558, venne
ricostrutta nell'attuale località, quindi in posizione più occidentale,
la conca di Viarenna, al che hanno riferimento alcuni documenti raccolti
dal consigliere De Pagave, de' quali ho consultate le copie.
¥ La prima conca d'Europa fu creata nel 1439 in Milano e fu la conca
di Nostra Signora del Duomo o di Viarenna (alias via Arena) che permetteva
il passaggio delle barche tra la fossa interna e la darsena di Sant'Eustorgio,
come si chiamava allora quella che noi oggi diciamo darsena di Porta Ticinese.
L'opera insigne è dovuta agli ingegneri Filippo degli Organi e Fioravante
da Bologna, che sei anni più tardi costruirono una seconda conca
lungo la fossa interna, presso Sant'Ambrogio. Quei congegni nei secoli
mutarono per le misure e pei particolari, non pel concettoinformatore.
La conca munita alle testate di portoni mobili è al contempo un regolatore
della corrente a cui toglie cadenza, ed un elevatore delle barche che
nel bacino chiuso dalle porte scendono o salgono a volontà tra specchi
d'acqua di livello diverso...È.
Giuseppe De Finetti,16 Milano, costruzione di una città,
Milano 1946. Nel brano riportato il De Finetti definisce la conca di Viarenna
la prima conca d'Europa e ribadisce le date e gli autori già citati.
16- (Milano, 1892-1951), Architetto e urbanista.
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