Tratto da:
Naviglio & Duomo
La conca del Naviglio
6 - Le donazioni dei dazi dovuti dalle "navi" e la cessione in proprietà della Conca di Viarenna alla Fabbrica del Duomo
Di Baio Editore

L'indispensabile funzione svolta dalla Conca di Viarenna ai fini della navigazione e del trasporto dei materiali all'interno della città, la necessità di manutenzione continua della conca, in particolare per le parti in legno e ferro continuamente immerse nell'acqua, nonchè quella di un controllo costante delle operazioni di chiusura e apertura del doppio sbarramento furono molto verosimilmente alcune delle ragioni che portarono all'immediata applicazione di un dazio "di
concata" su ogni imbarcazione che si serviva del sostegno.
Il primo documento rintracciabile relativo a tale gabella risale al 1448 quando, caduto il dominio Visconteo, i Capitani e Difensori della Città concessero alla Veneranda Fabbrica di esigere alla Conca di Viarenna "il solito dazio per le navi ch'entrano cariche..." la possibilità di pescare liberamente nella Fossa della città.
Tali concessioni erano subordinate alla manutenzione della conca, alla "espurgazione dell'alveo del Naviglio" di Viarenna ed al taglio dell'erba per tutta la Fossa della città.'
Il documento segna anche l'avvio di un lungo periodo, durato circa cinque secoli, durante i quali la Fabbrica del Duomo fu l'unico ente preposto alla custodia e alla manutenzione del manufatto.
Qualche anno più tardi, nel 1463 Francesco I Sforza, nuovo duca della città avrebbe infatti riconfermato alla Fabbrica tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori, fra cui la concessione del Dazio di Viarenna e quella delle cave di Candoglia.

L'epigrafe voluta da Ludovico il Moro, riprodotta nella lapide del 1497. "Una chiusa sotto l'epitaffio della Vergine Salvatrice costruita in pendio a causa del dislivello affinchè le navi potessero andare da una parte all'altra della città con comodità, soggetta al fisco ed al tributo, Ludovico Duca di Milano diede in dono alla Fabbrica del Duomo nell'anno in cui sua moglie Beatrice d'Este morì, 1497".
L'insegna della Fabbrica del Duomo posta al sommo della stessa lapide quattrocentesca a segnalazione dei beni di proprietà dell'ente. La cattedrale è qui rappresentata con l'antica facciata di Santa Maria Maggiore, demolita completamente soltanto nel 1683.

Come già per l'escavazione e il trasporto del marmo la Fabbrica non gestì direttamente la riscossione del Dazio ma lo appaltò a terzi in cambio di un affitto costante stabilito in precedenza.
Il primo di questi contratti rintracciabili presso l'archivio della Fabbrica risale appunto al 22 maggio 1463 (cartella 225 doc. 6); in base ad esso il "conduttore" della conca era tenuto a far tagliare l'erba in quella che, allora, era la parte navigabile della Fossa della città "cioè dalla conca sino al Ponte di P.ta Vercellina, e per tutta la Fossa sino al laghetto, e dalla conca verso il Naviglio Grande fino alla costa...>'
I "capitoli da osservarsi" dall'<'impresaroÈ della conca vennero a mano a mano precisati nel corso dei secoli: intorno al 1750 assommavano a 15 punti comprendenti tutti gli obblighi ed i compiti del conduttore nonchè quelli della Fabbrica.
Quest'ultima stabiliva anche le diverse tariffe da riscuotersi al passaggio delle barche: dalla conca infatti passavano natanti di dimensioni diverse, dai più grandi "le barche grosse, cioè da Montagna" o "le zepate", ai più piccoli "burchielli" e "navetti". Le tariffe erano differenziate anche in base al carico trasportato che poteva essere composto di legna, sassi, sabbia, carbone o anche vino, fieno e altri generi.

Le tariffe per il passaggio delle barche alla
Conca di Viarenna nel 1720.
21 - Leonardo da Vinci, disegno di chiatta per il trasporto di pietre e altri materiali sulle vie d'acqua milanesi c. 1483-1485. (Codice Atlantico, f. 7r-b, particolare).
22 - Barconi alla Darsena in una foto dei primi del novecento.

Nelle foto 21 e 22: Le "navi" peril trasporto dei marmi della Fabbrica del Duomo erano le stesse che solcavano le acque del lago Maggiore, del Ticino e del Naviglio Grande per il trasporto degli altri materiali. Intorno al 1857 si introducevano in un anno in Milano circa 12 "navi" di marmo. Un documento dello stesso anno conservato presso l'Archivio della Fabbrica del Duomo (cartella 8 A) ci fornisce alcune notizie su tali imbarcazioni: Ciascuna di esse trasporta dalli 40 alli 50 mille chilogrammi di marmo, ossia metri cubi n. 15 essendo il peso di un metro cubo di quel marmo eguale a chili 3 più assai prossimamente.
D'ordinario il carico della nave è composto di una trentina di massi di svariata mole che senza andar lungi dal vero possono ritenersi N.2OdaKil 800 N. 6daKil2500 N. 3 da Kill 5000.
Le navi di trasporto hanno lunghezza di mt 20, la larghezza di mt 5, la profondità di mt 1.20.
Li pezzi di minore calibro si collocano sul fondo, li grossi sopra armatura basata sulle sponde della nave ......"


Rimanevano ovviamente esenti da qualsiasi dazio le barche del duca e le barche della Fabbrica; queste ultime trasportavano non solo i preziosi marmi di Candoglia ma anche il serizzo, il granito, i legnami per le armature dei ponti e delle centine, il ferro e la calce d'Angera, i mattoni, la sabbia e la ghiaia, materiali che servivano tutti per la costruzione della cattedrale.
La merce veniva scaricata al laghetto di Santo Stefano, anch'esso di proprietà della Fabbrica, per mezzo del "Falcone", una specie di gru di legno addossata ad una casa ed utilizzata specialmente per sollevare i pesanti blocchi di marmo dalle barche e depositarli nei carri per il trasporto al cantiere del Duomo.2

Il "Falcone" del laghetto di Santo Stefano, la grossa gru di legno indispensabile per sollevare i pesanti blocchi di marmo dalle barche e depositarli sui carri. L'altezza dell'albero verticale, come pure la sporgenza del braccio orizzontale era di otto metri.
24 - Pianta, alzato e sezione di un "burchiello" per la navigazione sul Ticino e sul Naviglio Grande. Le dimensioni massime di questa imbarcazione erano pari a 24 mt. di lunghezza e 5 mt. di larghezza con una portata massima di 55 tonnellate. Caratteristico era il fondo piatto e cosìelastico da cedere senza spezzarsi negli eventuali urti con i bassi fondali causati specialmente dalla rapida corrente; pure caratteristico era il lunghissimo timone che poteva arrivare fino a 15 mt. e portava all'estremità una particolare paletta.
25 - Le imbarcazioni per il trasporto delle merci pesanti, con il tipico timone, in una foto d'epoca.

L'ultimo dei privilegi ducali per il trasporto del marmo della Fabbrica e di conseguenza per la costruzione del Duomo stesso, sarà opera di Ludovico il Moro: nel 1497, in occasione della morte della giovane moglie Beatrice d'Este, egli trasformerà la "concessione" della conca di Viarenna in una "Donazione irrevocabile fra vivi". A partire da questa data il manufatto diveniva di effettiva proprietà della Fabbrica: la piccola targa marmorea con la figura della Vergine e della facciata di Santa Maria Maggiore, posta al sommo della lapide sforzesca comprovante la donazione, non è altro che lo 'stemma" della Fabbrica del Duomo, che fin dal XIV secolo veniva usato per contrassegnare gli edifici di proprietà dell'ente oltre che per i manifesti, documenti e suppellettili della Fabbrica.' Caduta la signoria degli Sforza, nel 1500, finì anche un peridodo di intensa collaborazione fra potere civile, autorità religiosa e popolo per l'edificazione della nuova cattedrale, una collaborazione che aveva dato ottimi risultati: alla fine del XVI secolo infatti struttura e forma del Duomo erano ormai definitivamente impostate; dall'abside fin quasi alla facciata della vetusta cattedrale di Santa Maria Maggiore, l'edificio era completo: costruite le volte ed il tiburio mancavano soprattutto le parti decorative, come guglie, compresa quella maggiore, le falconature, i portali d'ingresso.

Concessione della Conca di Viarenna e del relativo dazio alla Fabbrica del Duomo, documento del 6 giugno 1448 conservato presso l'Archivio della Fabbrica (Deliberazioni 2-1444-1466-, f. 58v -59 r).

Nella foto sopra: Capitani e difensori della libertà dell'illustre ed eccelsa comunità di Milano. Si soleva dare in appalto, come siamo stati informati, una certa conca di Viarenna sul naviglio, costruita presso le mura di questa stimata città, attraverso la quale entravano navi cariche, e dalle quali si esigeva un pedaggio definito, ad eccezione di quelle dirette al laghetto, per le quali non si pagava nulla; infatti tale emolumento spettava alla fabbrica della chiesa principale di detta città. Ma poichètali entrate si consumano quasi tutte nella riparazione della conca stessa, come ci fu confermato, e fummo supplicati dai rappresentanti di detta fabbrica, di concedere la conca e le relative entrate alla fabbrica stessa, e promettendo gli stessi rappresentanti di provvedere di continuo alla riparazione di detta conca, ed anche allo sgombero dell'alveo del naviglio per tutta l'estensione del muro della cittadella, dalla porta Ticinese di Milano sino a detta conca, e di tagliare l'erba lungo tutta la fossa della città, e di mantenerla tagliata in modo tale che le barche possano passare liberamente, con la facoltà tuttavia di pescare e di vendere il pescato di detta fossa a loro piacimento. Essendo sempre favorevoli a tutto ciò che può essere di vantaggio a detta fabbrica, ed avendo tenuto preventivamente una consultazione coi sindaci di detta comunità, con il loro consenso e deliberazione, decidemmo di dare e concedere la conca, con le relative entrate ordinarie, a detta fabbrica alla quale diamo e concediamo a partire dalle calende di gennaio dell'anno presente, sinchèpiacerà a noi ed ai signori capitani nostri successori.
E cosìche sono o saranno in futuro designati a rappresentare detta fabbrica possono esigere o anche far esigere il dazio ordinario in nome della predetta fabbrica per le navi cariche che entreranno da essa, ad eccezione delle navi che si troveranno a passare con le merci e per gli affari della predetta comunità, per le quali non sarà richiesto nèdovrà essere richiesto alcun pedaggio; con il predetto impegno, che la fabbrica oi suoi agenti sono tenuti alla continua riparazione della conca ed allo sgombero dell'alveo del predetto naviglio, come da loro proposto piùsopra, con il diritto e la facoltà di pescare e far pescare, o anche di vendere detto pescato, come riterranno meglio.
Tutti i responsabili ed i singoli cui spetta, osservino questa nostra concessione, e la facciano osservare rigorosamente.
A testimonianza di ciò ordinammo che si stendesse il presente documento e che fosse registrato e convalidato con il nostro sigillo.
Milano 6 giugno 1448

La fondazione e la costruzione della cattedrale erano state anche se indirettamente uno dei più grossi incentivi all'invenzione ed al perfezionamento delle conche. Grazie ad esse si completava quel sistema di canali che già alla fine del 1500 rappresentava un'opera grandiosa e unica. Negli anni che seguirono la Fabbrica continuò costantemente ad occuparsi delle vie d'acqua grazie alle quali arrivava a Milano l'indispensabile materia per la costruzione del Duomo. Continue opere di manutenzione erano necessarie non solo per la conca di Viarenna, ma anche per il Naviglio Grande e il Ticino nonchè per la zona di imbarco dei marmi a Candoglia. Mentre le spese per le opere che riguardavano il fiume oil Naviglio erano sostenute solo in parte dalla Fabbrica, rimanevano completamente a suo carico quelle che interessavano il "porto" di Candoglia, il laghetto di Santo Stefano e la conca di Viarenna. La "piarda" o "mapa", come era chiamata la banchina sul fiume Toce che serviva per il carico dei blocchi sui barconi, era continuamente soggetta a rifacimenti in quanto la violenza della corrente e le frequenti inondazioni recavano un notevole danno alla piattaforma di imbarco; il laghetto necessitava spesso di opere di "espurgazione", mentre i portoni e le portine della conca, continuamente immersi nell'acqua, dovevano essere risistemati o addirittura rifatti ogni nove anni. Tali spese erano comunque in parte risarcite dagli affitti della conca e dal dazio che si riscuoteva anche al laghetto, da coloro che se ne servivano per lo scarico delle merci. L'ultimo documento di cui si ha notizia negli Annali della Fabbrica del Duomo, a proposito del Dazio della Conca di Varenna, risale al 16 gennaio 1800 e riguarda "l'affitto novennale della conca di Viarenna per l'annuo canone di L. 1795" 4.

L'antico cantiere del Duomo situato alle spalle della cattedrale, nella cosiddetta "Cassina" ove ora si trova il Palazzo dell'Orologio.
Particolare della mappa di Milano della metà del XVI secolo con il percorso dei marmi dal Laghetto di Santo Stefano al cantiere del Duomo (300 mt. circa).

A quella data il traffico sul Naviglio Interno doveva essere ancora notevole: in un anno passavano attraverso la conca dalle 2500 alle 3000 barche.5. Anche la Fabbrica, dopo la soppressione nel 1857 del laghetto di Santo Stefano, non cessò di servirsi del trasporto via acqua, anzi nel 1886 spostava il cantiere dei marmi da via Santa Redegonda, presso il Duomo, all'attuale via Carducci, lungo il Naviglio di San Gerolamo. Interrato, fra il 1894 e il 1895, anche questo Naviglio il cantiere veniva nuovamente localizzato, nel 1923, alla Darsena di porta Ticinese, ancora una volta lungo il tracciato dei canali milanesi. Qui rimase fino al 1958/59 data dell'ultimo e definitivo spostamento in P.zza Cacciatori delle Alpi, alle spalle dello svincolo delle Autostrade Nord, ove si trova tuttora. Completamente decaduto nel dopoguerra il sistema di trasporto via acqua, sostituito con quello su ferro o su strada, la nuova localizzazione dell'attuale cantiere, in relazione diretta con i principali tracciati della nuova viabilità, non fa che sancire questa situazione. La Conca di Viarenna rimane oggi la testimonianza più concreta ed evidente della reciproca relazione che ha legato Navigli e Duomo, dell'antica via attraverso la quale è passata, pezzo per pezzo, la grande cattedrale che, iniziata nel 1386, poteva dirsi conclusa, almeno nelle sue principali strutture, nel 1813, con la costruzione della facciata neogotica.


1 - Il documento è conservato presso l'Archivio storico della Fabbrica del Duomo - Deliberazioni 2-1444-464. 58v -59 r.
2 - Parrebbe appunto riferirsi al "Falcone" un documento dell'li novembre 1390, trascritto negli Annali della Fabbrica, in cui si ordina che "l'ingegnere del legname, incominci a servire la Fabbrica nel preparare i suoi ordigni per condurre i grossi massi di pietre dal porto del naviglio nuovo in Brolio di Milano fino alla Fabbrica...".
3-La figura della Vergine nell'atto distendere il suo manto sulla facciata dell'antica cattedrale, derivata dall'iconografia medioevale, simboleggia il patrocinio di Maria sul tempio e, per conseguenza, sulla città e sulla diocesi.
4 - La navigazione fu probabilmente resa libera da tutti i pedaggi quando lo stato rilevò le vie navigabili, sostenendone direttamente le spese di manutenzione (G. Codara, I Navigli della vecchia Milano, Milano 1927).
5-Nel 1762 passarono alla conca 1632 navi e 1353 barcelli (Archivio storico della Fabbrica del Duomo - cartella 228), circa un secolo dopo, nel 1850 si servirono della conca 2619 barche (G. Codara, op. cit.).