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Naviglio & Duomo
La conca del Naviglio
5 - Gli "ingegneri" Filippino da Modena, Fioravante e Aristotele Fioravanti da Bologna.
Di Baio Editore

Filippino da Modena

Non si sa esattamente se Filippino degli Organi, uno dei figli di Andrea da Modena, che sempre mantenne la denominazione di <'Filippino da Modena'>, sia nato a Milano o se vi sia stato solamente educato. Ancora giovinetto, agli inizi del 1400, dietro una lettera di presentazione e di raccomandazione del duca Giovanni Galeazzo Visconti, venne assunto nell'ufficio degli ingegneri della Fabbrica del Duomo. Qui avrebbe svolto mansioni di grande importanza legate specialmente alla costruzione ed alla decorazione della cattedrale. Si distinse, subito come disegnatore dei capitelli dei piloni che dovevano sostenere le nuove volte in muratura, che andavano sostituendo quelle fatte con le travi in legno. Nel 1402 partecipò al concorso peril disegno parziale dei finestrone del Coro della cattedrale e lo vinse. Di temperamento irrequieto ed insofferente di legami, manifestò a piè riprese, dopo la morte di Giovanni Galeazzo Visconti, l'intenzione di abbandonare la Fabbrica del Duomo,. proposito a cui rinunciò sottostando forse all'ingiunzione della Duchessa e del Duca minorenne, pena il versamento di cento fiorini alla cassa ducale. Stipulò con la Fabbrica una nuova convenzione che gli aumentava l'emolumento mensile da sei a otto fiorini alla condizione però che egli dovesse operare d'accordo con gli altri ingegneri della Fabbrica e specialmente con Giovanni da Carona (che teneva la direzione), pena la multa di cinquanta fiorini, nel caso avesse abbandonato il suo posto. Nel 1406, vinse il concorso bandito per il disegno della Cappella di Marco Carelli che, alla condizione che il suo corpo venisse sepolto nel cimitero sorgente dietro la cattedrale, aveva lasciato alla stessa in donazione tutti i suoi averi. Nello stesso anno Filippino venne nominato ingegnere principale del Tempio, posto che arrischiò di perdere pochi anni dopo allorchè senza il permesso di alcuno, sparì dalla Fabbrica per dedicarsi a Cremona ad un altro lavoro. Soltanto la considerazione dei suoi innumerevoli meriti ed il grande bisogno che si aveva di lui fecero volgere la decisione del Consiglio (al quale nel frattempo si era ripresentato) in suo favore: gli venne anzi aumentato l'emolumento mensile per compensarlo della svalutazione della moneta. Poco dopo, il Consiglio affidava a lui ed a Cristoforo Chiona l'incarico di presentare un modello in legno della cupola che si progettava di costruire per sostenere la guglia principale del Duomo. L'attuazione dell'opera fi poi rimandata per l'insufficenza dei mezzi, fatto che determinò il Consiglio della Fabbrica a diminuire il numero dei suoi dipendenti e dei suoi ingegneri. Filippino rimase così solo a svolgere il ruolo di direttore della Fabbrica, disegnatore, sorvegliante dei lavori e del trasporto del marmo dalla Candoglia. La differenza dell'altezza fra [acqua del Naviglio e quella della fossa che circondava la città impediva alle barche che trasportavano i marmi di raggiungere il laghetto di Santo Stefano. A questo inconveniente si era posto rimedio per mezzo di chiuse posticce, ma la loro posizione e la loro levata costituivano grosse difficoltà oltre che notevoli costi. Nel 1439 Filippino degli Organi fu incaricato, insieme all'architetto Fioravante o Fioravanti da Bologna, di rendere queste operazioni meno faticose e piè pronte, opera che essi realizzarono con la consueta capacità. Nello stesso anno, lungo un fratto di canale aperto per la prima volta nei pressi di Borgo di Viarenna, si costruì la prima conca dei Canali Milanesi detta di Santa Maria o anche di Viarenna.
Conscio dei suoi meriti Filippino chiese al Consiglio della Fabbrica il doppio dell'assegno che già godeva, la casa da lui abitata e vino in buona quantità; benefici che dovevano essergli mantenuti anche in caso di malatiia, di assenza o chiamata da parte del Duca. Le sue richieste furono accolte proprio per la stima di cui la sua opera godeva. Morto nel 1447 Filippo Maria e proclamata in Milano la Repubblica, il Consiglio della Fabbrica decise l'attuazione della cupola (di cui era stato ordinato il modello a Filippino) e gli chiese di formulare un preventivo di questa spesa e di quella necessaria per la costruzione della cateratta di Viarenna che, forse, prima, era stata da lui progettata ma non eseguita o forse si era guastata. I capitani e i difensori della libertà del Comune avevano concesso nel 1448 alla Fabbriceria il diritto di esigere una tassa dalle barche transitanti attraverso la conca di Viarenna e lungo la fossa intorno alla città ed una tassa sulla pesca, a condizione che la Fabbriceria sostenesse le spese dello spurgo, del taglio delle alghe e soprattutto della manutenzione della cateratta. Per l'attuazione di questi progetti, venne incaricato Filippino che però, nello stesso anno, cadde in disgrazia del Consiglio della Fabbrica tanto che questo, in un primo tempo, col pretesto di reperire il denaro mancante, ordinò la vendita della casa che gli aveva concesso per abitazione ed in seguito decretò la sua decadenza, dopo ben 42 anni, dall'ufficio di ingegnere della Fabbrica, la cancellazione del suo nome dai registri, la cessazione di ogni emolumento per il futuro e la negazione di ogni diritto per il passato. Non appare chiaramente la vera ragione del violento procedere di quel Consiglio: è probabile che l'attaccamento di Filippino al defunto Duca Filippo Maria, alla figlia Bianca ed al suo consorte Francesco Sforza lo avessero reso inviso ai nuovi governanti della città che finirono per esagerare estremamente alcune sue colpe passate. L'ingegnere ducale, mori due anni dopo, nel 1450, dopo aver prestato la sua opera per circa 47 anni alla Fabbrica del Duomo.

Fioravante Fioravanti da Bologna

Fioravante Fioravanti, padre di Aristotele, nacque a Bologna intorno al 1390. Se ne ha notizia per la prima volta in una lettera datata 4 luglio 1428 in cui Jacopo della Quercia comunica all'Operaio del Duomo di Siena il nominativo Fioravante in risposta alla richiesta di un architetto ricercato per murare la loggia di San Paolo.
Jacopo della Quercia a proposito del Fioravante scriveva: "Ed è vero, che qui a Bologna è un altro maestro, il quale si chiama Fioravante, il quale à fatto un plagio belissimo al Chardinale e Lechato in bologna, molto ornato; e chostui fecie lo chastello di Bracio di Perugia, ed è di buono ingenio ed adatasi più al pelegrino che non fa l'altro, qunato a la forma de le chose, e simile pocho aopera chazuola, od altra manualità, ma molto fa far bene sua opera".
Dalle notizie riportate da Jacopo della Quercia Fioravante lavorò dunque per Braccio Fortebracci, condottiero di ventura, presso il quale si trovava nel 1418: per suo incarico costruì la rocca di Montone in Umbria, una torre nel luogo detto le Marmore, al velino al fine di assicurare gli uomini di Terni contro quelli di Rieti, il portico in piazza del Municipio di Perugia ed infine diede compimento all'opera grandiosa dell'emissario del lago Trasimeno.
La realizzazione di tali opere ifrauliche e di altre nel Velino risale probabilmente agli anni 1420-23.
Tornato a Bologna, tra il 1423 e il 1424, si dedicò al palazzo comunale, ed a questo accenna Jacopo del Quercia scrivendo del "palagio belissimo" per il cardinal legato in Bologna, poi proeguito dagli Anziani.
L'architetto bandito dalla città nel 1430, in seguito non darà più segno di sè. Si suppone tornato con i profughi bentivoleschi nel 1435 e morto dopo il 1440, ma in effetti non si sa con certezza più nulla sul padre di Aristotele dopo la sua partenza di Bologna.
Da un documento del 1439, già nel Monastero di Chiaravalle e di cui si fa menszione nell'opera "Della antichità Longobarde Milanesi" (Milano, 1794) risulterebbe che l'invenzione della "conca", che trovò la prima sua realizzazione a Milano nella prima metà del 1400, nella "Conca di Viarenna" e che segnò una tappa gloriosa nella storia della navigazione interna, sia opera di Filippo degli Organi e di un "Fioravante da Bologna". Non si può pertanto escludere del tutto che uno degli ingegneri "Specialiter deputati" per rendere navigabile la fossa interna fosse proprio Fioravante Fioravanti che aveva già fatto esperienze di idraulica nel centro Italia e del quale non si hanno più notizie certe dal 1430.

Aristotele Fioravanti da Bologna

Aristotele Fioravanti, figlio di Fioravante, nacque a Bologna tra il 1415 e il 1420. Il suo nome fu citato per la prima volta nel 1436 da Gaspare Nadi, quale suo assistente all'innalzamento della campana grossa sulla torre del Palazzo del podestà di Bologna sostituita, nel 1453, con il "campanazzo". Nominato nello stesso anno ingegnere del comune di Bologna, Aristotele diede prova del suo valido ingegno nel trasporto della torre della Magione, nel raddrizzamento del campanile di S. Biagio e di quello di S. Angelo di Venezia, lavori compiuti nel 1455. Dal 1458 al 1464 fu al servizio di Francesco Sforza, Duca di Milano; qui prestò la sua consulenza soprattutto per la realizzazione di opere idrauliche difensive. Nel citato documento del 1439, relativo alla prima costruzione della Conca di Viarenna si nomina, quale coautore dell'opera insieme a Filippino degli Organi, l'ingegnere "Fioravante da Bologna". La notizia della partecipazione di Filippino degli Organi alla realizzazione del manufatto, è senz'altro attendibile, mentre, per quanto riguarda la partecipazione di Aristotele, permane qualche dubbio, legato al fatto che la presenza di questo ingegnere a Milano, è accertata solo dal 1458. La prima citazione di Aristotele, datata 1436, lo descrive come "assistente" ed in soli tre anni l'architetto sarebbe dunque diventato uno dei due ingegneri "specialiter deputati" per rendere navigabile la fossa interna di Milano? Non si può tuttavia escludere che Aristotele avesse già avuto modo di acquisire dal padre Fioravante, anch'esgli esperto di idraulica, le principali nozioni relative al [-architettura delle acque" e fosse pertanto in grado di svolgere tale incarico. Durante il periodo passato al servizio del duca di Milano, Aristotele da Bologna era impegnato oltre che alle riparazioni delle rocche del Ducato, a Parma, dove si erano verificati dei difetti nel Naviglio, che era stato condotto a termine nel 1458 da Maestro Aguzio. Il Duca di Milano, invio Mastro Aristotele a Parma "a reconzare el naviglio e reformare tre conche". Ultimata quest'opera, il Duca gli affidò nuovi incarichi. La città di Cremona intendeva infatti tracciare dal fiume Oglio, in vicinanza di Soncino, un canale navigabile, ma gli abitanti della zona temevano inondazioni e si opponevano. Ariistotele constatò la possibilità di realizzare il Naviglio, escludendo ogni danno per il territorio di Soncino, che anzi ne avrebbe avuto giovamento grazie alla bonifica di alcue aree paludose. Egli avvertì anche l'opportunità di costruire tre canali di scarico, a poca distanza dalla presa, per tenere sempre pulita la bocca del Naviglio dalle sabbie condotte dall'Oglio in tempo di piena. La realizzazione ed il parere di Aristotele furono favorevolmente accolti dal Duca. Nel 1461, si applicò, quindi agli studi del Naviglio di Cremona con Mastro Aguzio e Bertola da Novate. Nel 1462 attese al progetto di un canale di comunicazione fra il lago di Lugano e l'Adda. Nel 1463, avviò gli studi intorno al canale di derivazione del Crostolo, opera idraulica per la quale nacquero vivissime lotte fra le città di Parma e di Reggio e che costò al nostro ingegnere l'accusa di aver favorito i reggiani e di aver ecceduto nel suo mandato. Lo Sforza non si lasciò tuttavia impressionare da queste accuse piè o meno fondate tanto che incaricò Aristotele di visitare tutte le derivazioni dell'Adda, compensandolo della guerra mossagli dai permigiani con numerosi elogi. Nel 1464, finalmente, dopo innumerevoli sollecitazioni, l'ingegnere bolognese si recò a Parma per attendere ai lavori del Naviglio. Proprio da questo anno le carte sforzesche cessano di dare notizie dei lavori di Aristotele, cosicchè si è supposto che, in tale epoca, abbia cessato distare al servizio del Duca di Milano. In questo stesso anno il Fioravanti ricevette, dal comune di Bologna la nomina di migliore architetto esistente e nella città si dedicò alla costruzione ed al rinnovamento di alcuni palazzi e delle mura difensive. Nel 1471, in una lettera di Galeazzo Maria Sforza, c'è un richiamo all'ingegnere a proposito del progetto di un canale navigabile dal Po a Parma. Infatti, dopo essersi recato a Napoli nel 1472 per dirigere il sollevamento di un pontone affondato nel porto, tornato a Bologna, Aristotele decise di recarsi nuovamente a Milano per allontanarsi dal clima di rivalità creatogli dai colleghi bolognesi. Da Milano fu chiamato, dallo zar Ivan Ill, a Mosca, dove morì dopo aver innalzato la chiesa dell'Assunzione (1476-1479) e iniziato quella di S. Michele Arcangelo.