Tratto da:
Naviglio & Duomo
La conca del Naviglio
4 - I costruttori delle prime conche di navigazione in Italia
Di Baio Editore

Chi furono i costruttori delle prime conche di navigazione in Italia? Per rispondere a questa domanda abbiamo selezionato i brani più significativi, scritti dal '400 ad oggi, da trattatisti, idraulici e storici.' La rilettura ha lo scopo di confrontare le ipotesi avanzate, riferire le diverse tesi sostenute e formulare, sulla base delle documentazioni raccolte, l'interpretazione più certa. Per facilitare il compito del lettore i brani sono stati ordinati in tre sezioni: la prima riguardante i trattati e i codici del XV-XVI secolo; la seconda riguardante i testi degli ingegneri-idraulici (nel senso moderno del termine); la terza riguardante gli storici, in particolare di Milano e della Lombardia, che più di altri hanno approfondito il tema della formazione ed evoluzione delle vie d'acqua interne. Dalla lettura della prima sezione, prevalentemente descrittiva delle caratteristiche tecniche e di funzionamento delle chiuse e delle conche, risulta evidente che tali manufatti erano in Italia già conosciuti nella prima metà del Quattrocento e che era noto il loro fondamentale ruolo per facilitare la navigazione sulle vie d'acqua interne. "Se per fiume o altre acque dalla marina o d'alcuna città i navi 1i2 condurre vorremo", -scriveva Francesco di Giorgio Martini intorno al 1480- "dove per poca acqua, dependenzia e caduta in alcun modo navicar non si potesse Farai al termine detto una porta d'altezza a uso
saracinesca... E così per tutta la longhezza del fiume con dette porti le sue altezze partirai. In nelle quali el navilio o barca entrando, serrato la porta, per l'acqua venente el navilio alzando subito si eleverà". Se Francesco di Giorgio descriveva i vantaggi portati alla navigazione dall'utilizzo di" porte a saracinesca" qualche decennio prima (1452) Leon Battista Alberti aveva indicato a porta a battente", già citata nel precedente capitolo, come il tipo di sbarramento più
conveniente, da preferirsi rispetto a quello a saracinesca.
La precisa descrizione dell'Alberti sul modo di costruire tali sbarramenti mobili e di utilizzarli per risalire o discendere fiumi, conferma che a quella data oltre alle conche a saracinesca anche quelle a battente erano già in uso anche se probabilmente ne avevano uno solo, che si muoveva facendo perno sul centro.
Secondo alcuni storici Leonardo da Vinci, durante la sua permanenza a Milano, osservando le doppie chiuse o conche dei navigli, avrebbe apportato dei miglioramenti e delle modifiche: la porta a doppio battente, la sua giusta angolazione, i gradoni per attutire l'impatto dell'acqua, l'apertura da terra del portello, i legami delle barche alle bitte.
In uno dei fogli del C.A. (foglio 148 va) lo stesso Leonardo da Vinci cita la conca di Santa Maria' a proposito dell'opportunità di realizzarvi alcune modifiche al fine di accelerare i tempi di riempimento del bacino: "a b è una lapide che scopre la bocca della fuga e serra la bocca del canal del molino, acciò la conca s'empia presto. La qual lapide è lunga braccia 5 e larga braccia 1 e s'apre come coperchio di cassa e dà l'entrata all'acqua nella conca. E 'I medesimo si po' fare alla conca di Santa Maria e con questo modo si pò fare il primo sostegno senza finestre ed è perfetto e sicu-
ro e la conca s'empie presto". Non si può pertanto escludere che l'allora esistente Conca di Via- renna sia stata ristrutturata da Leonardo durante i lavori sul Naviglio Ducale come parrebbe con- fermare il Bruschetti nei suoi scritti.
D'altronde il testo della stessa lapide che comprova la donazione fatta alla Fabbrica del Duomo da Ludovico il Moro nel 1497 parla di una "Cataractam... in clivio extructam per inaequalesolu..."
(cateratta costruita in pendio a causa del dislivello) e potrebbe con ciò riferirsi alla costruzione (o ricostruzione) della "cateratta" avvenuta in quegli stessi anni nel luogo dove si trovava originariamente la Conca di Viarenna. In ogni caso il transito delle barche attraverso la Conca di Viarenna fu senza dubbio molto facilitato (o migliorato) con l'introduzione delle acque della Martesana nel Naviglio Interno se nel 1603 il Settala scriveva a proposito del Naviglio della Martesana "Alfine poi della circonferenza della città, si ricongiunge insieme, e discende giù nel Naviglio Grande, mediante la conca di Santa Maria, che casca brazza quattro, per aiutar con le acque sue le navi di quel Naviglio, che altramente non potrebbero entrarvi". La lettura della seconda sezione, comprendente i trattati tecnici degli ingegneri idraulici, a partire dal '600, testimonia la diffusione ed il largo utilizzo della conca a battente, che viene ulteriormente perfezionata. Nei brani compresi in questa seconda sezione si possono inoltre rintracciare alcune notizie storiche riguardanti la prima realizzazione della conca in Italia. Sul finire del XVII secolo, Domenico Guglielmini, bolognese, uno fra i primi ingegneri esperti di idraulica fluviale, compilava il trattato "Della natura dei fiumi"; nel capitolo intitolato "De' canali regolati, e delle regole più principali da osservarsi nella derivazione di essi" era contenuta la descrizione dei "sostegni" a due ordini di porte diventati ormai di uso corrente; nel trattato, infatti, non si fa più alcuna menzione degli sbarramenti a saracinesca, caduti probabilmente in disuso e sostituiti dalle porte a doppio battente. Il Guglielmini non dimostra alcun interesse per l'origine storica dell'invenzione dei sostegni; sarà a partire dal secolo successivo che, oltre agli storici anche e specialmente gli ingegneri idraulici, ricercheranno il primo autore e la prima realizzazione della conca. Bernardino Zendrini nel 1741 scriveva a proposito delle conche: "Uno dei mezzi più efficaci per obbligare i fiumi a soffrir la navigazione, quando tali di sua natura non siano a motivo della loro grande pendenza, sono i sostegni, e con questo anche i piccoli, per così dire rigagnoli si possono ridurre al barcheggio, e non solo nelle pianure, ma ancora nelli stessi monti, onde chi ne fu l'inventore ha al certo un gran merito con l'umana società". La ricerca dell'inventore della conca parte da questa riconosciuta importanza del sostegno grazie al quale, dice sempre lo Zendrini, "abbiamo veduti congionti i mari e tradotti per così dire per le stesse montagne i Navigli"; per tutto il 700, fino alla fine del secolo, saranno tre le ipotesi più significative circa la costruzione della prima conca. Lo Zendrini la attribuirà, "almeno nello stato Veneto" ai fratelli Dionisio e Pietro Domenico da Viterbo che nel 1481 avevano costruito un sostegno a Strà, sul canale proveniente da Padova: della stessa opinione si dimostrerà, nel 1777 anche Paolo Frisi, ingegnere idraulico milanese che portò a termine il progetto del Naviglio di Paderno, ritenendola anzi la prima conca d'Europa. Prospetterà invece due diverse ipotesi, Antonio Lecchi, milanese, secondo il quale gli autori ditale ritrovato sarebbero stati rispettivamente: l'architetto Alberto Pitentino che costruì tra il 1188 e il 1198 sul Mincio i due sostegni di Governolo presso Mantova; ignoti ingegneri milanesi che nel 1420 realizzarono per il duca Filippo Maria Visconti, le prime conche per il progettato canale Abbiategrasso-Vigevano. La seconda ipotesi del Lecchi è dedotta dagli scritti di uno degli storici milanesi della terza sezione: Giorgio Giulini. I brani compresi in quest'ultimo gruppo, sono forse i più significativi, in quanto, oltre ad indicare precisamente la data e gli autori della prima conca, contengono le citazioni degli scritti e dei documenti originali dell'epoca. Giorgio Giulini, storico milanese, riporta nelle "Memorie spettanti alla storia di Milano nei secoli bassi" alcuni brani di Pietro Candido Decembrio contemporaneo del duca Filippo Maria Visconti e suo biografo. Secondo questo scrittore, le conche del Naviglio di Bereguardo, sarebbero state costruite, in numero di undici, nel 1420, anno in cui il duca pensava anche di utilizzare questo ritrovato per il suddetto canale Abbiategrasso-Vigevano ("machinarum arte qua conchas appellant").
Gli scritti del Decembrio devono essere però suscettibili di diverse interpretazioni se il Frisi, il Lecchi e più tardi il Lombardini traggono da essi conclusioni diverse.
Sarà con l'opera "Delle Antichità Longobardiche-Milanesi", dello storico Angelo Fumagalli, che la prima data di invenzione della conca verrà precisata e desunta direttamente dalla lettura dei documenti conservati presso gli archivi di Chiaravalle, della biblioteca Ambrosiana, della Fabbrica del Duomo.
Nella preziosa carta chiaravallese, datata 1439, secondo quanto riferisce il Fumagalli, il duca Filippo Maria Visconti ordinava a "Filippo da Modena, sopranominato degli Organi, e a Fioravante da Bologna", ambedue ingegneri ducali, "specialiter deputati", di trovare il modo di rendere navigabile la fossa della città ('modum adhibendum ut fovea civitatis navigabilis redatur").
Nello stesso anno si demoliva il tratto di canale che dal 1388 congiungeva il "laghetto vecchio" (di Sant'Eustorgio) coni] "laghetto nuovo" (di Santo Stefano) ,4 che veniva sostituito da un nuovo canale, lungo il quale si costruiva la conca.
Tale costruzione è confermata da un altro documento del 1445, conservato nella biblioteca Ambrosiana, in cui si fa menzione delle conche formatesi nel fossato della città ("conca inferior navigi ducali noviter constructi") e della introdottavi navigazione.
Qualche anno più tardi, alla morte di Filippo Maria Visconti, secondo quanto riportato da un documento del 1448 presso l'archivio della Fabbrica del Duomo, i Capitani e i difensori della libertà del Comune, che ressero la città di Milano fino all'innalzamento del duca Francesco Sforza. accordavano alla Fabbrica del Duomo il dazio sopra le barche che transitavano per la Conca di Viarenna, in cambio della manutenzione della conca stessa.
La precisa trattazione storica dell'invenzione della conca, supportata dalle citazioni delle fonti originarie dell'epoca è un documento particolarmente significativo. A partire da questa data, sia gli storici che gli ingegneri idraulici concorderanno nell'attribuire l'invenzione della conca, almeno in Italia, a Filippo degli Organi e Fioravante da Bologna: ditale opinione si dimostreranno G. Bruschetti, E. Lombardini e Giuseppe De Finetti, ingegneri milanesi, Giò Battista Masetti, ingegnere bolognese e Carlo Cattaneo.

1 - Vedi nell'ultimo capitolo 'Brani di documentazione" da pag. 117 a pag. 137.

2 - Si intendono qui per navili le imbarcazioni.

3 - Così si chiamava allora la conca di Viarenna, dal nome del nuovo Duomo in costruzione dedicato a Santa Maria Nascente, in sostituzione della vetusta cattedrale di Santa Maria Maggiore.

4 - Secondo il Cantù tale canale passava peril Borgo di Santa Croce fino alla Vettabia e da qui s'introduceva nella fossa interna.