| Tratto da: Naviglio & Duomo La conca del Naviglio |
3 - L'invenzione della conca di navigazione: la Conca di Viarenna | ||||||||||
| Di Baio Editore | |||||||||||
| L'arte di costruire canali sarebbe poco progredita se non si fosse inventata la conca, un manufatto che consente di regolare il livello di un canale, trasformandone la pendenza da continua a "gradinata". A ogni salto d'acqua corrisponde una conca, cioè un bacino di limitate dimensioni, compreso tra due chiuse mobili, dove è possibile far scendere e salire il livello dell'acqua e quindi delle imbarcazioni in transito ("le maggiori - scriveva Leonardo - sono lunghe 42 braccia e larghe 7 e mezzo"). La conca in Italia nasce dalle esperienze degli idraulici pratici della Padania e trova nel Milanese le condizioni più favorevoli alla sua compiuta realizzazione. La prima a noi nota è quella di Viarenna, ubicata originariamente all'esterno delle mura della cittadella di Milano, sul Redefosso di Porta Ticinese più o meno dove oggi si trova lo specchio d'acqua della Darsena in corrispondenza dello sbocco di via Conca del Naviglio.'
Realizzata intorno al 1439 (più di 40 anni prima dell'arrivo di Leonardo da Vinci a Milano), tale conca doveva servire a far superare più velocemente il dislivello di 5 braccia esistente tra il Naviglio Grande (che giungeva fino al laghetto o darsena di Sant'Eustorgio) ed il fossato interno. Fino allora l'operazione necessaria a livellare l'acqua dei due canali era lunga e laboriosa: si doveva alzare il livello della Darsena utilizzando sia le acque del Naviglio che quelle della Vettabia, bloccandone le bocche di alimentazione per mezzo di cateratte a incastro e impedendo così per parecchio tempo l'erogazione dell'acqua per l'irrigazione oltre all'arresto delle ruote idrauliche delle attività manufatturiere. Era però l'unico modo per far arrivare fino al laghetto di Santo Stefano, alle spalle del Duomo, le barche cariche dei marmi di Candoglia con cui cresceva la Fabbrica della nuova cattedrale, marmi che fino al 1387 sembra venissero sbarcati al ponte delle Catene presso l'attuale porta Ticinese, e di lì trainati fino al Duomo.
Fu proprio per rendere più spedite queste operazioni di trasporto che Filippo degli Organi, direttore dei lavori della Fabbrica del Duomo e sorvegliante del trasporto del marmo dalla Candoglia, progettò la "cateratta" di Viarenna che sembra abbia ideato e realizzato insieme all'architetto Fioravante da Bologna. La conca, secondo Giuseppe Bruschetti, fu probabilmente sperimentata nel Redefossino, il piccolo canale che cingeva il giardino del Castello, durante il regno del Duca Filippo Maria Visconti, epoca in cui "è citato - per la prima volta - il nome di conca, passato in uso posteriormente in Lombardia per indicare un bacino formato sopra un canale navigabile da due chiuse poste ad una certa distanza tra di loro e destinato a farvi alzare ed abbassare di livello le barche galleggianti". In origine la Conca di Viarenna era bloccata da due chiuse a saracinesca, com'era uso di quegli anni.
Francesco di Giorgio Martini nei suoi "Trattati di architettura, ingegneria e arte militare" teorizzava i vantaggi della chiusa a saracinesca spiegando in dettaglio il modo di utilizzarla in sequenza su di un canale. Al funzionamento delle chiuse si interessò anche Leon Battista Alberti: nel 1452 nel suo "De re aedificatoria" sosteneva che il tipo di sbarramento più conveniente era quello a battente così realizzato "nel mezzo di esso è situato in posizione verticale un perno girevole. Il perno sarà dunque assicurato a un battente rettangolare, il quale si presenterà disteso, come una vela quadra spiegata in una nave da carico che può essere, con un braccio e con l'altro girata verso prua o verso poppa. Salvo che i due bracci di codesto battente non devono essere uguali tra loro; uno infatti sarà leggermente meno ampio, con una differenza di tre pollici al massimo. In tal modo esso potrà essere aperto anche da un bambino, e poi tornerà a chiudersi per conto suo, data la maggiore pressione sul braccio più ampio".
Sarà Leonardo a perfezionare ulteriormente, durante il soggiorno in Lombardia la porta a battente, suggerendo la giusta angolazione dei due elementi e introducendo nei portoni gli sportelli, per meglio regolare il deflusso dell'acqua. Ma forse il portello non può considerarsi invenzione leonardesca se già nel 1484 in una grida che stabiliva obblighi e divieti per la navigazione sul naviglio di Bereguardo si comandava che "...non sia persona alchuna de qualuncha grado stato voglia se sia, la quale ardischa nè presuma per modo alchuno directo o indirecto aprire nè serare porte, portine, nè usgioli de concha alchun che sia nel naviglio novamente facto et che se fa da Habià(tegrasso) a Bereguardo nè meterli alchuni impedimenti sanza licentia del incantatore..." Non si può perciò escludere che già prima ditale data la Conca di Viarenna fosse dotata di porte a battente simili a quelle del Naviglio di Bereguardo od a quelle costruite poi presso S. Marco ed al ponte delle Gabelle. 1 - Come attestato nei disegni e nei documenti conservati presso l'Archivio
della Fabbrica del Duomo, cartella 225, |
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