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Stefano Lazzarini rappresenta la terza generazione,
dopo il nonno Gigi e il papà Alipio, di operatori nel campo del
restauro, della ristrutturazione e del recupero in genere di fabbricati
rurali e case d’epoca.
Ha svolto e svolge il suo lavoro prevalentemente nel territorio dei Comuni
di Camaiore, Massarosa, Pietrasanta, Pescaglia, Lucca, Viareggio. Lazzarini,
unitamente agli studi tecnici, studia l’arte fi gurativa antica
e moderna e dedica una parte della sua formazione giovanile al disegno
artistico ed alla pittura.
In gioventù lavora nel restauro edile e contemporaneamente frequenta
intensamente l’ambiente artistico e dipinge, suscitando con i suoi
quadri un certo interesse in varie mostre.
Queste frequentazioni artistiche raffi nano ed accentuano la già
spiccata sensibilità pittorica per il paesaggio toscano e per le
diroccate casupole abbandonate. I pittori Murabito, Guberti, Saporetti,
Liberatore, Rigattieri, ma soprattutto l’amicizia con il pittore
D’Andrea ed il legame culturale con il pittore Tony Munzlinger e
tutte le varie amicizie nate intorno a questo mondo di pittori, scultori,
musicisti e letterati, contribuiscono alla sua sensibilizzazione artistica,
che infl uenzerà poi ogni futuro lavoro di intervento su fabbricati
più o meno importanti.
Lo studio progettuale da parte di Lazzarini e la conseguente realizzazione
iniziano sempre dall’attenta osservazione e
dall’amore per il paesaggio rurale circostante il fabbricato e per
l’espressione culturale della popolazione del luogo. La
casa colonica è sempre intesa come un’importante ricchezza
ambientale, una preziosa eredità del passato anche quando diventa
residenza non più legata alla vita dei campi.
Nei lunghi anni di lavoro e nell’appassionata ricerca nella memoria
toscana, c’è sempre stato in Lazzarini un amore crescente
per l’architettura minore, la cosiddetta “architettura spontanea”,
che ha consentito di aprire su di essa un’incantata visione pittorica.
L’Alberti diceva “I minuali murano solamente per loro necessità”.
Ecco il concetto dell’architettura spontanea, incerta, povera, con
lo struggente sapore della necessità. La necessità spingeva
i “minuali” a volgere lo sguardo intorno, nel paesaggio vicino,
attingendo da esso la materia per realizzare l’opera a dimensione
d’uomo. Da questo contesto, l’architettura rurale toscana
è nata, è cresciuta come un naturale completamento del paesaggio.
Il cipresso, l’olivo, il noce, aristocratici ed umili, i campi pieni
di sole e di papaveri, le colline con i generosi vigneti, fanno da cornice
alla casa rurale; alla casa senza capricci, senza paura, semplice ed
armoniosa nella sua tranquillità, ferma nella sua serenità,
quasi un frammento di mondo concluso. Questo l’irresistibile ed
accattivante fascino della casa rurale e del paesaggio toscano.
Il declino dell’attività economica della famiglia contadina,
con il conseguente abbandono negli anni di questo mondo arcaico ormai
inesorabilmente invecchiato, ha fatto sì che molti casali ormai
in disuso, e in uno stato di triste abbandono, venissero acquistati da
personaggi provenienti da ogni parte del mondo.
Queste nuove fi gure culturali, sensibili all’arte che si respira
nelle città, nei borghi, nelle pievi sparse, innamorate dei casali
dalle atmosfere intriganti e dagli accattivanti paesaggi della dolce Toscana,
hanno in molti casi con l’aiuto dei Lazzarini ricostruito e ridato
nuovo impulso, pur con atmosfere più sofi sticate, a quanto stava
morendo.
Ecco in Lazzarini la volontà di far rivivere, attraverso l’attento
recupero rurale, il fabbricato ed il paesaggio toscano nella sua identità
ambientale, ricreando atmosfere abitative compatibili con la vita e la
diversa cultura di personaggi dalle più svariate estrazioni socio-culturali.
La casa colonica oggi è solo il ricordo un po’ nostalgico
del passato mezzadrile, un guscio svuotato delle antiche funzioni, un
insieme di ambienti rugosi con i quali nel riadattamento bisogna necessariamente
confrontarsi. Questa è un’altra sfida che Lazzarini ha affrontato
ed aff ronta ogni giorno.
La casa colonica abbandonata, con le fi nestre come occhi imploranti che
esprimono il desiderio di tornare alla vita, con
una sudicia cucina invasa dai rovi e con i suoi messaggi scritti fra le
crepe degli intonaci, che esprimono una disperata richiesta di aiuto per
non morire, per tornare alla loro statica serenità, non può
lasciarci indiff erente. Lazzarini vede, ascolta, annusa, tocca ed ama
la casa colonica dentro e fuori ed opera per riaccendere in essa la gioia
del ritorno.
Il lavoro di recupero spesso si è spostato dalla “Casa Colonica”
alla “Casa del Padrone” ed alla “Villa” vera e
propria. Spesso “la Casa del Padrone” ha subito, con il cambiare
dei gusti, alterazioni e cambiamenti di destinazione per adeguarsi ai
tempi ed alle mode.
Le buone condizioni economiche dei padroni consentivano spesso questi
cambiamenti, mentre per il colono la funzione
della sua abitazione raramente subiva modifi che, non mutando mai la sua
condizione socio-economica e la specifi ca funzione della sua casa. Il
recupero conservativo svolto da Lazzarini sulla “Casa del Padrone”
in molte occasioni si è limitato a preservare il “Carattere”
ultimo dell’immobile, senza ricercare l’origine architettonica
il più delle volte fortemente alterata nel tempo.
Le “Ville di campagna”, veri e propri gioielli incastonati
nelle colline lucchesi, rispecchiavano il potere e la sofi sticata cultura
di nobili, mercanti e banchieri. L’architettura e gli splendidi
giardini di queste ville plasmano ancora oggi, con la loro presenza signorile,
alcune zone del territorio agricolo lucchese.
Inizia con l’Architettura gotica questo
straordinario periodo delle “Ville”, per terminare nella metà
dell’800. Naturalmente queste abitazioni, proprio per il loro valore,
hanno attraversato i secoli, ognuna portando con sé la sua intatta
eleganza ed il proprio marcato carattere architettonico.
Lazzarini, tenendo sempre conto dell’importanza ambientale e storico
culturale della “Villa”, anche se d’importanza minore,
ha fi nora eff ettuato interventi di ordinario risanamento e di inevitabili
celati consolidamenti, mai alterando le strutture e gli originali materiali
costruttivi.
Ma Lazzarini continua soprattutto a far rivivere
casali abbandonati ed a riportare alle origini “povere case”,
violentate e deturpate negli anni da mani rozze e menti inesperte, cercando
di dare alla gente comune la gioia di vedere una casa toscana anche là
dove la toscanità era stata dimenticata.
Molte persone sognano di poter vivere almeno
una parte della loro vita nell’accogliente serenità di una
casa di campagna informale, aperta, libera, accogliente, senza forzature
architettoniche. La realizzazione di questo sogno caratterizza il lavoro
di Lazzarini e tutto il suo lavoro mira a questo fi ne.
Prosegue oggi in quest’opera il fi
glio Nicola - quarta generazione – con entusiasmo, cultura specifi
ca, rispetto ed umiltà e con la fresca energia della sua giovinezza.
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Il nonno Gigi - Capomastro
(Ritratti del pittore Lorenzo D’Andrea) |
Il papà Alipio
Artigiano muratore |
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Stefano Lazzarini
Il vecchio casale appartiene alla poesia
ed aiuta ad abitare
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Nicola - il figlio
Più elementare è la costruzione, meglio si inserisce
nel paesaggio e ne diventa
una componente, come un gruppo di cipressi |
Stefano Lazzarini represents the third generation
of builders and restorers of rural houses in Tuscany. Before him there
was his grandfather, Gigi, and his father, Alipio, all of whom worked
in the fi eld of restoring and antique houses.
Lazzarini works predominantly in the municipalities
Camaiore, Pescaglia, Massarosa, Pietrasanta, Viareggio, Lucca. Having
studied design and surveying techniques, as well as antique and modern
fi gurative arts in his youth, he dedicated part of his education to drawing
and painting. During this period, he worked in the fi eld of building
restoration and pursued his artistic interests. As a result of several
exhibitions, his work began to acvhieve recognition.
His artistic sensibility greatly infl uenced his love and appreciation
for the Tuscan landscape, especially the abandoned rural houses.
As a result of his exposure to such painters as Murabito, Guberti, Saporetti,
Liberatore, Rigattieri and his friendships
with D’Andrea and Tony Munzlinger, as well as other painters, sculptors,
musicians and writers, Lazzarini developed his sense of design, which
would infl uence every aspect of his work.
Each of Lazzarini’s works begins with taking into consideration
and careful observation of the rural landscape that surrounds the house
and the historical and cultural aspects of the people who once inhabited
the area. Even though the rural house may be transformed into a modern
structure with all the present-day conveniences, no longer representing
its former country life, Lazzarini’s houses still convey the richness
of the environment, a precious inheritance of the past.
Throughout his career, Lazzarini developed a growing passion for recreating
the “Tuscan memory,” i.e. the “poor architecture”
or “spontaneous architecture” which, in its simplicity, has
contributed to the purity of the Tuscan landscape. Alberti used to say,
“The masons build when they need to do it”. Th is is the essence
of “spontaneous architecture.” The masons were compelled by
necessity to look around the nearby landscape and take from it the materials
they needed to build their houses.
Th us, the rural Tuscan architecture was developed as an extension of
the landscape, a perfect integration. The cypress, the olive-tree, the
walnut tree, all unpretentious but aristocratic at the same time; the
sunny fi elds full of poppies; the hills of generous vineyards, form the
frame of the rural Tuscan house. It is capricious, fearless, simple and
harmonious, thanks to its tranquility and serenity, a fragment of a perfect
world. Th is is the irresistible and captivating charm both of the rural
house and the Tuscan landscape.
Worsening economic conditions forced the rural family to abandon their
historic country life, often abandoning as well
their houses and leaving them to ruin. New life was given to these old
structures when people from all over the world began to discover their
beauty and potential. Sensitive to the artistic atmosphere of the towns,
the surroundings, the parish churches, they fell in love with those sweet
rural houses and the charming Tuscan landscape. Many of them, thanks to
the help of Lazzarini, built and gave new purpose, with more sophisticated
details, to what otherwise might have vanished.
Th is resurgence of interest gave Lazzarini the opportunity to restore
the rural house, respecting the environmental identity of the original
structure with the lifestyle and the cultural expression of its new owners.
Today the rural house is only a nostalgic recollection of the old sharecropper
system; a shell, deprived of its original functions. Th e challenge that
Lazzarini faces is to integrate the details, the spartan and simple rooms,
with its new form and function, as this represents an important part of
the essence of these houses. To ignore these factors in the restoration
is tantamount to losing the rural house.
Th ough the old rural house is waiting to be forgotten forever, it still
conveys its old colours, smells, memories, hidden treasures, such as once
useful objects now obsolete. Th e windows of an abandoned rural house
are like imploring eyes wishing to come back to life again. An empty kitchen,
full of brambles and of messages written inside the plaster’s clefts
(see the picture enclosed) struggle desperately to discover a way to be
saved, to come back to its sense of tranquility. It is impossible to remain
unmoved.
Lazzarini observes, listens to, smells, touches and falls in love with
each house inside and out, and his objective is to bring it back to life,
a life fi lled with joy.
Lazzarini’s work has expanded to include not only the “rural
house” but also the “country house” and the “villa”.
Th e master’s house or the “country house” often changed
to follow the fashion of the day. Th e masters, with their wealth, were
able to make these alterations, while the farmer’s house or the
rural house rarely changed.
Lazzarini’s restoration of the country house is concerned with the
preservation of the last “appearance” of the building, without
being concerned about the original architecture, as it was often modifi
ed numerous times. Th e country houses were authentic jewels set on the
hills surrounding Lucca and mirrored the power and the sofi sticated culture
of the nobles, the merchants and the bankers. Th e architecture and the
beautiful gardens of these villas, with their elegant appearance, are
still today a part of the rural landscape of Lucca. Th is remarkable period
of the villas begins with the gothic architecture and fi nishes in the
fi rst half of the nineteenth century. Th ese villas, due to their importance,
have endured through the centuries, each keeping intact its unique architectural
aspects. Always taking into account their environmental, cultural and
historic importance, Lazzarini has endeavored to restore these villas,
using the original structures and materials.
Many people dream about the possibility of living at least part of their
life enjoying the comfortable serenity that can only be found in an open,
free, informal, simple rural house. Lazzarini continues to give new life,
especially to the abandoned rural house, in order to bring it back to
its origins. And by restoring the rural house, he is able to give back
to people the joy of the Tuscan landscape. Lazzarini’s work is aimed
at fulfi lling this dream.
Today, his son Nicola, fourth generation, is continuing in his father’s
footsteps, with enthusiasm, knowledge, respect and humility and with the
fresh energy of his youth.
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