Tratto da:
L'Ascensore n°1
percorso verticale ed orizzontale
Percorso panoramico
Di Baio Editore

Attraverso i nonluoghi e la verticalità dell'architettura

Testo: Fabio Bergallo

"Architetti e urbanisti hanno da sempre cercato di dare una soluzione al problema
sempre più imperante della sovrappopolazione urbana"

Nel 1950 la popolazione urbana costituiva solo un terzo della popolazione mondiale. Oggi circa metà della popolazione mondiale vive in agglomerati urbani. Le città vanno configurandosi come fulcro dominante della cultura, della politica e dell’economia. Vengono elette dall’uomo come dimora naturale per eccellenza. In molti casi i centri
urbani rappresentano l’unica possibilità di lavoro. In America Latina città come San Paolo, Città del Messico, Rio de Janeiro oscillano tra i 20 e i 30 milioni di abitanti. Architetti e urbanisti hanno da sempre cercato di dare una soluzione al problema sempre più imperante della sovrappopolazione urbana. Dalle visionarie megastrutture dei Metabolist giapponesi, agli arditi progetti dei moderni grattacieli che si ergono a sfida delle leggi statiche, la verticalità sembra essere l’unica soluzione su un pianeta dove lo spazio è divenuto un bene raro.

Nelle foto: la torre di prova più alta al mondo, Fermator Spa.
Visione notturna degli ascensori panoramici nella sede dell’OCP.
L’ascensore panoramico diventa protagonista in uno spazio commerciale.

Progetti di strutture alte anche 4 km, dove potranno vivere fino a due milioni di abitanti sono attualmente in fase di elaborazione. Già nel 1956 l’architetto Frank Lloyd Wright aveva immaginato il “Mile high building” un grattacielo alto
1 miglio, per il quale aveva pensato fantasticamente ad un ascensore a propulsione nucleare.
L’ascensore, tra gli oggetti più ignoti e al contempo più comuni dell’ingegneria moderna, diverrà il mezzo di trasporto
fondamentale per lo sviluppo della città. E l’architettura non può ignorarlo. Esso dovrà farne parte integrante, costituendo un organo vitale per la sua esistenza. E a sua volta di essa dovrà essere in grado di mostrare il significato e la bellezza. Dalla concezione Miesisana del“quasi nulla”, la trasparenza assoluta che relaziona l’esterno con l’interno viene trasposta e metabolizzata attraverso il concetto dell’ascensore panoramico, una tipologia che si presta perfettamente allo scopo. Esso permette di mettere in contatto l’uomo con l’ambiente oltre il confine del
mezzo, nel suo viaggio tra un punto e l’altro, nella sua moderna condizione nomade che si ripresenta in ogni istante.
Microscopicamente nelle architetture. Macroscopicamente nel territorio. Se da un lato infatti una delle tendenze
globali è la congestione urbana, dall’altro il rapido aumento dei flussi migratori, la crescita di flussi di capitale e degli scambi di beni e di servizi, e la maggiore mobilità della popolazione, ingenerano un rafforzamento di reti di legami,
interdipendenze e vie di scambio. Le città stesse non si configurano più come nuclei distinti, si espandono formando
delle reti megalopolitane di connessioni tra i vari nodi. È lo scenario della città diffusa e della città immateriale
delle reti. Generati dal suo stesso grembo, legati al transito e alla deterritorializzazione, nascono i nonluoghi,
nella definizione introdotta da Marc Augè.


Nelle foto: Centro commerciale Sanchinarro Spagna, Madrid Installazione OTIS SpA sono stati installati
28 tappeti mobili 36 ascensori 3 ascensori panoramici 10 montacarichi

I nonluoghi di Marc Augè sono i nodi e le reti di un mondo senza confini. Sono le strutture adibite al traffico, al trasporto, al tempo libero. Sono le eterotopie di Michel Foucault, quei luoghi che “si trovano al di fuori di ogni altro luogo pur essendo effettivamente localizzabili”. Sono luoghi privi d’identità, slegati dalla storia e che si propongono nella stessa forma in tutto il mondo. Eppure paradossalmente in essi lo straniero non si smarrisce, nella loro ripetitività egli ritrova la sua condizione nomade. Nell’attraversarli ha sempre a sua disposizione una finestra su di essi, uno schermo curvo di cristallo che, mentre lo trasporta al reparto superiore del mall dell’aeroporto, funziona da schermo sinottico, proiettando quelle immagini a lui così familiari, così simili a quelle della sua città. Mutuando una definizione spesso usata per la fotografia, l’ascensore panoramicoè, a ragione, una finestra aperta sul mondo.