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Una schiera di scrittori di fantascienza ha inventato modi geniali per portare gli uomini fuori dall’atmosfera.
Ma è niente in confronto a cosa ha in mente la NASA con il progetto di Bradley C. Edwards.
"Un gruppo di
ricercatori sta
lavorando ad
un affascinante
progetto:
un gigantesco
ascensore
spaziale che
dalla Terra
ci porterà
nello spazio."
Un gruppo di ricercatori sta lavorando
ad un affascinante progetto: un
gigantesco ascensore spaziale che
dalla Terra ci porterà nello spazio.È stato il sogno di numerosi scrittori di
fantascienza, oggi è un progetto seguito
con grande interesse dalla NASA,
l’Agenzia Spaziale Statunitense.
Entro i prossimi vent’anni una o più cabine
potrebbero scorrere su cavi lunghi
100mila chilometri per portare nello spazio
uomini e materiali.
Il costo del progetto supera di poco i sei
miliardi di euro ma gli scienziati prevedono
il recupero dell’investimento in
breve tempo.
“L’ascensore spaziale – spiega Roberto
Stalio del team scientifico dell’Agenzia
Spaziale Italiana – renderà più economica
la messa in orbita di satelliti e il trasporto
di carichi per la stazione spaziale.
Nel progetto – prosegue il ricercatore – è
previsto che diverse tonnellate, tra
materiali e persone, potrebbero essere
mandate quotidianamente nello spazio
al costo di appena 20 euro per chilo,
rispetto agli attuali 40.000”.
Oltre ad essere impiegato come "semplice"
dispositivo per il trasporto, l’ascensore
sarebbe utilizzato anche per svolgere
esperimenti in presenza di microgravità,
perfettamente controllata attraverso l’altitudine della stessa cabina. “L’ascensore delle stelle” può diventare
realtà nell’immediato futuro grazie alla
scoperta di un nuovo materiale col quale
si realizzerebbe il lungo cavo. Si tratta del
nanotubo al carbonio, una nuova forma
di carbonio con proprietà meccaniche
straordinarie. Un materiale 100 volte più
resistente dell’acciaio ma anche molto
meno pesante: appena un quinto.
Queste caratteristiche renderebbero la
lunga fune adatta a resistere non solo
alla sollecitazione contemporanea dei
venti alle diverse quote ma anche
all’impatto con micrometeoriti, il cui
numero cresce man mano che l’atmosfera
si assottiglia. “Oltre ai micrometeoriti –
conclude il ricercatore – bisognerà trovare
la maniera di monitorare con precisione
anche i detriti attualmente in orbita
attorno alla Terra e lasciati purtroppo da
noi, nel corso delle diverse missioni spaziali.
Si tratta di una moltitudine di grandi
e piccoli frammenti che metterebbero
a serio rischio la tenuta del cavo. Non
per ultimi dobbiamo comprendere
meglio anche l’effetto dei fulmini”.
Nel progetto si prevede di stendere
lungo la struttura del cavo da quattro a
sei piste per l’ascensore, con piattaforme
a differenti livelli.
Le piste permetterebbero alla cabina di
muoversi attraverso un sistema di propulsione
magnetica raggiungendo una
velocità di trasporto di circa 3.000 chilometri
orari, senza, nonostante ciò, logorare
il cavo.
La fune verrebbe agganciata alla superficie
terrestre da una torre alta 50 chilometri
e situata in un luogo dell’equatore,
dove la probabilità che si scatenino uragani
e cicloni è praticamente nulla.
Poiché il cavo dovrà essere sempre teso
e restare fermo rispetto al suolo, alla sua
estremità nello spazio verrebbe legato
un satellite o un asteroide, in orbita circolare
sopra l’equatore a ben 100mila
chilometri di altezza.
Da “Il Notiziario Astronomico”
www.bo.astro.it
Lo studio di fattibilità di The Space
Elevator, progetto di Bradley C.
Edwards (fondatore della società HighLift Systems di Seattle-Washington) è finanziato dal NIAC,
NASA’s Institute Advanced Concepts.
Per maggiori informazioni, NASA
Institute of Advanced Concepts NIAC, www.niac.usra.edu
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