Tratto da:
L'Ascensore n°1
percorso verticale ed orizzontale
L'ascensore attraversa gli strati della storia
Di Baio Editore

Riuso funzionale di un monastero

Testo: ing. Giuseppe Astori
Componenti: Centoducati SpA

Era una struttura degradata, sulla quale i secoli e l’uomo si erano avvicendati sovrapponendo stili, usi e guasti. In origine doveva essere un luogo di culto, forse un piccolo monastero, poi era diventato una fattoria, poi un’abitazione, poi un deposito, poi una rovina. Sarebbe stata abbattuta, se non fosse sopravvenuta l’idea di utilizzare la struttura,
ancora valida, per creare uffici di rappresentanza che dessero nuova attualità a quanto rimaneva. Della vecchia costruzione sono state eliminate tutte le sovrapposizioni realizzate in momenti senza storia e sono stati ripensati tutti gli spazi per destinarli al nuovo uso. La parte più critica della ristrutturazione ha riguardato gli impianti e in particolare,
per il forte impatto architettonico e tecnico, gli ascensori. La soluzione adottata è quella che presenta il minor aggravio sulla struttura muraria, sia per le vibrazioni sia per le spinte statiche e dinamiche. Si tratta infatti di un ascensore idraulico installato in una incastellatura metallica autoportante; i carichi sono quindi tutti diretti verso il basso e l’azionamento idraulico, privo di vibrazioni dovute a parti in rotazione, riduce al minimo l’impatto acustico sull’ambiente. Come già evidenziato in altre parti di questa pubblicazione, in questi tipi di ascensore la spinta propulsiva è generata da olio messo in pressione da una centralina idraulica che può essere posizionata anche lontano dal vano corsa, in quanto il collegamento tra centralina idraulica e pistone posto nel vano corsa avviene attraverso tubi speciali che non hanno praticamente limitazioni di forma e di posizionamento. L’incastellatura metallica, che costituisce il vano corsa, è autoportante e viene progettata al computer in ogni suo particolare, in modo da eliminare in cantiere ogni opera di fabbro e di saldatore. Questa tecnica progettuale consente inoltre di dimensionare la struttura esattamente in relazione allo spazio disponibile ed è quindi particolarmente adatta alle ristrutturazioni dei vecchi stabili, dove l’esigenza di assicurare una corretta mobilità verticale non era particolarmente sentita.

fase 1: apertura della soletta
fase 2: preparazione del vano
fase 3: inizio costruzione del castelletto
fase 4: chiusura del castelletto sull’arco in muratura
fase 5: il castelletto si adagia sull’arco in muratura
fase 6: inizio tamponamento del castelletto
fase 7: fase ultimativa del tamponamento
del castelletto
fase 8: tamponamento del castelletto al primo piano

La concezione costruttiva consente inoltre la massima libertà espressiva in quanto le pareti di chiusura del vano non concorrono ad assicurare la stabilità della struttura ma ne sono indipendenti, per cui possono essere realizzate in lamiera antiruggine, da verniciare o rivestire secondo l’ambiente, in acciaio inox o in vetro di sicurezza.
Nel nostro caso l’architetto ha utilizzato tutte le possibilità e ha enfatizzato la presenza dell’impianto addirittura
consentendo la visione delle apparecchiature tecnologiche, in un gradevole contrasto tra la tecnica e la storia o,
come si diceva una volta, tra le “due culture”.

Visione interna della cabina, elegante inserimento con l’architettura esistente.
Accesso al piano superiore, l’arco in muratura fa da scenario all’ascensore.

Le immagini mostrano in successione il montaggio della struttura portante dell’incastellatura , il montaggio delle apparecchiature, la chiusura del vano con pareti di lamiera e quindi l’impianto finito. La foto grande riguarda invece un montacarichi, necessario per spostare occasionalmente grossi carichi o materiali ingombranti. Le finiture sono molto accurate, come si conviene a un montacarichi “di città”.