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Il recupero degli ascensori storici
Conciliare sicurezza e fascino
Per quanto riguarda il recupero degli
ascensori, cosa si sta facendo attualmente
e cosa si potrebbe fare?
Se rivolgiamo l’attenzione ai centri storici
delle città italiane, grandi o piccole che
esse siano, troviamo un parco ascensoristico
che rappresenta un vero e proprio
patrimonio artistico.
A Milano, ad esempio, basta andare nella
zona attorno al tribunale per trovare,
sotto il punto di vista estetico, degli
ascensori meravigliosi, cabine che sono
state costruite nel 1920 e nel 1930.
Vani in ferro battuto con un valore artistico
che sarebbe un peccato buttare
via. Ciò che invece andrebbe gettato
sono i meccanismi. È palese il fatto che
un ascensore del 1920 non dà la stessa
affidabilità, dal punto di vista del materiale,
che viene invece fornita dagli
ascensori montati 5-10 anni fa. C’è un
grosso problema dal punto di vista tecnico
che si annida nel materiale definito “fatica”.
I materiali, a seguito delle vibrazioni cui
vengono sottoposti dopo qualche milione
di cicli, incominciano a deteriorarsi e
piano piano si instaura un nucleo di rottura
che si espande e, a un certo punto,
quando questo raggiunge una grossa
parte della sezione interessata, si rompono.
Sarebbe dunque opportuno che questi
ascensori subissero un ringiovanimento
dei meccanismi in quanto le cabine del
1920 come mobile sono ancora intatte,
a meno che non abbiano subito incidenti.
Sono cabine che magari possiedono
fino a 12 vetri che esaltano il valore
estetico del manufatto. Anche le difese
del vano rappresentano spesso un valore
estetico. Ecco perchè ciò che da quasi
dieci anni la Commissione Europea ha
proposto dovrebbe diventare una realtà
anche in Italia. Vale a dire, sostituire le
parti meccaniche per aumentare la sicurezza
e dare un comfort maggiore al
passeggero. Dobbiamo pensare che
quando questi ascensori sono stati
costruiti le persone disabili erano tenute
nell’ombra della considerazione. Oggi, a
distanza di quasi cento anni, le persone
disabili non vengono più tenute nascoste
e la spinta sociale è quella di sopperire
a tutte le loro necessità, come per le
persone normali.
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"Se rivolgiamo
l’attenzione ai centri
storici delle città
italiane,
grandi o piccole che esse siano, troviamo un parco
ascensoristico
che rappresenta
un vero e proprio patrimonio artistico" |
Anche per le persone normali suppongo
ci siano aspetti tecnici da non sottovalutare.
La velocità di fermata al piano,
adesso molto più graduale.
Facendo il paragone con l’automobile,
prima si schiacciava il freno e ci si arrestava
bruscamente. Adesso ci sono gli
azionamenti a tensione e frequenza
variabili, coi quali la curva di decelerazione è sensibilmente più comoda e che
sono stati creati per non dare scompensi
alle persone.
Ma la cosa importante è che questi azionamenti
permettono che il livellamento
della cabina al piano sia compresa tra i
dieci e i venti millimetri. Questo significa
non soltanto che la persona sulla carrozzella
può entrare ed uscire senza problemi
quando un dislivello di quattro centimetri
non glielo permetterebbe, ma
anche che la persona non disabile ma
anziana, con la necessità di aiutarsi con
un bastone, non corre più il rischio di
inciampare con cadute che sono molto
frequenti, come da dati rilevati dalle
Imprese di ascensori.
La sostituzione di tutti questi componenti
va nella direzione della sicurezza.
Nel 1995 la Commissione Europea ha
emanato una raccomandazione la
quale dice che ci sono dieci operazioni
da effettuare sugli ascensori vecchi, tra
le quali ricordiamo: migliorare il comfort
della cabina; far arrivare la cabina
al piano con un dislivello minimo;
dotare le cabine vecchie di quei dispositivi
che adesso sono obbligatori negli
ascensori nuovi e che mettono in
comunicazione vocale bidirezionale il
passeggero bloccato nella cabina con
un centro permanente di soccorso. Il
centro entro cinque minuti accusa la
chiamata e informa il passeggero sulle
operazioni di recupero. Queste possono
poi durare anche 40 minuti e dipendono
esclusivamente dalla distanza del
soccorritore.
In tutti i paesi europei ormai, citando la
Francia, il Belgio, la Spagna, la
Danimarca, la Svezia sono state emanate
delle leggi nazionali che obbligano
i proprietari a apportare queste
migliorie agli ascensori, al fine di
aumentare la sicurezza. In Italia siamo
a una situazione che rappresenta uno
scandalo, perché quasi la metà degli
ascensori non sono stati adeguati al
miglioramento della sicurezza del
1987, quando sono state cambiate le
regole. Solo per gli ascensori elettrici è
sopraggiunto l’obbligo ma per quelli
idraulici no. In Italia abbiamo una situazione
comica per cui, se in uno stabile
trovassimo tre ascensori installati uno
nel 1980, uno nel 1990 e uno nel
1999, avremmo tre livelli di sicurezza
differenti sia per il passeggero che per
i manutentori. Stiamo aspettando un
decreto che obblighi a vedere tutti gli
ascensori a scaglioni e a cambiare le
parti mal funzionanti. Il Ministero ha
escluso dalla sostituzione particolari di
pregio estetico. Questi particolari
hanno il diritto di rimanere, purché le
sue condizioni non siano tali da mettere
a rischio la sicurezza.
Ci sono attualmente delle figure professionali
che siano in grado di restaurare
questi particolari di pregio?
Io progettista, se volessi restaurare la
cabina, a chi dovrei rivolgermi? Ci sono figure specializzate nel restauro
delle cabine. Una sorta di mobilieri e
artigiani con laboratori appositi.
In Vaticano ci sono 4 ascensori della tis
che in quanto a tecnologia sono modernissimi.
Hanno visto cambiare tutto tranne
la cabina e viaggiano a 3m/s.
La cabina non ha nulla a che vedere
con il rispetto della sicurezza. È racchiusa
in un’intelaiatura che serve ad assorbire
gli urti. Ecco che la cabina non ha
motivo di essere sostituita ma di essere
restaurata.
Perché dunque questi ritardi nelle operazioni
di restauro? La spinta del Ministero è una spinta che
parte dalla Commissione Europea la
quale dice di porre attenzione agli
ascensori vecchi di 90 anni, per tutelare
la sicurezza dei cittadini. Questo in
mezzo agli applausi scroscianti di chi fa
ascensori. C’è poi chi frena questi entusiasmi,
cioè i proprietari, i quali pensano
che siano una sorta di tassa diffusa
aggiuntiva.
Siamo arrivati al momento in cui la fatica
del materiale è talmente aumentata
che anziché rompersene 5 all’anno, si
paventa la seria possibilità che se ne
possano rompere 50.
Ci si deve rendere conto, dal punto di
vista tecnico, che la fatica è qualcosa che
ci impedisce di viaggiare su un’automobile
che ha vent’anni, ma viaggiamo su
ascensori che ne hanno 80 e ci rifiutiamo
di fare manutenzione ordinaria.
Questo perché l’automobile rappresenta
per i più uno status symbol. È un
qualcosa di visibile nelle strade, mentre
l’ascensore è un mezzo di trasporto
per così dire invisibile, che passa inosservato
ed è per questo che dobbiamo
ribaltare il discorso, cioè sensibilizzare
l’opinione pubblica, sia i progettisti che
gli utenti in merito al fatto che l’ascensore è un mezzo di trasporto indispensabile.
Quindi il progettista, quando
prende in considerazione il restauro di
un edificio, deve considerare la necessità
di prendere in mano lui stesso
anche il restauro dell’impianto di trasporto
verticale? Certo, anche perchè questo edificio può
subire un cambiamento funzionale.
Quindi, bisogna salvaguardare i componenti
visibili e sostituire quelli obsoleti.
Come architetto devo avere il controllo
dal punto di vista progettuale di tutti gli
elementi estetici.
Per i vani l’architetto ha a disposizione tutte le geometrie possibili nei lavori di
ristrutturazione. Non esistono più vincoli brutali.
I vincoli stretti sono quelli relativi ai
meccanismi di sicurezza, le parti che si
vedono possono essere fatte (a piacimento
dell’architetto e del committente)
utilizzando i materiali più disparati che
prima non si potevano usare.
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