Tratto da:
L'Ascensore n°1
percorso verticale ed orizzontale
Intervista a... Giovanni Varisco
Di Baio Editore

Il recupero degli ascensori storici

Conciliare sicurezza e fascino

Per quanto riguarda il recupero degli ascensori, cosa si sta facendo attualmente e cosa si potrebbe fare?
Se rivolgiamo l’attenzione ai centri storici delle città italiane, grandi o piccole che esse siano, troviamo un parco ascensoristico che rappresenta un vero e proprio patrimonio artistico. A Milano, ad esempio, basta andare nella zona attorno al tribunale per trovare, sotto il punto di vista estetico, degli ascensori meravigliosi, cabine che sono state costruite nel 1920 e nel 1930. Vani in ferro battuto con un valore artistico che sarebbe un peccato buttare via. Ciò che invece andrebbe gettato sono i meccanismi. È palese il fatto che un ascensore del 1920 non dà la stessa
affidabilità, dal punto di vista del materiale, che viene invece fornita dagli ascensori montati 5-10 anni fa. C’è un
grosso problema dal punto di vista tecnico che si annida nel materiale definito “fatica”.
I materiali, a seguito delle vibrazioni cui vengono sottoposti dopo qualche milione di cicli, incominciano a deteriorarsi e
piano piano si instaura un nucleo di rottura che si espande e, a un certo punto, quando questo raggiunge una grossa
parte della sezione interessata, si rompono. Sarebbe dunque opportuno che questi ascensori subissero un ringiovanimento dei meccanismi in quanto le cabine del 1920 come mobile sono ancora intatte, a meno che non abbiano subito incidenti. Sono cabine che magari possiedono fino a 12 vetri che esaltano il valore estetico del manufatto. Anche le difese del vano rappresentano spesso un valore estetico. Ecco perchè ciò che da quasi
dieci anni la Commissione Europea ha proposto dovrebbe diventare una realtà anche in Italia. Vale a dire, sostituire le
parti meccaniche per aumentare la sicurezza e dare un comfort maggiore al passeggero. Dobbiamo pensare che
quando questi ascensori sono stati costruiti le persone disabili erano tenute nell’ombra della considerazione. Oggi, a
distanza di quasi cento anni, le persone disabili non vengono più tenute nascoste e la spinta sociale è quella di sopperire a tutte le loro necessità, come per le persone normali.

"Se rivolgiamo l’attenzione ai centri storici delle città italiane, grandi o piccole che esse siano, troviamo un parco ascensoristico che rappresenta un vero e proprio patrimonio artistico"

Anche per le persone normali suppongo ci siano aspetti tecnici da non sottovalutare. La velocità di fermata al piano, adesso molto più graduale.
Facendo il paragone con l’automobile, prima si schiacciava il freno e ci si arrestava bruscamente. Adesso ci sono gli
azionamenti a tensione e frequenza variabili, coi quali la curva di decelerazione è sensibilmente più comoda e che
sono stati creati per non dare scompensi alle persone. Ma la cosa importante è che questi azionamenti permettono che il livellamento della cabina al piano sia compresa tra i dieci e i venti millimetri. Questo significa non soltanto che la persona sulla carrozzella può entrare ed uscire senza problemi quando un dislivello di quattro centimetri non glielo permetterebbe, ma anche che la persona non disabile ma anziana, con la necessità di aiutarsi con un bastone, non corre più il rischio di inciampare con cadute che sono molto frequenti, come da dati rilevati dalle Imprese di ascensori.
La sostituzione di tutti questi componenti va nella direzione della sicurezza. Nel 1995 la Commissione Europea ha emanato una raccomandazione la quale dice che ci sono dieci operazioni da effettuare sugli ascensori vecchi, tra
le quali ricordiamo: migliorare il comfort della cabina; far arrivare la cabina al piano con un dislivello minimo; dotare le cabine vecchie di quei dispositivi che adesso sono obbligatori negli ascensori nuovi e che mettono in comunicazione vocale bidirezionale il passeggero bloccato nella cabina con un centro permanente di soccorso. Il centro entro cinque minuti accusa la chiamata e informa il passeggero sulle operazioni di recupero. Queste possono poi durare anche 40 minuti e dipendono esclusivamente dalla distanza del soccorritore.
In tutti i paesi europei ormai, citando la Francia, il Belgio, la Spagna, la Danimarca, la Svezia sono state emanate
delle leggi nazionali che obbligano i proprietari a apportare queste migliorie agli ascensori, al fine di aumentare la sicurezza. In Italia siamo a una situazione che rappresenta uno scandalo, perché quasi la metà degli ascensori non sono stati adeguati al miglioramento della sicurezza del 1987, quando sono state cambiate le regole. Solo per gli ascensori elettrici è sopraggiunto l’obbligo ma per quelli idraulici no. In Italia abbiamo una situazione comica per cui, se in uno stabile trovassimo tre ascensori installati uno nel 1980, uno nel 1990 e uno nel 1999, avremmo tre livelli di sicurezza differenti sia per il passeggero che per i manutentori. Stiamo aspettando un decreto che obblighi a vedere tutti gli ascensori a scaglioni e a cambiare le parti mal funzionanti. Il Ministero ha escluso dalla sostituzione particolari di pregio estetico. Questi particolari hanno il diritto di rimanere, purché le sue condizioni non siano tali da mettere a rischio la sicurezza.

Ci sono attualmente delle figure professionali che siano in grado di restaurare questi particolari di pregio? Io progettista, se volessi restaurare la cabina, a chi dovrei rivolgermi? Ci sono figure specializzate nel restauro delle cabine. Una sorta di mobilieri e artigiani con laboratori appositi. In Vaticano ci sono 4 ascensori della tis
che in quanto a tecnologia sono modernissimi. Hanno visto cambiare tutto tranne la cabina e viaggiano a 3m/s.
La cabina non ha nulla a che vedere con il rispetto della sicurezza. È racchiusa in un’intelaiatura che serve ad assorbire gli urti. Ecco che la cabina non ha motivo di essere sostituita ma di essere restaurata.

Perché dunque questi ritardi nelle operazioni di restauro?
La spinta del Ministero è una spinta che parte dalla Commissione Europea la quale dice di porre attenzione agli ascensori vecchi di 90 anni, per tutelare la sicurezza dei cittadini. Questo in mezzo agli applausi scroscianti di chi fa ascensori. C’è poi chi frena questi entusiasmi, cioè i proprietari, i quali pensano che siano una sorta di tassa diffusa aggiuntiva. Siamo arrivati al momento in cui la fatica
del materiale è talmente aumentata che anziché rompersene 5 all’anno, si paventa la seria possibilità che se ne
possano rompere 50. Ci si deve rendere conto, dal punto di vista tecnico, che la fatica è qualcosa che ci impedisce di viaggiare su un’automobile che ha vent’anni, ma viaggiamo su ascensori che ne hanno 80 e ci rifiutiamo di fare manutenzione ordinaria.

Questo perché l’automobile rappresenta per i più uno status symbol. È un qualcosa di visibile nelle strade, mentre l’ascensore è un mezzo di trasporto per così dire invisibile, che passa inosservato ed è per questo che dobbiamo ribaltare il discorso, cioè sensibilizzare l’opinione pubblica, sia i progettisti che gli utenti in merito al fatto che l’ascensore è un mezzo di trasporto indispensabile. Quindi il progettista, quando prende in considerazione il restauro di un edificio, deve considerare la necessità di prendere in mano lui stesso anche il restauro dell’impianto di trasporto verticale?
Certo, anche perchè questo edificio può subire un cambiamento funzionale. Quindi, bisogna salvaguardare i componenti visibili e sostituire quelli obsoleti. Come architetto devo avere il controllo dal punto di vista progettuale di tutti gli elementi estetici. Per i vani l’architetto ha a disposizione tutte le geometrie possibili nei lavori di ristrutturazione. Non esistono più vincoli brutali. I vincoli stretti sono quelli relativi ai meccanismi di sicurezza, le parti che si vedono possono essere fatte (a piacimento dell’architetto e del committente) utilizzando i materiali più disparati che prima non si potevano usare.