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Una soluzione che, se da un lato viene intelligentemente ideata per ottenere il minimo impatto fisico con
l’esistente, dall’altro circonda il complesso di un’atmosfera futuristica.
Minimo
impatto fisico
con l’esistente
in un’atmosfera
futuristica
La prima impressione che si percepisce
è certamente quella di un intervento
quanto mai inusuale.
Nella corte interna di un edificio che
riflette nell’accento stilistico e nel colore
una conclamata atmosfera di milanesità”,
risalta un oggetto che si distingue
per la sua natura bivalente, una sorta di
Giano Bifronte dell’epoca moderna.
Una soluzione che se da un lato viene
intelligentemente ideata per ottenere il
minimo impatto fisico con l’esistente,
dall’altro circonda il complesso di un’atmosfera
futuristica, con evidenti richiami
a iconografie di immaginifici lanci spaziali.
Ma perché una trave reticolare al posto
di un normale castelletto?
In effetti questo tipo di opzione progettuale
ha permesso di evitare l’installazione
di un castello tradizionale, con la
chiusura in cristallo, evitando di limitare
la luce agli appartamenti attigui all’ascensore.
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Viste prospettiche della struttura a traliccio su cui si muove la cabina e delle porte di piano a vista |
Nelle foto: Impianto a traliccio installato a Cernusco sul Naviglio
La struttura autoportante è assimilabile
ad un’enorme trave reticolare posta in
verticale, costituita da tubi ad alta resistenza
e tralicci di collegamento, sempre
realizzati con tubi fissati alla struttura in
calcestruzzo del fabbricato, assemblati
con bulloni ad alta resistenza.
Le parti strutturali dell’impianto sono
state poi trattate con vernici anticorrosive
mentre tutte le apparecchiature elettriche
sono state realizzate con materiale
IP 64.
La cabina stessa, realizzata in acciaio
inox così come le porte e gli automatismi,
è stata scolpita nella forma di un
parallelepipedo con un unico oblò centrale.
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Il progetto: prospetto dal cortile e piante dell'intervento |
Il risultato è un oggetto di design dalle linee pure ed essenziali, che rievoca in maniera indiscussa immagini totalmente estranee al classico paesaggio edilizio lombardo.
Un intervento progettuale certamente coraggioso dunque, che se dal lato pratico possiede degli evidenti vantaggi, dall’altro si fa portavoce di un’estetica non certo facile da capire, ma sicuramente gradita al coro di discepoli della vecchia bandiera futurista di Antonio Sant’Elia e della sua civiltà delle macchine e dell’industrializzazione.
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