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L’installazione degli
impianti idraulici,
in particolare quelli in
taglia, trova favorevole
applicazione negli
edifici
preesistenti,
in quanto tali impianti
non necessitano del locale
posto sopra l’ultima
fermata per i macchinari;
essi difatti
vengono generalmente
posti in cantina e non
necessitano di essere
attigui al vano corsa
poiché per l’azionamento
del pistone è necessario
solo un tubo di
mandata olio
il quale può
percorrere
qualsiasi
distanza.
L’ascensore idraulico,
detto anche oleodinamico,
si caratterizza attraverso
due componenti particolari
che sono la centralina
oleodinamica
e il gruppo
cilindro-pistone.
La prima contiene
la pompa necessaria per
dare pressione al fluido
idraulico che, avviato al
cilindro, provoca la salita
del pistone e quindi il
movimento della cabina.
Un sistema di valvole,
contenute nella centralina,
controlla lo stato dell'impianto e ne garantisce la sicurezza.
Elementi costituenti
– Una centralina oleodinamica composta da un motore asincrono trifase, una pompa ad ingranaggi ad alta portata di
fluido, da un gruppo di valvole idrauliche comandate da elettromagneti;
– Un cilindro ove scorre il pistone, o più propriamente lo stelo, che sostiene la cabina;
– Tubazioni dell’olio;
– Un serbatoio dell’olio di dimensioni
sufficienti a contenere, a pistone abbassato,
l’olio destinato ad essere pompato
nel cilindro per sollevare il pistone. Principio di funzionamento
Se si aziona la pompa, l’olio è pompato
nel cilindro e solleva lo stelo, quindi la
cabina sale.
Se, a pompa inattiva, si fa defluire l’olio
attraverso la valvola di discesa, il pistone
e la cabina scendono.
Tali impianti possono essere
– A spinta diretta nel caso di grosse
portate e corsa breve (tipico dei montacarichi).
Il cilindro di sollevamento è
installato direttamente sotto la cabina ed
è alloggiato in un pozzo praticato nel
suolo, sotto il livello della fossa e profondo
all’incirca come la corsa della cabina.
In generale data la difficoltà di realizzare
un pozzo profondo, la corsa massima
ottenibile è di pochi metri e generalmente
pari a 2 o 3 piani;
– A taglia rovescia con fune. Il cilindro
di sollevamento è posto all’interno
del vano corsa, a fianco della cabina
o sul retro della stessa e termina
alla sua estremità superiore con una
puleggia folle. La cabina è sorretta da
funi in acciaio le quali sono fissate da
un lato all’arcata della cabina, passano
sulla puleggia folle che costituisce
la taglia rovescia, e sono fissate all’altro
capo al vano di corsa, ad un’altezza
compresa fra la base e l’estremità
del cilindro. In questo modo, ad ogni
corsa del pistone corrisponde una corsa
doppia della cabina e quindi il vano corsa
può contenere l’insieme cilindro-pistone
nella posizione di massima estensione.
Con questo tipo di installazioni si possono
raggiungere corse notevoli, di norma fino
a 8, 9 piani, con velocità che normalmente
arrivano a circa 0.6 metri al secondo.
Gli impianti oleodinamici differiscono da quelli a
fune per l’assenza del contrappeso, per la diversità
di alcuni comandi elettrici e di controllo quali i limitatori
di velocità, l’azionamento e la frenatura; il
motore, da ultimo, ha una potenza minima nell’ordine
dei 12 kW che richiede così dispositivi e linee di
comando più potenti. In effetti per esempio la mancanza
del contrappeso può considerarsi un vantaggio
dal momento che le dimensioni del vano corsa sono
minori. Anche altri fattori hanno poi concorso alla
recente diffusione degli elevatori oleodinamici. Uno
di questi è la possibilità di realizzare il locale centralina,
che è più piccolo del locale argano tradizionale,
in qualsiasi luogo dell’edificio, anche ad una certa
distanza dal vano corsa della cabina. Pertanto, quando
per ragioni di estetica tecniche o per mancanza di
permessi comunali, non si possa costruire né il locale
argano né il locale rinvii sopra il vano corsa, la
scelta di un impianto oleodinamico è obbligata. Altre
ragioni risiedono poi nel fatto che la testata del vano
corsa può essere più bassa e la profondità della fossa
minore, che le strutture dell’edificio non devono sopportare
il peso dell’installazione perché questo è trasmesso
direttamente al suolo dal cilindro, che è possibile
ottenere il livellamento della cabina ai piani con tolleranza dell'ordine dell'ordine dei 5 mm e le partenze e gli arrivi sono molto graduali. Infine si può senz'altro affermare che richiedano minor manutenzione e siano soggetti ad un logoramento minimo.
Bibliografia:"Ascensore e apparecchi elevatori: scelta, installazione, manutenzione, utilizzo. Ascensori idraulici, ascensori elettrici, montacarichi, piattaforme elevatrici, ascensori nuovi in edifici preesistenti". Enzo Fornasari, Giuseppe Lotti.
Rimini 2000. Maggioli
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