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Tipologie
di ascensori
le due grandi tipologie
con cui ad oggi si possono
classificare gli ascensori
sono gli impianti idraulici
o oleodinamici e gli
impianti elettrici detti
anche tradizionali
Elementi costituenti
– Una cabina
– Un contrappeso
– Un motoriduttore costituito a sua volta
da un motore asincrono trifase alimentato
generalmente con una tensione di 380
Volt, ed un gruppo di riduzione (argano)
del tipo corona dentata e vite senza fine;
un freno di tipo elettromagnetico aziona la
sua forza frenante mediante ganasce che
agiscono su un tamburo posto sull’albero
veloce posizionato tra il motore e il gruppo
riduzione.
– L’argano è un meccanismo costituito da
ingranaggi dentati che riducono il numero
dei giri sull’asse dove è calettata, ovvero
fissata opportunamente, la puleggia motrice,
rispetto ai giri dell’asse del motore elettrico.
Negli ascensori l’argano è in genere
costituito da una vite senza fine (avente gli
stessi giri del motore elettrico) che muove
una ruota dentata, calettata sullo stesso
albero della puleggia motrice.
L’accoppiamento vite senza fine-ruota dentata
consente una riduzione notevole dei
giri: all’incirca, per gli elevatori più diffusi,
ogni 50 giri del motore elettrico la puleggia
motrice compie un solo giro.
– La puleggia è invece una ruota, girevole
attorno ad un asse, dotata di scanalature
circonferenziali dove passano le funi.
Oltre che motrice, una puleggia può essere
di deviazione, se devia (di qualche
grado) le funi provenienti dalla puleggia
motrice, di rinvio se rinvia le funi dall’alto al
basso. La puleggia di deviazione è necessaria
per allontanare la cabina dal contrappeso.
– Il freno a ganasce. In genere sul giunto
di collegamento tra motore ed argano è
inserito un freno a ganasce azionato da un
idoneo dispositivo, realizzato in modo tale
da risultare aperto solo quando il motore
riceve corrente e, di conseguenza, solo
quando la cabina è in movimento. Quando
invece non arriva corrente al motore, le
ganasce si serrano e l’argano è frenato.
La velocità dell’impianto è determinata esclusivamente dal rapporto di riduzione dell’argano
e dal diametro della puleggia di frizione in quanto si utilizzano, di norma, motori a
corrente alternata detti “asincroni trifase”, con velocità fissa a 1500 giri/min. ed una
potenza a partire dai 4 kW. a seconda della portata dell’impianto.
Alcuni argani di riduzione vengono equipaggiati con motori a due velocità, il primo avvolgimento
per la velocità di esercizio e l’altro per la velocità di accostamento al piano, così
da ottenere arrivi e partenze più graduali, nonché un migliore livellamento. |
Principio di funzionamento
Negli impianti elettrici un motore elettrico
aziona un argano di sollevamento che, a sua
volta, a mezzo di funi d’acciaio, fa muovere la
cabina nel vano corsa. La cabina ed il contrappeso
si muovono nel vano cor sa, che può
essere costituito da una apposita sede realizzata
in muratura, oppure, se posto nel vano
scala, può essere delimitato da
difese in rete
metallica, o vetri di sicurezza, o altro materiale
incombustibile. L’argano fa girare la
puleggia motrice che, a sua volta, trascina le
funi di acciaio fissate ad una estremità della
cabina, all’altra del contrappeso.
Per i montacarichi dove
non c’è generalmente
necessità di avere elevate
velocità, o per i
montalettighe dove
occorre assicurare
all’infermo un trasporto
dolce e
senza scosse viene
adottata generalmente
la cosiddetta
sospensione a taglia,
ovvero la sospensione
della cabina e del contrappeso
a mezzo di carrucole.
Con tale sistema si riescono a sollevare
carichi considerevoli con una potenza
effettiva di poco superiore alla metà di
quella necessaria nel caso in cui la cabina
ed il contrappeso fossero sospesi direttamente
senza carrucole ( in tal caso questi
ultimi avrebbero velocità doppia, ma il
motore dovrebbe erogare una potenza
doppia).
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Quindi se da una parte la sospensione a taglia richiede un notevole sviluppo di funi, dall’altra parte si ha proprio il vantaggio di poter dimezzare la velocità di trasporto, rispetto alla velocità delle funi, senza ricorrere ad ingranaggi e quindi ad un riduttore più complicato e costoso. |
Se
supponiamo infatti che la puleggia motrice
ruoti in senso orario, v è la sua velocità
periferica, che coincide con quella del tratto
b di fune trascinato in salita e del tratto
c che scende, mentre i tratti a e d sono
fermi, ovviamente, la cabina ed il contrappeso
si spostano con velocità v/2, rispettivamente
in salita ed in discesa. A proposito
dei contrappesi è interessante compiere
una piccola digressione sul materiale di cui
sono composti, la cui caratteristica principale
deve essere ovviamente un elevato
peso specifico.
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Dal punto di vista delle prestazioni offerte, l’ascensore ad azionamento elettrico è più adatto per le alte velocità di salita e di discesa e le elevate corse raggiungibili. Infatti solo con tale tipo di azionamento è possibile raggiungere le centinaia di metri richiesti dalle altezze dei moderni grattacieli. L’inclinazione delle guide entro le quali si muove la cabina non può essere superiore a 15° rispetto all’asse verticale.Esistono poi i motori a corrente continua, che consentono velocità di esercizio maggiori, partenze ed arrivi molto graduali, un ottimo livellamento al piano e sono
impiegati di norma per impianti installati in uffici, ospedali, alberghi. |
I contrappesi
In molti casi per la realizzazione di questi contrappesi viene utilizzato l’uranio impoverito. L’ uranio
238 ha vari isotopi tutti con una bassa radioattivita’. Pertanto l’ U238 se non viene arricchito nell’ isotopo
U235 (che ha nel nucleo tre neutroni in meno del primo), non è utile per produrre energia per
fissione nucleare (1) , (2), (3). La proporzione naturale di U235 nel U238 è assai bassa meno dell’1%;
per portare la miscela isotopica al 3% di Uranio Arricchito, si usano procedimenti costosi di centrifugazione
gassosa dell’ Uranio combinato con il fluoro da il gas UF6. La miscela al 3% in U235 è detta
Uranio Arricchito, e costa molto, mentre l’ Uranio rimanente, detto volgarmente impoverito, ha un
valore commerciale assai basso, e viene usato per fare contrappesi degli ascensori schermati con
piombo, degli ascensori, barche a vela, ecc... utilizzando in tali casi il suo peso specifico assai elevato,
circa il doppio del Piombo.
Generalmente il contrappeso pesa quanto la cabina vuota più circa la metà del carico trasportabile.
Pertanto il peso massimo da movimentare, da parte del motore, è all’incirca uguale a metà del carico
trasportabile dalla cabina, poiché se la cabina sale il contrappeso scende, o viceversa. Se ad esempio
la cabina e l’arcata metallica che la sostiene pesano 300 kg e la portata è di 4 persone (il cui
peso medio viene assunto pari 75 kg), allora il contrappeso peserà 450 kg. È ovvio che se la cabina
è a pieno carico, si hanno 600 kg che vanno in salita, mentre 450 kg, cioè il contrappeso, vanno in
discesa. L’argano deve sollevare solo 600-450 =150 kg, pari al peso di due persone e non di quattro.
L’inclinazione delle guide entro le
quali si muove la cabina non può essere
superiore a 15° rispetto all’asse verticale.
Esistono due tipi di ascensori tradizionali, quelli con il gruppo di trazione (motore-argano-freno)
posto in alto, sopra il vano corsa, oppure quelli con l’argano ubicato in basso, di norma a fianco
del vano corsa ove si muovono la cabina ed il contrappeso. Nel caso in cui l’argano sia ubicato
in basso, l’elevatore è dotato di pulegge di rinvio alla sommità del vano corsa, necessarie a
rimandare le funi alla cabina ed al contrappeso.
Esiste anche la possibilità di applicare ai motori trifase delle apparecchiature per la regolazione
della velocità che garantiscono un avvio e una decelerazione graduale, esse possono essere di
due tipi: Azionamenti ACVV e Azionamenti VVVF. Gli azionamenti ACVV sono delle apparecchiature
elettroniche che su comando variano la tensione di alimentazione del motore regolandone la
velocità. Gli azionamenti ACVV provocano, però, del rumore sugli avvolgimenti del motore, un
rilevante surriscaldamento dello stesso che rende necessaria l’installazione di ventilazione forzata
e per finire essi non hanno un controllo ottimale sulla coppia del motore al basso regime di
giri. Gli azionamenti VVVF sono apparecchiature elettroniche di più recente fabbricazione che
permettono, su comando, di variare sia la tensione che la frequenza di alimentazione del motore
in modo tale da eliminare tutti gli inconvenienti tipici degli azionamenti ACVV
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