Tratto da:
L'Ascensore n°1
percorso verticale ed orizzontale
Intervista a... Opinion leader
Di Baio Editore

di Fabio Bergallo

Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Milano


Intervista al Presidente dell'ordine, Arch. Daniela Volpi

“L’introduzione degli impianti di sollevamento ha certamente favorito un incremento
dei limiti di altezza propri della città ottocentesca restituendoci sempre più l’idea di una città meno compatta.”
Daniela Volpi

Quanto l’ascensore e più in generale i mezzi di trasporto verticale hanno inciso sullo sviluppo urbano delle metropoli?
L’apporto dell’ascensore sullo sviluppo della città contemporanea ha avuto dapprima un ruolo determinante nella evoluzione di alcune specifiche tipologie funzionali: si pensi ad esempio alla evoluzione degli edifici ospedalieri che
hanno privilegiato a partire dagli anni Trenta lo sviluppo verticale assai più congeniale ad una concentrazione delle funzioni, rispetto alle strutture disperse degli ospedali di inizio secolo, o ancora alle strutture per uffici alle quali si deve anche lo sviluppo di costruzioni di grande altezza. Nell’ambito delle tipologie abitative l’introduzione sistematica degli impianti di sollevamento ha certamente favorito un incremento dei limiti di altezza propri della città ottocentesca, restituendoci sempre più l’idea di una città meno compatta dove lo sviluppo verticale è sinonimo di una migliore esposizione dei fronti e di un minore uso intensivo del lotto.

Quale strada si potrebbe percorrere per avvicinare anche i “non addetti” al settore del modo del trasporto verticale che riveste un’importanza indiscussa nelle azioni quotidiane di ogni persona?
Come per gli altri impianti della costruzione che spesso costituiscono la parte meno visibile ma anche quella più
necessaria per salvaguardare le condizioni di vita e comfort nell’edificio, è importante affermare una cultura del consumo di queste attrezzature in quanto parti maggiormente soggette ad un ricambio proprio per effetto di una evoluzione tecnologica assai più rapida delle altre parti dell’edificio.
Come per la domotica, di cui ora non parlano solo più solo esperti o tecnici del settore ma sempre più anche utenti interessati a farne un uso finalizzato al miglioramento di alcune prestazioni dell’organismo abitativo, anche per gli impianti di sollevamento è importante introdurre il concetto di una evoluzione in corso che potrebbe portare a sensibili mutamenti alla condizione dell’abitare.

Quanto dell’impianto del trasporto verticale all’interno di un progetto rientra nelle competenze di un architetto?

Purtroppo spesso la scelta del tipo di ascensore, delle sue prestazioni e modalità di funzionamento, viene delegata
a impiantisti o a fornitori senza troppo approfondire aspetti che certamente si riverberano sul risultato complessivo di funzionamento dell’edificio che si sta progettando. Sarebbe utile al riguardo diffondere fra i professionisti una cultura specifica in tal senso in modo che le scelte vengano operate consapevolmente ed armonizzate con le soluzioni progettuali complessive.

Sempre più diffusione stanno trovando i cosiddetti miniascensori per appartamenti, cosa ne pensa dell’integrazione dal punto di vista architettonico di questi mezzi all’interno dell’ambiente domestico?

Si tratta certamente di un ambito di grande rilevanza che potrebbe portare ad una notevole rivoluzione nei modi di concepire l’organismo abitativo. Non si tratta solo di ottemperare ai principi di adattabilità e visitabilità indicati dalle leggi per il superamento delle barriere architettoniche ma di annullare definitivamente i limiti presenti nelle soluzioni abitative sviluppate su più livelli. Le resistenze con cui si guarda a soluzioni di unità abitative in duplex potranno essere finalmente messe da parte in vista di una nuova spazialità capace di restituirci opportunità di grande rilievo nella concezione dello spazio residenziale.

Qual è il ruolo del trasporto verticale nel superamento delle barriere architettoniche?

Spesso si commette l’errore di circoscrivere il problema delle barriere architettoniche al principio di occasionalità con cui può essere presente un portatore di handicap in un edificio. La stessa legge ha finito con il favorire questo atteggiamento non rendendo per esempio obbligatorio l’uso di un impianto di risalita in un alloggio quando questo si sviluppa su più livelli. L’adattabilità è in realtà un controsenso in termini, in quanto il portatore di handicap non è
solo la persona anziana ma è anche l’infante, o chiunque di noi che a seguito di incidenti o altra malattia è temporaneamente costretto a vivere questa condizione. Esiste oggi la possibilità di prevedere impianti di risalita di piccola dimensione a costi contenuti che possono facilitare il superamento di dislivelli e credo sia dunque
importante approfittare di questa rivoluzione ormai alla portata di tutti.

ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI MILANO – STORIA

L’Albo degli Architetti di Milano fu costituito nel 1928, all’interno di quello che allora si chiamava Albo della Lombardia, sorto in ossequio a quanto era stato disposto dalla Legge N°1395 del 24 Giugno 1923 e dal successivo Regolamento di esecuzione, promulgato con il R.D. N°2537 del 23 Ottobre 1925. Vale forse la pena ricordare che proprio nel 1928 ebbe luogo a La Sarraz, una piccola località svizzera poco distante da Ginevra, il primo di quegli undici incontri attraverso i quali, nell’arco di 31 anni, il CIAM - "Congrès Internationaux d’ Architecture Moderne", influenzò ed orientò
profondamente lo sviluppo dell’architettura moderna, anche in Italia.

Il primo Albo esistente presso il nostro Ordine è datato 1938 e risulta redatto a cura di quello che allora si chiamava Sindacato Interprovinciale Fascista Architetti della Lombardia, ribattezzato successivamente come Ordine Interprovinciale degli Architetti della Lombardia. In seguito si sono poi separate fra loro le diverse province, per ultime Sondrio e Pavia e quella nuova di Lodi, a costituire ciascuna un autonomo Ordine provinciale. Attraverso ulteriori modifiche si giungeva finalmente nel 1984 alla attuale intestazione di Ordine Architetti di Milano, organismo che conta oggi 8.900 iscritti circa e che ha sede in via Solferino19 a Milano. Nel marzo 1998 è stata costituita la Fondazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano, costituita al fine di dotare l’Ordine di uno strumento per lo sviluppo di compiti non previsti esplicitamente dalla Legge istitutiva, tra i quali, ricordiamo in particolare:
- la promozione della cultura architettonica, anche mediante l’organizzazione di eventi significativi;
- la formazione e l’aggiornamento professionale;
- l’informazione e la comunicazione;
- la consulenza agli iscritti.

www.ordinearchitetti.mi.it

Responsabile eventi del collegio Ingegneri e Architetti di Milano

Intervista all'Ing. Giancarlo Bobbo, Responsabile degli eventi del collegio degli eventi del Collegio degli Ingenieri e Architetti di Milano, fondato nella seconda metà del 1500. Presidente Ing. Adolfo Colombo

"È una delle più antiche associazioni culturali d’Italia… quindi del mondo”
soggiunge l’Ing. Bobbo con un sorriso.

“È più antica dell’Accademia della Crusca"

In valore assoluto abbiamo il più alto
numero di ascensori al mondo, persino
più degli USA
Giancarlo Bobbo

Dal punto di vista tecnico, quali sono state le evoluzioni più rilevanti nel campo degli ascensori nell’ultimo decennio?
Più che nell’ultimo decennio, lo slancio innovativo più rilevante si è compiuto negli ultimi 6 -7 anni, ed è dovuto principalmente alla entrata in vigore della nuova direttiva ascensori del 1995 che ha permesso di evolvere un nuovo metodo di progettazione degli ascensori, lasciando ampia libertà al costruttore di scegliere tipologie non possibili prima, in quanto in contrasto con le norme tecniche preesistenti. Questa normativa ha permesso un ventaglio di soluzioni diverse ed innovative, purché supportate da una verifica di sicurezza degli impianti. Ad esempio, gli ascensori privi di locale macchine, definiti “roomless” non possibili fino al ‘94, possono ora essere prodotti a condizione che sia certificato il sistema di sicurezza, in accordo con la direttiva del 1995. Questa è una notevole innovazione, in quanto la mancanza del locale macchine ha eliminato numerosi vincoli, sia nel caso di ristrutturazioni che nel caso di nuove costruzioni, perché ubicare il locale in cima negli ascensori a funi, oppure in basso negli ascensori oleodinamici,
provoca notevoli condizionamenti. La certificazione del metodo progettuale ed esecutivo rende possibile questo tipo di
evoluzione. Un’altra innovazione, per esempio, riguarda la fossa ascensori, che secondo la vecchia normativa doveva avere profondità minima pari a 1,50 m, in modo tale che l’operatore disponesse di uno spazio sufficiente di protezione. Se il produttore riesce a dimostrare di poter progettare un ascensore che garantisce i meccanismi di blocco a 1,50 m da fondo, la nuova direttiva ne permette la produzione. Anziché porre dei limiti a priori, la nuova normativa propone di scegliere il metodo più efficace e sicuro. Questo è l’orientamento delle nuove metodologie
normative di origine europea, le quali non prevedono normative rigide. Le direttive europee danno indicazioni
guida da rispettare. È compito di chi progetta e di chi produce fare in modo che le prescrizioni vengano rispettate e certificate. In questo modo la norma lascia ampia disponibilità all’evoluzione di un settore specifico, responsabilizzando il produttore.

Come le aziende leader del settore concentreranno gli sforzi dal punto di vista dell’innovazione?
I settori sono prevalentemente due. Il primo riguarda i grandi impianti, ovvero gli impianti di sollevamento da installare nei grattacieli, i quali hanno grande diffusione in Oriente o negli USA, dove al momento si trovano gli edifici più alti del mondo. In questi edifici vi è uno studio globale da parte dei più grossi gruppi di engineering, che operano a livello mondiale. Tra gli esempi più interessanti possiamo ricordare l’ascensore progettato a comparti, utile per limitare i tempi di attesa. L’edificio viene diviso in più settori in modo che un ascensore non invada la zona d’influenza dell’altro. Un passeggero parte dal piano terreno ed arriva fino al ventesimo, scende e prende un altro ascensore che può arrivare fino al quarantesimo piano; in questo modo i tempi di attesa risultano contenuti. Un altro esempio è rappresentato dall’ascensore a due livelli, che raddoppia la portata. Il livello superiore viene utilizzato per
i piani pari, il livello inferiore per i piani dispari, ogni volta che l’ascensore si ferma serve, ad esempio, sia il terzo che il quarto piano, aumentando notevolmente la velocità e la portata dell’impianto.
Il secondo settore riguarda gli impianti di media dimensione, quelli più usuali in Italia, per i quali l’evoluzione è più tecnologica che tipologica. Gli impianti oleodinamici ad esempio, che hanno avuto una grossa diffusione negli ultimi trent’anni, stanno perdendo importanza. Tornano in auge gli ascensori a funi dotati di locale macchine ubicato in un apposito locale armadio, permettendo di razionalizzare l’impianto. Gli sforzi si concentrano sullo sviluppo tecnologico,
migliorando quei dettagli che sono percepiti soprattutto dagli impiantisti del settore. Un importante aspetto, sia per i
progettisti che per gli utenti, è rappresentato dal miglioramento dell’aspetto estetico e funzionale. In questo momento ha grande successo il collegamento telefonico diretto con la ditta di manutenzione. La segnalazione telematica del guasto permette un intervento più rapido ed un livello di sicurezza maggiore. Gli ascensori domestici,
rappresentano invece il grande sviluppo per i prossimi 5-10 anni. Si è sviluppata ormai da qualche anno la tendenza ad uscire dai grossi centri urbani. Si cerca la casa in campagna, l’edificio unifamiliare. In tali tipologie edilizie l’ascensore non viene praticamente mai previsto. Un impianto di sollevamento in immobili di questo genere può essere
invece particolarmente utile, perché l’aumento dell’età media e la ricerca di un confort migliore stimoleranno un notevole sviluppo di questo tipo di impianti. Dopo l’aria condizionata c’è stato il cablaggio dei nuovi edifici. Ora tutti gli edifici di un certo livello qualitativo lo prevedono all’atto della costruzione. La prossima evoluzione potrebbe
essere quella dell’ascensore domestico.

Con quale criterio un progettista dovrebbe scegliere un particolare ascensore fra la gamma di prodotti offerti?

Il progettista deve innanzitutto chiedersi cosa vuole il cliente. Una volta capita l’esigenza, deve analizzare ciò che esiste in commercio e quindi come riuscire a soddisfare al meglio la necessità del suo cliente. Occorre poi individuare qual’è il criterio predominante che nel caso dell’ascensore è sicuramente di tipo tecnico, ma non è l’unico. C’è anche il problema del confort, quello estetico. Quindi la scelta non può essere univoca. Un aspetto non trascurabile è rappresentato dai costi. La normalità dei casi prevede un limite di budget che il progettista deve riuscire a conciliare con l’esigenza del cliente. Questi sono termini molto generali. È chiaro poi che nel caso dell’inserimento di un ascensore in un edificio esistente, ci si dovrà misurare anche con i vincoli di tipo strutturale, con i condizionamenti imposti dalle Sovrintendenze ecc. Naturalmente se il committente lasciasse ampia disponibilità al progettista,
sarebbe possibile risolvere in modo più originale i vari problemi. Mi viene in mente a Barcellona la casa Calvet di Gaudì, in cui l’ascensore era stato progettato da Gaudì stesso ed era perfettamente in linea con l’edificio. Ecco dunque che l’ascensore è parte integrante del progetto: calibrare il prodotto in funzione dell’esigenza del committente
e del progetto.

Cosa secondo lei garantisce la sicurezza dell’utente, la manutenzione o la qualità del prodotto?

La risposta va divisa in due parti: i nuovi ascensori e gli impianti esistenti. I nuovi ascensori non presentano grossi problemi di sicurezza, in quanto eseguiti secondo le attuali normative, le quali non permettono di avere un ascensore non sicuro. Il livello di sicurezza attuale è elevato. Vi sono alcune specifiche caratteristiche che possono dare un valore aggiunto all’ascensore, come il collegamento telefonico. La manutenzione, che è obbligatoria, deve essere
fatta allo stesso livello della progettazione dell’impianto. I problemi esistono invece per gli ascensori esistenti. A seconda del contratto stipulato, il manutentore visita l’impianto con cadenza periodica e si limita a sostituire il materiale fortemente usurato. Se il manutentore fosse scrupoloso proporrebbe anche il rinnovo di molti componenti.
Solitamente quando il proprietario si vede proporre una spesa elevata… dispone il cambio del manutentore. Questo è
un grosso errore ed un pericolo. Quando avvengono gli incidenti, i giornali sparano a zero sulla pericolosità degli ascensori, mentre i problemi derivano sempre da impianti molto vecchi, obsoleti sui quali non viene effettuata una manutenzione efficace, ma non sono oggetto di interventi appropriati quando l’impianto richiede un intervento di revisione completa. Le ditte di manutenzione devono avere un livello di professionalità adeguato, il quale purtroppo
non viene garantito; ricordo che ad Abbiategrasso, una signora in carrozzina è caduta nel vano di un ascensore in un ricovero. È successo che il manutentore non ha bloccato le porte durante la manutenzione effettuata ad un piano superiore, la signora ha chiamato l’ascensore e quando le porte si sono aperte, lei, come al solito, si è girata per entrare di spalle ed ha trovato il vuoto nel quale è precipitata. Il problema in questo caso non è costituito dall’ascensore, ma dall’assurdità dell’intervento del manutentore. Se vengono seguite le procedure previste questo tipo di incidenti non può avvenire. Tutti questi incidenti, se pur sono rari, fanno molto scalpore. Ricordo che all’università un mio docente di trasporti affermava che il mezzo di trasporto più sicuro era la funivia, la quale, per numero di incidenti o guasti in rapporto alle persone trasportate, ha la percentuale di incidenza più bassa tra tutti i mezzi di trasporto esistenti. Il problema è costituito dal fatto che quando cade una funivia, tutte le persone presenti
rimangono vittime dell’evento, e la notizia fa scalpore. Perché è un avvenimento particolare ed importante che scuote
l’emotività. Così è per l’ascensore.