Tratto da:
L'Ascensore N° 3/2006
percorso verticale e orizzontale
Opinion leader
Giovanni Marucci
Di Baio Editore

Il punto di vista di Giovanni Marucci Direttore del Seminario di Architettura di Camerino

Giovanni Marucci si è laureato in Architettura a Roma con Ludovico Quaroni.
Vive e lavora a Camerino, dove alterna l’attività di ricerca a quella professionale. Ha acquisito una notevole esperienza a livello nazionale nel campo del restauro architettonico e urbano. Presso l’ateneo camerte ha fondato e dirige il Seminario Internazionale di Architettura e Cultura Urbana. Ha scritto numerosi saggi e curato diversi volumi fra cui: I centri storici.
Esperienze di recupero e modelli di sviluppo (Camerino 1992); Il progetto dell’esistente (Roma 1993); La città bella (Milano 1994); I limiti della città. Il borgo e la metropoli (Milano 1995); Il territorio delle città (Milano 1995); Costruire e ricostruire (Roma 1999). È autore di: Il linguaggio dell’architettura rurale (Camerino 1996); Storie di ruderi dimenticati (Camerino 1996); Le murature tradizionali. Risanare e ricostruire nelle zone a rischio sismico (La Spezia 2004).
Giovanni Marucci
Nel 1996 ha ricevuto la Targa UID (Unione Italiana per il Disegno).
Nel 2000 ha fondato la rivista Architettura Città, di cui è tuttora direttore editoriale.

La tecnica esprime fisicamente il “progetto di vita” della società umana immersa nella sua contemporaneità. Per
maggiore concretezza basti pensare ai capisaldi dell’architettura corbusieriana conseguenti all’evoluzione costruttiva del
calcestruzzo armato, quali la struttura intelaiata in sostituzione del muro continuo o la finestra a nastro in sostituzione della finestra verticale, come risposta alle esigenze di maggiore libertà abitativa e dinamismo richieste dalla società industriale. Ma non sempre l’architettura è stata al passo con la tecnica, rigettandone spesso i caratteri innovativi in ragione di una difesa di valori formali consolidati nel passato o comunque mascherandola con apparati iconografici ad esso legati. Così è stato con le prime costruzioni in ghisa e in acciaio, con le prime carrozze a trazione
meccanica e, più tardi, con i primi oggetti di plastica.
Fra le conquiste tecnologiche del XIX secolo che hanno profondamente caratterizzato il “progetto di vita” nella città moderna e contemporanea hanno un ruolo di primo piano l’illuminazione elettrica, la ferrovia e l’ascensore. Si tratta di prodotti tecnologici che hanno dilatato tempo e spazio nella vita degli uomini: il tempo della luce e quindi della vita fino ad allora preclusa nelle ore notturne; lo spazio orizzontale superato dalla ferrovia e dalla metropolitana; lo spazio verticale superato dall’ascensore.
Dal primo ascensore prossimo alla concezione attuale, presentato da Otis alla esposizione di New York nel 1854, si verificò una costante evoluzione tecnologica le cui principali tappe riguardarono l’adozione di circuiti idraulici, la elettrificazione del sistema propulsivo e di controllo introdotto intorno al 1880, fino alla spettacolare applicazione nella costruzione della Tour Eiffel del 1889. Le principali innovazioni del secolo appena trascorso hanno poi riguardato in successione: l’abolizione del manovratore, le porte ad apertura automatica, i pannelli di comando, la sostituzione del sistema elettrico con quello elettronico, il sistema di decelerazione ed accelerazione di velocità, fino alle più recenti applicazioni degli ascensori su percorsi obliqui e ad assetto variabile.
Ad un tale progresso tecnico non sempre ha corrisposto una adeguata attenzione progettuale al valore architettonico di un volume in movimento così fortemente caratterizzante lo spazio costruito; viceversa, per lungo tempo l’ascensore è stato relegato alla sua nuda funzione, intercluso e occultato all’interno dei setti murari e degli interstizi di risulta degli edifici.
In tempi recenti, nel quadro di rinnovamento delle città legato ai mutevoli “progetti di vita” della società contemporanea,
si è consolidato un ruolo di primo piano dei sistemi di mobilità verticale e per il superamento dei dislivelli che l’architettura sta finalmente assimilando insieme all’evoluzione tecnica di materiali da costruzione come legno, vetro, acciaio, alluminio, leghe leggere ... per attribuire loro qualità espressive nella costruzione degli stessi sistemi, in grado di partecipare attivamente alla composizione della scena urbana.