Il
punto di vista di Giovanni Marucci Direttore del Seminario di Architettura
di Camerino
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Giovanni Marucci si è
laureato in Architettura a Roma con Ludovico Quaroni.
Vive e lavora a Camerino, dove alterna l’attività di
ricerca a quella professionale. Ha acquisito una notevole esperienza
a livello nazionale nel campo del restauro architettonico e urbano.
Presso l’ateneo camerte ha fondato e dirige il Seminario Internazionale
di Architettura e Cultura Urbana. Ha scritto numerosi saggi e curato
diversi volumi fra cui: I centri storici.
Esperienze di recupero e modelli di sviluppo (Camerino 1992); Il progetto
dell’esistente (Roma 1993); La città bella (Milano 1994);
I limiti della città. Il borgo e la metropoli (Milano 1995);
Il territorio delle città (Milano 1995); Costruire e ricostruire
(Roma 1999). È autore di: Il linguaggio dell’architettura
rurale (Camerino 1996); Storie di ruderi dimenticati (Camerino 1996);
Le murature tradizionali. Risanare e ricostruire nelle zone a rischio
sismico (La Spezia 2004). |
Giovanni Marucci |
Nel 1996 ha ricevuto la Targa UID (Unione
Italiana per il Disegno).
Nel 2000 ha fondato la rivista Architettura Città, di cui è
tuttora direttore editoriale. |
La tecnica esprime fisicamente il “progetto di vita”
della società umana immersa nella sua contemporaneità. Per
maggiore concretezza basti pensare ai capisaldi dell’architettura
corbusieriana conseguenti all’evoluzione costruttiva del
calcestruzzo armato, quali la struttura intelaiata in sostituzione del
muro continuo o la finestra a nastro in sostituzione della finestra verticale,
come risposta alle esigenze di maggiore libertà abitativa e dinamismo
richieste dalla società industriale. Ma non sempre l’architettura
è stata al passo con la tecnica, rigettandone spesso i caratteri
innovativi in ragione di una difesa di valori formali consolidati nel
passato o comunque mascherandola con apparati iconografici ad esso legati.
Così è stato con le prime costruzioni in ghisa e in acciaio,
con le prime carrozze a trazione
meccanica e, più tardi, con i primi oggetti di plastica.
Fra le conquiste tecnologiche del XIX secolo che hanno profondamente caratterizzato
il “progetto di vita” nella città moderna e contemporanea
hanno un ruolo di primo piano l’illuminazione elettrica, la ferrovia
e l’ascensore. Si tratta di prodotti tecnologici che hanno dilatato
tempo e spazio nella vita degli uomini: il tempo della luce e quindi della
vita fino ad allora preclusa nelle ore notturne; lo spazio orizzontale
superato dalla ferrovia e dalla metropolitana; lo spazio verticale superato
dall’ascensore.
Dal primo ascensore prossimo alla concezione attuale, presentato da Otis
alla esposizione di New York nel 1854, si verificò una costante
evoluzione tecnologica le cui principali tappe riguardarono l’adozione
di circuiti idraulici, la elettrificazione del sistema propulsivo e di
controllo introdotto intorno al 1880, fino alla spettacolare applicazione
nella costruzione della Tour Eiffel del 1889. Le principali innovazioni
del secolo appena trascorso hanno poi riguardato in successione: l’abolizione
del manovratore, le porte ad apertura automatica, i pannelli di comando,
la sostituzione del sistema elettrico con quello elettronico, il sistema
di decelerazione ed accelerazione di velocità, fino alle più
recenti applicazioni degli ascensori su percorsi obliqui e ad assetto
variabile.
Ad un tale progresso tecnico non sempre ha corrisposto una adeguata attenzione
progettuale al valore architettonico di un volume in movimento così
fortemente caratterizzante lo spazio costruito; viceversa, per lungo tempo
l’ascensore è stato relegato alla sua nuda funzione, intercluso
e occultato all’interno dei setti murari e degli interstizi di risulta
degli edifici.
In tempi recenti, nel quadro di rinnovamento delle città legato
ai mutevoli “progetti di vita” della società contemporanea,
si è consolidato un ruolo di primo piano dei sistemi di mobilità
verticale e per il superamento dei dislivelli che l’architettura
sta finalmente assimilando insieme all’evoluzione tecnica di materiali
da costruzione come legno, vetro, acciaio, alluminio, leghe leggere ...
per attribuire loro qualità espressive nella costruzione degli
stessi sistemi, in grado di partecipare attivamente alla composizione
della scena urbana.
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