Intervista all’Arch. Giuliano Azzinari.
di Fabio Bergallo
Nella progettazione di spazi interni, è possibile
a suo avviso rivisitare il concetto dei
percorsi verticali e orizzontali in senso urbanistico,
mutuando cioè da questa disciplina
gli strumenti delle strade e delle lottizzazioni
per arrivare a definire un piano
funzionale sul microcosmo architettonico?
Flussi, punti di partenza e di arrivo dei percorsi.
Funzioni e persone si relazionano ad
essi continuamente, interagiscono nel loro
essere legati ad una specifica attività
che viene svolta in maniera più o meno
corretta proprio in base alla pianificazione
che a monte viene euristicamente pensata
dal progettista.
In maniera assolutamente errata e superficiale,
il concetto del percorso, orizzontale
e verticale, viene spesso trascurato
nella pianificazione interna a fronte
di disordine e di mancata funzionalità
degli edifici. E questo ingenera pericolo,
pericolo in senso lato. Pericolo di una
mancata funzionalità. Pericolo di una regolazione
sbagliata della velocità e dell’incrocio
dei flussi. Cambiano solo parametri
come velocità e pericolosità connessa
ai flussi stessi. Ma il principio di
definizione rimane uguale. Ecco perché
mutuare concetti dell’urbanistica per
progettare la sfera architettonica renderebbe
più ordinata la natura del costruito,
in pianta come in sezione. Con questo
non voglio definire l’urbanistica come
deus ex machina di un assolutistico principio
ordinatore, ma viene a regolamentarsi
naturalmente da ragioni di natura
più pratica e imprescindibili, quali la pericolosità
dei flussi automobilistici e pedonali
da regolamentari. Ma può essere
altrettanto pericoloso un edificio in cui i
flussi non funzionano e pertanto vanno
ad inficiare la funzionalità generale dell’architettura
stessa.
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"Il concetto del
percorso, orizzontale
e verticale, viene
spesso trascurato nella
pianificazione interna
a fronte di disordine e
di mancata funzionalità
degli edifici."
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Giuliano Azzinari |
Curriculum
Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha seguito nel 2001 il Master Office facilities, presso l’Istituto Europeo di Design a Milano.
Esperto nella progettazione integrata degli spazi
lavoro. Capace di entrare in relazione con i propri
collaboratori per creare una visione condivisa e per
renderli partecipi dello scopo da raggiungere, si
avvale della sua abilità nel costituire con flessibilità il gruppo di lavoro in funzione delle caratteristiche e della complessità del progetto, potenziando le capacità dei singoli e dando spazio ad iniziative personali.
Fonda nel 1996 la Global Plannig Associates, nel
corso della sua attività ha rivolto la sua attenzione al mondo aziendale, alla pianificazione, progettazione e organizzazione degli ambienti di lavoro, facendo di questi aspetti l’elemento determinante per l’impostazione strategica dello studio.
Global Planning Associates opera dal 1996 nel settore della consulenza per la pianificazione strategica e la progettazione degli spazi lavorativi, rendendo l’interazione tra architettura e realtà
aziendale il cuore della propria idea imprenditoriale, orientata alla gestione dell’innovazione e del
cambiamento insieme ai propri clienti.
Nel corso degli anni lo Studio ha realizzato progetti
sempre più complessi, spaziando dalla ristrutturazione di sedi aziendali alla realizzazione di nuove spazi lavorativi per società in fase di crescente sviluppo, seguendo il cliente dalla fase iniziale
di analisi immobiliare alla gestione del move-in.
Dal 2001 la struttura interna di Global Planning Associates si avvale di nuovi professionisti, grazie ai
quali l’approccio alla progettazione si articola secondo competenze sempre più specifiche: architetti, ingegneri e consulenti formano un team multidiscilpinare, flessibile e completo in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi del cliente, orientandosi verso un’architettura che sia ricerca continua e individuazione di soluzioni innovative. Le opere architettoniche realizzate sono dirette alla valorizzazione del rapporto uomo- ambiente e all’arricchimento del territorio.
La filosofia che muove Global Planning Associates
deriva da un approccio strategico al raggiungimento degli obiettivi prefissati nel rispetto dei
tempi e dei costi preventivati, e la sfida in ogni
progetto è identificata nel “comunicare” l’immagine aziendale attraverso l’architettura e il design.
Nel 2002 viene pubblicato sulla rivista Office Layout, n.105, il primo servizio dedicato al gruppo
di progettazione gestito dall’Arch. Giuliano Azzinari, in particolare sul progetto di allestimento per
la sede di un importante gruppo bancario realizzato nel periodo 2000-2001. La pubblicazione evidenzia, sulla base della richiesta di riprogettazione di un ambiente flessibile e accogliente sia per
il cliente che per i dipendenti, la risposta progettuale di Global Planning in termini di flessibili
tà, attenzione alle persone, soluzioni tecnologiche
adottate, completezza del progetto, sottolineando l’introduzione di elementi architettonici che sono chiara espressione di una continuità con il passato e dell’entusiasmo per il futuro e la crescita
aziendale.
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I percorsi verticali sono a suo avviso potenziale
occasione di effettiva progettazione
architettonica?
Assolutamente. Esistono già tentativi nel
mondo, anche se a mio avviso rimane
tutt’ora una dimensione ancora inesplorata.
Scale mobili, tappeti mobili, ascensori:
la tecnologia ci mette a disposizione
un alto potenziale nella riconsiderazione
delle pendenze, dei materiale del design.
Deve raggiungere più che altro la dimensione
mentale del progettista e dell’utente
la convinzione che un ascensore,
emblema forse del percorso verticale,
non risulti un mero buco nell’edificio ma
assurga ad diventare una sorta di corridoio
emozionale, in grado di cambiare la
prospettiva, e quindi diventi parte attiva
dell’architettura.
Come si evolverà il panorama architettonico
delle architettura High Rise in futuro?
Sarà sempre più sotto il controllo progettuale
degli ingegneri o resterà anelito degli
architetti raggiungere le vette delle
metropoli?
Ritengo che le due discipline non possono
che continuare ad essere complementari,
ma occorre che si avvicinino
maggiormente per favorire il dialogo
progettuale. Del resto credo anche necessario
un approccio sempre più ingegneristico
per l’architettura High Rise che
da sempre è simbolo di potere, di personalità.
Viene spinta sempre più in alto
per impedire agli altri un’altezza superiore.
Notiamo infatti che quando si parla
di grattacieli si sente dire “il più alto”
e non “il più bello”, dimensione quantitativa
e non estetica, che richiama l’aspetto
ingegneristico.
Mi potrebbe disegnare a parole un ascensore.
Quali nuove funzioni, quale nuova
estetica per il percorso verticale?
Vedo l’ascensore come un percorso verticale
che sia in grado di garantire le stesse
possibilità del percorso orizzontale, quasi ad
aggiungerne metaforicamente il concetto
del “volo” e di “sottrarre quella del “cammino”.
Vedo la possibilità di osservare per
scelta quello che mi attornia e non essere
obbligato a guardare o non guardare chi mi
sta vicino... o le sue scarpe!
L’ascensore deve diventare un oggetto in
grado di identificare in ogni momento la
mia posizione e farmi capire dove mi trovo.
Non necessariamente con una banale
trasparenza ma magari con l’informatizzazione.
Per quel che concerne l’aspetto
formale punterei sulla pedana, senza
chiuderlo completamente, con la possibilità
di vedere il piano da cui sono partito
ed essere visto da loro.
Per quanto riguarda le nuove funzioni, rimane
pur sempre un momento di costrizione
che mi piacerebbe alleggerire con
esposizioni, soprattutto nel nuovo edificato,
che possono andare dalla comunicazione
dello spirito aziendale se parliamo
di luogo di lavoro o da iconografia che descriva
momenti di interesse generale della
storia o della cornaca.
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