Tratto da:
L'Ascensore N° 2/2006
percorso verticale e orizzontale
Best Man
Di Baio Editore

Intervista all’Arch. Giuliano Azzinari.

di Fabio Bergallo

Nella progettazione di spazi interni, è possibile a suo avviso rivisitare il concetto dei percorsi verticali e orizzontali in senso urbanistico, mutuando cioè da questa disciplina gli strumenti delle strade e delle lottizzazioni per arrivare a definire un piano funzionale sul microcosmo architettonico?
Flussi, punti di partenza e di arrivo dei percorsi. Funzioni e persone si relazionano ad essi continuamente, interagiscono nel loro essere legati ad una specifica attività che viene svolta in maniera più o meno corretta proprio in base alla pianificazione che a monte viene euristicamente pensata dal progettista. In maniera assolutamente errata e superficiale, il concetto del percorso, orizzontale e verticale, viene spesso trascurato nella pianificazione interna a fronte
di disordine e di mancata funzionalità degli edifici. E questo ingenera pericolo, pericolo in senso lato. Pericolo di una
mancata funzionalità. Pericolo di una regolazione sbagliata della velocità e dell’incrocio dei flussi. Cambiano solo parametri come velocità e pericolosità connessa ai flussi stessi. Ma il principio di definizione rimane uguale. Ecco perché
mutuare concetti dell’urbanistica per progettare la sfera architettonica renderebbe più ordinata la natura del costruito,
in pianta come in sezione. Con questo non voglio definire l’urbanistica come deus ex machina di un assolutistico principio
ordinatore, ma viene a regolamentarsi naturalmente da ragioni di natura più pratica e imprescindibili, quali la pericolosità dei flussi automobilistici e pedonali da regolamentari. Ma può essere altrettanto pericoloso un edificio in cui i
flussi non funzionano e pertanto vanno ad inficiare la funzionalità generale dell’architettura stessa.

"Il concetto del percorso, orizzontale
e verticale, viene spesso trascurato nella
pianificazione interna a fronte di disordine e di mancata funzionalità
degli edifici."

Giuliano Azzinari

Curriculum

Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha seguito nel 2001 il Master Office facilities, presso l’Istituto Europeo di Design a Milano. Esperto nella progettazione integrata degli spazi lavoro. Capace di entrare in relazione con i propri collaboratori per creare una visione condivisa e per renderli partecipi dello scopo da raggiungere, si
avvale della sua abilità nel costituire con flessibilità il gruppo di lavoro in funzione delle caratteristiche e della complessità del progetto, potenziando le capacità dei singoli e dando spazio ad iniziative personali. Fonda nel 1996 la Global Plannig Associates, nel corso della sua attività ha rivolto la sua attenzione al mondo aziendale, alla pianificazione, progettazione e organizzazione degli ambienti di lavoro, facendo di questi aspetti l’elemento determinante per l’impostazione strategica dello studio. Global Planning Associates opera dal 1996 nel settore della consulenza per la pianificazione strategica e la progettazione degli spazi lavorativi, rendendo l’interazione tra architettura e realtà aziendale il cuore della propria idea imprenditoriale, orientata alla gestione dell’innovazione e del
cambiamento insieme ai propri clienti. Nel corso degli anni lo Studio ha realizzato progetti sempre più complessi, spaziando dalla ristrutturazione di sedi aziendali alla realizzazione di nuove spazi lavorativi per società in fase di crescente sviluppo, seguendo il cliente dalla fase iniziale di analisi immobiliare alla gestione del move-in. Dal 2001 la struttura interna di Global Planning Associates si avvale di nuovi professionisti, grazie ai quali l’approccio alla progettazione si articola secondo competenze sempre più specifiche: architetti, ingegneri e consulenti formano un team multidiscilpinare, flessibile e completo in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi del cliente, orientandosi verso un’architettura che sia ricerca continua e individuazione di soluzioni innovative. Le opere architettoniche realizzate sono dirette alla valorizzazione del rapporto uomo- ambiente e all’arricchimento del territorio. La filosofia che muove Global Planning Associates deriva da un approccio strategico al raggiungimento degli obiettivi prefissati nel rispetto dei tempi e dei costi preventivati, e la sfida in ogni progetto è identificata nel “comunicare” l’immagine aziendale attraverso l’architettura e il design. Nel 2002 viene pubblicato sulla rivista Office Layout, n.105, il primo servizio dedicato al gruppo di progettazione gestito dall’Arch. Giuliano Azzinari, in particolare sul progetto di allestimento per la sede di un importante gruppo bancario realizzato nel periodo 2000-2001. La pubblicazione evidenzia, sulla base della richiesta di riprogettazione di un ambiente flessibile e accogliente sia per
il cliente che per i dipendenti, la risposta progettuale di Global Planning in termini di flessibili tà, attenzione alle persone, soluzioni tecnologiche adottate, completezza del progetto, sottolineando l’introduzione di elementi architettonici che sono chiara espressione di una continuità con il passato e dell’entusiasmo per il futuro e la crescita
aziendale.

I percorsi verticali sono a suo avviso potenziale occasione di effettiva progettazione architettonica?
Assolutamente. Esistono già tentativi nel mondo, anche se a mio avviso rimane tutt’ora una dimensione ancora inesplorata. Scale mobili, tappeti mobili, ascensori: la tecnologia ci mette a disposizione un alto potenziale nella riconsiderazione delle pendenze, dei materiale del design. Deve raggiungere più che altro la dimensione mentale del progettista e dell’utente la convinzione che un ascensore, emblema forse del percorso verticale, non risulti un mero buco nell’edificio ma assurga ad diventare una sorta di corridoio emozionale, in grado di cambiare la prospettiva, e quindi diventi parte attiva dell’architettura.

Come si evolverà il panorama architettonico delle architettura High Rise in futuro?
Sarà sempre più sotto il controllo progettuale degli ingegneri o resterà anelito degli architetti raggiungere le vette delle
metropoli? Ritengo che le due discipline non possono che continuare ad essere complementari, ma occorre che si avvicinino maggiormente per favorire il dialogo progettuale. Del resto credo anche necessario un approccio sempre più ingegneristico per l’architettura High Rise che da sempre è simbolo di potere, di personalità. Viene spinta sempre più in alto per impedire agli altri un’altezza superiore. Notiamo infatti che quando si parla di grattacieli si sente dire “il più alto”
e non “il più bello”, dimensione quantitativa e non estetica, che richiama l’aspetto ingegneristico.

Mi potrebbe disegnare a parole un ascensore. Quali nuove funzioni, quale nuova estetica per il percorso verticale?
Vedo l’ascensore come un percorso verticale che sia in grado di garantire le stesse possibilità del percorso orizzontale, quasi ad aggiungerne metaforicamente il concetto del “volo” e di “sottrarre quella del “cammino”. Vedo la possibilità di osservare per scelta quello che mi attornia e non essere obbligato a guardare o non guardare chi mi sta vicino... o le sue scarpe! L’ascensore deve diventare un oggetto in grado di identificare in ogni momento la mia posizione e farmi capire dove mi trovo. Non necessariamente con una banale trasparenza ma magari con l’informatizzazione. Per quel che concerne l’aspetto formale punterei sulla pedana, senza chiuderlo completamente, con la possibilità di vedere il piano da cui sono partito ed essere visto da loro. Per quanto riguarda le nuove funzioni, rimane pur sempre un momento di costrizione che mi piacerebbe alleggerire con esposizioni, soprattutto nel nuovo edificato, che possono andare dalla comunicazione dello spirito aziendale se parliamo di luogo di lavoro o da iconografia che descriva momenti di interesse generale della storia o della cornaca.