| Tratto da: L'ascensore n°4 percorso verticale e orizzontale |
Un ex cinema si trasforma in una raffinata discoteca-ristorante | ||||||||||||||
| Di Baio Editore | |||||||||||||||
OpenGallery Cafè a Milano. Progetto: Arch. Danilo Porzio Nulla ha perso del vecchio fascino
retrò e proibito. Appena si entra si
ha come l’impressione
di entrare in un elegante club parigino,
dai contorni un po’ massonici. Le atmosfere
sono eclettiche: a una prima
occhiata ci si aspetterebbe di vedere
delle seducenti ballerine del Moulin
Rouge con tanto di tuba frak che suonano
il jazz di New Orleans.
Il posto bisogna ammetterlo non passa
inosservato nè agli occhi nè al cuore.
Anche se forse non ospita più avventori
stravaganti come ci si aspetterebbe
da un cinema a luci rosse che si rispetti,
anche ora, edulcorato dalla sua vecchia
Il rinato edificio ospita infatti un bar ristorante che di giorno funziona anche da brunch, un elegantissimo spazio adibito a champagneria e ostricheria per raffinati aperitivi, una pista per ballare, un palco che accoglie i musicisti, e uno spazio privato con tanto di terrazza. La tecnologia costruttiva è all’avanguardia e lo si denota dalle capriate in legno lamellare lungo cui si svolgono le tubazioni a vista dell’areazione. Il privé si trova al livello superiore che si svolge attorno al perimetro dell’edificio aprendosi in un ampio vuoto sulla pista sottostante. A esso si accede tramite una scalinata o tramite un ascensore trasparente che collega i vari livelli del complesso.
Fascino retrò e atmosfere
d’altri tempi si respirano
all’OpenGallery di Milano.
La sera la colonna in cristallo,
illuminata dai faretti e dalle luci
stroboscopiche assume un fascino decisamente
suggestivo.
Il vano in cristallo dell’ascensore si
trova vicino a uno degli elementi più
suggestivi del locale, il bancone del bar, disegnato a foggia di una lisergica
imbarcazione.
In questo luogo, così come le diverse
atmosfere, anche i diversi percorsi si
incontrano e contribuiscono allo svolgersi
di questa nuova architettura. Al
centro del vuoto al secondo livello
parte una passerella in vetro strutturale,
una via di accesso alla cabina del
suono che domina tutta la sala.
Ad uno sguardo più attento risulta chiaro
che l’architetto ha improntato il suo
progetto sulla base della scelta più
opportuna dei percorsi verticali e orizzontali
in modo che l’utente possa
avere la massima percezione di quello
che vede… forse in ricordo del vecchio
spirito del luogo. |
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