L’ascensore domestico
diventa l’elemento catalizzatore
delle sfere architettoniche.
Installazione IGV
La villa è magnificente, i volumi si impongono
in maniera quasi neoclassica. La
planimetria dell’edificio restituisce subito
l’elegantissimo avvicendamento delle forme
che passano dalle curve morbide della facciata
principale, che accolgono l’utente in un
morbido abbraccio, alle scansioni rigide ed
eleganti delle geometrie prismatiche che
caratterizzano la
parte retrostante. Un enorme
specchio d’acqua alimenta la sensazione
di spettacolarità di quest’architettura.
Una architettura che mette in luce il fascino
tutto neoclassico dei volumi essenziali che
ricoprivano le architetture visionarie di Ledoux.
La parte funzionale si contende con la forma
il podio di questo tripudio di eleganza.
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Visione dei volumi curvi della facciata principale. |
I passaggi porticati che si affacciano sul giardino. |
Lo sviluppo avviene su quattro piani:
- Seminterrato, dotato di palestra, sauna,
sala musica e proiezioni, lavanderia stireria,
cantina vini e autorimessa.
- Piano terra, in cui troviamo soggiorno, pranzo,
cucina, bagno, appartamento custode.
- Piano primo, dove sono sistemate una
camera con annessi spogliatoi e bagni, 3
camere con servizi per ospiti, uno studio
aperto a balconata sul soggiorno sottostante.
- Terrazzo, che comprende giardino pensile
e solarium.
L’ascensore serve tutti i piani, situato in un
cilindro in cristallo attorno a cui si sviluppa
la scala elicoidale contenuta in
un ulteriore
cilindro coassiale al precedente che prospetta
sul giardino interno.
Il trasporto verticale statico e dinamico
in
quest’architettura si fondono, e volutamente
diventano elementi accentratori della simmetria
volumetrica dell’edificio.
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Prospetti |
L’ascensore attraversa la verticalità dell’architettura. |
Le superfici vetrate dell’ascensore e la
scala poco invasiva riflettono l’idea con cui
il progettista ha voluto caratterizzare gli
interni di questa abitazione.
Gli spazi sono tamponati da enormi superfici
vetrate che si lasciano attraversare
dalla luce, creando con la complicità delle
pareti bianche e di un minimalismo di
fondo uno spazio diafano, quasi impalpabile.
Dal punto di vista morfologico, l’impianto è così costituito: l’edificio si affaccia sulla
strada con un ingresso a portico inserito
tra due volumi curvilinei in mattoni a vista
scanditi dalle aperture degli ambienti
destinati alle funzioni di servizio, mentre
verso l’interno fanno si che tutti i locali
principali (soggiorno, pranzo, cucina e
camere) siano comunicanti con il giardino
attraverso due porticati, il primo del soggiorno
caratterizzato da un ordine gigante
e il secondo su due livelli con finiture delle
murature in stucco bianco.
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Scheda Tecnica
Portata: 250 kg - 3 persone
Velocità: 0.15 m/s
Funziona con corrente monofase 230V
Le porte e pareti della cabina sono in acciaio lucido a specchio
Riferimenti
Progetto: 1998
Data ultimazione lavori: 2002
Progetto architettonico: arch. Alberto Salvati,
arch. Ambrogio Tresoldi
Progetto arredamento interno e verde: Studio Salvati architetti associati
Foto: Salvati e Salvati
Nell'immagine accanto: Nelle piante viene evidenziato
il corpo del trasporto verticale.
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La diafana eleganza degli interni. |
In primo piano l’ascensore e il corpo scale
che vi si avvolge. |
Una grande piscina rettangolare è posizionata
al centro del giardino visibile dal soggiorno
e dal soggiorno camino.
Siepi e alberi definiscono uno spazio
interno ampio, articolato e protetto dalla
vista e dai rumori della strada e delle proprietà
confinanti.
Le pavimentazioni esterne sono tutte in
pietra di Bedonia grigia mentre gli interni
sono in legno di wengè, così come molte
delle attrezzature interne.
Le porte, gli armadi, la cucina sono laccate
lucido metallizzato argento.
Le sculture interne sono state realizzate
da Spaggiari.
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