| Tratto da: L'ascensore n°2 percorso verticale e orizzontale |
Un colore per piano | |||
| Di Baio Editore | ||||
L'estetica del trasporto verticale diviene impronta progettuale Foto di:Giampaolo Rebora
Si voleva dar modo all’estetica
di rendersi utile all’utente. Per questo
si è pensato di assegnare ad ogni
piano un colore differente, con il quale
l’utente potesse distinguere i vari reparti
del megastore.
In questo modo la colonna del trasporto
verticale viene messa in evidenza,
soprattutto di notte quando la facciata
viene illuminata e da risalto ai colori
posti dietro la cortina di vetro che
segnano i vari piani. Il concetto è quello
già inventato da architetti come
Norman Foster. Di giorno una superficie
vetrata che riflette il profilo degli edifici
circostanti e le nubi che corrono nello
spazio aereo, di notte la trasparenza
che mostra ciò che l’architetto vuol far
vedere. In questo caso si è messo in
evidenza con grande maestria quello
che molti, a torto, avrebbero cercato di
nascondere. E lo si è messo in evidenza
reinventando un parametro progettuale.È grosso modo il concetto che
sta alla base dell’assegnazione di aree
colorate nei parcheggi multipiano.È un concetto dalle potenzialità effettivamente
infinite. Si pensi alle discoteche
a più piani, alle residenze per studenti,
agli hotels. Un nuovo modo di
concepire la progettualità del trasporto
verticale, un modo per mettere in
evidenza, in tutta la sua dignità e bellezza
uno degli strumenti più utili al
genere umano.
Un nuovo modo per far partecipare l’ascensore
all’architettura e farlo uscire
dal vano buio e chiuso al quale, per
anni generazioni di progettisti lo hanno costretto. |
||||