L’ascensore viene individuato
quale icona del XIX secolo,
un esempio tangibile
del progresso tecnologico,
un frutto dell’industrializzazione
e dell’urbanizzazione.
Nel 2001, con il titolo “ L’ascensore,
Riflessioni su una macchina attraverso
i piani dell’esistenza”, l’azienda
Codebò ha pubblicato un interessante
volume dedicato a questo particolare
mezzo di trasporto. Un marchingegno
troppo banalizzato e trascurato, che abita
i nostri spazi comuni, un “ nonluogoprovvisorio”,
ma spesso protagonista di coinvolgenti
e intriganti vicende artistiche,
letterarie e cinematografiche.
Codebò, azienda leader nel settore
ascensoristico in Piemonte, ha inteso
dedicare il saggio scritto da Gianluca
Trivero non ad un pubblico di tecnici e
specialisti, bensì a tutti coloro che nutrono
curiosità e interesse per questo
mondo “verticale”, un universo interpretabile
anche alla luce di codici semantici,
simbolici e di costume.
Trivero si sa muovere con intuito e fantasia
nel suggestivo ruolo del lettore di
oggetti. E nell’ascensore l’autore individua
sin dall’inizio un’icona del XIX secolo,
un esempio tangibile del progresso
tecnologico; un frutto dell’industrializzazione
e dell’urbanizzazione. Elemento e
simbolo fondamentale di un’architettura
urbana moderna e contemporanea, irresistibilmente
attratta verso l’alto.
In virtù di un approccio originale e creativo,
Trivero coglie attraverso la storia, il
cinema, la letteratura e il costume, le
implicazioni sociali, culturali e spettacolari
di questo piccolo spazio della nostra
quotidianità. Non più l’ascensore vissuto
esclusivamente come utile, ma anonimo
strumento per i nostri spostamenti minimi.
Ma la macchina del salire e dello
scendere, osservata con uno sguardo più
attento e più “eccentrico”. Un artificio
indispensabile per curiosare dietro le
quinte di un palcoscenico, sul quale di
volta in volta sono rappresentati
momenti, situazioni e storie di diversa e
singolare natura, unificate dal comune
denominatore dei sentimenti e delle
emozioni come l’imbarazzo, la seduzione,
la paura, la fantasia.
Il libro è di gradevole e accattivante lettura
e arricchisce la macchina di vissuti densi di significato. Non si limita ad un
elenco di singole esperienze individuali,
ma ci propone un viaggio singolare, un
percorso al termine del quale l’ascensore
si arricchisce in un’interpretazione che ha
i canoni propri dell’esperienza artistica.
Su queste basi la Codebò di Torino si
segnala come un’azienda titolare di una
sorprendente capacità di intercettare e
valorizzare con particolare sensibilità, le
implicazioni e i risvolti meno ovvii e più
affascinanti, inscindibilmente connessi
alla propria quotidiana attività.
|