Giò Ponti, Luigi Figini, Gino Pollini e il progetto INA CASA
Particolarmente interessanti per la
loro funzione di canale ovest di
accesso al cuore della città di Milano,
via Dessier, via Harar e via San Giusto
sono dominate dall’imponente profilo
dello stadio di San Siro. Lungo queste vie
si estende il grande complesso per abitazioni
progettato nel 1951-1955 da Luigi
Figini, Gino Pollini e Giò Ponti su commissione
dell'INA CASA in collaborazione
con Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli.
La progettazione del grande complesso
prevedeva quattro differenti tipologie
abitative:
1. Tipo A - casa isolata a due piani con
due alloggi per piano.
2. Tipo B - casa a schiera a due piani.
3. Tipo C - casa isolata a quattro piani con
tre alloggi per piano.
4. Tipo D - casa continua a tre piani con
due alloggi per piano.
Il quartiere di via Dessier comprende lunghi
edifici a stecca con portici passanti e
case uni o bifamiliari collegati da spazi a
verde e strutture di servizio.
Particolarmente interessanti le tipologie
degli appartamenti negli edifici a stecca,
disposti su due piani e affacciati su
ballatoi. La tipologia distributiva è quella
tanto cara agli architetti razionalisti, il
duplex, ovvero un’abitazione su due piani
studiata per insediamenti a forte densità
sviluppati in altezza.
La distribuzione avviene su ballatoi disposti
a piani alterni e su di essi si aprono
solo gli ingressi in modo da evitare gli
inconvenienti delle finestre aperte al passaggio
comune.
Al piano superiore godono di una doppia
orientazione e di aerazione diretta.
Uno dei vantaggi principali degli appartamenti
duplex è che affacciandosi su ampi
terrazzi, o patii o piccoli giardini assumono
le caratteristiche di unità residenziali
autonome. aventi in comune con l'edificio
solo la scala principale. L’immeuble- Villa
di Le Corbusier - conteneva questo tipo di
unità impilate fino a formare sei doppi
piani, e comprendevano terrazze-giardino,
una per ogni duplex, offrendo in questo
modo un risultato tra i pochi accettabili
in insediamenti ad alta densità.
Gli ascensori, installati nel complesso
INA CASA in un secondo momento,
sono stati posizionati esternamente al
fabbricato.
Nelle foto: Il piano di arrivo dell’ascensore nella
tipologia duplex è, come il ballatoio,
a piani alterni alleggerendone in tal
modo l’impatto.
Il cristallo del tamponamento, sul quale
si riflette la vegetazione, alleggerisce la
pesantezza dell'edificato.
È estremamente interessante vedere come gli ascensori che
servono i duplex abbiano la fermata ai
ballatoi quindi a piani alterni.
Esteticamente le colonne di cristallo che
li contengono non disturbano la facciata
come si potrebbe pensare, ma al contrario
sia negli alloggi duplex che in quelli
normali, ne interrompono la monotonia
e ne determinano una scansione ritmica
che conferisce dinamicità alle stecche.
Ancora una volta il trasporto verticale
viene in aiuto all’architettura sia sul
piano dell’ utilitas che della venustas
vitruviana.
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Il progetto INA CASA ebbe inizio il 24 febbraio del 1949 quando il Parlamento Italiano approvò un progetto di legge, proposto dall’allora Ministro del Lavoro, Amintore Fanfani, con l'intento di incrementare l'occupazione operaia: una delle più consistenti e diffuse esperienze italiane di realizzazione di edilizia sociale. Le case costruite - alloggi sani e moderni, posti entro nuovi quartieri e nuclei urbani - diedero a migliaia di famiglie la possibilità di migliorare le proprie condizioni abitative. A urbanisti e architetti i nuovi insediamenti apparvero finalmente come una grande opportunità per dare forma alla ricostruzione delle città italiane. |
| L'INA CASA nacque dall'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, e la copertura finanziaria dei piani fu fornita dallo Stato, dai datori di lavoro e dai dipendenti attraverso una trattenuta del salario, una specie di fondo sociale solidale con i disoccupati. Furono costituiti due comitati: il Comitato di Attuazione (alla cui presidenza fu chiamato Filiberto Guala), organo che emanava le norme e i contributi finanziari; il Comitato di Gestione che si occupava dei piani dal punto di vista architettonico, controllava gli enti periferici e conferiva gli incarichi (alla cui presidenza fu nominato Arnaldo Foschini); a questi incarichi parteciparono rappresentanti del mondo del lavoro, sia i datori che i lavoratori, oltre a rappresentanti del governo (Ministeri del Tesoro, del Lavoro e dei Lavori Pubblici). Furono indetti dei concorsi per reperire gli architetti e si vennero così a formare gli elenchi dei progettisti, in gran parte giovani e alle prime esperienze, che da subito poterono confrontarsi con la progettazione dell'alloggio-tipo. |
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