Elementi costituenti
– Una centralina oleodinamica composta
da un motore asincrono trifase, una
pompa ad ingranaggi ad alta portata di
fluido, da un gruppo di valvole idrauliche
comandate da elettromagneti.
– Un cilindro ove scorre il pistone, o più
propriamente lo stelo, che sostiene la
cabina.
– Tubazioni dell’olio.
– Un serbatoio dell’olio di dimensioni
sufficienti a contenere, a pistone abbassato,
l’olio destinato ad essere pompato
nel cilindro per sollevare il pistone.
Gli impianti oleodinamici differiscono da quelli a fune per l’assenza del contrappeso, per la diversità di alcuni comandi elettrici e di controllo quali i limitatori di velocità, l’azionamento e la frenatura; il motore, da ultimo, ha una potenza minima nell’ordine dei 12 kW che richiede così dispositivi e linee di comando più potenti. In effetti per esempio la mancanza del contrappeso può considerarsi un vantaggio dal momento che le dimensioni del vano corsa sono minori. Anche altri fattori hanno poi concorso alla recente diffusione degli elevatori oleodinamici. Uno di questi è la possibilità di
realizzare il locale centralina, che è più piccolo del locale argano tradizionale, in qualsiasi luogo dell’edificio, anche ad una certa distanza dal vano corsa della cabina. Pertanto, quando per ragioni di estetica, tecniche o per mancanza
di permessi comunali, non si possa costruire né il locale argano né il locale rinvii sopra il vano corsa, la scelta di un impianto oleodinamico è obbligata. Altre ragioni risiedono poi nel fatto che la testata del vano corsa può essere più bassa e la profondità della fossa minore, che le strutture dell’edificio non devono sopportare il peso dell’installazione perché questo è trasmesso direttamente al suolo dal cilindro, che è possibile ottenere il livellamento della
cabina ai piani con tolleranza dell’ordine dei 5 mm e le partenze e gli arrivi sono molto graduali.
Infine si può senz’altro affermare che richiedano minor manutenzione e siano soggetti ad un logoramento minimo. |
Principio di funzionamento
Se si aziona la pompa, l’olio è pompato
nel cilindro e solleva lo stelo, quindi la
cabina sale.
Se, a pompa inattiva, si fa defluire l’olio
attraverso la valvola di discesa, il pistone
e la cabina scendono.
Tali impianti possono essere
– A spinta diretta nel caso di grosse
portate e corsa breve (tipico dei montacarichi).
Il cilindro di sollevamento è
installato direttamente sotto la cabina ed è alloggiato in un pozzo praticato nel
suolo, sotto il livello della fossa e profondo
all’incirca come la corsa della cabina.
In generale data la difficoltà di realizzare
un pozzo profondo, la corsa massima
ottenibile è di pochi metri e generalmente
pari a 2 o 3 piani.
– A taglia rovescia con fune. Il cilindro
di sollevamento è posto all’interno
del vano corsa, a fianco della cabina
o sul retro della stessa e termina
alla sua estremità superiore con una
puleggia folle. La cabina è sorretta da
funi in acciaio le quali sono fissate da
un lato all’arcata della cabina, passano
sulla puleggia folle che costituisce
la taglia rovescia, e sono fissate all’altro
capo al vano di corsa, ad un’altezza
compresa fra la base e l’estremità
del cilindro. In questo modo, ad ogni
corsa del pistone corrisponde una corsa
doppia della cabina e quindi il vano
corsa può contenere l’insieme cilindropistone
nella posizione di massima
estensione.
Con questo tipo di installazioni si possono
raggiungere corse notevoli, di norma fino
a 8, 9 piani, con velocità che normalmente
arrivano a circa 0.6 metri al secondo.
Bibliografia: “Ascensore e apparecchi elevatori: scelta, installazione, manutenzione, utilizzo. Ascensori
idraulici, ascensori elettrici, montacarichi, piattaforme elevatrici, ascensori nuovi in edifici preesistenti”.
Enzo Fornasari, Giuseppe Iotti. Maggioli. Rimini 2000.
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