Tratto da:
L'ascensore n°2
percorso verticale e orizzontale
Ascensore Oleodinamico
Di Baio Editore

Elementi costituenti

– Una centralina oleodinamica composta da un motore asincrono trifase, una pompa ad ingranaggi ad alta portata di
fluido, da un gruppo di valvole idrauliche comandate da elettromagneti.
– Un cilindro ove scorre il pistone, o più propriamente lo stelo, che sostiene la cabina.
Tubazioni dell’olio.
– Un serbatoio dell’olio di dimensioni sufficienti a contenere, a pistone abbassato, l’olio destinato ad essere pompato
nel cilindro per sollevare il pistone.

Gli impianti oleodinamici differiscono da quelli a fune per l’assenza del contrappeso, per la diversità di alcuni comandi elettrici e di controllo quali i limitatori di velocità, l’azionamento e la frenatura; il motore, da ultimo, ha una potenza minima nell’ordine dei 12 kW che richiede così dispositivi e linee di comando più potenti. In effetti per esempio la mancanza del contrappeso può considerarsi un vantaggio dal momento che le dimensioni del vano corsa sono minori. Anche altri fattori hanno poi concorso alla recente diffusione degli elevatori oleodinamici. Uno di questi è la possibilità di realizzare il locale centralina, che è più piccolo del locale argano tradizionale, in qualsiasi luogo dell’edificio, anche ad una certa distanza dal vano corsa della cabina. Pertanto, quando per ragioni di estetica, tecniche o per mancanza
di permessi comunali, non si possa costruire né il locale argano né il locale rinvii sopra il vano corsa, la scelta di un impianto oleodinamico è obbligata. Altre ragioni risiedono poi nel fatto che la testata del vano corsa può essere più bassa e la profondità della fossa minore, che le strutture dell’edificio non devono sopportare il peso dell’installazione perché questo è trasmesso direttamente al suolo dal cilindro, che è possibile ottenere il livellamento della cabina ai piani con tolleranza dell’ordine dei 5 mm e le partenze e gli arrivi sono molto graduali. Infine si può senz’altro affermare che richiedano minor manutenzione e siano soggetti ad un logoramento minimo.

Principio di funzionamento

Se si aziona la pompa, l’olio è pompato nel cilindro e solleva lo stelo, quindi la cabina sale. Se, a pompa inattiva, si fa defluire l’olio attraverso la valvola di discesa, il pistone e la cabina scendono.

Tali impianti possono essere

A spinta diretta nel caso di grosse portate e corsa breve (tipico dei montacarichi). Il cilindro di sollevamento è
installato direttamente sotto la cabina ed è alloggiato in un pozzo praticato nel suolo, sotto il livello della fossa e profondo all’incirca come la corsa della cabina. In generale data la difficoltà di realizzare un pozzo profondo, la corsa massima ottenibile è di pochi metri e generalmente pari a 2 o 3 piani.
A taglia rovescia con fune. Il cilindro di sollevamento è posto all’interno del vano corsa, a fianco della cabina o sul retro della stessa e termina alla sua estremità superiore con una puleggia folle. La cabina è sorretta da funi in acciaio le quali sono fissate da un lato all’arcata della cabina, passano sulla puleggia folle che costituisce la taglia rovescia, e sono fissate all’altro capo al vano di corsa, ad un’altezza compresa fra la base e l’estremità del cilindro. In questo modo, ad ogni corsa del pistone corrisponde una corsa doppia della cabina e quindi il vano corsa può contenere l’insieme cilindropistone nella posizione di massima estensione. Con questo tipo di installazioni si possono raggiungere corse notevoli, di norma fino a 8, 9 piani, con velocità che normalmente arrivano a circa 0.6 metri al secondo.

Bibliografia: “Ascensore e apparecchi elevatori: scelta, installazione, manutenzione, utilizzo. Ascensori idraulici, ascensori elettrici, montacarichi, piattaforme elevatrici, ascensori nuovi in edifici preesistenti”. Enzo Fornasari, Giuseppe Iotti. Maggioli. Rimini 2000.