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indiscussa complessità biologica e culturale del nostro territorio
coesistono molteplici elementi, il cui continuo e veloce interagire crea
situazioni sempre nuove e non precisamente definibili. La dualità
ed originaria contrapposizione dei due termini città e paesaggio
si risolve oggi in una slabbrata complessità: spazi abbandonati
lacerano il tessuto urbano mentre l’edificato invade sempre più
l’ambiente naturale. Non esiste più una dicotomia netta tra
costruito e non
costruito, tra pieno e vuoto, quanto piuttosto un’interazione di
questi due termini che, nel loro mescolarsi, generano quella massa fluida
che è il nostro habitat; è allora che gli spazi aperti acquistano
un valore aggiuntivo, poiché è qui più che altrove
che sussiste la possibilità che possa prendere avvio un processo
di sviluppo. In questa confluenza
tra sistema naturale ed urbanizzato non è più necessariamente
il costruito a definire le strutture in cui viviamo, ma queste sono piuttosto
un insieme di componenti sociali, economiche ed ecologiche che interagiscono
tra loro.
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Parcopolo - studio.eu con Stefan Tischer
Prospettiva del parco - vista del parco |
Parcopolo - studio.eu con Stefan Tischer
- Planimetria
Il corridoio verde previsto dall’amministrazione cittadina
si amplia e si dilata per divenire la spina dorsale del nuovo Polo
Universitario-Giudiziario |
Se la situazione con la quale il progettista
oggi è costretto a confrontarsi è di per sé mutevole,
i mezzi con i quali egli opera devono permettergli di dare risposte ad
esigenze, necessità e desideri altrettanto variabili. Il progetto
deve dunque fare i conti con tutta una serie di considerazioni non direttamente
legate a questioni architettonicourbanistiche, ma di estremo significato
per la sua stessa riuscita.
Esso deve essere lo strumento per stare al passo con il ritmo delle trasformazioni,
essere in grado di interpretare umori, intenzioni ed esigenze, di indirizzare
e governare quelle energie da cui prendono avvio i processi di trasformazione.
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FlowerPower - studio.eu
Prospettiva. L’immagine del parco non è mai uguale
a se stessa ma sempre in evoluzione nel tempo, poiché l’uso
degli elementi che lo costituiscono determinano un continuo mutare
della sua configurazione e dei suoi spazi |
Nel passaggio da un processo ad un progetto
di trasformazione il paesaggio, in quanto ecologico, sostenibile e a basso
impatto economico, gioca oggi un ruolo fondamentale. Manifestazioni, progetti
e investimenti legati al paesaggio sono diventati ormai prassi per il
potenziamento, il recupero e la riconversione di aree marginali o dismesse.
Un progetto paesaggistico infatti è dinamico, cresce, si modifica
e si rinnova di stagione in stagione e nel corso degli anni.
Come la natura cresce e muore per rigenerarsi, dobbiamo accettare che
anche paesi e città invecchiano e si modificano per acquistare
nuovi ruoli e funzioni.
Se le nostre città sono anche i nostri paesaggi, allora è
necessario definire una nuova metodologia per affrontare il progetto urbano
contemporaneo; il progetto della trasformazione è quell’intervento
dinamico sul territorio in grado di confrontarsi con la natura degli elementi
dati e tener conto della loro complessità per avviare un’operazione
di comprensione delle sue stratificazioni ambientali come anche culturali.
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Flower Power - studio.eu
Schema A - concetto |
Flower Power - studio.eu
Schema B - gli elementi compositivi del parco |
1. Il progetto per gli spazi esterni del nuovo
Polo Universitario-Giudiziario di Pescara è emblematico di una
strategia progettuale basata sulla complessa interrelazione tra questioni
di natura fisica e altre di carattere economico-sociale. È a partire
da un’attenta analisi delle problematiche ambientali dell’area,
così come delle esigenze dei diversi utenti interessati dal progetto,
che ha preso forma l’idea di un parco come cuore del nuovo Polo,
uno spazio pubblico che sia in sintonia con l’ambiente, dunque ecologico,
socialmente sostenibile ed economico, e ne esprima la giovane identità.
Il progetto individua una serie di linee guida per la progettazione degli
spazi aperti pubblici e privati, lasciando aperta la possibilità
di realizzare soluzioni diversificate in grado di assecondare i numerosi
utenti. Guardando al paesaggio nella sua complessità viene così
superata la tradizionale conflittualità tra costruito e spazi liberi,
per puntare alla qualità complessiva dello spazio urbano.
2. Il progetto Flower Power elaborato per
il Padiglione Italiano alla X Biennale di Architettura di Venezia non
è solo una proposta per un parco dell’energia ma una sfida,
dove si è fatto ricorso alle tecnologie più innovative perché
questo potesse essere non solo un luogo di produzione energetica ecologicamente
ed economicamente sostenibile, ma anche un parco nel vero senso della
parola. Si è pertanto optato per l’utilizzo di fonti energetiche
rinnovabili di origine biologica e dunque compatibili con l’esser
parte di un sistema urbano.
Sono gli elementi stessi del parco - alberature, colture - a provvedere
al continuo rifornimento della materia prima necessaria alla produzione
di energia. Il parco brucia e consuma se stesso, in un continuo processo
di rinnovamento delle sue componenti, per illuminare, riscaldare e tenere
in moto la città, garantendo al tempo stesso biodiversità
e molteplicità nella fruizione.
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Villa Emo - Architettura: Alberto Torsello
- Architettura del paesaggio: studio.eu
Veduta del parco: flussi dei fruitori che attraversano il parco
definiscono i percorsi, realizzati nel rispetto delle alberature
esistenti |
Villa Emo - Architettura: Alberto Torsello
- Architettura del paesaggio: studio.eu
Veduta del parcheggio: i parcheggi sono stati realizzati come intarsi
tra i campi agricoli per mantenere il rapporto di assoluta continuità
col paesaggio circostante |
3. Il progetto per il riuso degli spazi esterni
del complesso palladiano di Villa Emo infine nasce dalla comprensione
del rapporto originario che lega la villa con il paesaggio circostante,
dove questa, elemento ordinatore, determina la successione degli spazi
esterni e ne definisce a scala territoriale gli assi prospettici.
Riconoscere la complessità del sistema architettura-paesaggio è
il primo passo per determinare direttive di sviluppo che siano valide
per tutto il territorio circostante, facendo sì che le esigenze
più contemporanee possano essere soddisfatte senza risultare intrusive:
le necessarie aree di parcheggio si incuneano come intarsi tra i campi
agricoli fruendo dei dislivelli naturali del terreno, mentre gli spazi
pubblici destinati alla sosta e all’incontro costituiscono anche
lo spazio di raccordo tra il complesso architettonico e la cittadina,
in un rapporto di assoluta continuità col paesaggio circostante.
Il progetto del paesaggio, di natura dinamica e flessibile, sostiene dunque
il necessario processo di adeguamento del bene alle esigenze del nostro
tempo pure nel pieno rispetto del patrimonio storico.
I tre progetti, pure se diversi per contesto,
scala ed entità condividono una metodologia di approccio in cui
il paesaggio svolge un ruolo centrale.
Il paesaggio è risorsa, ovvero in grado di sostenere trasformazioni
di grande significato senza necessità di avviare investimenti eccezionali,
di contribuire al mantenimento degli equilibri ecologici dando forma al
progetto a partire dalla natura stessa dei luoghi sostenendone fattibilità
fisica, sociale ed economica. Progettare con il paesaggio significa prendere
atto della complessità dei nostri sistemi urbani per convogliare
energie e tendenze a definire strategie di intervento adeguate e dare
un contributo positivo alla qualità dello spazio nel suo insieme.
M.I.N. studio.eu, Berlino
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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