| Premessa
Il Concorso Europeo ‘Piazze Botaniche’ di Catania poneva la
difficile scommessa del dialogo fra cinque brani di città dissolti
nella compagine metropolitana.
In un luogo in cui la natura è già molto forte, fosse solo
per la presenza dominante dell’Etna, il Bando di concorso invocava
esplicitamente l’utilizzo di ‘essenze tropicali, subtropicali
e fortemente decorative’ allo scopo di ‘aumentare considerevolmente
la componente naturale in città’.
Nell’elaborazione progettuale , tuttavia, più della suddetta
metafora agreste è risultata determinante l’analisi dei luoghi;
la lettura delle tracce: sin dal primo sopralluogo ogni sito ha mostrato
la sua vocazione.
Senza forzature, quasi naturalmente, le cinque aree si sono ‘allineate’
nello spazio, lasciando emergere interessanti interrelazioni urbane.
Sul tavolo da disegno, in sintesi, la richiesta ‘componente naturale’
si è tradotta nel desiderio di trascrivere dentro il corpo urbano
altri aspetti della naturalità; già presenti, strutturanti
e connaturanti l’area culturale di intervento. All’interno
di un approccio integrato, e di una interdisciplinarietà1 che ha
coinvolto anche il mondo dell’arte, abbiamo
proposto di intervenire con una diversa concettualizzazione della Natura;
trascrivendo e rappresentando spazialmente le sue componenti più
arcaiche e simboliche (aria, acqua, terra, fuoco/luce; tempo), e dedicando
in particolare ogni sito ad una di esse.
|
|
Sostenibile leggerezza - Piazza S. Leone.
In primo piano un dettaglio del ‘Parco del Vento e degli Aquiloni’
e del sistema di mongolfiere integrato con le esigenze
pubblicitarie del centro commerciale |
Attraversamenti d’acqua - Piazza
Michelangelo |
Sostenibile leggerezza - Piazza S.
Leone
La frammentazione dell’impianto urbano offre a sud-ovest una improvvisa
vista aerea di Catania.
Questo inatteso balcone sulla città ci ha fornito la chiave interpretativa
del luogo, facendoci cogliere il valore simbolico di uno degli elementi
archetipici con cui la cultura occidentale ha da sempre concettualizzato
la Natura: l’Aria.
L’intervento si articola in due parti:
la Piazza vera e propria: dove il tema dell’aereo, del vuoto e
del paesaggio, ridefinisce lo spazio urbano risolvendone i problemi legati
alla fruizione (attraverso pedane ‘galleggianti’, rarefazioni
materiche, trasparenze, pensiline/ombrai, etc);
l’ipotesi di un parco tematico dedicato all’Aria, con cui
si estende l’intervento agli spazi aerei, al soprastante cielo;
secondo l’ipotesi di riorganizzare il vuoto antistante e inedificato
del futuro centro sociale, che viene ricollocato, ipotizzando un vero
e proprio ‘Parco del Vento e degli Aquiloni’ integrato alle
esigenze commerciali e pubblicitarie del prossimo centro commerciale.
|
|
Terra - Piazza Montessori, progetto
vincitore |
Terra - Piazza Montessori, progetto
vincitore, Flessibilità e permeabilità dello spazio
pubblico in rapporto ai ruderi dell’acquedotto
romano e alla colata lavica |
|
Terra - Piazza
Montessori, progetto vincitore, Rapporto fra i ruderi dell’acquedotto
romano,
il nuovo limite della scuola ‘M.G. Deledda’ e lo spazio
urbano |
Attraversamenti d’acqua - Piazza
Michelangelo
La spazialità misurata, regolare e ‘orizzontale’ della
Piazza è ulteriormente confermata dalla incombente e severa volumetria
dell’edilizia circostante.
In prossimità del futuro parcheggio scambiatore, il progetto colloca
un elemento ‘muro’ da cui nasce un percorso d’acqua
che, riaffiorando carsicamente e attraversando il varco dell’edificio
porticato, invade la piazza. Il sistema ritmico e segmentato di questi
piani d’acqua si dispone nel suolo come un ‘codice a barre’,
infittendosi e diradandosi opportunamente: i riflessi prodotti dagli specchi
d’acqua si pongono in relazione diretta con i rigidi partiti costruttivi,
procurando una serie di mirate ‘distorsioni’ dello spazio.
Come su una scacchiera gli altri elementi di progetto, veri e propri frammenti
evocativi, cercano di definire ambiti spaziali precisi: una grande e leggera
vela, piani inclinati di terra stabilizzata e nuove alberature, prismi
luminosi/vetrine e piani d’acqua si fanno interpreti di una strategia
di riqualificazione dei valori urbani regalando ombre, frescura, misura
dall’introspezione e luoghi di sosta.
Terra - Piazza Montessori
La strategia di progetto mette in primo piano l’importante affioramento
lavico, presente fra Via Citelli e Piazza Fusinato, e la necessità
della restituzione alla città degli importanti resti dell’acquedotto
romano, come elementi cardine della riunificazione spaziale e funzionale
di Piazza Montessori.
Terra è il motto del progetto, ad indicare il nostro interesse
per una componente naturale spesso dimenticata come il suolo/sottosuolo.
Parallelamente alla risposta planare e ‘orizzontale’ del nuovo
disegno urbano viene infatti individuato un itinerario ‘verticale’
e di sezione, realizzato con opere ipogee che propongono una immersione
nello spessore della terra. Questo percorso/incisione attraversa gli strati
rocciosi del sottosuolo e ricava un parcheggio e delle attività
commerciali
nelle cavità laviche appositamente ‘scolpite’ e completate
da installazioni artistiche.
La spazialità ricercata lavora sull’immagine del ‘ribollio
lavico’ e della fluidità degli interstizi della roccia, proponendo
un dialogo forte con la natura tellurica di Catania.
Lavico-Topografico-Luminoso - Piazza S. Maria del Gesù
L’ipotesi prospettata tenta di ricomporre la disgregazione dei vari
luoghi d’intervento: l’area antistante l’Ospedale, con
i magnifici ficus esistenti; quella prospiciente l’edificio del
Bowling, e lo slargo antistante la Chiesa di S. Maria del Gesù.
Fra le opposte emergenze della suddetta chiesa e del rigoglioso polmone
verde (fra artificio e natura) si ipotizza una progressiva modellazione
del suolo e dei suoi molteplici dislivelli.
La continuità del basolato lavico di progetto, solcata da lineari
‘curve di livello’ in pietra bianca di Siracusa, articola
soluzioni precise e differenziate per i vari ambiti, stemperandosi in
un sistema di ponti e pedane di legno che, con un disegno a ‘pettine’,
penetra il folto sistema alberato, permettendo di camminare e sostare
ad una certa quota dal suolo.
Le monumentali alberature esistenti hanno posto la doppia esigenza della
salvaguardia degli affioramenti radicali e della loro integrazione scenica
nel nuovo paesaggio urbano, conducendoci verso il conclusivo ‘sollevamento’
e la ‘trasparenza’ del piano di calpestio.
Un opportuno effetto di luce, la notte, ‘trasforma’ il suolo
riprogettato in una ideale colata lavica.
|
|
Lavico-Topografico-Luminoso - Piazza
S. Maria del Gesù |
Ombre multiple - Piazza Santo Spirito |
Ombre multiple - Piazza Santo Spirito
Questo progetto è dedicato ai siciliani e alle loro ombre, ombre
famose in tutto il mondo; disegnate in maniera netta e rassicurante dalla
spietata luce di un sole meridionale che rende quasi naturale stare all’ombra,
o nell’ombra; facendo rimandare l’ora e il tempo del riscatto.
In questo senso, il costante movimento dell’ombra può divenire
una doppia, multipla, strategia di sopravvivenza plastica: permette di
rientrare in un paesaggio ‘naturale’, di opposizione di luce
e ombra; e consente di misurare il tempo dell’attesa, dando contezza
del momento ‘della giornata’ che si sta vivendo.
Ovviamente, questa misura del tempo può avere diverse accezioni,
oscillare fra l’ironia e la tragicità, fra il sublime e il
non-sense; esprimere solamente l’esattezza dei meccanismi di un
orologio oppure la misura degli stati dell’anima.
Dell’ombra a noi interessa soprattutto esplorare la sua capacità
di rappresentare il tempo, da intendere come la ‘componente naturale’
prioritaria con cui vogliamo attrezzare Piazza Santo Spirito.
Quello che noi tenteremo è una trascrizione architettonica del
suo fascino, cercando una vera e propria architettura delle ombre.
Come il raggio di sole del poeta, possono trafiggere il suolo o risultare
taglienti come la sciabola di un samurai. Aumentando la densità
e la pesantezza dell’aria che investono, riescono persino a farla
sprofondare nella terra, ‘incidendo’ i suoli e manifestando
una loro intrinseca forza tellurica. Nel progetto, useremo le ombre per
mettere in
luce l’esistente, il forte contrasto espressivo fra facciate storiche
e moderne dell’area d’intervento.
Con un esplicito rimando alla luce e alle ombre della Metafisica e ai
‘soli spenti’ di dechirichiana memoria, la Chiesa di Santo
Spirito si trasformerà in un gigantesco e urbano orologio solare,
grazie alla solidificazione plastica delle ombre di una giornata tipo.
Quale quinto elemento introdottosi spontaneamente nella sequenza logica
di progetto, il suo compito è di introdurre una metafora alchemica;
riportando la necessità tassonomica della descrizione dentro le
suggestive ombre della conoscenza specifica ed architettonica.
1. Il Concorso Europeo di idee e di progettazione
‘Piazze Botaniche’, Recupero di cinque piazze cittadine a
Catania è stato bandito nel 2005. I progetti sono stati svolti
con l’arch. M. Cimato, l’arch. urb. V. Magra, l’arch.
L. Cama; cons. art.: S. Lepore, S. Milioti; coll.: A. Coco, M. Covello,
A. De Luca, L. La Giusa, F. Miroddi
G.F. Università degli Studi ‘Mediterranea’ di Reggio
Calabria
|
|
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
|
|