| L’iconografia
del passato riporta come, nelle città pre-industriali, le aree
affacciate sull’acqua erano intensamente utilizzate e ‘abitate’
da attività e persone. In particolar modo, le città attraversate
da fiumi mostravano un’intima e complessa relazione con l’acqua,
mai considerata un limite bensì un’estensione del tessuto
urbano.
Con l’avvento dell’era industriale, questa relazione si interrompe
e le città iniziano ad espandersi nel territorio retrostante, voltando
le spalle all’acqua.
L’insediamento stesso delle attività industriali, con le
infrastrutture spesso collocate in prossimità dell’acqua,
rende impossibile il semplice accesso ad essa, così come l’organizzazione
delle arterie di traffico.
Allo stesso tempo, lo sviluppo delle reti ferroviarie e stradali diventa
predominante sull’uso delle vie d’acqua.
Quel binomio inscindibile tra città e porto - in origine, uno dei
principali fattori di sviluppo e di promozione dell’immagine stessa
della città portuale - subisce una radicale trasformazione tanto
nell’organizzazione spaziale che nella gestione delle attività.
Negli ultimi decenni poi, la de-localizzazione delle attività portuali
al di fuori dei porti storici, a seguito dell’avvento dei container,
ha liberato queste aree a stretto contatto con l’acqua, rendendole
disponibili ad altri usi e modificando profondamente la relazione stessa
con il tessuto fisico e funzionale del territorio.
Le città portuali quindi hanno potuto riscoprire il proprio waterfront
quale nuova opportunità di sviluppo e riqualificazione della vita
urbana, anche alla luce di una rinnovata sensibilità verso l’ambiente
e dello sviluppo delle attività legate al tempo libero.
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Barcellona. Lungomare
Barcellona. La spiaggia della Barceloneta
Lisbona. Expò, passeggiata lungo l’estuario del Tago |
La valorizzazione dei waterfront urbani
La parola ‘waterfront’ identifica l’area urbana a stretto
contatto con l’acqua. Nella storia delle ‘città d’acqua’,
tale area corrisponde generalmente a quella porzione occupata dal porto
e dalle sue attività produttive.
Il fenomeno relativo al recupero delle aree di waterfront è una
delle trasformazioni urbane di maggior interesse e portata avvenute dagli
anni ’80 in avanti, e che ha comportato la ricomposizione fisica,
la rivitalizzazione funzionale, il riutilizzo di aree dismesse e una rinnovata
attrattività per gli investimenti privati.
Alla luce degli esiti raggiunti, le città d’acqua sono diventate
veri e propri laboratori nei processi di rigenerazione urbana, e oggi,
a circa trent’anni dalle prime esperienze positive a scala internazionale
in questo campo, si possono identificare alcuni elementi comuni, possibili
modelli di riferimento e di confronto per gli interventi futuri.
In particolare, emergono alcuni punti di forza che vanno dal valore simbolico
e strategico di queste aree per lo sviluppo dell’intera città,
rispondendo all’esigenza d’espansione sia in termini di ‘qualità’
che di ‘quantità’, alla loro posizione centrale nel
tessuto urbano, al recupero visivo e funzionale del diretto rapporto con
l’acqua e con il patrimonio
di archeologia industriale, che permette di conservare e valorizzare l’identità
originale di un luogo.
L’acqua è nuovamente vista come una risorsa ed elemento positivo
di qualità urbana, capace di attrarre un’ampia gamma di attività
e di persone. In questo quadro, esistono però anche alcuni elementi
di debolezza che devono essere evitati nei nuovi interventi: il rischio
di ‘standardizzazione’, la prevalenza di logiche immobiliari,
attente più al
profitto che alla qualità complessiva dell’operazione a lungo
termine, la prevalenza della funzione commerciale-turistica su quella
residenziale, la povertà di attività produttive, identificative
del luogo.
10 Principi per uno sviluppo sostenibile
delle aree di waterfront urbano
Alcuni anni fa, in collaborazione con la società Wasserstadt GmbH,
Berlino, il Centro Città d’Acqua ha elaborato, nel corso
di seminari internazionali, 10 Principi per uno sviluppo sostenibile delle
aree di waterfront urbano, poi approvati nel contesto delle iniziative
di URBAN 21, tenutasi a Berlino nel 2000, in occasione della EXPO 2000
World Exhibition. Tali rappresentano ancora oggi validi riferimenti per
nuovi interventi in questo campo.
Essi sono:
Garantire la qualità dell’acqua e dell’ambiente
I waterfront sono parte del tessuto urbano esistente
L’identità storica dà carattere al luogo
Dare priorità al mix delle funzioni
L’accesso pubblico è un requisito irrinunciabile
I progetti sostenuti da partnership pubblico-private procedono più
rapidamente
Partecipazione pubblica come elemento di sostenibilità
Il recupero dei waterfront richiede progetti a lungo termine
La rivitalizzazione è un processo continuo
I waterfront traggono beneficio dagli scambi culturali internazionali
Opportunità di rigenerazione
del waterfront
Dall’analisi dei casi di riqualificazione urbana delle aree di waterfront
si possono identificare, oltre al più comune recupero di aree portuali
dismesse nei centri storici delle città, anche altre opportunità
e modalità di sviluppo che possono essere riassunte nelle seguenti
tipologie:
Nuove espansioni urbane
È il caso ad esempio di Berlino, nelle aree prospicienti gli specchi
d’acqua di Spandauer See e Rummelsburg, e di Amburgo, nell’area
ex portuale di Hafen City: si tratta di ampliamenti urbani legati alla
costruzione ex novo di nuove parti di città, in precedenza libere,
oppure del recupero di strutture preesistenti in stato di abbandono o
di sottoutilizzazione.
Grandi eventi espositivi
L’ampliamento permanente di aree urbane lungo l’acqua - sia
per scopi residenziali che per attività terziarie - è avvenuta
anche a seguito della realizzazione di importanti eventi temporanei (Expo,
Capitale Europea della Cultura, etc.) che hanno fornito l’occasione
ma soprattutto finanziamenti necessari a tale fine. Prima l’area
dell’Isla de la Cartuja, situata tra i due rami del Guadalquivir,
a Siviglia nel 1992, poi Lisbona, nel 1998, lungo il fiume Tago, e ancora
Genova Capitale della Cultura Europea nel 2004 sono alcuni tra gli esempi
più noti che hanno avuto esiti diversi ma che sono oggi un’acquisizione
permanente.
Percorsi urbani lungo l’acqua
La riqualificazione del waterfront, migliorando l’accesso all’acqua,
favorisce la percorribilità pedonale e l’uso pubblico. Attraverso
questi nuovi percorsi perlopiù pedonali - si veda Londra, con le
River Banks lungo il Tamigi, da un lato, e la spiaggia della Barceloneta,
a Barcellona, dall’altro - intere porzioni di fronte d’acqua
vengono ‘abitate’ e usufruite da un numero di utenti in costante
crescita.
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Lisbona. Expò, il
padiglione portoghese di A. Siza
Lisbona. Expò, edifici per uffici
Lisbona. Expò, passeggiata. Sullo sfondo il ponte Vasco de
Gama
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Riqualificazione dei riverfront urbani
Luogo di intersezione tra diversi aspetti della vita urbana, il fiume
è patrimonio della collettività e i riverfront hanno un
elevato potenziale di nuova centralità, divenendo assi portanti
di uno spazio pubblico articolato e complesso. Tale potenzialità
è ad esempio dimostrata da un caso eclatante che ha visto per protagonista
la città di Seoul. Il Governo metropolitano, dopo lungo dibattito,
ha deciso di riaprire e risanare il canale storico Cheong Gye Cheon, che
attraversa da est a ovest la città e che negli anni ’60 era
stato coperto, perché inquinato e soggetto ad inondazioni. Il recupero
del canale Cheong Gye Cheon ha portato alla riorganizzazione della viabilità
stradale - il canale era stato sormontato da un’autostrada di grande
traffico - dimostrando la capacità attrattiva dell’acqua
in termini di fruizione e di qualità urbana.
Difese dalle inondazioni
Un’inusuale opportunità di espansione urbana può anche
venire dallo sviluppo di infrastrutture per la difesa dalle inondazioni
del fiume.
La costruzione a Vienna dell’isola artificiale al centro del Danubio,
la Donau Insel, si è trasformata in un’occasione di appropriarsi
di un nuovo spazio urbano per attività dedicate al tempo libero,
utilizzato come meta di passeggiate domenicali, per bagni di sole e, da
alcuni anni, anche quale sede di grandi avvenimenti musicali quali il
Donau Insel Festival.
La spiaggia in città
La riqualificazione delle rive fluviali in alcune città europee
- a partire dall’esperienza di successo di Parigi, Paris Plage (dal
2002), e successivamente a Copenaghen, Stoccolma, Berlino, etc. - ha introdotto
anche funzioni inusuali e alternative, quali attività legate ai
giochi da spiaggia e ai bagni di sole, principalmente rivolte a chi si
trattiene in città durante i mesi estivi.
In conclusione, la riqualificazione dei waterfront rappresenta una straordinaria
opportunità di coesione e di ricucitura del territorio, spesso
frammentato. Essa produce esiti favorevoli lungo le rive e nella zona
immediatamente adiacente, permettendo una ricaduta su un’area più
ampia, in termini di forniture di servizi e infrastrutture.
Attraverso il contatto visivo e un accesso all’acqua facile e sicuro,
si agevola la riscoperta dell’identità di un luogo e la sua
riappropriazione da parte della comunità locale, creando anche
una nuova centralità urbana, economica e turistica.
L’acqua quindi - patrimonio della collettività
e luogo lungo il quale la gente desidera passeggiare, andare in barca,
fare il bagno, in una parola tornare ad usufruirne come accadeva in passato
- diviene l’elemento centrale e portante delle azioni sul territorio.
La sua valorizzazione e il suo utilizzo come spazio pubblico localizzato
in prossimità del centro cittadino permette di promuovere azioni
di governo locale secondo logiche di ‘sviluppo nella tutela’,
di potenziare il territorio con iniziative di qualità basate sull’interazione
tra patrimonio culturale e ambientale, di attivare operazioni economiche
sostenibili con finanziamenti pubblici ed investimenti privati.
L’acqua quindi diventa motore di uno sviluppo sostenibile, capace
di ricreare la relazione tra spazi, usi e visioni, di ricostruire un dialogo
tra organizzazione spaziale, funzioni portuali e urbane, aspetti economici,
ambientali e sociali.
M.M. Vice Direttore del Centro
Internazionale Città d’Acqua, Venezia
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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